Bompiani: “Le stelle fredde” di Guido Piovene

Daniela Distefano
CATANIA“Anch’io non ero sceso in quella conca a ricordare, ma a togliermi ogni illusione di poterlo fare, perché ogni ricordo era morto, com’ero quasi morto anch’io, eccettuata un’irrequietezza spettrale senza il vigore della vita. L’obbligazione che mi ero proposto forse era proprio quella di veder morire con me tutti i residui del passato”.

Premio Strega 1970, il romanzo Le stelle fredde (Bompiani) di Guido Piovene racconta la catarsi mancata di un uomo che perdendo l’amore della propria donna, precipita nell’astrattezza delle emozioni, e finisce col voltare pagina troppo bruscamente. Dopo aver lasciato la città per trasferirsi nella casa avita in campagna, il protagonista viene sospettato dell’omicidio di una persona che nutriva per lui antichi rancori. Ha inizio così una fuga da sé e un ritiro dal mondo durante il quale incontrerà un amico nella persona di Sergio e un redivivo Fedor Dostoevskij che si chiede: “il mondo si ricorda ancora di me?” “Che domanda!” rispose Sergio. “Sappia allora, se le fa piacere, che la sua gloria cresce sempre. Si studia Dostoevskij, lo si ristudia, lo si imita, si subisce la sua influenza, i personaggi dei suoi libri sono familiari a tutti; senza Dostoevskij insomma questo bel mondo non sarebbe quello che è”. Continua

Bompiani: “La battaglia” di John Steinbeck. Traduzione di Eugenio Montale, a cura di Luigi Sampietro

Daniela Distefano
CATANIA“Quando l’uomo-gruppo vuole mettersi in moto fissa un concetto: ‘Dio vuole che riconquistiamo la Terra Santa’; oppure ‘Lottiamo perché nel mondo sia assicurata la democrazia’; o anche ‘Cancelliamo le ingiustizie sociali attraverso il comunismo’. In realtà al gruppo importano poco la Terra Santa o la democrazia o il comunismo. E’ possibile che il gruppo voglia semplicemente darsi da fare e combattere e che usi queste parole solo per tranquillizzare la mente degli individui […] Tutti gli smarrimenti e gli errori della storia sono dovuti a uomini pratici che guidano uomini con stomachi”.

Una scellerata crisi provocò il crollo economico del 1929: l’America fu presa da un grande spavento. John Steinbeck, uno dei più grandi esponenti della letteratura statunitense e mondiale, in questo romanzo densissimo – La Battaglia (Bompiani) – narra con acume la storia di uno sciopero di braccianti, del suo fallimento e di uomini che lottano per i diritti fondamentali. Continua

Bompiani: “Paesaggi e personaggi” di Gillo Dorfles

Daniela Distefano
CATANIA “L’arte è l’unica passione a cui sono rimasto fedele sempre, sin dalle prime folgorazioni dell’astrattismo di Klee e di Kandinskij”. Siamo abituati a vederlo come il più saggio dei grilli parlanti, di certo il più longevo critico del nostro tempo. Gillo Dorfles nasce a Trieste il 12 aprile del 1910. E’ la personalità che ha coltivato i più intensi rapporti internazionali con estetica e arte in tutto il mondo. Formatosi in area centroeuropea e ultimati gli studi universitari a Milano e Roma, ha studiato, assimilato, metabolizzato l’ Estetica angloamericana e quella dell’Est europeo.
In questo agile opuscolo – Paesaggi e personaggi (Bompiani) – raccoglie appunti e ricordi di un vasto repertorio esperienziale. Il suo è un viaggio con la mente e il corpo: tra Italia, Europa, America, e Oriente, un giro del globo alla ricerca del cerchio che racchiude l’anima. Continua

Bompiani: “Vent’anni” di Corrado Alvaro

Daniela Distefano
CATANIA“Fu quello un momento in cui sentì come sia poco avere vent’anni, come la forza degli uomini sia ben altro, le passioni profonde e mortali, il dolore altissimo. Vent’anni”.
Corrado Alvaro (San Luca, 1895 – Roma, 1956) è stato scrittore, giornalista e poeta, ma soprattutto un intellettuale la cui forte sensibilità civile, etica e culturale gli ha consentito, già negli anni Trenta, di avvertire e denunciare, attraverso gli scritti letterari, giornalistici e innumerosi saggi, il male che si stava diffondendo in Europa.
Nel romanzo Vent’anni, edito da Bompiani, Corrado Alvaro ci trasporta nel filo spinato della Grande Guerra, raccontando una delicata storia di amicizia, illusione e delusione Continua

