Bompiani: “Paesaggi e personaggi” di Gillo Dorfles

Daniela Distefano
CATANIA “L’arte è l’unica passione a cui sono rimasto fedele sempre, sin dalle prime folgorazioni dell’astrattismo di Klee e di Kandinskij”. Siamo abituati a vederlo come il più saggio dei grilli parlanti, di certo il più longevo critico del nostro tempo. Gillo Dorfles nasce a Trieste il 12 aprile del 1910. E’ la personalità che ha coltivato i più intensi rapporti internazionali con estetica e arte in tutto il mondo. Formatosi in area centroeuropea e ultimati gli studi universitari a Milano e Roma, ha studiato, assimilato, metabolizzato l’ Estetica angloamericana e quella dell’Est europeo.
In questo agile opuscolo – Paesaggi e personaggi (Bompiani) – raccoglie appunti e ricordi di un vasto repertorio esperienziale. Il suo è un viaggio con la mente e il corpo: tra Italia, Europa, America, e Oriente, un giro del globo alla ricerca del cerchio che racchiude l’anima.
Cosa pensa per esempio del Messico, un Paese così lontano dal nostro sentire?
“Il Messico ha conservato la sua identità etnico-artistica nonostante le costrizioni dovute alla “conquista”, e che ancora oggi, in alcuni dei suoi maggiori artisti, rivela la potente carica del suo passato precolombiano”.
Il Nuovo mondo? L’America non è altro che un’Europa invecchiata?
“Nel bene e nel male io la considero un nostro prolungamento e non posso parlare di una cultura americana vera e propria perché i coloni vi hanno trasferito le nostre usanze di peso. Gli europei che oggi si trasferiscono in America finiscono per americanizzarsi e credo che sentano la mancanza della cultura europea per tutta la vita”.

Bisogna però riconoscere che: “La pop art, la minimal, le strutture primarie, la land art, è stata d’importanza decisiva non solo per gli Stati Uniti ma per tutta la vecchia Europa”.
Parlando di New York: afferma che “Più dei grattacieli quello che m’ha colpito è stata la serie di “facciate trompe-l’oeil” che sono venute proliferando e che sono molto più avvincenti dei relativamente scarsi murali astratti che da tempo comparivano su alcuni edifici”.
Non è delusione la sua, ma una visione ancorata al bisogno di fare chiarezza sui contorni di un mito, quello della Grande Mela, che non occorre sfatare né ridicolizzare. New York è simbolo di Potere e Denaro, e per questo rappresenta una calamita anche per l’arte e i suoi derivati.  Infatti, in questo Paese si riscontra l’alleanza tra capitale, ricerca, e realizzazione artistica: il mercato artistico è uno dei grandi “affari” e gli artisti ne sono decisamente partecipi e succubi.
“Solo così si può spiegare l’avvento di operazioni artistiche (o pseudoartistiche) costosissime e “inutili” come quelle di Smithson”, appunto, di Christo, e di tanti altri landartisti”.
Un libretto delizioso che ci fa amare ancora di più il pensiero di questo distinto intellettuale che ha vissuto e continua a vivere con un solo motto in tasca: “il prossimo mi interessa più di me stesso”.

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