10 Libri del Natale di Michael

Miachael Dialley
AOSTA
– In tempi di ristrettezze e difficoltà economiche un libro è un regalo che fa spendere poco, ma che arricchisce moltissimo le persone. Che siano romanzi gialli, poesie, romanzi leggeri, saggi, libri d’arte, non importa: regaliamo un libro per riscaldare e coltivare l’animo di chi ci è caro e ci aiuta quotidianamente.
I libri più belli, credo, sono quelli che ci vengono regalati dalle persone a cui vogliamo bene.

 

1. Il natale di Poirot di Agatha Christie
2. Le avanguardie artistiche del XX secolo di Mario De Micheli
3. Kitchen di Banana Yoshimoto
4. Elogio della quiete di Basho
5. Ragazzo da parete di Stephen Chbosky
6. La linea della bellezza di Alan Hollinghurst
7. Instant love di Luca Bianchini
8. I sonetti di Shakespeare
9. Il prigioniero del cielo di Carlos Ruiz Zafon
10. Alberto Giacometti di Yves Bonnefoy

10 Libri del Natale Valentina Edizioni

MILANO – Regalare un libro è regalare un sogno e un viaggio alla scoperta del mondo e di se stessi!

 

1. Mai più senza libri 
Timmy e Lucy non hanno molto. La loro unica ricchezza sono i libri… Il libro riempie e colora il mondo di chi legge.

 

2. Dino il piccolo grande dinosauro 
Una storia di altruismo e amicizia. Per essere un grande dinosauro basta imparare a condividere!

3. Il grande libro delle paure
Leggi con Topino le pagine di questo libro e insieme, con un sorriso, sconfiggerete le vostre paure!

4. Sbrigati ma lentamente
Delizioso racconto di una tartaruga riflessiva e una lepre esuberante che imparano ad accettarsi con semplicità.

5. Lo strano uovo
Libro progettato con pagine a taglio scalato; meravigliosa storia poetica con un’eclatante sorpresa finale.

6. Filastrocche da mangiare
Rime golose, illustrazioni giocose per imparare a gustare di tutto un po’.

7. Amo la mia copertina
Un percorso alla scoperta del giorno in cui ci si rende conto di essere cresciuti…

8. Il cuore grande di Sara
Un racconto magico che ci insegna ad abbracciare la magia dell’amicizia.

9. Switch
Due fratelli gemelli, la scienziata della porta accanto, un siero mutante e un sacco di guai!!! Una collana di sei episodi avvincenti con metamorfosi da brivido!

10. Petal People
A Florilandia vivono tanti fiori, ognuno con un suo carattere e una sua storia. Una collana di 15 personaggi, arricchita da semini in omaggio!

 

10 Libri del Natale Dalai Editore

ROMA Dalai Editore suggerisce 10 Libri da regalare e regalarsi a Natale che spaziano tra vari generi e diverse tematiche e si adeguano sia al lettore più esigente e attento alle trame romanzesche, sia al lettore che cerca nel libro lo svago o l’attualità.

 

10 Libri del Natale Dalai Editore Perchè regalare o regalarsi un libro? Perchè mai come oggi leggere aiuta a vivere.


1. “Io sono nessuno. Storia di un clochard alla riscossa” di Wainer Molteni, pp. 224 – Euro 16,00

Sembra una favola a lieto fine nella città dove il vento è cambiato. Eppure è la storia vera di un clochard, giovane e laureato, che ha saputo rialzarsi fino a diventare consulente della giunta Pisapia per il reintegro sociale dei senzatetto.
2. “Non si può morire la notte di Natale” di Enrico Ruggeri, pp. 153 – Euro 13,90
Un giallo psicologico con un’atmosfera da Simenon e un finale alla Agatha Christie. Un’autentica sorpresa.
3. “El especialista de Barcelona” di Aldo Busi, pp. 384 – Euro 19,00

A distanza di dodici anni da “Casanova di se stessi”, e a dieci da “La signorina Gentilin dell’omonima cartoleria”, contravvenendo alla sua stessa decisione di non scrivere più, Aldo Busi estrae dal proprio cilindro un romanzo inaspettato, favoloso e nuovissimo.

 

4. “Sesso per tardone” di Luana Valle con le illustrazioni di Luigi Berio, pp. 144 – Euro 10,00

E se il buon sesso cominciasse a 50 anni?