Bompiani: “Lunedì o martedì. Tutti i racconti” di Virginia Woolf

Daniela Distefano
CATANIAVirginia Woolf è stata molto più che una lungimirante scrittrice: ha rappresentato il varco tra il mondo visto dagli uomini e per gli uomini e la nuova entità femminile in cerca di una comprensione di sé meno evanescente e succube. In che rapporto stanno, i racconti di Virginia Woolf, con i suoi romanzi più celebri? Con Mrs Dalloway, con Gita al faro, con Le onde?
L’impressione è che, lungi dall’essere “little things”, molti di questi racconti – confluiti nella raccolta Lunedì o martedì edita da Bompiani – raffigurino altrettanti punti nevralgici della migliore produzione della scrittrice inglese. Sono snodi, intuizioni, idee concentrate, ipnotiche che non hanno a volte neanche una trama in senso classico (si legga per esempio il racconto La macchia sul muro). Si avverte un nuovo approccio alla narrazione. Continua

Bompiani: “Si dubita sempre delle cose più belle”, ovvero il carteggio tra Federico De Roberto ed Ernesta Valle.

Bompiani_ChronicalibriDaniela Distefano
CATANIA – In ben 2088 pagine, Sarah Zappulla Muscarà, ordinario di Letteratura Italiana nell’ Università di Catania, ed Enzo Zappulla, Presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano, hanno raccolto in un unico volume pubblicato da Bompiani, Si dubita sempre delle cose più belle, le lettere d’amore di Federico De Roberto ed Ernesta Valle, cioè il noto autore dei “Vicerè” e la giovane gentildonna milanese di cui si innamorò.
I due si incontrano per la prima volta il 29 maggio 1897 nel corso di una festa in casa Borromeo. Un amore fiorito all’improvviso, due anime si riconoscono e capiscono di appartenersi. Continua

È il tempo della congiura, “Quando Marte è in Capricorno”.

Quando Marte è in CapricornoGiulio Gasperini
AOSTA – “Quando Marte è in Capricorno” è il tempo della congiura. Come quella di cui narra Silvana La Spina nel romanzo edito da Bompiani nel 1994. Ai danni di Federico II di Svevia. La congiura si fa spazio subdolamente nei rapporti tra persone, percorre fredde stanze, valica improbabili e fragili confini e si semina distrattamente per dare grossi frutti. E con la congiura accade un passaggio, una transizione da epoca a epoca che condiziona una società e ne modifica alla base i meccanismi e i rapporti.
Il punto di vista del romanzo è quello di un vecchissimo Jacopo da Lentini, l’inventore del sonetto, la cui vocazione poetica è da lui stesso considerata timidamente come una pausa rispetto alla sua attività (modesta) di notaro. Rinchiuso, quasi in fuga dal mondo, in un’abbazia benedettina della Sicilia, trascorre il proprio tempo nell’affannoso compito di sistemare la sua attività poetica, il suo splendido “Canzoniere”. Alla notizia della morte di Pier delle Vigne, il consigliere più amato da Federico, accusato di alto tradimento, si spalanca la memoria del notaro e l’imperativo più impellente, quello a cui non ci si può sottrarre, è la stesura di una storia, da lasciare in eredità al figlio, su come sia andata effettivamente la storia; tanto pressante da dimenticarsi delle proprie poesie.
Silvana La Spina edifica una narrazione che travalica la storia, creando una realtà più concreta dei semplici fatti storici, dei semplici avvenimenti da calendario. Solo ipotesi, quelle elaborate da Silvana, ma che assumono la potenza di una verità incontestabile, perché animate da una forza narrativa destabilizzante, tellurica. I legami umani, quelli di amore e di amicizia, sono l’origine di un complesso tessuto, di una rappresentazione che richiama quelle del “pittore di battaglie” di Arturo Pérez-Reverte: un affresco unico, un ciclo continuo di vicende e accadimenti che si rincorrono e nessuno è casuale né vano, ma tutti incatenati e incastrati armonicamente per la realizzazione di un disegno superiore. Ma l’importanza della storica fa un passo indietro di fronte alla monumentale narrazione dell’interiorità di quelle stesse persone che, in altri libri, paiono persino svuotate della loro umanità, per diventare eminentemente pedine di uno schema politico e militare.
In “Quando Marte è in Capricorno” Silvana La Spina non avanza pretese di nessun tipo. Soltanto, si concede il beneficio del dubbio di avere più ragione di chi la storia la teorizza e basta. Utilizzando uno strumento ulteriore, quello dell’italiano. Nel romanzo, la lingua è raffinata poesie: un’attenzione puntuale ma non ostentata verso il lessico. Una scelta preziosa di parole e suoni, di significati e significanti, rendono la lettura di queste pagine un piacere anche musicale ed emotivo.

