“Il tortellino muore nel brodo”, un noir dallo sguardo gastronomico

Giulia Siena
PARMA “Mi dispiace davvero, ma ci sono cose nella vita che si possono avere e altre no. Il tortellino al pomodoro proprio no. Il tortellino muore nel brodo”. La presa di posizione di Emilio Zucchini nelle prime pagine di questo libro dovrebbe metterci sulla buona strada, da questa affermazione dovremmo già capire diverse cose: Il tortellino muore nel brodo di Filippo Venturi (Mondadori) non è un libro di cucina, ma un romanzo, ed Emilio Zucchini non è un ristoratore qualsiasi. Zucchini, per tutti Zucca, ha uno sguardo attento e ironico, è perspicace ed è uno scapolo incallito che ama vivere tra i tavoli della sua trattoria e“la trattoria è ancora uno di quei luoghi che probabilmente non salveranno il mondo, ma di sicuro possono rendere migliore una giornata, o perlomeno un paio d’ore […] E la trattoria di Emilio è proprio questo: una scatola piena di ricordi e di antichi sapori a cui lui cerca di dare quotidianamente vita”. In un giorno qualsiasi, mentre è alle prese con le tagliatelle e il ragù – sono pochissimi i piatti che si diletta a cucinare prima di accogliere i clienti – fuori dal suo locale succede qualcosa che sconvolgerà la vita di diverse persone. Continua

Mondadori: “La grande truffa” di John Grisham. Traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe

Daniela Distefano
CATANIA “Era un sabato soleggiato e fresco, e Zola aveva bisogno d’aria. (..) Fissò il monumento a Washington e il Campidoglio in lontananza e pensò ai genitori e al fratello, tenuti progionieri in uno squallido centro di detenzione, in attesa dell’espulsione. Dov’era lei c’era una vista magnifica: ogni palazzo e ogni monumento erano simboli di una libertà incoercibile. La sua famiglia, invece, non vedeva altro che filo spinato e recinzioni, sempre che vedessero qualcosa. Grazie al loro sacrificio lei aveva avuto in dono la cittadinanza, una condizione irreversibile che non aveva fatto nulla per meritarsi. (..) Non aveva senso, era ingiusto e crudele”.

Questo brano è tratto da La grande truffa (Mondadori), ultimo romanzo di John Grisham avvocato e scrittore statunitense di gialli giudiziari (“legal thriller” in inglese). Continua

“Le nostre ore contate”, il romanzo di esordio di Marco Amerighi

Giorgia Sbuelz
ROMA – Estate 1985. Quattro ragazzi hanno quattordici anni e la voglia di fondare una band, ma senza il necessario addestramento, come la buona scuola punk dei Sex Pistols e degli Stooges di Iggy pop ha dimostrato. Questo è il punto di partenza de Le nostre ore contate,  romanzo d’esordio di Marco Amerighi edito da Mondadori.
Sauro, Momo, il Dottore e il Trifo sono un gruppo di amici che prova a farsi valere nella provincia italiana sperduta tra le colline toscane, ma lontano dalle bellezze tipiche della regione. Badiascarna, infatti, “sembra l’avamposto extraterrestre di un film di fantascienza: un segmento di case modeste disposte lungo una strada male asfaltata, il cimitero all’estremità nord, il mattatoio del Nesti e il vecchio campo sportivo all’estremità sud. Non appena riprendono le curve e la provinciale si snoda verso il bosco, le case si diradano e il paese con i suoi duecento abitanti sparisce.”
A Badiascarna però c’è dell’altro: due enormi torri di refrigerazione della NovaLago, una centrale geotermica costruita su un lago boracifero ai limiti del bosco che nacque con l’intento di creare posti di lavoro e benessere. Ciò che realmente ha prodotto, è stata una pioggerellina di corpuscoli d’amianto che si è depositata sulla vegetazione circostante e nei polmoni dei lavoratori fino a scavarci dentro delle lesioni. Ironia della sorte, il benessere millantato si è trasformato in una promessa di morte chiamata mesotelioma, la malattia che infesta il torace di Rino. Continua

Mondadori: Valentina Farinaccio torna alla scrittura con “Le poche cose certe”

Giulia Siena
PARMALe poche cose certe (Mondadori) è la seconda prova narrativa di Valentina Farinaccio che, dopo La strada del ritorno è sempre più corta, torna a raccontare di figli, genitori, dolori, scoperte e attese.

