"La gente che sta bene": tu cosa faresti pur di stare bene?

Marianna Abbate
ROMA – Giuseppe Sobreroni sta bene. Fa l’avvocato, frequenta il mondo bene e tra poco pubblicheranno un’intervista con lui su un noto magazine. 
Il romanzo di Federico Baccomo “Duchesne” edito da Marsilio parla proprio di lui, e di gente come lui. ”La gente che sta bene”, che affolla i salotti, che parla di cose importantissime e non vede l’ora di pugnalarsi vicendevolmente alle spalle. Perché il mondo bene è un grande bacino d’acqua, un po’ sovraffollato, dove bisogna lottare per rimanere a galla. E così accade un bel giorno, che il partner di una vita ti abbandona, che tua moglie è di nuovo incinta e che il lavoro promesso- la tua rivincita- si rivela una sòla clamorosa.
Ma l’uomo che sta bene non si arrende, cerca la sua rivincita, cerca la sua vendetta.
Portarsi a letto la moglie dell’uomo che l’ha ingannato, la soluzione ideale: ferire allo stesso tempo quell’uomo e la propria moglie. Eh sì, anche la moglie. Si è chiusa in un inspiegabile mutismo, dopo quell’aborto così necessario per la sopravvivenza della Famiglia.
E poi entrare nel vortice del Male, superare ogni limite della moralità più laica. Fino a toccare il fondo più nero e diventare un assassino.
Pur di continuare a stare bene.
Un romanzo coinvolgente, una storia così assurda da sembrare vera. E sul sito La gente che sta bene possiamo conoscere ancora di più Giuseppe Sobreroni e le sue massime di vita.

“La figlia del reverendo”. Una profonda esplorazione dell’animo umano edito da Neri Pozza

Alessia Sità
Roma – “Ci sgretoliamo anno dopo anno e tutto rimane uguale a se stesso”.
Lo scorrere del tempo e la stasi di un insignificante villaggio, sito nelle contee orientali dell’Inghilterra, fanno da sfondo a “La figlia del reverendo” di Flora Macdonald Mayor, pubblicato da Neri Pozza Editore, nella collana I narratori delle Tavole. Il romanzo, oggi considerato un capolavoro del XX secolo, fu pubblicato per la prima volta nel 1924 da Leonard e Virginia Woolf .
La vita vuota e banale della non più giovane Mary è completamente sconvolta dall’arrivo di Robert Herbert, un vecchio amico dell’accidioso reverendo Jocelyn. Improvvisamente, per la protagonista rifioriscono tutte le emozioni soffocate durante gli anni trascorsi nella canonica di Dedmayne. L’esistenza silenziosa e prevedibile di una donna, abituata a vivere in un microcosmo chiuso, viene improvvisamente sorpresa dalla passione. Fondamentale diventa anche l’amicizia con la spigliata Kathy, che aprirà a Mary una finestra sul mondo, quello vero, lontano dalla condizione di governante – padrone della propria casa. Il legame con il padre, comunque, resterà costantemente presente in ogni nuova esperienza. Pagina dopo pagina, il lettore viene sempre più coinvolto in questo rapporto, in cui gradualmente emerge l’insensibilità di Jocelyn e la perenne soggezione della figlia.
Con una prosa elegante, Flora Mayor riesce ad indagare nel groviglio dell’animo di ogni singolo personaggio, soffermandosi particolarmente sull’impotenza di esso di fronte alle rigide regole sociali. “La figlia del reverendo” è un romanzo introspettivo, capace di esprimere in ogni sfumatura il difficile rapporto fra un padre egoista e il silenzio di una figlia che non trova il coraggio per porre fine alla propria condizione di sottomissione.