Novità: “L’Ammezzato” arriva alla Milanesiana

bompianiMILANO – Arriva in occasione della Milanesiana – l’ormai storica rassegna in programma a Milano con 40 appuntamenti fino al 9 luglio – “L’Ammezzato” di Nicholson Baker. Pubblicato da Bompiani,  il romanzo parla di Howie, un impiegato alquanto ordinario.

Dopo l’intervallo per il pranzo – un biscotto, un bicchiere di latte – il giovane Howie, torna al lavoro: attraversa l’atrio, sale, diretto al suo ufficio nell’ammezzato, sulla scala mobile… Tutto pare ovvio, consueto – ma oggi, forse, non è un giorno come tutti gli altri. Oggi, prima di rientrare, Howie ha dovuto fare un acquisto: un paio di lacci da scarpe, per sostituire quelli che gli si sono rotti – una stringa ieri, una l’altroieri. Un caso strano, in verità… a partire da questo spunto, la brevissima ascesa del protagonista – una manciata di secondi – si trasforma, per libera associazione, o dissociazione, di idee, in un eccentrico, divertente e insieme spietato itinerario del pensiero e della memoria. Mentre si chiede quando ha imparato a legarsi le stringhe da solo; quali altri tappe hanno segnato la sua crescita; come si usurano le stringhe (nel legarsele o nel camminare? e in modo simmetrico o no?), il quotidiano, il banale, i tic propri e altrui vengono catalogati, spiati, commentati, chiosati con lucido sarcasmo, in una sorta di delirante volontà di dare ordine al caos.

Le favole e poi l’ultimo viaggio di Antoine de Saint-Exupéry

Dalila Sansone
AREZZO – “Ma se mi va di dimenticare il suo dimenticare e di inventarmi un sogno?”. Già, se a volte volessimo dimenticare e immaginare una realtà diversa? Non per illusione, solo per smettere di non credere più e non correre il rischio di pensare che di qualcosa non sia valsa la pena? Vale sempre la pena, anche solo per inventarsi un sogno.
Non mi sono mai chiesta che fine avesse fatto il Piccolo Principe, se se ne fosse tornato dalla sua rosa o fosse invece rimasto, per sempre bambino, a stupirsi delle illogicità di presunti adulti. Faccio l’errore di molti e lascio i “personaggi” tra la lettera maiuscola della prima pagina e il punto dell’ultima, nel loro eterno presente senza trascorsi e destini con cui riempire pagine non scritte.
Antoine de Saint-Exupéry quel suo Piccolo Principe se lo portava dietro, ché in fondo era un po’ lui, era la parte invisibile di lui; così, quando prima di partire per l’ultima missione (Algeri 1943), la incontra in Algeria, su di un treno un giorno qualunque e agli schizzi di un piccolo principe biondo che lascia raccontare, parlare, chiedere, spesso non capire. Le “Lettere a una sconosciuta” (Bompiani, 2009) sono una bella raccolta degli ultimi fogli sparsi dell’autore del libro più venduto al mondo, acquerelli e righe scarabocchiate. Sulle pagine scorrono qualche frase o lettere per una donna, sposata, algerina che smette di rispondere al telefono e non avvisa se decide di non presentarsi ad un appuntamento. Non c’è nessun filo che collega il bambino che sulla carta parla per l’uomo al libro che li ha resi entrambi liberi dallo scorrere del tempo e dalla dimensione materiale dell’esistenza. Si, perché tra quei pochi pezzi di carta, invece, ci sono proprio il tempo e l’essere esistiti, lì in quel momento. Ci sono emozioni semplici che parlano delle illusioni, di quando le illusioni pretendono che si guardi alla realtà con la logica dei fatti e delle conseguenze.
“Le favole sono fatte così. Una mattina ti svegli e dici: ‘Era solo una favola…’. Sorridi di te. Ma nel profondo non sorridi affatto. Sai bene che le favole sono l’unica realtà della vita.” Sentire riesce quasi sempre a vivere la disillusione e a trovarci dentro la ragione profonda del sentimento, che è fatto di una natura diversa dalla logica; sopravvive a sé stesso come sensazione ed è quella la realtà: la sensazione che non si spiega, non si descrive, capace com’è solo di restare. A volte il piccolo principe continua a non capire, arriva persino a rinunciare, a farlo credendo che sia inutile, distraendosi di amarezza. Ma poi succede anche a lui di rendersi conto che l’essenziale non è invisibile agli occhi, l’essenziale è semplicemente parte di te. Esiste. È inutile credere che si possa restare per sempre bambini, illudersi che l’ingenuità di cui si nutre l’immediatezza delle emozioni sia duratura… però è così stupidamente adulto non custodirne gelosamente la tenerezza!

