Arkadia: “Il caso letterario dell’anno” di Marco Visinoni inaugura la nuova collana di narrativa, Senza rotta

Giulia Siena
PARMA “Aprii la porta e mi trovai davanti a me stesso. Era un me stesso più vecchio di una decina d’anni, con le basette brizzolate e le borse sotto gli occhi più accentuate. Per il resto era vestito uguale a me. Uguale a me quando uscivo di casa, intendo, perché a quell’ora ero ancora in mutande.
Ciao, mi disse.
Ciao, risposi”.

Ritorno al futuro: ciò che si palese davanti agli occhi di Leifur, in quel monolocale dissestato di via Boldrini 3 a Bologna, è la propria immagine deformata dal tempo, ma non troppo mutata. Come in una scena inflazionata e poco geniale, l’uomo arriva con l’Almanacco dei risultati delle lotterie di tutti gli anni a venire e sprona il giovane a tentare la fortuna per mutare le sorti del futuro. Continua

10 Libri di un nuovo anno con Arkadia Editore

Arkadia Editore
CAGLIARI
–  Questi sono solo alcuni dei titoli del nostro catalogo che più ci stanno a cuore. Leggeteli, regalateli, trovate loro uno spazio nelle vostre librerie, iniziate con le loro pagine il nuovo anno, fateli vivere anche nei mesi che verranno. Sapranno farvi buona compagnia.

 

1. Per sempre lasciami di Michela Capone
(coll. Eclypse, pagine 208 euro 15,00)

Una storia struggente e devastante basata su fatti realmente accaduti. Lucia vive in una famiglia dominata un padre tirannico e dispotico, capace di qualsiasi violenza fisica e morale. In un universo costellato da percosse, sevizie, brutalità, Lucia cerca in tutti i modi di comunicare al mondo esterno la sua fragilità, la voglia di riscatto, rimanendo però sempre ancorata a una sottile forma di sudditanza nei confronti di Basilio, padre-padrone che fa dei propri figli l’oggetto della sua natura perversa.

 

2. I dolori del giovane bullo di Bruno Furcas e Salvatore Bandinu
(coll. Paideia, pagine 120, euro 12,00)

Partendo dal presupposto che il bullo, paradossalmente, è la prima vittima delle sue azioni, gli educatori Bruno Furcas e Salvatore Bandinu propongono una lettura del fenomeno del bullismo cercando di focalizzarne le caratteristiche e gli strumenti utili per la prevenzione. Arricchito da un racconto e da immagini, I dolori del giovane bullo è composto da una parte introduttiva e da una sezione finale corredata da schede di approfondimento.

 

3. Asia non esiste di Emanuele Cioglia
(coll. Eclypse, pagine 264, euro 16,00)

Perché uomini e donne apparentemente ricchi e felici, decidono di togliersi la vita? Un vero e proprio rompicapo per il commissario Libero Solinas che cerca di scoprire il collegamento tra i misteriosi suicidi. Tra bottiglie di birra, moti di arguzia e battute di spirito, fino a un incontro non proprio casuale che lo rimetterà nella giusta pista, Libero Solinas ci trascina per le strade di una città senza tempo e senza pietà.

 

4. La sposa di Tuthankamon  di Claudia Musio

(coll. Eclypse, pagine 272, euro 16,00)

La storia del faraone più noto della storia raccontata da colei che ne fu sorella, moglie e vedova. Trascinata suo malgrado all’interno della mischia che vede i partigiani del dio Aton contrapposti ai sacerdoti di Amon, la giovane Ankhesenamon, ormai sposa di Tutankhamon, si ritroverà alla morte di suo padre Akhenaton, a essere insieme al suo giovane sposo, l’ago della bilancia di una contesa il cui premio è l’Egitto.

 

5. Hidalgos di Nicolò Migheli
(coll. Eclypse, pagine 320, euro 15,00)

Un omicidio, un’eredità contesa, una strage di animali. Gli avvenimenti del ’27 si stagliano sullo sfondo di un piccolo paese dell’interno dove le lotte tra fascisti e antifascisti vanno a sommarsi ai mai sopiti contrasti tra famiglie rivali. Amore, gelosia, solitudine, crudeltà si mischiano in un vortice di fatti che sconvolgono la pacifica quotidianità di una comunità, rischiando di distruggerla completamente. Sarà questo il mondo che dovrà conoscere il giovane maresciallo dei carabinieri Alberto Contorsi, impegnato fin dal suo arrivo nel paese a scoprire l’autore di un efferato delitto.

 

6. Sotto i ponti di Yama. Calcutta: il lato oscuro dell’India moderna di Salvatore Bandinu Prefazione di Don Franco Barbera.
(coll. Limes, pagine 242, euro 15,00)

La perversa logica della globalizzazione e i suoi devastanti effetti ben visibili sotto i ponti di Calcutta, offrono all’autore gli spunti per una riflessione che va oltre il consueto pietismo. Un lucido cammino attraverso l’indian dream contapposto a quello della più sordida miseria che affligge un popolo di mendicanti e senzatetto che portano giorno dopo giorno una lotta sistematica per la sopravvivenza.