"La morte al cancello", il raffinato noir di Gianni Simoni pubblicato da TEA

Alessia Sità

ROMA – Una donna uccisa crudelmente, due miseri barboni eliminati perché ritenuti pericolosi e una città enigmatica, che nasconde un lato oscuro, troppo inquietante. Sono questi gli ingredienti del nuovo romanzo di Gianni Simoni, “La morte al cancello” edito da TEA nella collana Narrativa Tea.
Per il commissario Miceli, ancora una volta affiancato dall’instancabile ex giudice Petri, e per la sua squadra investigativa c’è un nuovo intricato caso da risolvere.
In una fredda notte bresciana, si consuma il barbaro delitto della moglie di un noto luminare di cardiochirurgia. Pochi giorni dopo, in città si apprende la notizia del ritrovamento dei cadaveri di due senzatetto. In apparenza, gli omicidi sembrano non avere nessun legame, ma andando avanti le indagini si incrociano inevitabilmente.

Il lavoro della polizia si fa sempre più meticoloso, non bisogna tralasciare nessun particolare, perchè anche il più abile killer può commettere errori o leggerezze. La pista principale seguita sembra essere quella di un omicidio su commissione, ma qualcosa nel quadro complessivo della vicenda non torna. Ci sono troppe domande senza risposta. Perché la donna è stata uccisa? E chi poteva avercela con due barboni disgraziati? Le ipotesi e gli indizi aumentano sempre di più e la pazienza, talvolta, sembra venir meno. La coppia Miceli – Petri però non si arrende. Le indagini continuano senza sosta, fino a quando anche l’ultimo tassello del complicato puzzle non trova posto.
Ogni personaggio, ogni evento è descritto passo dopo passo con estrema accuratezza. Gradualmente la soluzione prende finalmente forma. Attraverso una scrittura diretta, talvolta ricorrendo anche all’uso della lingua dialettale, l’ex magistrato riesce a coinvolgere il lettore in una complessa vicenda che nasconde un retroscena di tradimenti e infinito degrado. Il raffinato giallo di Simoni tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina, finché la giustizia non avrà fatto il suo corso.

"Alias MM" Cent’anni d’Italia

Marianna Abbate
ROMA In questo periodo di festeggiamenti per l’Anniversario italiano è un piacere trovare tra le novità editoriali piccoli gioielli di letteratura sul nostro Paese. Il libro di Pino Sassano “Alias MM” edito da L’infinito è sicuramente tra questi. Racconta le complesse vicende generazionali di una famiglia del Sud tra il 1860 e il 1966, mostrando con maestria i cambiamenti sociali e politici di un paese in fieri. 
Se Gabriel Garcia Marquez ci ha presentato “Cent’anni di solitudine”, quelli di Sassano sono cent’anni in compagnia, dove anche le peggiori difficoltà vengono affrontate con spirito e desiderio di rivincita.
Il capostipite della famiglia si trova alle prese con gli intrighi politici di uno stato ancora da formare, con tutte le sue lacune di potere e una malavita da sempre organizzata. Suo figlio Giovanni si vedrà affrontare una realtà diversa ma altrettanto complessa: cercherà di cavalcare l’onda dello sviluppo industriale in un’inedita Bell’Epoque napoletana. La nipote Milly, a sua volta, calcherà i palcoscenici del varietà, fino a che, travolta da inaspettati rivolgimenti politici del Ventennio, non sarà costretta ad emigrare in America.
Fino ad arrivare ad Alias MM il nipote omonimo del capostipite, Mario Mignone, al quale il nonno stesso, in punto di morte, racconterà la sua storia.
Un libro piacevole, appassionante. Per ricordarci chi siamo e da dove veniamo- senza dimenticare dove stiamo andando.

Bompiani: Federica De Paolis,”Ti ascolto” chiudere gli occhi e vivere con le storie degli altri

Giulia Siena
Roma E’ strano leggere le movenze, i pensieri e gli atteggiamenti di un uomo dalla penna di una donna: le sensazione che percepisci sono aspre, dirette, proprio come le racconterebbe un uomo, ma si intersecano a descrizioni sentimentali e precise proprio come quando è la donna a raccontare. Questo è il terzo libro di Federica De Paolis, “Ti ascolto” edito da Bompiani.

