“Colori ribelli”: una resistenza cromatica

Giulio Gasperini
AOSTA – “I bimbi vestono di azzurro e le bimbe di rosa”, così ha esordito la nuova ministra della famiglia del governo Bolsonaro, in Brasile, Damaers Alves. L’attacco a un’educazione che tenga conto principalmente dell’individualità di un singolo in formazione è diventata, in alcuni luoghi, persino istituzionale, imponendo una visione stereotipata e codificata da norme che vengono spacciate come “culturali” e “tradizionali”. Il libricino Colori ribelli, edito da Milena edizioni, con il testo di Antonella Milardi e Alessandro Coppola, sfida il lettore a guardare la realtà con occhi coraggiosi, con una visione nuova e più lungimirante. Il tentativo è quello di gettare uno sguardo ben oltre il nostro orizzonte limitato e limitante, per farlo atterrare in mondi alternativi e sapidi, significanti nel rispetto dell’individuo, particolarmente nelle fasi di formazione e allestimento, tra le più delicate della vita di ognuno e ognuna.
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Ianieri Edizioni: “Piccole esistenze” di Lorenzo Fusoni

Daniela Distefano
CATANIA – A volte l’esistenza viaggia sul binario dell’incertezza, e accade non di rado che questa oscillazione dei sensi ci conduca lontano dalle rotaie quotidiane. Leggiamo un giornale e con la mente esploriamo i tramonti norvegesi, oppure compriamo il pane e il suo profumo ci fa attraversare l’Asia Minore e i suoi misteri. Il protagonista di Piccole esistenze (Ianieri Edizioni), assapora due vite e questo sdoppiamento lo porta a dire: “Io non sono io. O meglio, se sono io, sono anche qualcos’altro”.
Ma chi è davvero Horace Prynton? L’uomo che guida una prestigiosa rivista letteraria di New York, che ha una moglie premurosa, due meravigliosi bambini, e tutto quel che occorre per essere felice oppure il disperato che sospetta di essere già stato qualcun altro, di aver già vissuto in precedenza? La sua vita di successo è turbata da continue reminiscenze, come se avesse conosciuto altre epoche, altri paesi… Continua

Graphe.it: la Toscana del passato ne “I due che salvarono il Natale” di Marco Fabbrini

Daniela Distefano
CATANIA“Forse suo zio Raniero un po’ di ragione ce l’aveva / e magari le fiaccole erano quella parte della vita in cui / la gente alza lo sguardo e la smette di guardarsi solo i / piedi, quel momento in cui, per una notte, tutto quello / che di solito ti sembra normale vedere sempre lì dove / sta, a fare il suo dovere, ti appare all’improvviso sotto / una luce diversa. Gli dai il valore che merita, un valore / importante e ti chiedi come mai per tutto il resto dell’anno / non ci si fermi a farlo più spesso”.

Nel sud della Toscana, in un’epoca imprecisata e anteriore alla Grande Guerra di inizio Novecento, ai piedi di un antico vulcano, sorge un paese i cui abitanti lavorano quasi tutti in una miniera. Il lavoro è duro, ma ogni anno lo scompiglio si ferma alla vigilia di Natale: la sera delle Fiaccole, una festa di ritrovo, di pace, di fratellanza. Protagonista di questo racconto dalle sfumature fiabesche – I due che salvarono il Natale (Graphe.it Edizioni) di Marco Fabbrini – è Mino, cioè Ultimino, un bambino di 8 anni ultimo di cinque fratelli che insieme, con la mamma e il babbo, vivevano in una casa non più grande di una stalla.
Come in una favola dal sapore antico, non manca il cattivo della storia, il cinico, crudele impresario tedesco della miniera dove lavora anche il papà di Mino, ovvero Gustav Strege detto il “Capoccia”. Continua

Graphe.it Edizioni: con “Emozioni di Natale” Cordelia e Piergiorgio Pulixi raccontano l’atmosfera natalizia