 

7. Dalla scura terra di Antonio Pellegrino
(coll. Eclypse, pagine 320, euro 16,50)

Irlanda, in un futuro prossimo alcuni ricercatori si concentrano sul ritrovamento di due corpi avvinghiati nella morte e sprofondati nella torba. Che segreto nasconde la loro morte? Perché tanto interesse intorno agli studi che la dottoressa O’Connor sta svolgendo sui corpi ritrovati? Un’avventura mozzafiato tra guerra e passione, amore e violenza.

 

8. Il piano zero di Giampaolo Cassitta
(coll. Eclypse, pagine 164, euro 14,00)

Una stagione afosa, la strage di Bologna, l’esplosione del DC9 su Ustica e il treno Italicus. E l’amore tra un magistrato e una terrorista. Un romanzo che dipinge un’epoca di sconvolgimenti, capace di portarci indietro nei tempi bui della storia del nostro paese.

 

9. Il sangue di Cristo di Michele Pio Ledda
(coll. Eclypse, pagine 232, euro 15,00)

Minnui ama Mallena di un amore intenso e vero. Intorno a loro una comunità contadina pervasa dall’effluvio delle uve pigiate e pronte per diventare vino. Un contesto idilliaco nel quale però tramano l’invidia, la paura e la cattiveria, che esploderanno all’improvviso decidendo le sorti di coloro che chiedono soltanto di vivere la propria esistenza.

 

10. Honorata cortigiana di Rosa Ventrella
(coll. Eclypse, pagine 336, euro 17,00)

Affresco storico appassionante e ricco di pathos, Honorata cortigiana narra vita, gioie e sfortune di Veronica Franco, divenuta grazie alla sua bellezza e alla sua intelligenza, la più ricercata tra le honorate cortigiane della Venezia della seconda metà ‘500. Una vita popolata da dogi, ricchi mercanti e teste coronate, una passione, quella per la poesia, che le aprirà le porte dei salotti culturali veneziani e l’opportunità di intrattenere rapporti con i maggiori intellettuali del suo tempo.

Emanuele Cioglia si racconta a ChronicaLibri

Silvia Notarangelo
ROMA“Asia non esiste”, l’ultimo lavoro di Emanuele Cioglia, pubblicato da Arkadia, è un romanzo che non dà respiro. Le scene si susseguono rapide, le vittime si presentano e poi scompaiono all’improvviso, portate via da un male oscuro, inarrestabile e letale. Su tutto e tutti vigila lo sguardo, solo apparentemente distratto, del commissario Libero Solinas. Sarà lui, ancora una volta, a risolvere il caso con qualche grattacapo di troppo. Una storia sconvolgente, che emerge a poco a poco, con tutta la sua forza, grazie all’abilità dello scrittore che non lascia nulla al caso, compreso quel pizzico di buon senso finale, inaspettato quanto ragionevolmente comprensibile. ChronicaLibri ha intervistato l’autore.

Emanuele Cioglia, di professione fotografo. Come nasce la sua passione per la scrittura?

Affonda le radici dai primi confronti con la mia immaginazione. Da quando, in età prescolare, prendevo i fumetti di Topolino e gli eroi Marvel (v) –già diffusissimi negli anni ’70 – e mi inventavo le storie basandomi sulle illustrazioni. Eccola forse già delineata la fonte, l’origine del mio narrare partendo dalle immagini. In effetti, come discorreva Calvino nelle Lezioni Americane, basta osservare una striscia di vignette, le espressioni di un Paperino, per inventarsi dei racconti, innumerevoli, con inizi e finali molteplici, tanto più assurdi e inverosimili quanto più divertenti agli occhi dei bambini. Questa sensibilità per immagini, paradossalmente, diminuisce proprio quando ti danno gli strumenti per esprimerla. Cioè con l’insegnamento, che, purtroppo, a volte, coincide con una scolarizzazione che tendenzialmente uccide la fantasia. La fotografia e le lettere io le respiravo sin da bambino, essendo mio padre insegnante di Italiano e fotoreporter appassionato.

Come si è accostato al romanzo giallo e che cosa, secondo lei, ha in più rispetto agli altri generi narrativi?