 

5. “Oroscopo 2013. Sesso Denaro Amore Lavoro” di Alessia De Luca, pp. 256 – Euro 11,90

L’oroscopo ai tempi di Google e Facebook, più efficace di una seduta di analisi e molto meno costoso.

 

6. “Il lungo racconto dell’origine. I grandi miti e le teorie con cui l’umanità ha spiegato l’Universo” di Margherita Hack con Walter Ferreri e Guido Cossard, pp. 320 – Euro 16,50

Un tempo si studiava il cielo dall’alto dei templi. Oggi con telescopi spaziali. Un tempo si credeva che l’universo fosse una cupola sopra la terra piatta. Oggi sappiamo di essere una briciola nello spazio-tempo che si espande dopo il big Bang. Un tempo ogni civiltà aveva la sua cosmologia. Oggi tutto il mondo ha una sola scienza. Il lungo racconto di come si è evoluta la conoscenza del cielo dura da seimila anni, durante i quali l’uomo è diventato adulto.

 

7. “Lentamente fra le tue braccia” di Katherine Pancol, pp. 288 – Euro 18,00

Una passione audace, una follia amorosa che sfida i vincoli della ragione. E, in un attimo, niente è più come prima.

 

8. “Le ricette della maestra di cucina. 150 ricette di cucina italiana – Le mie preferite” di Alessandra Spisni, pp. 400 – Euro 15,90

Con il suo primo libro ha venduto oltre 120.000 copie. Oggi, la maestra di cucina, il volto più simpatico e genuino della tv, torna con un nuovo libro dedicato alle sue ricette preferite.

 

9. “La venturina” di Maria Tarditi, pp. 352 – Euro 14,90

«Attraverso la sua narrazione, Maria Tarditi riesce a far rivivere quel mondo contadino di cui siamo tutti figli» Carlo Petrini. Un successo incredibile, esploso localmente in proporzioni inimmaginabili, che ora si presenta al grande pubblico. Brillante, tragica, divertente: la «maestra» Tarditi è l’Andrea Vitali delle Langhe.

 

10. “Il calcio dei ricchi” di Mario Sconcerti, pp. 384 – Euro 17,00

Un libro per capire le ragioni di uno dei momenti peggiori della storia del nostro calcio.

 

 

Concorso letterario “Carabinieri in Giallo” 2013

ROMA – Per tutti gli appassionati di scrittura e del genere giallo, arriva il Premio letterario “Carabinieri in Giallo” 2013. Al concorso, nato per iniziativa della rivista Il Carabiniere, si potrà partecipare con un elaborato inedito in lingua italiana sul filone del giallo poliziesco con protagonisti investigatori dell’Arma dei Carabinieri.

La giuria sarà composta da Giancarlo De Cataldo, Roberto Riccardi, Massimo Lugli, Giovanni Bianconi e Federica Sciarelli.

 

Carabinieri in Giallo 2013 – bando di concorso

VerbErrando: Le eredità transgenerazionali

Veruska Armonioso
ROMA 
– Venerdì a pranzo ero con un’amica d’infanzia, una di quelle che conoscono tutto il necessario di te: come sei venuta al mondo, da dove vieni, chi volevi essere da grande; una di quelle persone che possiedono le tue origini. Insomma, siamo andate a pranzo insieme dopo un po’ che non ci vedevamo e, come al solito, è bastato poco per riprenderci. Qualche nome per posizionare il treno sulle rotaie giuste e poi via, a parlare. Lei, mamma di due bambine, dalla morte del padre è stretta nella morsa infernale del passaggio di testimone: l’acquisizione in eredità paterna del ruolo di capofamiglia e la restituzione alla madre (rimasta, senza suo marito accanto, senza strumenti e incoraggiamento per essere genitrice) di quello di figlia. Uno scambio ambiguo e controverso che mi ha fatto subito venire alla mente Anne Ancelin Schützenberger e il suo libro “La sindrome degli antenati”.

Avevo letto questo libro dopo qualche mese dalla morte di mia madre. In quel periodo mi sentivo come dispersa nel mezzo dell’oceano, senza futuro e senza passato; ero fermamente convinta di aver perso bussola e i riferimenti necessari per andare avanti e che, quindi, non avrei toccato terra mai più: destinata alle sabbie mobili senza affondare mai del tutto. Poi, aprii la prima pagina di questo libro e iniziò la mia catarsi:
“La vita di ciascuno di noi è un romanzo. Voi, me, noi tutti viviamo prigionieri di un’invisibile ragnatela di cui siamo anche uno degli artefici. Se imparassimo dal nostro terzo orecchio e del nostro terzo occhio ad afferrare, a comprendere meglio, ad ascoltare e a vedere queste ripetizioni e coincidenze, l’esistenza di ciascuno di noi diventerebbe più chiara, più sensibile a ciò che siamo e a ciò che dovremmo essere.”

