Romanzi da leggere: Adelphi, “La casa dei Krull” di George Simenon

Daniela Distefano
CATANIA – Romanzo profetico, scritto a La Rochelle nell’estate del 1938, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, La casa dei Krull (Adelphi, 2017) fu stampato nel febbraio del 1939. E della lungimiranza George Simenon (Liegi, 1903 – Losanna, 1989), il papà del commissario Maigret, si serve per allestire un’opera paragonabile a un dietro le quinte spettrale, inquietante, claustrofobico. Cioè l’atmosfera cupa dell’inizio della guerra contro il Nazismo. Tutto ha inizio in un paesino popolato da francesi, ai margini del quale vive la famiglia tedesca dei Krull.
I Krull, stranieri per troppo tempo in una terra che non lo vuole, gestiscono un  emporio senza pretese e conducono una vita ritirata dal mondo che li circonda.
Un giorno arriva Hans, cugino sardonico, estraneo ai suoi stessi consanguinei diversi a loro volta dal resto della gente locale. Hans comprende subito la causa che impedisce ai Krull di ambientarsi:
“Siete stranieri che si vergognano di esserlo, così come siete protestanti che si vergognano di esserlo… Venite a vivere qui e volete essere come la gente del posto… Scimmiottate le usanze locali, pur sapendo che non riuscirete mai ad essere uguali a loro… E la gente se ne accorge… Scommetto che il 14 luglio tirate fuori più bandiere di tutti e al corpus Domini spargete petali di rosa per strada… Gli altri ce l’hanno con voi ancor più se non faceste niente…”

Potrebbe essere l’occasione per questa famiglia di riscattarsi da anni di sudditanza psicologica, intessere rapporti interpersonali, frequentare non le solite facce; Hans potrebbe rappresentare il vento del cambiamento, e una delle cugine se ne innamora pure, ma avviene qualcosa che porta mutamenti in peggio. Davanti al negozio dei Krull, viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata ed uccisa.
I primi sospetti ricadono sulla famiglia dei Krull: è la discesa agli inferi per questi fantasmi di carne che sembrano urlare con gli occhi, scossi dal tremore della paura, della follia, dello stillicidio. L’unico che rimane com’è, che non svanisce nella perdita di umanità è proprio
Hans che non si decide ad andare via.
La casa dei Krull è un noir perfetto. Non ci sono le indagini di Maigret alle quali siamo affezionati e riconoscenti nei confronti del genio Simenon, però non ne avvertiamo troppo la mancanza. Non conta sapere davvero chi ha ucciso questa povera ragazza, è tutto il contesto ad essere malato, una malattia chiamata “non speranza”.
E’ come se un lago piatto e immobile venisse sconvolto dal lancio imprevedibile di un sasso. Chi ha lanciato il sasso? Cosa importa.
E’ stata una mano inevitabile, prima o poi doveva accadere. Quando non c’è Bene da respirare come ossigeno interviene il maligno che fa
crescere la zizzania nei cuori.
I Krull sono come gli ebrei di qualche anno dopo, anche loro corpi estranei di un organismo che li espelle, li vomita, li vorrebbe tritare. Se c’è una colpa, ci sarà un colpevole che è la somma algebrica di tante menti assuefatte all’odio, ai convenevoli, alla pattumiera dei sentimenti.
E’ la Seconda guerra mondiale che si nasconde dietro uno stagno e del suo sasso maledetto.

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