Piemme: “L’amante alchimista”, l’altra faccia del Rinascimento

Giorgia Sbuelz
ROMA – L’abitudine di pensare al Rinascimento italiano come al periodo di massima fioritura delle arti e delle dottrine umanistiche fa slittare spesso in secondo piano tutta la serie di sanguinose guerre, pestilenze e carestie che di fatto caratterizzarono gli anni di Botticelli e Michelangelo.
Con il nom de plume Isabella Della Spina, due autrici, Sonia Raule e Daniela Ceselli, riportano alla luce gli intrighi di corte, i giochi di potere e le lotte fra Imperatore e Papa attraverso i magnetici occhi viola di Margherida, protagonista dell’opera L’amante alchimista, pubblicato da Edizioni Piemme.
Margherida de’ Tolomei è figlia di Cornelio, astrologo e alchimista della famiglia d’Este di Ferrara. Nei tempi in cui l’astrologia era considerata una scienza esatta, e chi osservava le stelle era al tempo stesso matematico e medico, il ruolo giocato dai magisti come interlocutori dei potenti era di fondamentale importanza. Continua

Oltre la battaglia: “Polimnia. Di 300 Spartani, una Grecia e dei Persiani di Serse” di Alessandro Cortese.

PolimniaGiorgia Sbuelz
ROMA
– Non soltanto le vicende del prode re spartano Leonida, ma in questo romanzo storico, Polimnia. Di 300 Spartani, una Grecia e dei Persiani di Serse, l’autore, Alessandro Cortese, porta alla ribalta i fatti e il punto di vista di ciascun popolo coinvolto nelle Guerre Persiane.

Lo fa attingendo alla sapiente fonte storica di Erodoto e miscelando con cura ai ritratti dei protagonisti l’invenzione letteraria: vengono delineate così le gesta di coloro che hanno animato la storia dell’Ellade e del Vicino Oriente negli ultimi decenni del V secolo a.C., lasciando emergere figure apparentemente secondarie, che ricoprono invece ruoli di effettiva importanza nei contesti storici, e qui narrativi.
Chi fosse la gente di Sparta viene chiarito fin dal principio, attraverso le parole dell’uomo che un tempo ne fu re, Demarato. Quest’ultimo, una volta deposto, era divenuto consigliere di Serse e così ammonisce il sovrano persiano:
“Schiera pure milioni di guerrieri ma non troverai nei Persiani ciò che anima e tempra i Lacedemoni. Parlo d’una fede incrollabile in un dio ben più grande di Zeus: è la Legge. E per quanto il tuo esercito spaventi i nemici con la sua sola leggenda, non spaventerai Sparta. Perché la Legge non permette loro di aver paura.”
Viene messa in luce la fine strategia di Serse, in un viaggio a ritroso, esplorando la sete di potere che sempre infiammò gli animi degli Shāh di Persia a partire dalla cieca follia di Cambise, per procedere poi nella bramosia espansionistica di Dario, senza tralasciare gli intrighi di corte architettati in atmosfere magiche, aspetto caratterizzante dei palazzi reali orientali assieme ai bagni di sangue.
E poi gli eroi. Attonita la folla accoglie la sfida lanciata dal re Leonida: avrebbe condotto un esercito formato dalla sua sola guardia personale fino al passo delle Termopili e, da lì, avrebbe bloccato l’avanzata persiana. Trecento uomini in tutto, trecento guerrieri accompagnati dai loro Iloti, col compito di riscattare l’onore dei Lacedemoni, offuscato dal rifiuto di Sparta di scendere in campo contro Dario nella battaglia di Maratona, dieci anni prima.
Il coraggio dell’esercito spartano attira altri valorosi combattenti provenienti dal territorio greco: lo scopo è difendere le proprie case dalla minaccia persiana, ed entrare così nella leggenda.
A sorreggere gli scudi e le lance non sono solo gli uomini, ma anche le loro storie di ardore e di attaccamento alla propria terra: i fratelli Alfeo e Marone, il gigante Dienece, il tebano Leontiade il tespiese Demofilo e l’indovino Megistia. Uomini consapevoli del sacrificio a cui vanno incontro e capaci di accettarlo con onore, difendendo quel sentimento proprio dei territori dell’Ellade: la libertà.
La regina Gorgò non è da meno, devota quanto fiera, con la sua fermezza rappresenta l’essenza stessa di Sparta. Leonida ne porta con sé il ricordo nei giorni di battaglia, la immagina vicina ad accompagnarlo nel momento del trapasso. Cade il re spartano, ma non la Grecia. I sogni vanagloriosi di Serse s’infrangeranno sulle acque di Salamina, e si spegneranno a Platea.

 
Alessandro Cortese, in quest’opera pubblicata da Edizioni Saecula, narra i fatti storici e quello che immagina li abbia accompagnati. Descrive i sentimenti vissuti dai protagonisti, le debolezze come gli slanci, ora dei greci ora dei persiani.
L’autore offre una voce a quegli uomini che hanno fatto la storia, riuscendo ad animarli con competenza e passione. Il risultato è un romanzo corale, preciso nella ricostruzione degli scenari dell’epoca quanto emozionante nei risvolti narrativi.

“La sesta stagione”, una grande saga italiana

Silvia Notarangelo
ROMA – “La sinfonia in musica può considerarsi il corrispettivo del romanzo in letteratura”. È partendo da questa singolare riflessione che Carlo Pedini si è cimentato in un originale esperimento nel suo romanzo d’esordio “La sesta stagione” (Cavallo di Ferro), selezionato per il Premio Strega.