Le ripetizioni a cui si riferiva erano ripetizioni famigliari, lacci tra noi e quello che c’è stato prima, che spesso ignoriamo a livello conscio e che, invece, creano dal profondo le fondamenta della nostra esistenza. Quante volte ci hanno detto che il modo di amare di una madre ha decretato quello di amare di un figlio? E ancora più scientificamente: quanti di voi hanno preso il colore dei capelli dal bisnonno?
Filosofeggiando e poetizzando sui principi di genetica di Mendel, possiamo facilmente pensare che, se una bisnonna può trasmetterci il gene dei capelli rossi, può altresì trasmetterci quello della docilità. E’ lì, proprio in quella fessura, che accade la ripetizione famigliare, il reiterarsi, cioè, non solo di modelli comportamentali tra una generazione e l’altra, ma addirittura di accadimenti, anniversari, incidenti, sorprendentemente sinistri, come nel caso di una donna che si ammala di cancro esattamente alla stessa età in cui si è ammalata sua madre, oppure di un uomo che ha un incidente automobilistico il giorno di Natale, esattamente come successe a suo nonno, che non conobbe mai e che perse in quell’occasione la vita.
“Siamo, in un certo senso, meno liberi di quanto crediamo”, ostaggi di legami con i nostri antenati che si possono “vedere, sentire o intuire, almeno in parte, ma di cui, generalmente, non si parla: vengono vissuti nell’indicibile, nell’impensabile, nel non – detto o in segreto”.
Esiste una letteratura di casi studiati vastissima, ma ciò che più mi interessava trasferire alla mia amica era legato allo scambio malato dei ruoli tra genitore e figlio, la genitorializzazione, che accade, quasi sempre, quando c’è un caso di debito di lealtà invisibile.
La famiglia, in quanto unità sociale, si fonda sulla lealtà dei membri che la compongono. “Da qui il concetto di giustizia e di giustizia famigliare. Quando non viene fatta giustizia, la situazione si traduce in ingiustizia, in malafede, nello sfruttamento dei membri della famiglia gli uni nei confronti degli altri, talvolta attraverso la fuga, la rivalsa o la vendetta, altre volte attraverso la malattia o l’incidente ripetitivo.” Diversamente accade quando c’è l’affetto, la considerazione reciproca e i conti famigliari vengono aggiornati. Si può parlare di un bilancio dei conti famigliari e del grande libro dei conti famiglia, dove si vede se si è debitori o creditori, se di hanno debiti, impegni o meriti. “In mancanza di questo bilancio, di generazione in generazione, ci possono essere una serie di problemi”.

Anne Ancelin Schützenberger ci dice che il più grande debito della lealtà famigliare è quello che ogni bambino contrae nei confronti dei genitore, per amore, affetto, cure, fatica e attenzioni che riceve dalla nascita, fin quando non diventa adulto.
Per virtù o causa di questo ‘debito’, a un certo punto della vita del figlio avviene il rovesciamento dei valori, ossia della situazione in cui i figli diventano i genitori dei propri genitori; questo può accadere indipendentemente dall’età del figlio: “vi è un certo numero di famiglie, soprattutto quelle modeste o rurali, dove la figlia maggiore ricopre il ruolo di madre e dove la madre, stremata dalla fatica per i parti troppo numerosi, realmente malata o ritenendosi malata, si fa sorreggere, aiutare e sostenere da sua figlia, la quale non si sposerà mai.”
E così, una figlia che a vent’anni, dopo la morte del padre, si ritrova a fronteggiare il peso emotivo di una famiglia sostituendosi alla madre, diventerà madre della sua stessa genitrice fino alla fine dei suoi giorni, a meno ché non decida di interrompere questa distorsione malsana delle relazioni, imparando a conoscere il proprio ‘libro dei meriti e dei debiti’, “…attraverso un’analisi dell’informazione retrospettiva, vale a dire della memoria dei vivi sui morti: ciò che le persone viventi sanno delle loro famiglie e ciò che le agisce, anche se esse non sanno coscientemente ciò che sanno, tra il detto e il non detto, tra il conscio e l’inconscio – ciò che è stato trasmesso dal punto di vista della famiglia.”

