“Piccolo Bestiario Indiano”: diario di un viaggio dal fascino esotico

Piccolo bestiario indiano_exorma_ChronicalibriGiulia Siena
PARMA – Tenetevi pronti, sta per cominciare un viaggio. Andremo in India e, per farlo, torneremo a qualche secolo fa per farci accompagnare da una guida d’eccezione, John Lockwood Kipling, padre di un celebre figlio, Joseph Rudyard, Premio Nobel per la Letteratura nel 1907. Il padre in questione, svolse un ruolo cruciale per la formazione – prima – e la produzione narrativa – dopo – dell’autore de Il libro della giungla. Insegnante d’arte, curatore museale (così come viene descritto in “Kim”, romanzo di J.R.), attento osservatore, pittore, decoratore d’interni e appassionato di scrittura, John L. Kipling si trasferì a Bombay nel 1865 e visse, poi, nell’attuale Pakistan, a stretto contatto con le tradizioni, il paesaggio, il popolo e gli animali del luogo. Di questo mondo, così affascinante e sconosciuto, scrisse a lungo; scrisse per tutto il suo soggiorno e, probabilmente, anche tornando in Inghilterra, dopo la pensione. Gli scritti sono Beast and Man in India, tradotto finalmente in Italia da Exòrma edizioni con il titolo Piccolo Bestiario Indiano, curato da Alessandra Contenti. Un agile racconto di viaggio in cui l’artista racconta, con ironia  e coinvolgimento, – attraverso parole e illustrazioni di suo pugno – una terra selvaggia e sacra, attraversata e “benedetta” da diversi animali. “La peculiare sacralità dell’animale potrebbe essere la corruzione di un’idea poetica ariana” – scrive l’autore tra le pagine di questo diario di soggiorno, come a rimarcare il ruolo fondamentale degli animali, simbolo di unità nazionale, di comunione di ideali; simbolo di rispetto e riverenza mitologica.
Scimmie, rettili, elefanti, vacche e buoi sono essere viventi, pensanti, degni di attenzione, degni di considerazione anche dall’occhio attento e curioso di Kipling. La sua visione, infatti, è osservazione attenta della gestualità, dei movimenti, dei richiami, dei suoni e delle parole; osservazione del legame tra uomo e animale, del vivere simbiotico nei lunghi viaggi, del sostenersi a vicenda tacitamente. Una sorpresa, certo, per Kipling che arrivava da un’Europa in cui l’animale era solamente uno strumento di lavoro o mezzo di locomozione. L’Oriente era diverso, sotto tanti aspetti, e di questa diversità, Kipling padre, rimase affascinato, mentre Joseph Rudyard ne assorbiva i colori e i paesaggi, le dinamiche e le evoluzioni.

E’ da questo Piccolo Bestiario Indiano che possiamo confermare che il diario di viaggio è un vero e proprio genere letterario. Ed è tutta colpa del padre se Piccolo Bestiario Indiano è stato punto spunto, attrazione, curiosità per Joseph Rudyard Kipling, tanto da portarlo, sul finire dell’Ottocento, a comporre i tanti capolavori che oggi conosciamo.

 

“Ma un buon mahout parla col suo animale di continuo, come il contadino intento ad arare, o il carrettiere a cassetta. Viaggiando in groppa a un elefante, chi abbia cura di non farsi notare e fingere una completa indifferenza riesce talvolta a sentire cose curiosissime, commenti ingenui su sé stessi ed espressioni di rimprovero o incoraggiamento rivolte all’animale. Si è tentati di credere davvero, a giudicare da quei soliloqui, che l’orientale abbia più fiducia di quanto possa sembrare nell’intelligenza ferina, o magari che non gli interessi gran che di essere compreso”.

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