“Per me scomparso è il mondo”: ontologia della contemporaneità

Per me scompraso è il mondoLuca Vaudagnotto
AOSTA – Ontologia della contemporaneità. Abbiamo scelto un titolo altisonante, impegnativo, com’è il romanzo di cui andiamo a parlare, a ben guardare: altisonante per le intenzioni, per ciò di cui vuole narrare, impegnativo per le scelte stilistiche che sfidano il lettore. Ma procediamo con ordine. Per me scomparso il mondo, di Emiliano Ereddia, edito da Corrimano Edizioni per la collana Sedicigiugno, è un libro difficile da raccontare, non tanto per la trama, esile e assai ridotta: è la storia di una rockstar e del suo gruppo di bravi che si ritrovano compromessi in una difficile situazione legale e di immagine che coinvolge una minorenne, il tutto condito da abuso di sostanze di ogni tipo (“drogalcol”) e violenza di ogni sorta, fisica e verbale; una sorta di Pulp Fiction letteraria, insomma, con evidenti richiami alle più celebri pellicole tarantiniane.Gli aspetti davvero interessanti e notevoli del lavoro di Ereddia sono altri, però: il romanzo, infatti, si inserisce in quel filone che ha raccolto gli impulsi del romanzo modernista e della tecnica dello stream of consciousness ed ha tentato di oltrepassarne ulteriormente il limite finora raggiunto. Leggiamo, infatti, un romanzo completamente scritto alla seconda persona, in cui il flusso di coscienza si declina come un magma di pensieri, parole, non-parole (e il lettore capirà cosa intendiamo), suoni, rumori che fuoriesce dal protagonista per investire completamente chi legge la sua storia, stordendolo. E come nei vasi comunicanti il primo si svuota per riempire il secondo, così il nostro protagonista si svuota, letteralmente, della propria coscienza, che sembra mancare a tratti, dei propri pensieri, dei propri sogni e desideri.
Il processo non è ancora ultimato, e Ereddia lo porta all’estremo: in questa fuoriuscita del proprio mondo interiore, infatti, la nostra rockstar fuoriesce dal mondo, poi da sé stesso e dalla vita, con un gesto estremo. Assistiamo, pertanto, al passaggio da una manifestazione dell’essere a uno stato di “non-essere”, che annichilisce qualsiasi traccia, segno o significato che l’uomo e l’esistere possono avere e che troppo spesso contraddistingue le esistenze della contemporaneità.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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