Sarà a quel punto che si salderà davvero il proprio debito, ossia attraverso il passaggio transgenerazionale, rendendo quel che abbiamo ricevuto dai nostri genitori ai nostri figli.
Questo non ci impedirà, quando i nostri genitori saranno vecchi, di avere nei loro confronti delle attenzioni e dei debiti, tra cui quello di aiutarli a vivere i loro ultimi anni e di accompagnarli nel passaggio dalla vita alla morte”, ma ci permetterà di mantenere il possesso della nostra identità e della possibilità di scegliere per noi stessi, senza subire sensi di colpa o frustrazioni da negazione dell’io ed essere pilotati dei bisogni e dalle esistenze dei nostri antenati.
Un punto di partenza, senza dubbio, questo libro, ecco cosa è stato per me. Non una cura, non una soluzione, ma uno spostamento. In me ha spostato una convinzione, quella che non sarebbe cambiato niente, che “tanto le cose stanno così, è il mio destino, e non c’è niente che si possa fare”. E invece no. Si rompono le catene, senza rinnegare, senza rifiutare, senza ignorare, semplicemente lavorando sulle altre possibilità che non vediamo ma di cui possiamo disporre. Alcuni strumenti ci vengono dati in dotazione dalla natura o da Dio, per chi è credente. Altri dobbiamo andarli a cercare. E’ quella la difficoltà, andare a cercare qualcosa che non sai ti possa servire; quindi scoprire che ti serve quello strumento diventa fondamentale. Ecco perché questo articolo. Perché, magari, anche voi siete come me e la mia amica, ancorati saldamente a un blocchetto di cemento a presa rapida, pensando che non ci sia uscita e che la vita sia segnata dal subire quel destino.
E invece no, non è così che stanno le cose. E non dico che oggi sono dove sono grazie a “La sindrome degli antenati”, ma che leggerlo mi ha aiutata a capire che mi servivano quegli strumenti, che io, cresciuta con un senso del dovere schiacciante, nel costante bilanciamento tra la ricerca della perfezione e la delusione delle aspettative altrui, io e solo io dovevo intervenire, subito. Che non mi potevo sostituire a nessuno, che la mia identità doveva essere inviolabile, che ero venuta al mondo per essere libera e che avrei dovuto scegliere da me il mio destino. Intervenendo, subito, su di esso.
Che il nostro albero genealogico racconti le nostre origini; che noi raccontiamo il nostro futuro.

 

 

 

 

“Il posto dei tartufi”, storie di uomini, campagne e tuberi

ROMA – Una vera e propria «malattia» che, ereditata dal nonno, perdura ormai da oltre cinquant’anni: il biologo Andrea Daprati raccoglie nel libro “Il posto dei tartufi”, in libreria per Mursia, i ricordi, le tradizioni e gli aneddoti legati alla passione per la ricerca del prezioso tubero nelle colline dell’Oltrepò Pavese. I racconti delle lunghe uscite in compagnia del fidato cane Cinu e dell’amico Ciudìn, dei tartufai che al mercato spacciano con astuzia «patate» per tartufi, si mescolano ai profumi delle storie degli uomini che  animavano le campagne della parte più meridionale della Lombardia.

I ricordi d’infanzia, la gioia per zappetta da tartufi con il nome inciso sul manico ricevuta per Natale dal nonno, ma anche la costante paura che i  propri luoghi segreti vengano scoperti da un altro cercatore di tartufi, «l’essere più pericoloso che un tartufaio possa incontrare» e la conseguente predilezione per la nebbia che «sa essere discreta, complice e rendere invisibili».
L’esperienza di un autore animato da una vera e propria passione per questi pregiati tuberi e per la campagna che li offre: «nei suoli lombardi, dove la pianura tra il Po e le colline si restringe, c’è un triangolo di terra per metà piana e per metà collinare che considero il mio regno, il posto dove vivo e vado per tartufi, come mi aveva insegnato il nonno quando ero bambino».
Seguendo le orme dell’autore tra i fossi di pianura e i boschi dell’Oltrepò Pavese, scopriamo personaggi, luoghi e aneddoti protagonisti della ricerca del prezioso tubero: l’uomo e il suo cane complici nella notte stellata o alle prime luci dell’alba, protetti dalla nebbia. E poi gli animali della notte, la luce soffusa della luna che illumina appena il sentiero come in una magia, tanto che non è chiaro se a muovere la ricerca sia più la smania di trovare tartufi o il godimento nel tuffarsi tra le campagne