Sono sempre stato un lettore onnivoro. Però costantemente a caccia della qualità letteraria, che per me coincide nella capacità di emozionare, indurre al pensiero, alla riflessione, trasportarmi nel mondo dell’autore come se quel mondo di pagine avesse tre dimensioni, quattro sensi, e anche una quintessenza. La lettura è un momento di meditazione, di conoscenza e di evasione, l’approccio al giallo/noir credo sia nato in me nelle fasi evasive. Ma siccome non sono mai riuscito ad evadere totalmente, forse per un senso di responsabilità innato nel mio carattere, eccomi a scrivere romanzi in cui distrazione e impegno ballano insieme un tango un po’ folle. Le origini della mia cultura di genere giallo risalgono al padre di tutti gli scrittori di thriller: Edgar Allan Poe. Il quale davvero sapeva generare suspance, trascinando in atmosfere oniriche gemmate dalle paure ancestrali comuni ad ogni individuo. Forse lui mi ha insegnato cosa significhi inoltrarsi nel gorgo-ingorgo della mente umana, dandomi lo stimolo per lasciare fluttuare la mia penna nei voli irrazionali, e nevrastenici, della perdita di controllo, della pazzia momentanea o definitiva. Conan Doyle invece rappresenta il contrappeso, il mio padrino letterario razionalizzante. M’aiutò ad ordinare le trame e, soprattutto, insegnarmi che: “Una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per improbabile che sia, dev’essere la verità“.
Ma per delineare anime e personaggi, tra le mie letture giovanili, non potevano mancare Dostoevskij, Gogol, Ceckov, Kafka, Zola e Ugo. Accostandomi ad autori più moderni devo certamente qualche suggestione anche a Carlo Emilio Gadda, Manuel Vasquez Montalban, e mi ha divertito lo stile comico di Sepulveda in Diario di un killer sentimentale. Il Montalbano di Camilleri, che lanciando, o rilanciando, uno stile di detective antinomico rispetto agli stereotipi imperanti, portando alla ribalta europea un personaggio sulla carta molto regionalistico, m’ha dato davvero uno stimolo creativo, facendomi comprendere quanto fosse fattibile attingere da realtà, culture, e luoghi, diversi dalle solite “location”, per inventare gialli in realtà più forti e originali di quelli standardizzati. Sono contro l’inscatolamento dei romanzi in generi letterari. Tuttavia credo che il giallo possa contenerli un po’ tutti. Ha certamente un’arma importantissima: il potere-dovere di narrare fatti inconsueti, che rompono la monotonia, che distraggono dalla routine. Questo però non basta, credo che una cifra narrativa affascinante, un modo di esprimersi accattivante, sia indispensabile a generare interesse nel lettore.

Ha un modello di riferimento quando scrive?

Direi di no. L’unico mio obiettivo e raccontare storie mettendo insieme paragrafi e capitoli che mi intrighino, partendo dalla constatazione, di poter intrigare lettori affini ai miei gusti, quindi, naturalmente, non pretendo di piacere a tutti. Certamente, e scivoliamo anche nella domanda successiva, in parecchie descrizioni m’immagino Solinas come una specie di Chinaski di Charles Bukoswki, un personaggio in perenne conflitto con tutti e ovviamente anche con se stesso, uno che vive la vita sempre all’opposizione, ma al quale, suo malgrado, spesse volte tocca andare a governare, nonostante l’indole anarchica.

Il commissario Libero Solinas, protagonista dei suoi ultimi romanzi, è rude, scorbutico eppure suscita immediata simpatia proprio per quei suoi modi di fare un po’discutibili e per quelle sue debolezze cui non intende rinunciare. Si è ispirato a qualcuno per il suo personaggio?

Solinas è rude, scorbutico, cinico, indolente, irascibile, nevrastenico, pigro, e fa quasi tutto controvoglia. Naturalmente è la sua imperfezione a renderlo simpatico. A differenza del succitato Chinaski, l’alterego letterario di Bukowski, Libero è meno categorico, non si compiace del suo caratteraccio, qualche volta prova perfino a correggerlo, e la sua misoginia è solo apparente, infondo non detesta le donne, non riesce a vederle come prede, anzi quasi non le vede, però le invidia. Rispetto a Montalbano è molto più incasinato, insicuro, ma anche i suoi casi sono più ‘cosmici’, quasi metafisici, pur rimanendo fortissimamente terreni e carnali. La mia ispirazione a tratteggiare Libero non deriva solo dalle letture, ma anche dal vissuto; nei bar di Cagliari degli anni ’70 e dei primi anni ’80 -spesso delle autentiche mescite di birra Ichnusa- potevi spesso imbatterti in personaggi alla Solinas, solo che di sicuro non facevano i commissari di polizia …

Leggendo il suo ultimo lavoro, “Asia non esiste”, ho pensato: come si riescono a tenere insieme i fili di una storia tanto complessa, così ricca di personaggi e di situazioni, senza commettere l’errore di risultare ripetitivi e prolissi?

Non è semplice, il segreto è l’esercizio. Conoscere quello che si scrive in forma quasi maniacale. Ripercorrere e riscrivere il lavoro sino al limite del conato. Essenzialmente mi confronto con trame complesse perché a mio modo sono complesso, apprezzo la semplicità ma detesto la superficialità … purtroppo ne vedo tantissima intorno a me. Essere complicati ha ovviamente le sue controindicazioni, quasi mai, sia nella vita che nella scrittura, arrivo a soluzioni seguendo la strada maestra.

La scelta di ambientare le avventure di Solinas nella sua terra, la Sardegna, è solo una casualità, legata ad una inevitabile familiarità con i luoghi, o è una scelta dettata da altro?