Chiamarsi come il protagonista di un romanzo forse non aiuta a vivere la vita vera. Doveva saperlo fin da subito, Arturo, che quel nome lo avrebbe intrappolato senza farlo mai crescere, paralizzato, come un attore troppo impaurito per dire le proprie battute sulla scena. Arturo l’attore lo faceva davvero; era comparso in qualche film, fiction in tv, teatro, ma da qualche tempo, da quando quella ragazza lo aveva smascherato e consigliato di cambiare strada, si era rintanato nel suo silenzio, tra il tram, il suo bilocale e nuovo lavoro, un lavoro vero. Ed ora che l’inverno continuava il suo corso senza cedere ancora il passo alla primavera, ora si trovava sul quel tram, il 14, in attesa che il rottame ripartisse alla volta di un appuntamento con Atlantide; un’isola con le sembianze di una donna. Anche Arturo aveva la sua isola, il suo posto, il suo perché e il suo principio: Continua

Mondadori: “Manhattan beach” di Jennifer Egan

Daniela Distefano
CATANIA – Anna Kerrigan – protagonista dell’ultimo romanzo di Jennifer Egan, Manhattan beach (Mondadori) – è una ventenne che durante l’ultima fase della Seconda guerra mondiale si trova impiegata nel cantiere navale di Brooklyn. Privata dell’affetto del padre, scomparso lasciandosi dietro una moglie ex ballerina e una seconda figlia disabile, Anna è insofferente alle regole di un mondo dominato dal potere dell’uomo, anche se è attratta da un’attività prettamente maschile, quella del palombaro. E sul fondo del mare la giovane cerca il cadavere del padre. Anna emerge dalle acque di New York mentre il mondo emerge dalle macerie della guerra. “Straordinaria, sorprendente, imprevedibile”: così è stata definita la scrittura di Jennifer Egan, vincitrice del Premio Pulitzer 2011 per la narrativa con “Il tempo è bastardo”, romanzo accolto come un capolavoro tanto dalla critica quanto dai lettori.

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Mondadori: “Le ferite originali” di Eleonora Caruso, quando l’amore è fascino e malattia

Giorgia Sbuelz
ROMA – L’origine di tutto lo scibile umano alla fine risiede lì, in un incavo nel profondo della coscienza che risponde agli impulsi primordiali di amore e non amore. Un sistema binario che muove le fila dell’esperienza terrestre divisa in eterno fra eros e thanatos. Un incavo, dicevamo, o un ventre prolifero dove germoglia la declinazione di amore in forme armoniche, o una ferita infetta, generata dalla negazione stessa del principio amoroso, che spurga solo dolore e caos.

Il punto è questo, Le ferite originali di Eleonora Caruso, nuova uscita Mondadori, è la storia di una ragazzo che ferisce per arrivare a svelare la natura della propria ferita. Continua

Carmine Abate: “Il banchetto di nozze e altri sapori”, una terra “rapinosa” che produce sogni e prelibatezze

il-banchetto-di-nozze-e-altri-sapori_abate_chronicalibriDaniela Distefano
CATANIATardilet, krustulet, qenullilet, skallilet sono dolci tradizionali per il Natale, specialità della cucina arberesh; il loro profumo aleggia nell’ultimo libro di Carmine Abate, Il banchetto di nozze e altri sapori (Mondadori), un’autobiografia culinaria per far conoscere un angolo della Calabria che sprigiona “una magarìa rapinosa”. L’Arberìa è l’insieme di cinquanta comunità italo-albanesi presenti nel Sud Italia.