Novità: “Piangi pure”, ama e continua a vivere

Giulia Siena
ROMA 
“Io non mi pento mai di niente. Il pentimento si porta dietro il rimpianto e il rimpianto è uno dei due sentimenti che non posso assolutamente permettermi. L’altro è l’amore”.

Ha quasi ottant’anni Iris De Santis. E ottant’anni sono troppi per amare. A quell’età bisogna guardare le vite degli altri e non essere così egocentrici da pensare alla propria vita; figuriamoci all’amore! L’amore tra anziani, poi, è una cosa così grottesca, un’ostinazione che la società non accetta. E Iris ha già dato scandalo nella sua vita, da giovane, quando negli anni Sessanta ha abbandonato il marito e una figlia che non la perdonerà mai per correre dietro a un capriccio, all’amore. Ha fatto di più: negli stessi ha lasciato che lo scandalo familiare fosse sotto gli occhi di tutti, ne ha fatto un libro di discreto successo. Ora non ha più legami e potrebbe abbandonarsi alla simpatia per C., lasciarsi trasportare da una personalità così bella che potrebbe risvegliarla dal torpore degli anni.

Iris, protagonista di “Piangi pure”, l’ultimo romanzo di Lidia Ravera in libreria per Bompiani, si era rassegnata alla vecchiaia. Aveva fatto della sua casa romana ai Parioli, quella che aveva comprato con i soldi guadagnati dal suo libro sullo scandalo, la tana dove ritirarsi. Ma qualcosa in lei è cambiato, non solo ha venduto il suo appartamento come nuda proprietà ma ha un motivo per vivere. Vedere ogni giorno C. per il caffè e, alle volte, per l’aperitivo, ha risvegliato in lei qualcosa. Chi è C.? C. come Carlo, lo psicoterapeuta del terzo piano, l’affascinante professore ultrasettantenne che le ha consigliato di tenere un diario e scrivere per non abbandonarsi, per non lasciarsi ingoiare da una morte precoce. Nasce così uno scritto che è un esercizio quotidiano in cui Iris parla in prima persona dei suoi non-progetti e del rapporto difficile con sua figlia Alice e con sua nipote Melina, del riscatto e della sorpresa nel ritrovarsi viva. Lo scritto, nella seconda parte del libro, lascia il posto alla terza persona e diventa romanzo.

 

“Piangi pure” è una liberazione, è la scoperta di una vita che continua oltre le convenzioni sociali; è una felicità che non ha limiti di età, è l’eros che va oltre le apparenze, è la voglia di vivere nonostante la malattia. In “Piangi pure”, oltre che protagonisti, Iris e Carlo sono i veri personaggi. Il resto, Alice, Melina e gli altri vengono descritti seguendo dei cliché, gli stessi cliché che usano i “più giovani” nella realtà per descrivere gli anziani.