La consuetudine a dei luoghi e a delle atmosfere mi ha aiutato ad avere in Sardegna un ‘glossario di idee’ più vasto che altrove. Però sono fermamente convinto che Cagliari abbia una connotazione letteraria. Né troppo piccola, né troppo grande. Fatta di ghirigori barocchi, di balconcini spagnoli, ma anche di squadrate torri pisane, di angoli perennemente umidi di urina, di palazzi scrostati e di ville liberty, di edilizia popolare e di villette a schiera. Antica e orrendamente moderna insieme. Capace di frastornarti a folate di maestrale ma anche di scioglierti in un riverbero d’afa insostenibile. Un posto dove le relazioni umane si diradano come in tutti i grandi centri, dove la disoccupazione e la povertà si affrontano tenendo tutto dentro, senza clamori, senza esternare, quasi con rassegnazione, amplificando angosce e nequizie, un luogo dove per ribellarsi, per far traboccare la fatidica goccia, bisogna esplodere sibilando come una pentola a pressione.

L’attenzione ai particolari, alle sfumature, alle descrizioni è, sicuramente, uno dei punti di forza del suo stile. Quanto l’amore per la fotografia influisce sulle sue scelte stilistiche?

Diciamo che io per natura sono un introspettivo, la fotografia può renderti ancora più chiuso e visionario ma darti anche lo sguardo sul mondo, l’estroversione; il vero fotografo sa che occorre ordine compositivo, bisogna sezionare, catturare rettangoli di realtà, essere capaci di riempirli d’aspetti interessanti, possibilmente artistici, quelli che costituiscono il modo descrittivo della narrazione. Quando scrivo cerco di mettermi nei panni del lettore, oggigiorno molti romanzi sono impostati come sceneggiature. Tralasciano gli aspetti descrittivi, le sfumature, sacrificandoli al cosiddetto ritmo. Io penso invece che occorra -pur mantenendo degli equilibri tra rapidità e descrizione- orientare il lettore, guidarlo, renderlo partecipe delle atmosfere, senza tempestarlo di effluvi di minuziosità petulante, ma neanche lasciandolo orfano di ogni mappatura letteraria, solo in una stanza spoglia fatta soltanto di azione, dimenticandosi che un romanzo non può essere un sottotitolo ad un film che nessuno sta proiettando.

Può rivelarci se è già al lavoro per una nuova avventura del commissario o ha in cantiere qualche nuovo progetto?

Posso rivelarvi che sto lavorando a un nuovo Solinas, ma questa volta, guarda caso, il suo antagonista è un fotografo, almeno lo è all’inizio. Il suo mondo fotografico lo porta ad un’accumulazione di pixel, ad una pletora di inquadrature che lo assalgono appropriandosi di lui, o forse è lui a metabolizzarle ed espellerle con violenza … Una storia basata sul concetto di doppio, che diventa triplo e proiezione geometrica, partendo da un comportamento bipolare che travalica in metamorfosi psichica e fisica, nonché in una proliferazione di personalità incontrollabile e incontrollata. Una storia un po’ pirandelliana, un Uno, nessuno e centomila romanzato e reinterpretato nell’era della tecnologia.

“La sposa di Tutankhamon” il bestseller americano all’italiana

Marianna Abbate
ROMA – L’antico Egitto, la guerra, il potere e l’Amore. Temi frequentatissimi e noti, ma sempre magici e affascinanti. Certo, scegliere come protagonista la moglie dell’uomo più famoso della storia d’Egitto è un atto di coraggio e forse anche un po’ d’incoscienza. Ma devo riconoscere che Claudia Musio è stata brava nello svolgere la trama, mostrando non solo un’adeguata conoscenza storica, ma anche un’abilità narrativa non indifferente.

Possiamo vedere l’Egitto con gli occhi della moglie del Faraone, conoscere i suoi pensieri e la sua devozione. Seguire tutti i passi che la porteranno ad essere la donna più potente d’Egitto. In questo romanzo c’è veramente tutto: l’innocenza, l’amore platonico e quello sensuale, l’affetto familiare, il rispetto, l’onore, il senso del dovere. Ci sono i tradimenti, le vendette e il rimpianto.

E’ un romanzo grande edito da una casa editrice cagliaritana piccola ma curatissima: Arkadia. Lo stile è quello del classico bestseller americano- tocca i massimi sistemi e frequenta il dizionario elevato quanto quello colloquiale

Claudia Musio è una scrittrice dei giorni nostri, laureata in ingegneria ha un “lavoro vero” con un vero stipendio, e scrive per passione. Un nuovo tipo di scrittori, che stanno con i piedi per terra, ma non rinunciano ai sogni, che presto invaderanno le librerie.