Diego, il protagonista, peregrino perenne in fuga da qualcosa, deve fermarsi nella casa di famiglia senza nessuno che si prenda cura di lui. La monotonia del silenzio in cui è costretto viene spezzata dallo squillo del telefono: non c’è bisogno che le sue parole precipitino sulla cornetta, è il ricevitore che invoca ascolto. Il filo del telefono collega inaspettatamente Diego con i delicati intrecci di vite degli altri. Amicizie, storie, amori e sofferenze entrano nella cornetta del telefono per farsi ascoltare senza un nome e vivere senza un volto.

 

Così, le vite degli inquilini del suo stesso palazzo diventano anche la storia di Diego. Lui vuole vivere attraverso l’ascolto, celandosi dietro la sua buffa mascherina con la quale si aiuta a schermire la luce. Le storie degli altri lo coinvolgono, lo rinnovano, lo spronano a mettersi in gioco e a entrare nelle altre vite come un bisogno. I tasselli si riuniranno e il romanzo non smetterà di sorprendervi fino alle ultime righe dell’ultima pagina.
Fermarsi e chiudere gli occhi porta all’ascolto, regala quiete e riflessione: da qui alla decodificazione in parola è stato un passo semplice per una narratrice attenta come Federica De Paolis. La sua scrittura è compatta nello stile e agile nel gestire il congegno narrativo; in questo modo il lettore ha il posto da spettatore d’onore.

"E’ tutto normale"

Marianna Abbate
ROMA – Ho avuto un approccio distratto a questo libro. La sua copertina era tranquillizzante nei suoi colori pastello e nella sua fluttuante plasticità. Il titolo poi, mi ha del tutto rilassata “E’ tutto normale” mi ha detto di celeste Luciano Pagano, pubblicato da Lupo Editore
Eppure avrei dovuto insospettirmi: se tutto è normale perché ricordarmelo? Perché sottolinearlo in prima pagina? E cosa c’è di normale in una bambina che cammina sott’acqua tenendo all’amo un pesce?
Invece niente: non mi ha sfiorata il minimo sospetto.
Poi ho scoperto il segreto, poi un altro e un altro ancora. Finché il quadro non si è fatto completo, ma solo intorno a pagina 200.

Una coppia gay attende il ritorno del loro figlio Marco dalla seduta di laurea. E fino a qui tutto abbastanza normale, o perlomeno niente a cui non abbiamo mai pensato o immaginato potesse accadere. Deve portare a casa la sua anima gemella, maschio o femmina che sia. Kris.
Un nome che potrebbe significare tutto e niente. E’ tutto normale.
Riceverà in regalo una Porche. E’ tutto normale. Kris è una femmina. E’ tutto normale. La madre è morta poco dopo la nascita di Marco. La madre ha avuto una relazione con entrambi i suoi padri. La madre ha scelto di avere il figlio nonostante la malattia terminale che l’avrebbe portata alla morte. E’ tutto normale. 
Marco non è il figlio naturale di quello che crede essere suo padre ma del suo compagno.
Continua a convincerti che è tutto normale.
Se poi aggiungi che Kris proviene da una famiglia omofoba, tutto il tuo castello di carta della normalità potrà finalmente frantumarsi tirando un sospiro di sollievo. 
Perché se è vero che ogni famiglia ha i suoi segreti, il sottotitolo di questo libro potrebbe tranquillamente ispirarsi a un link di facebook: “E’ tutto normale. S’o dici te…”
E se qualcuno teme che gli abbia rovinato il libro non si preoccupi, ho lasciato intatto il colpo di scena finale.

L’Italia del "Vicolo dell’Acciaio"