Prendendo come modello di riferimento I Buddenbrook di Tomas Mann, l’autore, celebre compositore e direttore d’orchestra, ha tentato di utilizzare nella narrazione la stessa tecnica compositiva della sinfonia, conferendo al racconto una struttura ben definita e tempi e ritmi precisi. Il romanzo, per certi aspetti corale, ed imponente per varietà di temi e personaggi, ripercorre cinquant’anni di storia italiana, dal 1934 al 1985, rievocandone gli eventi principali, le tragedie, i devastanti cambiamenti che hanno interessato anche le più piccole realtà.
Una storia inventata, ma verosimile, che si apre con la grande festa organizzata per l’inaugurazione di un santuario mariano nell’immaginario paesino di Civita Turrita. Qui le vicende di tre seminaristi, Piero, Ottavio, Oreste, si intrecciano con quelle della diocesi e della comunità locale. Diverso è il loro modo di vivere il sacerdozio. Alla freddezza e all’ambizione di Don Ottavio, proiettato ad una brillante carriera ecclesiastica sacrificata per un atto spregevole, si contrappongono l’esuberanza di Don Oreste e il suo ministero vissuto tra la gente, la timidezza e l’insicurezza di Don Piero destinate a riservargli una vita protetta all’interno del vescovado.
La decadenza che, a poco a poco, investe la diocesi di Civita Turrita va di pari passo con la crisi che colpisce la Chiesa: perdita di fedeli, diminuzione delle vocazioni, nascita di nuove correnti religiose. Tutti cambiamenti che non sfuggono alla riflessione conclusiva di Don Oreste: “ Il Concilio è servito solo ad allungare la nostra agonia…se ci saranno dei giusti allora verrà davvero la primavera. Se no guardati bene dalla sesta stagione che sarà ben più terribile della quinta perché non vedrà una settima”.

“Lavinia”: in guerra per una donna

Recensione di Marianna Abbate a Lavinia_cavallo di ferro

Marianna Abbate
ROMA – Eccoci di nuovo a romanzare, con questo insolito capolavoro rosa di un’autrice epica. Si tratta di Lavinia, della famosissima (per chi ama il fantasy) autrice americana Ursula K. Le Guin, edito per la prima volta in Italia da Cavallo di Ferro. Per chi, come me, non resiste ad una storia d’amore coinvolgente e tormentata- camuffata per di più da un contesto storico di tutto rispetto. Continua

“I vecchi e i giovani”, l’amarissimo e popoloso romanzo di Luigi Pirandello

Alessia Sità
ROMA – Era il 1913 quando i Fratelli Treves pubblicavano l’edizione completa di “ I vecchi e i giovani” (Garzanti, 1993), il romanzo più lungo scritto da Luigi Pirandello. A distanza di diversi anni, l’opera risulta ancora molto attuale per i problemi descritti, che sembrano essere esattamente gli stessi di oggi: la corruzione, l’incapacità del governo e delle classi dirigenti, le mafie, l’arrivismo e il senso logorante di una precarietà che non vuole lasciare il posto ad un futuro migliore. La narrazione ha inizio dai turbolenti mesi precedenti le elezioni politiche del 1892 per concludersi nel 1894, con la proclamazione dello stato d’assedio in Sicilia.
Il frantumarsi degli ideali risorgimentali nell’Italia della rivolta dei Fasci Siciliani e dello scandalo della Banca Romana, sono al centro delle intricate vicende di due famiglie agrigentine: i Laurentano e i Salvo. L’intreccio si basa essenzialmente sul confronto di due generazioni: da una parte ci sono i vecchi – come Roberto Auriti, i fratelli Ippolito, Cosmo e Caterina Laurentano – testimoni diretti delle lotte del Risorgimento e del periodo garibaldino, ma ormai incapaci di opporsi al corso degli eventi e per questo rassegnati a vivere nel compromesso; dall’altra parte dello schieramento, invece, ci sono i giovani che, dopo tanti anni di divisione, confidano nell’Unità della Nazione per dar vita ad un rinnovamento sociale. Fra questi spiccano in modo particolare Lando Laurentano, Dianella Salvo e Aurelio Costa.
Pirandello definì “I vecchi e i giovani” come un “amarissimo e popoloso romanzo, ov’è racchiuso il dramma della mia generazione”. Da questa breve ma eloquente dichiarazione, traspare il risentimento dello scrittore nei confronti della storia. Tale rancore continua a manifestarsi, pagina dopo pagina, attraverso il mosaico di volti e di fatti presenti nella narrazione.
L’opera è pervasa da un senso di soffocamento, che opprime allo stesso modo vecchi e giovani. I primi sono considerati i reali responsabili degli scandali che hanno segnato il corso della storia del nostro Paese, i secondi, invece, sono costretti a vivere in una società in cui non si riconoscono e di cui non si sentono futuri protagonisti.
In questo romanzo accorato, ogni personaggio è la testimonianza di un fallimento e di una speranza tradita. Il Risorgimento, inteso come rinnovamento e ricostruzione di una Nazione migliore, non ha sortito i risultati sperati e, allo stesso tempo, l’Unità nazionale non ha apportato alcun giovamento nelle zone più arretrate del paese; ancora una volta è il Meridione a non poter avere alcuna possibilità di riscatto.
Attraverso le parole di don Cosmo, Pirandello offre una drammatica chiave di lettura dell’intera vicenda: “bisogna vivere, cioè illudersi […]; e pensare che tutto questo passerà … passerà …”.