10 Libri per un week end anti dati ISTAT

10LIBRI chronicalibriGiulia Siena
ROMA – I recenti dati ISTAT sulla produzione e la lettura di libri in Italia parlano chiaro: nel 2014 oltre 23 milioni 750 mila persone dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista; rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%; quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa; il 63,5% ne ha al massimo 100; il numero di lettori forti rimane invariato.

Perché, allora, non cerchiamo di boicottare questi numeri, perché non dimostriamo che nonostante i problemi, le oscillazioni di mercato, i dati statistici, il libro rimane un ottimo passatempo? Nonostante sia sempre un buon momento per cominciare a leggere, proprio oggi che comincia il week end si presenta la situazione perfetta: brevi ma intense giornate di riposo e nullafacenza; staccate il telefono e seguitemi. Non sapete cosa leggere? Ci sono qua io con i 10 LIBRI per un week end anti dati ISTAT.

 

1. “Cruciverba” di Leonardo Sciascia, Adelphi
Partiamo da lontano con questo libro del 1983 in cui lo scrittore siciliano tratta la storia come un grande cruciverba in cui orizzontale e verticale sono eventi, personaggi e contesti che incontrando hanno cambiato il corso della storia.

2. “Lo schiaccianoci” di E.T.A. Hoffmann, Edizioni Clichy
Lo scritto di Hoffmann divenuto celebre per il suo eterno dissidio tra realtà e favola, lo stesso che ha ispirato Ciaikovskij e Walt Disney, viene riproposto al grande pubblico in un’ottima pubblicazione Clichy.

3. “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone, Longanesi
Un anziano rompiscatole ha deciso di chiudere il mondo fuori dalla sua porta, il mondo, per lui, merita di essere trattato solamente con un po’ di ironia e molto sarcasmo, fino a quando la porta di una dirimpettaia si apre.

4. “Il salto della rana” di Paola Rondini, Fernandel
Da Milano all’Arizona come saltando alla ricerca di esperienze e consapevolezza. Questa è la storia di Emma che da un’agenzia di pubblicità si ritrova a milioni di chilometri di distanza con nuovi pensieri e nuove domande.

5. “Il padrone” di Goffredo Parise, Adelphi
Questo romanzo del 1964 è una favola ironica e feroce: il giovane protagonista arriva dalla provincia alla città e qui si trova intrappolato in un mondo sospeso e grottesco, popolato di personaggi controversi e originali.

6. “La vita sobria. Racconti ubriachi” di AA.VV. a cura di Graziano Dell’Anna, Neo Edizioni
Dieci scrittori per dieci racconti incentrati sull’alcool e quello che provoca: euforia, malinconia, angoscia e dolcezza.

7. “I fantasmi non muoiono mai” di Lucia Tilde Ingrosso, Laurana
Il ritrovamento di un anello fa riaprire il caso di Valeria, morta in un incidente d’auto in Costa Azzurra dieci anni prima. Un giallo in piena regola, ma un giallo nuovo.

8. “Baci di carta. Lettere di un padre ebreo dalla prigione, 1942/43” di Pali Meller, Marsilio
Ventiquattro lettere inviate dal carcere dove era stato rinchiuso per aver falsificato dei documenti danno vita a un libro intenso che racconta la nascita di una nuova relazione tra un padre e i suoi due figli attraverso le lettere. Un rapporto epistolare fatto di amore e poesia, abbracci e coccole affidate alla carta.

9. “STOP-TIME” di Frank Conroy, Fandango
Pubblicato in America nel 1967, questo romanzo di Frank Conroy diventa inno sfrenato alla libertà, elegia dell’amore fraterno, racconto di un’amicizia speciale che si consuma tra i boschi e le città deserte dell’infanzia.

10. “La lettera rubata e altre indagini” di Edgar Allan Poe, L’Orma 
Quattro racconti di Poe tradotti da Giorgio Manganelli e raccolti sotto il segno del tema epistolare per raccontare viaggi e avventure sotto il segno dell’intrigo.

 

“Guida teorico-pratica per soli uomini all’uso del ferro da stiro”: 1992, quando gli uomini volevano ancora stirare

Todd Williams_guida teorico pratica per soli uomini_longanesi_chrLGiulia Siena
ROMA “Per prima cosa, restate calmi: il ferro da stiro è uno strumento. Appartiene alla stessa categoria di oggetti di cui fanno parte un trapano o una morsa. Magari lo considerate un lampante emblema di femminilità, la prova tangibile che siete un povero castrato, ma allora forse siete anche quel genere di uomo che giudica la caccia con l’arco un passatempo da femminucce”. Il ferro da stiro è solo un attrezzo, un oggetto di metallo creato per facilitare la vita di chi stira; tra questi ci sono anche gli uomini. A loro, soprattutto a loro, forse solamente a loro (ma utile anche per noi donne), è dedicata la “Guida teorico-pratica per soli uomini all’uso del ferro da stiro”. Pubblicato nel 1992 da Longanesi, questo piccolo e interessante opuscolo di E. Todd Williams è – come dice il titolo – una spassosissima guida all’utilizzo del ferro da stiro. Questo amico/nemico delle massaie viene visto dai maschi della specie umana come una fumante minaccia alla propria virilità: stirare non è da veri uomini, ma le camicie si indossano necessariamente senza pieghe!