“Asia non esiste”, suicidi con il sorriso

Silvia Notarangelo
ROMA – Il corpo di Giulia fluttua nell’aria e si schianta al suolo. Nessuno la spinge. È lei che deliberatamente si lascia cadere dalle mura del Bastione ponendo fine alla sua breve esistenza. Ma Giulia è solo la prima: la seguono, in ordine di tempo, Emanuela, Marco, Carla e tanti altri. Minimo comune denominatore: giovani, ricchi e felici. Segni particolari: suicidi. Un vero e proprio rompicapo irrompe nella vita di Libero Solinas, il commissario creato dalla penna di Emanuele Cioglia. “Asia non esiste” è il titolo dell’ultima, complessa indagine che vede protagonista il commissario e la sua squadra. Con un ritmo serrato, attenzione ai particolari, una giusta dose di ironia ed inquietudine, Cioglia mischia sapientemente le carte, riuscendo a creare attesa ed incertezza fino alla fine del romanzo.

L’interrogativo iniziale è più che legittimo: perché interessarsi al suicidio di ragazzi ricchi e felici? Il reato non sussiste, a meno che non si tratti di ex art. 580, istigazione al suicidio…Solinas sente che qualcosa non torna, ma è in un vicolo cieco e, impotente, osserva crescere, giorno dopo giorno, il numero di vittime che si tolgono la vita “con il sorriso”.
Lui è sempre lo stesso: rude, scorbutico, talvolta un’autentica carogna. Nel tempo, non ha perso il piacere di abbandonarsi ad elucubrazioni linguistiche, fantasticherie, monologhi interiori, né è riuscito a liberarsi di quella dipendenza da alcool e nicotina che, spesso, sembrano inebriarlo fino al punto di farlo cadere in uno stato di incoscienza. A riportarlo con i piedi per terra ci pensa sempre Carla, la sua compagna poliziotta, che non perde occasione di stuzzicarlo: “Purtroppo sei un maschio, così come mangi senza masticare, non cogli le sottigliezze”. Solinas abbozza amaramente, Carla ha ragione e lui lo sa.
In questo caso, però, i dettagli assumono la forma di inconfessabili macigni. Il commissario brancola a lungo nel buio, non ha un appiglio, il tempo passa e niente sembra condurlo nella giusta direzione. Proprio quando sembra aver perso le speranze, rassegnandosi a far archiviare il caso, accade l’imprevedibile. La soluzione di tutto “si presenta”, bussa alla sua porta, chiede aiuto. Solinas inizia a rimettere insieme i pezzi del puzzle. Tra una sbornia, una liberatoria pedalata in bicicletta e un pranzo indigesto con Arquazzi, lo stravagante medico legale, la verità sarà faticosamente portata alla luce. Una storia sconvolgente, raccapricciante, in cui vittima e carnefice si confondono in un gioco torbido, dalle regole precise, in cui uccidere diventa “l’unico modo di vivere”.

“10 Libri dell’estate da Arkadia Editore”

CAGLIARI – Per quanto sia difficile pensare che esista una stagione della “lettura”, l’estate ci rimanda immancabilmente al piacere di godere del nostro tempo libero, per coltivare le nostre passioni o per iniziare a dedicarci a quelle che da tempo reclamano la nostra attenzione. L’estate è dei lettori più incalliti che attendono con ansia il relax estivo per divorare pile di libri, ma anche di coloro che proprio con la complicità dell’ombrellone o di un comodo divano scopriranno il piacere di perdersi tra le righe di una storia. Queste le storie che suggerisce Arkadia editore:

1. Asia non esiste di Emanuele Cioglia
Collana Eclypse
pagine 264
euro 16,00
Perché uomini e donne apparentemente ricchi e felici, decidono di togliersi la vita? Un vero e proprio rompicapo per il commissario Libero Solinas che cerca di scoprire il collegamento tra i misteriosi suicidi. Tra bottiglie di birra, moti di arguzia e battute di spirito, fino a un incontro non proprio casuale che lo rimetterà nella giusta pista, Libero Solinas ci trascina per le strade di una città senza tempo e senza pietà.

2. La sposa di Tuthankamon di Claudia Musio
Collana Eclypse
pagine 272
euro 16,00
La storia del faraone più noto della storia raccontata da colei che ne fu sorella, moglie e vedova. Trascinata suo malgrado all’interno della mischia che vede i partigiani del dio Aton contrapposti ai sacerdoti di Amon, la giovane Ankhesenamon, ormai sposa di Tutankhamon, si ritroverà alla morte di suo padre Akhenaton, a essere insieme al suo giovane sposo l’ago della bilancia di una contesa il cui premio è l’Egitto .

3. Sotto i ponti di Yama. Calcutta: il lato oscuro dell’India moderna di Salvatore Bandinu con Prefazione di Don Franco Barbera.
Collana Limes
pagine 228
euro 15,00
La perversa logica della globalizzazione e i suoi devastanti effetti ben visibili sotto i ponti di Calcutta, offrono all’autore gli spunti per una riflessione che va oltre il consueto pietismo. Un lucido cammino attraverso l’indian dream contapposto a quello della più sordida miseria che affligge un popolo di mendicanti e senzatetto che portano giorno dopo giorno una lotta sistematica per la sopravvivenza.

4. Abrasax. Complotto in Vaticano di Marcel Martin
Collana Eclypse
pagine 304
euro 15,00
Un complotto mondiale contro la Chiesa dove si giocano non solo i destini di alcuni uomini ma anche quelli di una fede millenaria. Un caso intricato apparentemente senza via d’uscita. Ambientato tra Europa e Stati Uniti, Abrasax è un thriller raffinato, denso di momenti drammatici.