Nato nel 1954, emigrato da giovane ad Amburgo, Carmine Abate oggi vive in Trentino. Continua

“Chi manda le onde”, Fabio Genovesi corre per il Premio Strega 2015

chimandaleondeROMA – Fabio Genovesi, autore di Chi manda le onde (Mondadori), ama definirsi “un tentativo di persona” e così, con la spontaneità di chi riconosce e si lascia guidare dalla propria voglia di stupirsi di fronte alla vita,  affronta anche questo romanzo, scelto da Mondadori per concorrere al Premio Strega 2015. Il viaggio, il mare, quello tanto caro all’autore nato e cresciuto a Forte dei Marmi, fa da sfondo a  Chi manda le onde, un libro ricco di storie e personaggi: una ragazzina albina che ama guardare lo splendore del sole e per vedere ha bisogno di tanta immaginazione, sua madre, un supplente innamorato che si ferma sempre al primo passo, un orfano arrivato da Chernobyl che canta canzoni antiche e un astioso bagnino in pensione. Continua

“Io non sono ipocondriaca”: la scoppiettante commedia di Giusella De Maria

3Dnn+9_2C_pic_9788804634607-io-non-sono-ipocondriaca_originalAlessia Sità
ROMA
  “Rido di me, tra me. Sono ancora viva e ho intenzione di esserlo ancora per molto.”

“Se nella vostra borsa c’è di tutto, dal gel igienizzante a un beauty che pare un kit di pronto soccorso…” non potete allora perdere il divertentissimo romanzo di Giusella De Maria: Io non sono ipocondriaca, edito da Mondadori. A fare da sfondo alle singolari vicende della simpatica protagonista, maniaca dell’igiene e della perfezione, è la bellissima Sorrento. Nina è una cuoca straordinaria, dirige un’eccellente attività di catering insieme al suo infallibile staff, composto da Lucy, Gigi e Kimmi, ma ha un grosso limite: non ammette la sua ipocondria acuta. Oltre al suo team di lavoro, la giovane donna condivide tutte le sue paturnie esistenziali con l’adorata coinquilina e amica americana Carol e con i due simpatici vicini di casa, il farmacista Lino e l’eclettico Brad. A scombinare la sua buffa routine – fatta di antinfiammatori, antistaminici, antiacidi e assiduo shopping in farmacia – è l’arrivo dell’affascinante chirurgo bolognese, Marcus, giunto nella splendida Sorrento per lavoro. Fra mille peripezie, il brillante dottore tenterà – a suo modo – di aiutare Nina a superare il suo male immaginario. Tra i due si instaurerà subito uno strano rapporto, fatto di equivoci, incontri casuali e bizzarre diagnosi. L’iniziale insofferenza di Nina nei confronti del solare medico, ben presto lascerà il posto alla fiducia, un sentimento talmente forte da rischiare di farla innamorare proprio dell’uomo che ha irriverentemente deriso il suo essenziale kit farmaceutico: ‘Mai senza’. Fra incontri, separazioni, drammatiche scoperte, Nina riuscirà lentamente a individuare la vera cura al suo disturbo psico-fisico e imparerà a esorcizzare le sue paure attraverso la via più difficile e dolorosa, ma allo stesso tempo necessaria per poter ritornare alla vita.
Con uno stile brillante e un’ironia disarmante, Giusella De Maria ci regala una commedia romantica che non fa bene solo al cuore, ma soprattutto all’umore. Fra presunti attacchi di TIA (ischemia transitoria) e improvvisi shock anafilattici, Nina e la sua inseparabile compagnia di amici vi farà ridere a crepapelle, ma anche commuovere, dalla prima all’ultima pagina.

“L’amazzone di Alessandro Magno”

ROMA – Bianca Pitzorno torna in libreria con le sue storie per raccontarci “L’amazzone di Alessandro Magno” (pubblicato in questi giorni da Mondadori). Mírtale è una bambina diversa dalle altre, una trovatella allevata per l’interessamento di Alessandro Magno, il capo supremo della spedizione che marcia alla conquista dell’Asia. C’è un mistero nel suo passato, che solo il re e i suoi amici più stretti conoscono. E l’educazione che le viene impartita, con grande scandalo del filosofo Callístene e di tutte le persone sensate, è identica a quella dei ragazzi-maschi di nobile famiglia. Poi c’è il fatto davvero straordinario che Bucèfalo, che non si lascia toccare da nessuno se non da Alessandro, non solo accetta le carezze di Mírtale, ma persino che la bambina gli monti in groppa.

Prefazione di Grazia Nidasio. Età di lettura: da 11 anni.