Marianna Abbate
ROMA Che l’Italia abbia mille volti lo sapevamo già. Certo è che per l’italiano medio l’operaio ha sempre il volto di un dipendente Mirafiori, che campeggia sulle prime pagine dei giornali. Quello che Cosimo Argentina ci mostra nel suo libro, edito da Fandango, è il “Vicolo dell’Acciaio” un distretto industriale di Taranto, che al massimo potremmo aver visto nella quinta pagina di cronaca, quando si è trovato al centro di un Referendum.
Forse perché gli operai siderurgici non sono altrettanto fotogenici quanto i dipendenti Fiat, o forse perché il loro lavoro mostra effettivamente delle problematiche economico-sanitarie ben diverse da quelle delle fabbriche di automobili. Certo è che nel libro di Argentina, si respira un’aria pesante, tossica. Una nube grigia di fumi e odori acri che chi ha sentito una volta non potrà più dimenticare. 
Poi ci sono i personaggi, i protagonisti di questo ritratto dell’ Italia industriale: combattono le loro battaglie quotidiane e cercano di sopravvivere in mezzo a quel male di vivere e a tutto quel fumo. Sono coraggiosi, forti come il Generale, o indefiniti, indecisi, ma pur sempre arrabbiati, come il figlio Mino. Non cambiano. Rimangono così, statici e un po’ tristi, fino all’ultima pagina del romanzo; almeno i sopravvissuti. 
Cosimo Argentina è agitato e commosso. Si vede dalle sue frasi, brevi e concise, ma non per questo semplici. Spesso il linguaggio è ermetico, autoreferenziale e complicato. Per chi non conosce il dialetto la lettura risulta poco scorrevole, nonostante si tratti comunque di una scrittura rapida e discorsiva. 
La tematica ricorda un po’ Zola e un po’ Verga, ma lo stile è completamente diverso.
L’autore è troppo coinvolto per risultare oggettivo, il suo è un romanzo sentito e sofferto. Un alone di depressione si posa anche sulle considerazioni finali, come se la speranza avesse evitato di proposito questo libro. O perlomeno il quartiere industriale di Taranto.



"La sola idea di te", da Neri Pozza il primo romanzo di Rosie Alison

Silvia Notarangelo

Roma – “Esistono molti modi di consumare una passione, a questo mondo…una lettera, una conversazione o persino un semplice sguardo”. Potrebbe riassumersi con queste parole “La sola idea di te”, il romanzo di debutto della scrittrice inglese Rosie Alison, pubblicato da Neri Pozza Editore.

Anna, la protagonista, ha otto anni, vive a Londra e la sua sembra un’infanzia felice.
Una data, però, il primo settembre 1939, segnerà per sempre la sua vita. Lo scoppio della guerra costringe Roberta, sua madre, a una dolorosa quanto inevitabile decisione: aderire al programma di evacuazione e lasciar partire la figlia nella speranza di sottrarla al macabro spettacolo dei bombardamenti. Ha inizio, così, la particolarissima avventura di Anna nell’incontaminato Ashton Park, una dimora privata temporaneamente allestita come collegio per accogliere un nutrito gruppo di bambini.

È lei l’inconsapevole testimone che svela, a poco a poco, i segreti dei proprietari, gli Ashton, una coppia apparentemente impeccabile e affiatata. Elizabeth, bellissima e misteriosa, è, in realtà, terribilmente infelice e conduce, da tempo, una doppia vita, nel disperato tentativo di riuscire ad avere quel figlio che tanto desidera. Anche Thomas, il marito, gentile e premuroso, nonostante una malattia lo costringa su una sedia a rotelle, nasconde un sentimento forte e inconfessabile, per Ruth, una giovane insegnante appena conosciuta, che ricambia, tacitamente, il suo affetto. Sarà proprio la scoperta del legame tra i due a innescare una serie di imprevedibili e drammatiche conseguenze.
Parallelamente, continua, a Londra, la vita di Roberta, un’esistenza che prende una piega del tutto inaspettata, complice un nuovo lavoro e una ritrovata libertà personale. Tuttavia, anche nel suo caso, la spensieratezza di quei giorni, così stridente rispetto all’atmosfera della città, sarà breve e, purtroppo, preludio di una fine straziante.
Passano gli anni e, nel 1943, Anna può finalmente tornare a casa: alla gioia nel rivedere il padre fa, però, da contraltare l’immensa nostalgia che la assale nel doversi separare dal signor Thomas, il suo vero e unico punto di riferimento.
Un vuoto che neppure il tempo saprà colmare e che le susciterà, per sempre, un senso di smarrimento unito ad una profonda insoddisfazione. Soltanto alla fine della sua vita, Anna, ormai settantacinquenne, riuscirà a fare ritorno ad Ashton Park, dove potrà, serenamente, lasciarsi andare accanto a “quel faggio purpureo” che era stato compagno dei suoi giochi.

