Nottetempo: “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein. Traduzione di Fernanda Pivano

Daniela Distefano 
CATANIA – Nella prefazione di Autobiografia di tutti (Nottetempo), Laura Lepetit afferma:
“Chi era in fondo Gertrude Stein? La più grande scrittrice americana del secolo scorso, sicuramente. Incorreggibilmente americana, nonostante abbia vissuto in Francia per tutta la vita: a Parigi, dove era arrivata nel 1902 col fratello Leo e, durante la guerra, in campagna a Bilignin. Scrisse moltissimo, sperimentando ogni tipo di scrittura, dalla più facile e comprensibile alla più ostica e oscura […] Per leggere Gertrude Stein e godere della sua prosa tanto diversa, piena di libere associazioni, di citazioni non dette, di un ritmo che la fa somigliare a una musica pop molto prima di Bob Dylan e degli altri, bisogna ascoltare senza dare giudizi, diventare un po’ zen insomma”.

Gertrude Stein (Allegheny, 3 febbraio 1874 – Neuilly-sur-Seine, 27 luglio 1946) – lo dice Wikipedia – è stata una scrittrice e poetessa statunitense. Con la sua attività e la sua opera diede un impulso rilevante allo sviluppo dell’arte moderna e della letteratura modernista. Apertamente lesbica, la sua fu una relazione praticamente “matrimoniale” con Alice Toklas. E a quei tempi – aggiungo io – era come nascere da alieni.
Everybody’s Autobiography è un volume di ricordi. Quando lo ha scritto, la Stein aveva 66 anni. Era innamorata della vita, soprattutto era innamorata di tutto ciò che vive e si trasforma: del presente eterno della creazione. Per lei arte era un concetto aperto e sbocciato come un fiore raro. Il fiore del genio che può celarsi tra le pieghe di un dipinto, tra le pagine di un romanzo, tra le onde di una musica che accompagna l’esistenza senza mai anticiparne la fine. Un suono continuo. Gertrude Stein sapeva cogliere la genesi dell’errore dantesco di ogni uomo. E lo faceva come se fosse un bimbo a rivelarti la verità terrestre.

“No c’è differenza tra gli uomini e gli animali tranne che sanno contare e non si è mai contato tanto come adesso. Contare è la religione di questa generazione è la sua speranza e la sua soluzione”.

Cos’era la fede per Gertrude Stein?
“Dopo tutto non si è allevati da cristiani ma dal modo di pensare cristiano e ricordo di essermi molto agitata la prima volta che lessi l’Antico Testamento nel vedere che non si parla mai di vita futura […] Ma dopo tutto ero una credente naturale nelle repubbliche una credente naturale nella scienza e una credente naturale nel progresso e incominciai a scrivere”.

Una visione della scrittura che alleggerisce il peso della comprensibilità.
“Mi piace ciò che una parola può fare. E le parole fanno tutto ciò che fanno e poi possono fare ciò che non fanno mai”.

Autobiografia di tutti è un libro “interessante”, come direbbe la scrittrice statunitense, perché ti porge materiale complesso su un piatto di semplici accostamenti linguistici. E’ lo stile che è davvero unico, la capacità di sopportare assenze eclatanti come un punto interrogativo, una virgola, una congiunzione, le virgolette etc.. Si legge con la telepatia, l’empatia, l’associazione mentale. E’ quindi “interessante”, ma anche capolavoro. Il resto si scopre godendosi un viaggio culturale che fa molte tappe nel nostro immaginario. Fernanda Pivano – questo libro è stato ripubblicato da Nottetempo a cento anni dalla sua nascita – asseconda questo scorrere del fiume narrativo. Una coppia di pensieri vicini che producono letteratura longeva.

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