5. Boati di solitudine di Bruno Furcas e Salvatore Bandinu.
Collana Eclypse
pagine 224
euro 14,00
Due storie di abbandono e solitudine, accomunate dalla sofferenza dei protagonisti Un romanzo che ci porta dentro un mondo sconosciuto, nel quale si diventa adulti troppo presto.

6. Buenos Aires troppo tardi di Paolo Maccioni
Collana Eclypse
pagine 332
euro 16,00
Eugenio Santucci giunge a Buenos Aires per portare a termine la parte letteraria di una guida turistica innovativa. In un turbinare di eventi, incontri, passeggiate “narrarative” emerge lo spettro della dittatura e dei desaparecidos, e l’affresco di una società passata attraverso destini di violenza e resurrezione.

7. Dalla scura terra di Antonio Pellegrino
Collana Eclypse
pagine 320
euro 16,50
Irlanda, in un futuro prossimo alcuni ricercatori si concentrano sul ritrovamento di due corpi avvinghiati nella morte e sprofondati nella torba. Che segreto nasconde la loro morte? Perché tanto interesse intorno agli studi che la dottoressa O’Connor sta svolgendo sui corpi ritrovati? Un’avventura mozzafiato tra guerra e passione, amore e violenza.

8. Dal primo alla zeta di Renata Asquer
Collana Eclypse
pagine 144
euro 14,00
Betta, costretta a letto da una lunga malattia riversa sulla carta i ricordi di una vita. Dall’infanzia ai figli, passando per viaggi, volti, profumi e sensazioni che si accavallano e si fondono in una potente rievocazione che ci conduce avanti e indietro nel tempo. Una storia che coinvolge e lascia un senso di allegria, pur nella
drammaticità di certi eventi.

9. Il piano zero di Giampaolo Cassitta
Collana Eclypse
pagine 164
euro 14,00
Una stagione afosa, la strage di Bologna, l’esplosione del DC9 su Ustica e il treno Italicus. E l’amore tra un magistrato e una terrorista. Un romanzo che dipinge un’epoca di sconvolgimenti, capace di portarci indietro nei tempi bui della storia del nostro paese.

10. Il sangue di Cristo di Michele Pio Ledda
Collana Eclypse
pagine 232
euro 15,00
Minnui ama Mallena di un amore intenso e vero. Intorno a loro una comunità contadina pervasa dall’effluvio delle uve pigiate e pronte per diventare vino. Un contesto idilliaco nel quale però tramano l’invidia, la paura e la cattiveria, che esploderanno all’improvviso decidendo le sorti di coloro che chiedono soltanto di vivere la propria esistenza.

La vita altrove

Silvia Notarangelo
ROMA – Insegnante in pensione, autore teatrale ma, soprattutto, apprezzato scrittore, Nino Nonnis ha appena pubblicato, con Arkadia Editore, un nuovo romanzo dal titolo “La vita altrove”.
In un paese dove piccolezze, fatti quotidiani, invidie e lacerazioni possono assumere connotazioni da tragedia greca, i protagonisti del libro si muovono come tanti personaggi, sballottati dagli eventi, spesso ignari della grande storia che gli scorre a fianco, quasi parallela. E così un amore può trasformarsi in vendetta, un semplice sgarbo in faida. Michele, nonostante le grandi difficoltà di norme sociali che deve affrontare, non può rinunciare al suo amore per Caterina, sebbene sia costretto a vivere il suo sentimento in modo discreto, preservandolo dagli sguardi del mondo.I Vidili, la famiglia di cui fa parte Michele, gente onesta ed operosa, non possono ambire ad unire i propri destini a quelli dei Cossu, i ricchi del paese. E il giovane se ne rende conto, quando ormai è troppo tardi.Le vicende di uomini e donne di un ipotetico paese immerso nelle sue tradizioni diventano lo specchio di una società, in un racconto che dal primo dopo guerra arriva fino ai giorni nostri. Nel mutare delle epoche si coglie anche l’evoluzione di una società che attraversa un cambiamento epocale, tra giovani che fuggono via e nuovi interessi che arrivano, dove l’antico tende a scomparire per lasciare spazio al progresso.

Ma la forza dei luoghi, dei ricordi, di eventi e persone rimane sospesa e pronta per essere trascritta, come segno di rispetto verso un passato che è stato patrimonio di intere generazioni. Un romanzo corale, un affresco avvincente in cui uomini, donne, paesaggi, storie si fondono in una narrazione a più voci, capace di far sorridere ma anche ricca di emozioni.