 

Allora, cari uomini, smettete di piagnucolare e guardate in faccia la realtà: dovete stirare e nessuno vi aiuta, nessuno lo farò al posto vostro. Dovete – esorta l’autore – rimboccarvi le maniche e imparare ad andare su è giù sull’asse da stiro con un aggeggio ferroso e spesso ingrato a disinnescare e appianare solchi dovuti al lavaggio. Ma non tutto è perduto; il libro dispensa alcuni piccoli accorgimenti da tenere a mente per venirne a capo: 1. non trovate scuse, dovrete farlo voi; 2. scegliete le camicie giuste (tutti sanno che il lino è il peggior tessuto da stirare); 3. istruitevi sul vostro nemico ferro da stiro, spesso ha anche alcuni pregi; 4. capite come lavare e asciugare, vi faciliterà il lavoro; ora comincia il bello… imparare a stirare! Dalla teoria si passa alla pratica, dallo scetticismo alla determinazione per portare a casa (e tenere a casa!) il risultato.

 

Un libro divertente, pratico e geniale; un testo ironico e immediato che purtroppo è tra le pubblicazioni fuori catalogo, un vintage da accaparrarsi al volo.

 

 

Premio Strega 2013, chiedimi dove erano i libri.

strega1Giulia Siena
ROMA
  “Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro”. Spiazza una risposta così; spiazza perché siamo abituati a cercare del buono e del romantico in ogni cosa, soprattutto quando si parla di libri. Ma Walter Siti non è così e non lo è stato neanche durante la serata letteraria più mediatica dell’anno. Non lo è stato neanche quando, dopo essere stato proclamato il vincitore della 67esima edizione del Premio Strega con 160 preferenze su 412 votanti, ha aperto la sua bottiglia di Strega e ha sorseggiato un po’ di liquore per la gioia dei fotografi; mentre la platea era ancora troppo concentrata sul buffet. Di libri, poi, durante la serata non se ne son visti… la vera grande pecca di un Premio letterario.

 

“Resistere non serve a niente” (Rizzoli), il libro vincitore, è la storia di Tommaso, un ragazzo che non ha mai risolto il suo rapporto con l’infanzia, forse anche per questo ama giocare con i numeri e con la finanza. Per lui il possesso è una forma di piacere, l’unico valore in cui credere e la ragione per la quale il bene e il male si confondono. Un’attualità, quella che descrive lo scrittore modenese, che entra quasi con prepotenza al Premio Strega facendosi ascoltare perché Siti è l’autore che riesce ad “ammaestrare e far capire cose che giacciono nell’inconscio personale e collettivo”. E mentre Siti aveva il sostegno – anche solo morale – di Emanuele Trevi che dopo essere stato nella giuria del Premio per quasi venti anni lo scorso marzo si è ritirato dichiarando che avrebbe sostenuto comunque Siti, oggi Alessandro Perissinotto – il secondo classificato strega4(78 voti) di questa edizione 2013 – si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Per l’autore de “Le colpe dei padri” (Piemme) l’atteggiamento di Trevi è stato poco corretto, perché in qualche modo ha influenzato gli Amici della Domenica prima che questi arrivassero a leggere tutti i libri. Ma le polemiche, caro Perissinotto, fanno parte di questo Premio tanto amato, tanto chiacchierato e tanto criticato; le supposizioni, poi, sono lo sfondo su cui si muove, da oltre mezzo secolo, lo Strega. Ma le dichiarazioni odierne dell’autore de “Le colpe dei padri” non scalfiscono, comunque, l’immagine che ieri ci aveva dato di sé. Perissinotto ieri sera ci aveva conquistati – oltre che per l’intenso romanzo e la sua lettera ai lettori – anche per la sua affabilità. “Le colpe dei padri” è la storia di Guido Marchisio, uomo di successo e fascino. Ma una data, il 26 ottobre 2011, segna il cambiamento, il declino dentro e fuori la sua vita. Da semplice curiosità, l’esistenza di un sosia o di un doppio dimenticato, da questo momento diventano per Marchisio una vera e propria ossessione. Perissinotto fonde così in modo magistrale i sentimenti personali e i conflitti sociali, portando alla luce, strega3costantemente, il suo legame con la memoria e il suo nostalgico guardare alla ribellione. Al terzo posto (77 voti) della classifica del Premio Strega 2013 si piazza Paolo Di Paolo con “Mandami tanta vita” (Feltrinelli). La storia ideata da Di Paolo è ambientata negli anni Venti quando, durante i giorni del carnevale, Moraldo e Piero scambiano per sbaglio le valigie. Inizia così una storia di amicizia e di attese, illusioni, sogni e rivoluzioni che si dipanano in un Novecento che sempre affascina. E’ firmato Longanesi, invece, il quarto posto di questa cinquina: “Figli dello stesso padre” di Romana Petri (73 voti). Il romanzo è incentrato sulla vita di due fratelli, Germano ed Emilio, due protagonisti così diversi e così pieni di rancore. Figli dello stesso padre, Emilio e strega2Germano, hanno una rabbia e un amore frustrato verso il padre Giovanni, artefice del loro dolore passato e dei problemi presenti. Con 26 voti “Nessuno sa di noi” (Giunti) di Simona Sparaco arriva al quinto posto. Il duro e commovente romanzo dell’autrice romana racconta l’amara gioia della maternità: Luce e Pietro, a qualche settimana dalla nascita del loro bambino, vengono messi al cospetto di una scelta difficile, disumana. Cinque libri, cinque storie da cui lasciarsi coinvolgere, romanzi che meritano di essere letti – come gli altri selezionati e non più in gara – a prescindere dalla fascetta che indossano.

 

Il Ninfeo di Villa Giulia, la magnifica creazione voluta da Papa Giulio II e ormai simbolo del Premio ideato da Maria e Goffredo Bellonci, si è andato così svuotando. Dopo gli applausi, i sorrisi e le telecamere, ora si spengono i riflettori. Speriamo che non si spengano lasciando i libri nell’ombra.