Antonio Lanzetta: intervista allo “Stephen King italiano” secondo il Sunday Times

Giulia Siena
PARMAAntonio Lanzetta, autore salernitano, ha alle spalle una lunga gavetta, e ora che il prestigioso Crime Club Bullettin del Sunday Times descrive Il buio dentro, il suo ultimo romanzo, “Il brillante thriller psicologico del nuovo Stephen King italiano”, lui ne rimane lusingato e stupito. Pubblicato da La Corte Editore, il romanzo noir di Lanzetta viene inserito dal quotidiano britannico tra i cinque romanzi stranieri più interessanti del 2017. Ma non è finita qui, perché dopo il successo ottenuto in Italia, a marzo sarà pubblicato anche in Francia, Canada e Belgio da Bragelonne, una delle più grandi case editrici francesi, che ne ha acquistato i diritti e vanta nel suo catalogo autori del calibro di George RR Martin, Terry Brooks e Michael Dobbs.
ChronicaLibri ha rivolto qualche domanda ad Antonio Lanzetta.
Come ci sente a essere definito lo Stephen King italiano da una delle più quotate riviste internazionali?
Il paragone non regge! Ero a casa, gli occhi fissi sullo schermo e, arrivato a quel punto dell’articolo, il monitor si è spento. Il computer si rifiutava di farmi leggere il resto del pezzo del Sunday Times. Considerato che sono conosciuto con i romanzi di Stephen King e che leggo il suo manuale di scrittura creativa, On Writing, almeno una volta all’anno, per me è una sensazione indescrivibile. Spero nella mia carriera di autore di riuscire a fare lo 0,01% di quello che continua a realizzare il Re con il suo lavoro. Sono un appassionato di letteratura americana e King, insieme a Joe R. Lansdale, Cormac McCarthy, Dennis Lehane o George R. R. Martin, è uno dei miei scrittori preferiti.
Questo riconoscimento arriva dopo alcuni libri che ti hanno consacrato come un autore che capace di destare attenzione e coinvolgere il lettore. Quale è stato il tuo percorso fino a qui?
La mia è un’eterna gavetta. Ho iniziato con i libri di genere fantastico per ragazzi (di cui Warrior e Revolution, editi da La Corte Editore). Essendo un lettore onnivoro, non mi sono mai posto limiti di genere nella scrittura. A dodici anni ho letto con la stessa passione La Spada di Shannara di Terry Brooks e Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie. In questo processo di studio nel quale provavo a riempire di ferri la mia cassetta degli attrezzi (cit. On Writing di Stephen King), mi sono ritrovato a scrivere un racconto noir, Nella Pioggia (La Corte Editore), che è stato finalista al Gran Giallo di Cattolica e ha fatto da spartiacque per arrivare a Il Buio Dentro.
Il Cilento, luogo di ambientazione de “Il buio dentro”, è terra selvaggia e affascinante; come sei riuscito a “domare” questa natura per farla entrare nel tuo libro?
La provincia italiana offre molti spunti, è uno scrigno per custodire storie, proprio come il Cilento, caratterizzato da credenze popolari antiche e la natura selvaggia. Ho provato a rendere l’ambientazione un vero e proprio personaggio del mio romanzo e non solo uno sfondo. Il male è negli alberi, nella terra, in tutte le cose. Ha infettato le montagne di Castellaccio, paese immaginario, a cui rami di un vecchio salice bianco è stato appeso il corpo decapitato di una ragazza.
Con la pubblicazione del tuo romanzo anche sui mercati editoriali internazionali la tua storia e il territorio Cilentano viaggeranno all’estero come ambasciatori di una letteratura legata ai luoghi; il parallelismo con Camilleri e la sua Sicilia – binomio apprezzato all’estero – è di tuo gradimento?
Direi più che apprezzato! Come nel caso di Stephen King e del Sunday Times, preferirei essere cauto con gli accostamenti. Nonostante i fili grigi nella mia barba, sono un autore giovane… Camilleri è un uomo di profonda cultura, non posso fare altro che guardare a lui con profonda ammirazione e riconoscenza. Tutti gli autori noir hanno un debito nei confronti di Camilleri e Scerbanenco. Un debito enorme.

In riferimento al tuo stile, a quali colleghi stranieri ti senti più affine?
Amo la scuola americana, la scrittura veloce, visiva. Se la caratterizzazione dei personaggi viene prima di tutto, cerco di utilizzare un linguaggio che permetta di instaurare un legame tra il lettore e le pagine del mio romanzo, e non solo. A parte gli autori statunitensi che ho già citato, guardo all’Europa con forte interesse. Amo i libri di Jo Nesbo, Wulf Dorn, Sebastien Fitzek e Johana Gustawsson.

Il mercato italiano cosa deve aspettarsi da te per i prossimi libri?
A maggio sarò in libreria con un nuovo romanzo. Castellaccio, Damiano Valente e gli altri personaggi de Il Buio Dentro ritorneranno con una storia che non vedo l’ora di far conoscere ai lettori.

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