Partiamo, “101 cose da fare a Barcellona almeno una volta nella vita”

ROMA – E’ ancora tempo di intraprendere un viaggio… e Barcellona negli ultimi anni ha saputo imporsi come meta turistica di primo piano a livello mondiale. Allora accettiamo i suggerimenti di Luigi Cojazzi in “101 cose da fare a Barcellona almeno una volta nella vita” (Newton Compton) e intraprendiamo il nostro cammino.
Facile, comunque, indovinare il perché di tanto successo: quale altra metropoli europea infatti può offrire cultura e sole, musei e spiagge, monumenti e instancabile vita notturna? Punto di riferimento internazionale per l’architettura e l’urbanistica, paradiso dei giovani, rifugio di moltissimi artisti, è una città che ha saputo trasformarsi, soprattutto negli ultimi trent’anni, in uno dei luoghi più dinamici del mondo. Ai primi posti nell’immaginario giovanile per le opportunità che offre, il divertimento, la cucina, lo shopping, la bellezza medievale della Città Vecchia, Barcellona è anche la capitale d’una nazione senza Stato: la Catalogna. E a partire da qui si può comprendere l’orgoglio dei barcellonesi per la storia della loro città. 101 cose da fare per scoprire lo spirito di questa splendida metropoli, le sue radici storiche, la sua catalanità, il suo senso di diversità; senza dimenticare naturalmente gli aspetti più turistici: dai locali che animano la movida notturna ai ristorantini di pesce della Barceloneta, dalle spiagge ai parchi, dagli angoli meno noti ai capolavori di Gaudí. 101 aspetti di una città viva, creativa e multietnica. Una città che non ha mai avuto paura di cambiare.

Barcellona come non l’avete mai vista!

Ecco alcune delle 101 esperienze:
Mangiare
torte nelle profondità di una mikveh del XIV secolo
Intravedere due dita di Dio presso l’antica chiesa romanica di Sant Pau del Camp
Cercare un paio di “espadrillas” e ritrovarsi in un quadro di Picasso
Inseguire il fantasma di Carmen Amaya in un antico quartiere di pescatori
Tentare di penetrare la città vecchia attraverso la porta dei templari
Fermarsi all’ombra di uno dei bracieri più “pericolosi” del mondo
Passare un sabato mattina al Mercat dels Encants
Scendere nel “pozzo del mondo” per vedere il lungomare di Guayaquil
Sfidare il drago di Gaudí a difesa del Giardino delle Esperidi

Bere il territorio, concorso letterario nazionale di Go Wine

ALBA (Cn) – Torna Bere il territorio, il concorso letterario nazionale di Go Wine giunto alla XII edizione. Un’iniziativa culturale che si rinnova di anno in anno e che è rimasta sostanzialmente fedele all’idea che l’ha originata. L’invito a scrivere non prevede limiti di età e conduce a una sorta di ideale confronto tra generazioni, unite dal piacere di scrivere e di raccontare il rapporto con il vino e con il mondo che lo circonda, con un particolare riferimento al tessuto sociale e all’ambiente nel quale il vino viene prodotto.
L’attualità di Bere il territorio è strettamente legata alla principale finalità che l’associazione persegue: contribuire in modo concreto a far crescere la cultura del consumo dei vini di qualità, mirando ad un consumatore sempre più consapevole sia nelle scelte, sia nell’attribuire il giusto valore e significato ad una bottiglia di vino.  Il titolo del Concorso – “Bere il Territorio” – è a suo modo una provocazione: “Bere il Territorio” per attribuire un valore aggiunto a ciascun vino di qualità, e apprezzare, attraverso il calice, la cultura e l’ambiente in cui quel vino si afferma. “Bere il Territorio” per rafforzare un concetto che è alla base dell’associazione Go Wine e della sua attività. Storia, tradizioni, paesaggio e vicende culturali: sono diversi i fattori che distinguono il vino da una qualsiasi bevanda. “Bere il territorio” esprime un modo di guardare al consumo con un rinnovato gusto e con una maggiore consapevolezza che va trasmessa alle giovani generazioni.
Oltre alla sezione generale, sono previste due sezioni speciali: la prima dedicata agli istituti agrari italiani: il Bando prevede un tema specifico da svolgere, anche al fine di stimolare una partecipazione più attenta degli studenti. Nell’altra sezione studenti degli Istituti di Istruzione Secondari della Provincia di Cuneo sono chiamati a redigere un elaborato sul tema: “Il territorio: un valore o uno slogan?”
I testi dovranno pervenire entro il 15 febbraio 2013 presso la sede nazionale di Go Wine in Alba; la cerimonia di premiazione è prevista sabato 16 marzo 2013.Sostengono questa iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e un Comitato di aziende vinicole italiane che contribuisce ad animare gli incontri che Go Wine promuove per divulgare il concorso.
I premi: 800 euro ciascuno per i due vincitori della sezione generale; 500 euro per il premio speciale riservato agli Istituti Agrari; 300 euro a ciascuno dei due vincitori della sezione riservata agli Istituti Secondari delle Provincia di Cuneo.
La Giuria: Giorgio Barberi Squarotti (Università di Torino), Gianluigi Beccaria (Università di Torino), Valter Boggione (Università di Torino), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine), Salvo Foti (Enologo).
Sostengono questa iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e un Comitato di aziende vinicole italiane che contribuisce ad animare gli incontri che Go Wine promuove per divulgare il concorso.