"D’amore e ombra", un classico di Isabel Allende

Alessia Sità
ROMA – Pensando alla Lettura vintage di questa settimana, ho riscoperto la bellezza di uno dei romanzi di Isabel Allende: “D’amore e ombra”, edito da Feltrinelli, nella collana Universale economica. La scrittrice cilena compose l’opera nel 1984, durante il suo esilio in Venezuela. Fra finzione e realtà, l’Allende ci racconta un’epoca che lei stessa definisce ‘di somma ingiustizia’.
Sullo sfondo di un Cile devastato dalla dittatura, portata nel 1973 da un Golpe militare guidato dal generale Pinochet, si snoda la vicenda dei tre protagonisti. Tre storie diverse accomunate da uno stesso destino.

La vita di Irene, una giornalista di buona famiglia, cambia subito dopo l’incontro con Francisco, un giovane appassionato di fotografia. I due lavorano su un’inchiesta giornalistica incentrata su Evangelina, una ragazzina dotata di poteri soprannaturali, scomparsa misteriosamente dopo aver messo in ridicolo un ufficiale. L’indagine condotta coraggiosamente dai due giovani porterà ad un terribile scandalo, le cui conseguenze saranno particolarmente dolorose.
Ancora una volta Isabel Allende riesce a coinvolgere il lettore in una narrazione ricca di particolari, di avvenimenti e di personaggi.
La vicenda – probabilmente frutto di una reale esperienza vissuta da alcuni amici della scrittrice – commuove, indigna, ma allo stesso tempo fa anche sperare.
“D’amore e ombra” è una splendida storia d’amore che non risulta mai banale o leziosa, ma soprattutto è un racconto che tiene col fiato sospeso fino alla fine.

"Senza tacchi", ma neanche in punta di piedi

Marianna Abbate
ROMA – Fare la modella è il sogno di migliaia di ragazzine. Sfilare con quegli abiti meravigliosi e fluttuanti, occupare tutti i manifesti della città, sorridere ai fotografi e firmare autografi. Inutile ripetere che questa è solo una faccia della medaglia e che dall’altra parte ci sono umiliazioni, sofferenze diete interminabili e malsana competizione. Ce lo racconta da vicino Francesca Lancini, supermodella, nel suo esordio letterario “Senza tacchi” edito da Bompiani.

Sono stata attirata alla lettura di questo libro dal nostro direttore, che conosce bene la mia debolezza per i romanzi rosa, consumati in quantità industriale a qualunque ora del giorno e della notte. Ebbene , cara direttrice, questo non è un romanzo rosa, come potrebbero indurci erroneamente queste lunghe gambe nude in copertina. Questo romanzo è più simile a un horror psicologico, a una storia di guerra oppure, se proprio vogliamo a una commedia nera all’inglese. Perchè il mondo che vediamo, e che impariamo a conoscere dalle pagine del libro, fa paura. Inquieta e terrorizza, delude e rattrista. Un libro consigliabile a tutte le mamme che spingono le loro figlie a cominciare queste improbabili carriere, sostenendole con impegno in diete massacranti, pagando interventi estetici inutili se non dannosi. Perchè sono proprio così i genitori del libro: assenti e assenteisti, confidano nel denaro più che nell’Amore e nel successo più che nella Felicità.
La consolazione sta nel fatto che la protagonista, una ragazza abbastanza sveglia, riesce a liberarsi da questo vortice di autodistruzione, grazie ad una visione lucida di quanto la circonda. Non saprei definire quanto di autobiografico l’autrice abbia voluto condividere con i lettori; ma se pensiamo che da una carriera di successo, che l’ha portata come valletta a Sanremo nel 2006, si è dedicata alla scrittura possiamo immaginare che la realtà si distingua ben poco dalla fantasia. Le faccio i miei migliori auguri per questo cambiamento.