"Flavia e il minatore", da Arkadia il racconto di un minatore illustrato dai bambini

Giulia Siena
ROMA “Io sono stato minatore nella miniera di Serbariu. Anche io ero tra quelli, come ti ha raccontato nonna Agnese, che ritornava a casa a piedi, sporco e talmente stanco che le gambe andavano per conto loro.” A narrare questa storia, quella di un minatore di Carbonia è nonno Emilio. L’uomo, ormai anziano e malato, trascorre le sue giornate a riposo e spesso si rilassa chiacchierando con la sua piccola amica Flavia. Quest’ultima, è tanto curiosa ed entusiasta quando nonno Emilio le racconta la sua vita nella miniera di carbone tra polvere e gallerie. I due personaggi sono i protagonisti di “Flavia e il minatore”, il libro nato dalla penna di Fabrizio Fenu e pubblicato nella collana Kids dell’Arkadia EditoreMa questo libro non è solo il racconto di difficoltà e di lavoro; “Flavia e il minatore” è la storia dell’amicizia che ha legato nei decenni quattro uomini diversi per provenienza e condizione, è la storia di un legame forte che si instaura tra una bambina e un anziano nei suoi ultimi giorni di vita, è la storia di un sentimento di rispetto che nasce verso chi si è sacrificato per il futuro.
L’autore fa parlare spontaneamente i suoi personaggi e lascia trasparire come le risorse minerarie abbiano influito sulla vita quotidiana della Sardegna del Novecento.
Il volume, arricchito con le illustrazioni dei bambini delle scuole medie di Leffe e Carbonia, è un doveroso riconoscimento agli uomini che si sono sacrificati nelle miniere per le proprie famiglie.

Paolo Maccioni racconta "Buenos Aires troppo tardi"

Stefano Billi
Roma Intervistato da ChronicaLibri, lo scrittore cagliaritano Paolo Maccioni racconta ai lettori la sua passione per l’Argentina e alcune curiosità legate al suo romanzo “Buenos Aires troppo tardi”, pubblicato da Arkadia editore.



Cosa ha ispirato questo tuo libro “Buenos Aires troppo tardi” e, più in generale, queste pagine dedicate all’Argentina?

Mi ha ispirato principalmente la passione per la letteratura argentina, che ho sempre coltivato e che nel tempo è diventata una passione per l’Argentina in generale, rafforzata da un legame sentimentale che ho avuto in passato e dai ripetuti viaggi in Argentina.



Esiste un legame particolare tra te ed Eugenio, protagonista di questo romanzo? Tale legame rispecchia il rapporto che Eugenio ha con Eleuterio, il personaggio inventato dal protagonista di “Buenos Aires troppo tardi”?

Be’, direi che Eugenio è il mio alter-ego, quel me stesso che tempo fa ignorava la storia recente d’Argentina; l’ho tratteggiato volutamente sprovveduto e ignaro e all’inizio spensierato per poter farlo crescere nel corso del libro e renderlo sempre più consapevole.

Ma ovviamente, come sempre accade ai personaggi fittizi, anche Eugenio comincia a camminare con le sue gambe e ad affrancarsi dal modello originario.
Quanto ad Eleuterio a sua volta è l’alter-ego letterario di Eugenio, nel quale Eugenio proietta un se stesso idealizzato, ma viene abortito presto, perché irrompe la storia d’Argentina, quella vissuta, più urgente e dolorosa, a spazzar via la finzione.


“Buenos Aires troppo tardi”, tra le sue pagine, richiama la storia dell’Argentina della seconda metà del secolo scorso: in sottofondo si percepisce, in maniera assolutamente profonda, la volontà di ricordare un passato che, soprattutto per le popolazioni estere, rischia di essere dimenticato. Dunque, “Buenos Aires troppo tardi” vuole essere principalmente un romanzo storico?

Devo premettere che non era nelle mie intenzioni, né alla mia portata, scrivere un saggio. Tuttavia la storia recente dell’Argentina, col suo carico di dolore e sangue, mi ha investito in modo traumatico, proprio come accade al mio personaggio Eugenio.

Ho voluto condividere la mia esperienza formativa veicolandola nella forma narrativa che trovavo più congeniale e più fruibile: quella del romanzo.
In questo senso può essere considerato un romanzo storico, anche se non propriamente detto, giacché ho fatto largo ricorso agli anacronismi e ad elementi fantastici.
In fondo sia io che Eugenio siamo l’emblema dell’italiano, dell’europeo, e più in generale dell’occidentale che ben poco ha saputo dell’ultima dittatura militare argentina e quel poco lo ha appreso troppo tardi, come dice il titolo.


Quali sono gli autori che più hanno influenzato il tuo modo di scrivere?