Scarica QUI il bando.

“Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don”. IL SERGENTE E LA NEVE di Mario Rigoni Stern – Einaudi 1962

Foodies 2013, la Guida al cibo per passione e piacere

Giulia Siena
ROMA
– “Come si chiama questa guida? Foodies… Cibo?… Tre anni fa quando ha visto la luce la prima edizione, nonostante sulla carta i foodies fossero già oltre cinque milioni, le idee, almeno nel nostro Paese, non erano chiarissime.” Ma a dimostrazione che le cose stanno cambiando ci sono le 350 pagine di Foodies 2013, la guida fuori dagli schemi presentata dal Gambero Rosso. Per questa terza edizione, curata da Laura Mantovano, sono 38 i locali contraddistinti da una stella e che incarnano, quindi, lo stile foodies; 10 quelli che tra tutti hanno riscosso le maggiori preferenze da parte di una giuria di esperti; oltre 50 itinerari box e pagine di approfondimento per un totale di circa 1200 indirizzi gourmet in tutta la Penisola. Il primato 2013 spetta alla regione Lazio che con ben 127 locali in guida stacca di molto Campania (con 86) e Toscana (con 80).

Ma Foodies 2013 è molto altro: oltre a essere una guida “strana”, è il vademecum dedicato a chi del cibo non ha fatto una sua professione, a chi per il cibo nutre passione vera, a chi è curioso e vuole chiedere sempre, agli “avventurosi” dei sapori veri che non si spaventano davanti alle distanze e al tempo perché c’è sempre qualcosa da scoprire. Non si assegnano voti ma vengono selezionati rigidamente i locali in partenza con gli esperti foodies che girano per l’Italia alla ricerca di luoghi e persone che valorizzano senza preconcetti il territorio. Dalle piccole aziende che regalano gioie al palato con i loro prodotti esclusivi ai ristoranti che danno vita a una cucina intelligente e viscerale, dal casaro sperduto tra i monti all’alta gamma dell’Ipercoop, perché il buono può essere ovunque e il vero foodies non si ferma davanti a nulla per scovarlo.

Foodies libera da classifiche, si diverte a scorazzare lungo il nostro territorio per mettere in fila un indirizzario a prova di vero appassionato. E dato che il termine foodies sta sempre più diventando un codice identificativo, la guida Foodies 2013 entra ancora di più nel dettaglio della ricerca della qualità, focalizzando l’attenzione soprattutto sull’origine del prodotto.

Per l’edizione 2013, ogni regione è introdotta da un testimonial d’eccezione (un giornalista, un attore, un regista, un imprenditore, uno sportivo) che svela i suoi luoghi del gusto. Si sono divertiti a raccontare  il loro amore per la cucina e a svelare i loro luoghi foodies: Giuliana Rosset, Bob Noto, Donatella Bianchi, Lella Costa, Alberto Faustini, Giuseppe Battiston, Renzo Rosso, Umberto Brindani, Carlo Conti, Elisa di Francisca, Filippa Lagerback, Fausto Brizzi, Juri Ferri, Marina Colonna, Marisa Laurito, Arisa, Renzo Arbore, Carmine Abate, Beppe Fiorello, Stefania Pinna.