“Love” di Michelangelo Iossa: tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore cantato dai Baetles

Giorgia Sbuelz
ROMA – Innamoramento, Coppia, Famiglia, Amicizia, Memoria e Amore Universale sono i titoli dei capitoli di LOVE – Le canzoni d’Amore dei Beatles di Michelangelo Iossa per Graus Editore.
“Quello dei Beatles è un’autentica storia d’Amore con il mondo intero”: così afferma l’autore, e come smentirlo? Del resto lo stesso Iossa è una vera eminenza nel campo. Classe 1974, collabora fin dagli anni ’90 con alcune delle principali testate musicali italiane ed è uno dei maggiori studiosi dei Fab Four di Liverpool.
Il libro ha il compito di esaminare i brani della produzione beatlesiana alla luce di quello che per l’autore è il senso della carriera del quartetto, cioè l’Amore.

La grande trovata dei Beatles fu quella di organizzare il loro repertorio in una forma dialogica che fosse fruibile a chiunque. “Se noi non riusciamo a ricordare i testi delle nostre canzoni, perché dovrebbe ricordarli il nostro pubblico?”, si domandava John Lennon. Semplificare i passaggi andando direttamente al sodo: From me to you, Love me do, Please Please me, Thank you girl, sono titoli e testi in cui fioccano i pronomi personali, I/ me/ you. Fautori di questa poetica sono il duo Lennon/McCartney, che rimarrà il più prolifico fino allo scioglimento del gruppo datato 1970.

Le liriche accorciano le distanze col pubblico femminile che ricambia l’intimità instaurata con un fervore mai visto prima. Nasce la beatlesmania e poco importa se il messaggio promulgato talvolta risulti licenzioso, ne è un esempio proprio Please Please me, letteralmente “per piacere soddisfami”: le ragazze vanno in visibilio e l’allusione sessuale fa da titolo anche all’album che svetta in cima alle classifiche britanniche del 1963.

Parlando di risultati “I want to hold your hand” rimane ad oggi il 45 giri di maggior successo del gruppo, con quindici milioni di copie vendute sancì l’ingresso nel marcato discografico americano considerato una roccaforte del settore. In Love Michelangelo Iossa loda la semplicità del testo, sottolinea come l’assenza di malizia fu in grado di conquistare il pubblico americano stabilendo un record: ben 74 milioni di telespettatori incollati alla tv per seguire l’esibizione della band inglese all’Ed Sullivan Show. Record ad ora imbattuto per un evento non sportivo.

Qui si racconta pure di come Bob Dylan fraintese un verso della canzone e avvicinò il gruppo complimentandosi per l’audacia di un improbabile riferimento all’uso di stupefacenti, che lui aveva inteso e che in realtà non c’era. Con l’occasione Dylan offrì ai quattro dell’erba da fumare inaugurando quel sodalizio fra droghe e Beatles che ritroveremo in altri brani più avanti .

La narrazione di Iossa passa dall’analisi testuale a questi piccoli aneddoti che impreziosiscono la raccolta. Farà piacere al fan e incuriosirà il lettore sapere che ogni 20 secondi una radio del mondo trasmette la canzone “Yesterday” e che la struttura melodica venne suggerita – incredibile ma vero – a Paul McCartney da un sogno, mentre, ancora più incredibile, il titolo originale era Scrambled Eggs, sì… proprio uova strapazzate!

Delle uova strapazzate che in seguito diverranno il cupo presagio del tempo che passa, di una golden age lontana nella memoria e impossibile da replicare nel presente. Un senso di nostalgia pervade le strofe, la stessa che investe l’ascoltatore di oggi (qui lettore) che ripensa al proprio passato facendolo coincidere con una band o un’intera epoca scivolata via con essa:

Ieri tutti i miei problemi sembravano così lontani
Ora sembra quasi che stiano qui per rimanervi,
Oh io credo in ieri” .

Sull’ombra gettata da McCartney interviene l’autore e ci tranquillizza, il legame tra passato e presente è salvo! Il testo originale di Yesterday è conservato al British Museum come un monumento, la musica ha trasformato il presente regalandoci una certezza per il futuro: finché esisterà l’amore esisteranno i Beatles!

 

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