“La preda” di Irène Némirovsky, un romanzo perfetto, analitico e spietato

Daniela Distefano
CATANIA – Irène Némirovsky (nata a Kiev nel 1903, e morta ad Auschwitz nel 1942) scrisse La preda nel 1936, ma il libro apparve a stampa due anni dopo. Pubblicato in Italia da Adelphi, questo volume è un classico che non lascia dubbi circa il suo valore e la sua stalattitica luminosità stilistica. Il plot è incentrato sulla parabola di un arricchito effimero: Jean-Luc Daguerne, un giovane che sbarca il lunario con disperazione e fatica.
“Tutto si mercanteggiava nel segno dell’amicizia, della fiducia, dei favori dati e ricevuti, e così facilmente… Con una parola, un sorriso, un’alzata di spalle, degl’imbecilli venivano portati alle stelle, dei ladri perdonati e uomini senza virtù né intelligenza forniti di laute prebende. Nel vedere quella pioggia di onori e ricchezze che si rovesciava ciecamente su altri, Jean-Luc provava una rabbia, una tristezza senza pari, un sentimento struggente di spoliazione. Era spaventoso accorgersi che mentre tutti progredivano lui restava immobile, nonostante i terribili, e vani, sforzi. Gli sembrava che la sua vita fosse ormai definitivamente perduta. Non c’era supplizio paragonabile al presentimento della sconfitta. La sconfitta dichiarata. L’avrebbe anche accettata con coraggio. La certezza di essere una nullità lo avrebbe calmato. E invece no, restava la dolorosa speranza che fossero gli altri a essere in torto, che la coscienza che aveva di sé non potesse essere sbagliata. E tuttavia il tempo passava, la sua giovinezza passava e lui non aveva niente!…”.

Il suo desiderio di svoltare l’angolo della miseria e immergersi nel mondo della finanza e degli affari, lo porterà a sposare, per interesse, Edith Sarlat, figlia del ricco banchiere ebreo Abel Sarlat. La sua vita da quel giorno sarà solo un calcolo spietato e nessun sentimento lo distoglierà dalla sua bramosia di potere: studierà le persone a lui vicine e si servirà di loro, sperimenterà la falsità, l’ipocrisia, il doppio gioco e la menzogna. Arriverà anche a tradire il suo unico amico, Serge, con il quale aveva condiviso una gioventù povera eppure intrisa di un’amicizia sincera. Solo l’incontro con Marie, fidanzata di Serge, lo riporterà con i piedi per terra. Ma è un amore che non salva, bensì accelera la sua discesa agli inferi.

La preda è un romanzo perfetto, analitico, spietato, crudele e nel finale pieno di commozione, di patetica sofferenza, di eccidio dei sentimenti, di freddo e oscuro presentimento.
Sono gli anni bui della Guerra in arrivo, la scrittrice morirà ad Auschwitz, è un libro che profetizza la fine della speranza in una scappatoia, in una via di uscita dall’orrore del declino umano.

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