Dal punto di vista della tecnica narrativa, diciamo così, mi sento particolarmente debitore di quella scrittura che ha in Antonio Tabucchi e massimamente in José Saramago i suoi modelli più alti.
Una prosa piana e franca, senza magniloquenze, ma ponderata, con il registro proprio della “deposizione al tribunale del lettore”, per usare parole di Tabucchi.
Perciò nel mio libro ho adottato la voce narrante del protagonista, che racconta in prima persona e al presente, mescola dialoghi immaginari a pensieri intimi e riflessioni di più ampio respiro.
Inoltre il mio romanzo abbonda di passi originali di Rodolfo Walsh (parecchi dei quali traduzioni inedite) che ho trascritto in forma di virgolettati attribuiti al personaggio Walsh (che nel corso del libro prende i nomi di Daniel Hernández, Rodol Fowalsh, Norberto Pedro Freire, ed altri).
Le parti in cui tale personaggio invece parla con la mia voce sono il frutto della ricerca di una prosa che cerca di somigliare a quella originaria di Rodolfo Walsh: asciutta e tagliente, tesa a raggiungere la maggior efficacia con la massima economia espressiva.
Insomma: avverto le influenze ma cerco di affrancarmi dai modelli, peraltro irraggiungibili, alla continua ricerca della mia voce personale.
Un cammino lungo e laborioso dove non esiste un “traguardo”, si può solo percorrere molta o poca strada.


Perché i nostri lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Perché la storia recente d’Argentina è un paradigma della storia mondiale del secondo Novecento, perché le derive come quella che ha conosciuto l’Argentina sotto l’ultima dittatura militare rischiano di ritornare sotto altre forme e in altri luoghi e allora bisogna avere gli strumenti per poterle riconoscere quando sono ancora in embrione. Il mio libro da solo non basta, ovviamente, ma può dare un piccolo contributo sul fronte della conoscenza della stagione della dittatura militare argentina.
Infine può essere un piccolo compendio per conoscere meglio l’Argentina e la sua ricchissima letteratura, anche al di là della storia della dittatura militare: spero di contagiare chi lo legge con la mia passione per l’Argentina e per Buenos Aires.

Scoprire l’Argentina tra le pagine di "Buenos Aires troppo tardi"

Stefano Billi
Roma – “Buenos Aires troppo tardi” è un ottimo libro, scritto da Paolo Maccioni e pubblicato da Arkadia Editore, il quale racconta la storia e la cultura – soprattutto letteraria – dell’Argentina.
Protagonista della vicenda è un giornalista italiano, di nome Eugenio, che si reca proprio in sud America per compilare una guida turistica e, successivamente, si troverà a confrontarsi con il passato tragico del Paese ospitante.
Infatti, la memoria di questa nazione dell’America Latina ricorda ancora i terribili avvenimenti accaduti in quel territorio a partire dalla seconda metà del Novecento. Precisamente, la vita politica argentina si è caratterizzata, all’epoca, per il succedersi di golpe militari che poi hanno istituito dittature militari, le quali hanno fatto spregio dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Nel libro si richiamano, tra tutte le barbarie commesse da tali regimi, i numerosi sequestri e le innumerevoli torture che ha subito quella popolazione civile che era ritenuta sospetta – da parte delle autorità militari – di cospirazione.
Giornalisti, liberi pensatori, gente comune: nessuno poteva dirsi al sicuro in quegli anni, in Argentina.
Questo il Maccioni lo descrive egregiamente nel suo libro, che è costruito come un viaggio reale in cui il turista italiano si trova a sbattere contro una storia difficile da digerire e che va necessariamente raccontata, affinché questi tristissimi ricordi non rimangano ad appannaggio dei soli superstiti, ma possano essere anche conosciuti da chi non era là nel periodo più buio dell’Argentina.
L’opera, anzitutto, si contraddistingue per il suo porsi a cavallo tra la forma stilistica narrativa romanzo e quella del documentario: sullo sfondo,oltre all’originalità delle vicende di Eugenio, si collocano fatti accaduti realmente.
Il modus scrivendi dell’autore è molto scorrevole, lineare, e l’adozione di questa tecnica rende agevole la lettura, così che i ragguardevoli contenuti culturali del testo possano essere appresi ed apprezzati senza distrazione alcuna.
Merita un rilievo poi l’abilità di Maccioni, oggi merce rara, nel descrivere i “contatti” tra il protagonista del libro e un personaggio femminile che si affaccia tra le pagine, ovvero Silvina; senza scadere in squallide volgarità, tra le righe si delineano intensi momenti amorosi vissuti dai due, ove traspare quella bella istintività che porta l’uomo e la donna ad unirsi in virtù di un’attrazione magica e quantomai inspiegabile.
Da ultimo, sorprende la figura misteriosa che guida Eugenio nella comprensione di cosa sia accaduto davvero in Argentina e quale sia il giusto peso da attribuire agli eventi: una sorta di Virgilio, a cui è deputato l’arduo compito di far luce sul passato, raschiando via le ombre che sono talmente tanto pesanti, da stringere il cuore di fronte a quello che è stato un vero e proprio genocidio.
In sole circa duecento pagine , è condensato il dolore necessario che occorre provare per capire come stanno le cose, per distogliere la propria attenzione dalle banalità quotidiane e soffermarla su quello che è successo.
“Buenos Aires troppo tardi” merita molto, perché è un libro ben scritto, audace.
L’alta qualità con cui è stato redatto e l’originalità della storia, la quale, pur nella sua immaginarietà, non si esime dal divulgare preziosi contenuti storici che debbono essere conosciuti, rendono il testo prezioso e mostrano tutto il talento letterario di Paolo Maccioni.