Giulia Siena
PARMAGraphe.it Edizioni con la collana di narrativa Natale ieri e oggi racconta il fascino delle festività attraverso le parole di autrici e autori contemporanei e del passato. Emozioni di Natale (anche in e-book) raccoglie due voci, due esperienze, due epoche e due racconti: L’eroe dell’officina di Cordelia, alias Virginia Tedeschi Treves (1849-1916), e La Lettera di Piergiorgio Pulixi.
Virginia Tedeschi, moglie dell’editore Giuseppe Treves, provava una dedizione profonda per la letteratura per l’infanzia: scrisse libri per ragazzi e fondò e diresse “Il Giornale del Fanciulli”. La sua visione, legata all’attenzione per il ruolo della donna, per i diritti sul lavoro e la tutela dei bambini, la portò negli anni e intrecciare queste tematiche e scrivere favole, romanzi e racconti. Tra questi anche L’eroe dell’officina (tratto da “Piccoli eroi”, 1892) ambientato in una tipografia di Milano; qui due ragazzi, vicini di casa, hanno messo in gioco la propria amicizia per un posto di macchinista alle stampe. Hanno poco più di dieci anni e fino a qualche mese prima erano sì amici, ma rivali a scuola e motivo di lotte, scontri e confronti tra le loro madri. Continua

Fefè Editore pubblica Amilcar Cabral, “Rosa Negra. Venti poesie per un mondo migliore”

Marilena Giulianetti
ROMA – “…No, poesia: / Non ti nascondere nelle grotte del mio essere, / non fuggire dalla Vita. / Rompi le inferriate invisibili della mia prigione, / spalanca le porte del mio essere / ed esci…” da La Mia Poesia Sono Io
Tascabile e prezioso. E’ la sorpresa che Fefè Editore ci propone per l’anno 2019: Rosa Negra. Venti poesie per un mondo migliore di Amilcar Cabral.
Com’è possibile racchiudere la personalità di Amilcar Cabral in pochi sostantivi? Intellettuale, poeta, ma soprattutto uno dei più noti leader anticolonialisti di tutta l’Africa e leader indiscusso della lotta di liberazione che portò Capo Verde all’indipendenza.
Si presenta così il testo Rosa Negra, selezione di venti bellissime poesie con testo originale a fronte dedicate alla libertà, al legame ancestrale con la terra di origine, alla dignità della vita. Continua

Stefano Sgambati, con “La bambina ovunque” c’è la nascita di un padre

Giulia Siena
PARMA – La bambina ovunque: nei giorni tutti uguali, nella monotematicità dei discorsi, nelle ansie di una vita appena nata, nelle serate in casa e nei sorrisi di quella gioia troppo grande. Prima di essere “la bambina ovunque” un figlio è un sogno, un pensiero, una speranza e alle volte ci si chiede se si possa essere portati ad accudire e crescere una creatura, a educarla e condurla nel mondo. Ma Stefano Sgambati nel suo romanzo La bambina ovunque (Mondadori) non vuole raccontare solo questo; il punto di vista dell’autore è quello di un padre che analizza l’emotività di tutti i personaggi coinvolti sulla scena di una nuova famiglia che cresce. Un personaggio nuovo, in questa querelle tra attese e gioia straripante, è quella del padre. Il padre è sempre in ombra, il padre non è la madre, non ha il suo corpo invaso e modificato, non subisce le nausee e i dolori, non si sveglia nel cuore della notte per correre in bagno. Al padre non si rivolgono tante domande, se non le solite: come va, come si sente, quanto manca.
Eppure il padre nasce con il suo stesso figlio, ma le proprie perplessità si preannunciano per tempo. Quello di Stefano Sgambati in La bambina ovunque è il tentativo – riuscito – di dare forma alla sua emozione e trovare un riparo per il senso di inadeguatezza e per quelle ansie, le lunghe attese. Continua

“Città senza mura”, la poesia è una valorosa guerriera. Intervista a Flavio Pagano

Giulia Siena
PARMA“Amo le storie / di chi non fa la Storia. / La pazienza di chi bussa / alla porta di una casa vuota. / La forza di chi sceglie la salita / e la dolcezza di chi si guarda indietro. / Non so raccontare / il mio sentire più profondo / ma lo porto con me / in quella valigia / che non disferò mai”. Flavio Pagano ha aperto quella valigia e ha lasciato che il suo sentire più profondo trovasse la strada della parola; una parola – quella di Pagano, scrittore e giornalista – che in Città senza mura si fa interprete delle emozioni più recondite e immediate. La parola emerge attraverso suoni delicati e accordati a ritmo del tempo trascorso e della melodia presente. In questa raccolta, pubblicata nella collana di poesia Rosso Sospeso da Fuorilinea Editore, confluiscono gli scritti poetici che hanno dato rifugio e lucidità, stasi e asilo all’autore napoletano. Sono versi sciolti e poesie strutturate in esametri, settenari ed endecasillabi, simbolo di una scrittura immediata o soppesata, causa e conseguenza di una sensibilità acutizzata dall’analisi, dall’ironia e dalla sofferenza.
Città senza mura è resa e richiesta; abbandono al cospetto della vita e preghiera di amore scevro da limiti o imposizioni. Le composizioni – divise secondo la tipologia e il periodo – sono state scritte lungo un arco di tempo molto esteso; solo l’ultima sezione, “Diario di un addio”, sono testimonianza della partecipazione al dolore e alla malattia e narrano la durezza del distacco. Quest’ultima sezione, infatti, chiude un’ideale trilogia insieme ai romanzi “Perdutamente” e “Infinito presente”, firmati da Pagano negli ultimi anni. Continua

