Mondadori: “Le ferite originali” di Eleonora Caruso, quando l’amore è fascino e malattia

Giorgia Sbuelz
ROMA – L’origine di tutto lo scibile umano alla fine risiede lì, in un incavo nel profondo della coscienza che risponde agli impulsi primordiali di amore e non amore. Un sistema binario che muove le fila dell’esperienza terrestre divisa in eterno fra eros e thanatos. Un incavo, dicevamo, o un ventre prolifero dove germoglia la declinazione di amore in forme armoniche, o una ferita infetta, generata dalla negazione stessa del principio amoroso, che spurga solo dolore e caos.

Il punto è questo, Le ferite originali di Eleonora Caruso, nuova uscita Mondadori, è la storia di una ragazzo che ferisce per arrivare a svelare la natura della propria ferita.

Christian ha ventisette anni, è un ex modello, capelli biondi, lunghi e labbra sensuali; insomma, una di quelle bellezze velenose. Nessuno, donna o uomo che sia, riesce a resistere al suo fascino tentacolare. Non riesce Dafne, figlia di medici, a sua volta laureanda in medicina, amica d’infanzia di Christian e da sempre innamorata di lui. Non riesce Davide, promettente studente del Politecnico di Milano, un ragazzone alto e grosso, con un futuro da ingegnere fisico a portata di mano. E non riesce Dante, uomo d’affari tronfio e impeccabile con i suoi completi firmati e un profumo troppo marcato per la sua età: quarantatré anni e una figlia di cinque.

In un cantuccio c’è anche Julian, fratello minore di Christian, che gli vuole bene incondizionatamente e vive per poterlo emulare. Tutti amano Christian, e lui chi ama? O meglio, Christian è in grado di amare? Narcisista, verrebbe da rispondere per liquidare facilmente il caso, ma non si può. Christian soffre di una grave patologia psichiatrica, un disturbo bipolare che lo porta a vivere le emozioni al massimo del loro spettro per poter “sentire” qualcosa al di fuori del niente che lo tormenta.

Perché io non sono padrone di quel che succede. Posso anche prometterti qualcosa e in quel momento lì ci credo, ma domani che ne so, posso cambiare idea, non è mica colpa mia”. Dice Christian al suo terapista.

Non è colpa di Christian, quindi, è nato così, con un difetto di fabbrica. Raccogliere il fardello di una faccia d’angelo è la missione kamikaze di chi è innamorato di lui. Ma Christian mente, distrugge, umilia, vanifica ogni sforzo compiuto nell’atto del perseguimento della sua salvezza. I suoi amanti soccorritori soffrono, Dafne e Davide in particolare, poiché pretendono l’esclusiva del suo amore, o della sua cura. Dante, invece, è un disilluso, non si aspetta nulla più del nulla che Christian porta dentro, ma ha ugualmente bisogno di lui per confermare la tesi scritta per se stesso  che lo vuole nichilista e senza scrupoli, rude fino al limite del sadismo che Christian gli impone.

Le ferite originali è crudo. Irriverente, ma non dissacrante. La sacralità dell’amore nella sua essenza – assenza viene rispetta, perché, come dicevamo parte tutto da lì, o non parte affatto. La scrittura della Caruso trascina il lettore nelle dinamiche neurali di un sistema malato, che non è prerogativa unica del bel protagonista. Tutti i personaggi, a loro modo, sono malati d’affetto, in cerca di riscatto e in lotta contro i propri fantasmi. La solitudine di Dafne, ragazza cresciuta da genitori assenti, che consciamente o no, fanno gravare sulle sue spalle il peso di aspettative esagerate.I complessi di Davide, figlio di montanari tradizionalisti che mai ammetterebbero di avere un figlio gay. Le radici di Dante e il suo passato che non è mai passato. Julian. Nemmeno diciotto anni e già vittima designata di un delirio maniacale… e Milano. Anche Milano racconta le sue ferite e le sue bellezze, lo fa sul tempo scandito dai protagonisti, con i buchi in superficie della metropolitana, testimone affidabile delle sue piaghe sotterranee. Lo fa con  le vetrine di San Babila e i bugigattoli a forma di appartamento in Certosa. I tram, i taxi, i bus, il traffico e l’architettura dell’Expo nascente sullo sfondo, come un fantasma scintillante che penzola sulle teste e sui destini dei protagonisti.

Il linguaggio de Le ferite originali sgorga direttamente dal contesto. E’ un murales metropolitano: netto, sconcertante, diretto. I nomi sono tagliati e ricuciti: “Cricri”, “Juli” o “Riri”… come i ragazzi usano fare. Non si impiegano eufemismi per le scene di sesso e violenza. Quando è epurato da ogni sentimento, il sesso rimane sesso: talvolta brutale, talvolta perverso, in alcuni casi “di plastica”, come afferma il protagonista. Ma quando il sesso diventa “di plastica” può trasformarsi qualsiasi cosa, persino nell’arma su cui innescare il countdown per l’autodistruzione.

In questa storia ci si tuffa, senza sforzo, è la scrittura stessa, fluida e torrenziale, a traghettare verso l’epilogo e la risposta alla domanda che martella il lettore dalle prime pagine: chi sopravvivrà a tutto questo male?

 

 

 

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