Feltrinelli: “La felicità del cactus” di Sarah Haywood. Traduzione di Chiara Mancini

Daniela Distefano
CATANIA “Non sono una donna rancorosa. Quando litigo con qualcuno, poi non ci rimugino troppo e non contesto le ragioni altrui. In una discussione, non sento l’esigenza di avere a tutti i costi l’ultima parola, ma come sempre, quando si parla di regole, esistono delle eccezioni. Per esempio, non riesco proprio a rimanere impassibile se qualcuno si approfitta di un’altra persona e questo vale ovviamente anche quando la persona in questione sono io. In questi casi faccio tutto ciò che è in mio potere per far prevalere la giustizia. Ecco perché i fatti accaduti in questo mese non mi hanno lasciato altra scelta se non un’azione rapida e decisiva”.

Susan Green – protagonista de La felicità del cactus – vive a Londra ha un lavoro e un compagno fisso, anche se è allergica a ogni sentimentalismo o romanticheria. Improvvisamente, si rovescia per lei la vita quotidiana. Le muore la madre ed è costretta a fare i conti con una maternità involontaria. Lei, femminista di ferro, cocciuta e prevedibile dovrà vedersela pure col fratello Edward per l’eredità. I mesi trascorrono con alti e bassi, e Susan li affronta con un programma meticoloso di sopravvivenza a tutti i costi.
“Ottobre è il mio mese preferito e il suo arrivo mi riempie energia. Con il caldo la gente tende a rinunciare ai vestiti e al senso del pudore. Non fa per me. Spesso d’estate i colleghi mi assillano perché faccia una vacanza “come si deve”, ma trovo assurdo perdere tutto quel tempo a poltrire in riva al mare o intorno a una piscina. Quando spiego il mio punto di vista, i colleghi ridono e dicono “Oh, Susan!”. Per fortuna, quando arriva ottobre, anche le estati più lunghe e tenaci sono state debellate e una donna può finalmente indossare maglioni spessi e pesanti e onorare la decenza senza attirare l’attenzione. Tuttavia, quest’anno ottobre mi rinvigorisce meno del solito”.
Riuciremo a togliere pagina dopo pagina la corazza a questa protagonista imbottita di senso comune e grazie tante? Forse il lettore non ha troppi poteri in merito al finale della trama, ma è certo che godrà della pioggia d’amore che cadrà su Susan, suo malgrado una donna che perde la testa come molte in modo straordinario.

La felicità del cactus (Feltrinelli) è un romanzo incantevole, leggero, saporito e brillante. Pervaso da un profumo di fiori freschi, di gocce di femminile sensibilità. E diverte, a tratti è spassoso, ma non sboccato. Difficile credere che sia un esordio, forse il frutto di molti tentativi anonimi? In ogni caso, brava l’autrice che ha saputo abbozzare la traiettoria di una vita ordinaria nel ciclone dell’esistenza umana.
Sarah Haywood è nata a Birmingham. Dopo gli studi in Legge, ha lavorato come avvocato e consulente legale.
La felicità del cactus è il suo primo romanzo, acclamato in Inghilterra come uno degli esordi più attesi dell’anno, selezionato dalla catena di librerie WHSmith per la loro campagna promozionale per i nuovi talenti 2018 e in corso di pubblicazione in sette paesi. Vive a Liverpool.

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