Giovane Holden Edizioni: “Lo specchio di oKram” di Laura Del Veneziano

Daniela Distefano
CATANIA“Di lì a poco, forse, si sarebbero ritrovati. Giulia si domandava come sarebbe stato rivederli e riabbracciarli, dopo tutti gli eventi che avevano inevitabilmente segnato le loro vite”.
Un viaggio da Milano a Sant’Anna, piccolo borgo toscano, e un fiume di ricordi come una spruzzata di profumo che sprigiona sensazioni che solleticano la pelle. Giulia, Leonardo e Andrea sono inseparabili amici di ogni estate, cresciuti sotto l’ala protettrice di nonna Elena, adesso morta. Ma dopo il triste evento luttuoso, il testamento di nonna Elena assegna alla nipote Giulia un oggetto speciale: lo specchio di oKram, che prende il nome dal suo antico costruttore. Attraverso un piccolo cerchietto magico questo oggetto bizzarro fa rivivere episodi della vita già accaduti e mostra esiti alternativi.
“Da allora la loro vita era giunta a una svolta: con il tempo avevano imparato che lo specchio funzionava ancora, sebbene non come avrebbe dovuto. Era come un vecchio saggio, che li guidava nelle loro esperienze di vita mostrando come gli eventi, a volte, potessero prendere pieghe diverse soltanto cambiando atteggiamento”.
Romanzo di formazione, Lo specchio di oKram (Giovane Holden Edizioni) di Laura Del Veneziano racconta la maturazione di una bambina che cresce e diventa donna abbandonando le paure della sua età per affrontare le sfide dell’ignoto. Continua

“Diario 1999”, Fazi pubblica l’inedito Valentino Zeichen

Giulia Siena
ROMA – 1999. Valentino Zeichen, uno dei maggiori poeti di fine Novecento, figura istrionica e anticonvenzionale, raccoglie i suoi giorni in un diario. Parole, riflessioni, recensioni, confidenze, pensieri, noia, ironia, malinconia  e quotidianità: gli scritti di Valentino Zeichen sono occhi schietti sul mondo che si appresta a chiudere il secolo. Con il Novecento stanno andando via le ultime certezze, i tanti amici, le serate mondane, e il freddo, tra le lamiere di una baracca che per Zeichen è casa, si fa più pungente. Il senso di solitudine accompagna un pensiero ricorrente: “Dove sta il mio fallimento? Nel fatto che sono un poeta, anche stimato, ma povero. Se avessi avuto la costanza di sopportare una moglie noiosa e tiranna, ma capace di praticare l’editing sul romanzo, avrei potuto conquistarmi una notorietà che non ho. Pur non mancandomi la vena narrativa, ne ho scritto uno solo, perché non sopporto di avere una tutrice. (27 ottobre 1999)” Eppure quello del poeta fiumano non è un rimorso, ma la consapevolezza di non esser riuscito mai a barattare la propria libertà per una vita agiata e convenzionale.  Continua

Caffè Orchidea: Giulia Bracco con “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio”, una scrittura fluida e limpida

Marilena Giulianetti
ROMA – “La magia – la creazione – richiede tempo e incognite, e solo una vaga eppure maestosa idea dell’effetto finale”.
Chi ci sorveglia mentre scriviamo? La madre o il maestro? Shakespeare o Dio? Trae spunto da London Fields di Amis London il titolo del romanzo di Giulia Bracco La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio, edito da Caffè Orchidea.
Nabel è dolce, delicata. E’ ancora molto giovane ma sopratutto è insicura Nabel, si sente messa alla prova anche solo nel dichiarare la propria esistenza. Scrive lettere che poi cancella, pagine mangiate a ritroso dall’ultima parola alla prima. In verità cancella tutto quello che scrive, anche le e-mail e interi capitoli del libro che magari, un giorno, riuscirà a pubblicare. Eppure è una scrittrice appassionata, o forse crede solo di esserlo. Continua