Marsilio: “Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale” di Erika Fatland

Daniela Distefano
CATANIA“Perché si viaggia? Perché ci si espone a tutte le noie che lo spostamento su grandi distanze e il soggiorno in paesi lontani e sconosciuti comportano? La mia teoria è che continuiamo a intraprendere nuovi viaggi perché la natura ci ha dotati di una memoria ingannevole e fallace. Una volta tornati sani e salvi a casa, le noie si trasformano in allegri aneddoti oppure finiscono nel dimenticatoio”.
Questa riflessione appartiene a Erika Fatland (classe 1983), laureata in antropologia sociale, scrittrice e giornalista di Oslo. Nel 2015 è stata nominata tra i migliori scrittori norvegesi under 35 e nel 2016 “Literary Europe Live” l’ha selezionata tra le dieci voci emergenti più interessanti d’Europa. Collabora con diverse testate giornalistiche e ha al suo attivo varie pubblicazioni. Il suo ultimo lavoro letterario – Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale (Marsilio) – ha ricevuto il prestigioso Premio dei librai in Norvegia e il Wesselprisen. Pubblicato in 13 Paesi, com’è nata l’idea di un reportage sugli ex satelliti URSS? Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, le cinque repubbliche dell’Asia centrale fino ad allora controllate da Mosca ottengono l’indipendenza. Nel corso di settant’anni di regime sovietico, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, e Uzbekistan, i paesi che, dalle catene montuose più alte del mondo al deserto, segnavano un tempo la rotta della Via della Seta, sono in qualche modo passati direttamente dal Medioevo al ventesimo secolo.
A unirle soprattutto i contrasti.
Le steppe si riempiono di edifici ultramoderni e ville sfarzose abitate dai nuovi despoti; sopravvive la passione per i tappeti e i bazar, per i cavalli e i cammelli in mezzo alla miseria ed alla povertà.
Paesi come mela della discordia da sempre?
Nel 1839 il tenente Arthur Conolly fu il primo a usare l’espressione “The Great Game” a proposito della contesa tra britannici e russi per ottenere il potere e il controllo dell’Asia Centrale. Quegli esploratori britannici e russi della prima ora si esposero a grossi rischi personali nel tentativo di colmare i vuoti della carta geografica. Ma il pericolo maggiore non era costituito dalle tribù ostili o dai khan lunatici, bensì dalla stessa natura.
Le città dell’Asia centrale erano protette da valichi montani tra i più alti del mondo, oltre che da vastissime zone desertiche che d’estate diventavano dei forni spietati, mentre le temperature invernali a volte scendevano fino a sfiorare i cinquanta gradi sotto lo zero. Dopo la bruciante sconfitta inferta dal Giappone, i russi strinsero un patto segreto con la Gran Bretagna, in virtù del quale i due imperi si spartivano gli interessi nell’Asia centrale. Finì così il Grande Gioco. Oggi queste cinque nazioni sono ancora alla ricerca della loro identità, strette fra est e ovest, e fra vecchio e nuovo, al centro dell’Asia, circondate da grandi potenze come la Russia e la Cina, o da vicini irrequieti come l’Iran e l’Afghanistan.

Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale, un testo scritto con passione, coraggio, e un tocco di grazia.
Erika Fatland è una viaggiatrice singolare e curiosa, il suo è un approccio geniale nei confronti di un mondo che agli occhi di un occidentale continua ad apparire oscuro, minaccioso, latente. Ma non tutto ciò che è lontano è anche opposto, l’Asia Centrale cammina però sulla Terra lasciando orme tecnologiche giganti a passi civili piccolissimi.

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