Volevamo solo ridere: “Ogni mattina”, racconto di una vita parziale

“Ogni mattina”
GIULIA SIENA – 5.30.
Ogni mattina.
Ogni mattina alla stessa ora, 5.30, l’ora di quando apro gli occhi e sono già umidi. Poi i rivoli caldi bagnano le gote, si aggiungono i singhiozzi e mia madre, che è corsa di sopra per mettermi fretta – devo essere veloce – fa un gesto stizzito, antico, dimenticato, nostalgico. Ora mi guarda come si guarda una bambina affranta, sull’orlo delle lacrime, anche lei.
5,55.
Ora, come ogni mattina, devo correre giù per la strada lasciandomi alle spalle l’odore tostato della moca, attraversare quella piazza che è stata a guardare i miei anni di assenza, ripararmi sotto la pensilina e aspettare. Pochi minuti. Salire, obliterare, chiudere gli occhi e non pensare. Scendere, aspettare, risalire e nascondersi dietro il brusio di quei pendolari assidui. Il mare a sinistra, la luce vera, forte e abbagliante di quando vieni al mondo in faccia, dall’altra parte.
Ogni mattina. Continua

“Perché sei venuta a prendermi, mamma”; interrogativi, bullismo e disagio nel racconto di Elena Lattes

“Perché sei venuta a prendermi, mamma”
ELENA LATTES – “Ciao tesoro!”
Mongo aveva un’espressione cupa e, invece di correrle incontro con entusiasmo, come faceva quasi sempre, arrivò con lentezza e quasi controvoglia.
“Perché sei venuta a prendermi?”
“Amore, ti vengo sempre a prendere il lunedì, non te lo ricordi? Com’è andata la scuola oggi?”
Mongo non rispose e, dopo aver deglutito, ripeté la domanda: “Perché mi sei venuta a prendere, mamma?”
Anna si fermò, si abbassò e lo guardò intensamente: “Cosa vuoi dire?”
“Voglio dire… perché sei venuta in Africa e hai scelto proprio me?” Continua

Volevamo solo ridere: “Diario di un bullo”, Giorgia Sbuelz dà voce a un disagio

“Diario di un bullo”
GIORGIA SBUELZ – Mattia: “Ciao sfigato, domani porta i soldi che ti ho chiesto o ti spezzo le ossa”.
Edoardo: “Non so dove prendere altri soldi. Ti ho dato tutti quelli che avevo messo da parte, non lavoro mica!”
Mattia: “Ma i tuoi genitori sì. Prendili da loro e portameli, capito?”
Edoardo: “Faranno delle domande… e allora gli racconterò tutto e andranno dal preside”.
Mattia: “Tu racconta e io metto online il video che ti abbiamo fatto nello spogliatoio di educazione fisica, quando ti abbiamo lasciato in mutande e ti abbiamo messo sotto la doccia gelata. Ti ricordi quanto hai pianto? Puoi prendere i soldi senza chiederli. Ma ti devo spiegare tutto io? Sei proprio uno sfigato!” Continua

“I sogni di Clara” e le speranze vane nel racconto di Giovanni Mistrulli per Volevamo solo ridere

“I sogni di Clara”
GIOVANNI MISTRULLI – Attendono che Clara esca da scuola, la sorprendono sempre in quella stradina stretta. La deridono, la spintonano, e prima di andarsene dicono quelle parole, che fanno più male degli spintoni e degli schiaffi. Tornatene al tuo paese, sporca negra.
Ma loro non sanno che Clara un paese non ce l’ha più, o forse non ce l’ha mai avuto. Lei e sua madre sono arrivate su uno di quei barconi che si vedono in televisione, uno di quelli carichi di quelle facce stravolte e di quegli occhi terrorizzati. Continua

“La scommessa”, Giorgia Sbuelz narra il bullismo per Volevamo solo ridere

“La scommessa”
GIORGIA SBUELZ – “Scommettiamo che ti faccio pisciare sotto?”: la minaccia si era accesa con una notifica della chat sullo smartphone. Erano solo le sette e mezza del mattino e già la giornata prometteva male.
Edoardo si affrettò a cancellare: faceva così con tutti i messaggi che riceveva da Mattia. Nel suo inconscio sperava che, polverizzandoli nell’etere, sarebbero spariti dalla sua testa e da quella del suo persecutore.
Era al primo anno di scuola superiore e aveva capito che il suo aspetto, ancora caratterizzato dallo scafandro dell’infanzia, non gli sarebbe stato d’aiuto per inserirsi nel nuovo contesto. In classe alcuni ragazzi avevano già un’ombra di peluria sul labbro, altri avevano sviluppato una discreta muscolatura. Per non parlare dei ripetenti: quelli sembravano già grandi.
Lui era mingherlino, il volto da bambino e le lentiggini sul naso. E poi la timidezza. Non riusciva proprio ad interagire in maniera sciolta con i nuovi compagni di classe. C’era una sola persona che lo conosceva dalle medie, era una ragazza, e parlare solo con lei a ricreazione era diventato imbarazzante per entrambi. Tutto era diventato improvvisamente imbarazzante, o almeno lo diventava agli occhi degli altri.
Il maglione che gli aveva regalato la zia a Natale era imbarazzante; pane e stracchino all’ora di ricreazione era imbarazzante; le scarpe da ginnastica prese ai grandi magazzini erano imbarazzanti… ma perché fino all’anno precedente non aveva notato come tutto questo fosse imbarazzante?
Forse perché Mattia doveva ancora arrivare a strappare il suo maglione quando lo afferrava per il colletto, perché Luca doveva ancora lanciare la sua merenda dalla finestra, perché Ludovico e Michi dovevano ancora canzonarlo durante l’ora di educazione fisica: “Ehi sfigato, ti volevamo far sparire le scarpe, ma queste nemmeno alla Caritas le accettano!” E giù a ridere.
Sfigato. Sfigato. Sfigato dalla mattina alla sera. Sfigato in classe e a casa, perché una volta finito lo stillicidio a scuola, cominciava quello via chat. Per non parlare dei soldi che gli chiedevano. In principio pensò di parlarne con sua madre, ma prevedendo come si sarebbe comportata, evitò: avrebbe chiesto un incontro col preside, poi gli insegnanti avrebbero distribuito una circolare e tutto per “colpa” sua. Così, a tempo debito, Mattia e gli altri lo avrebbero aspettato in bagno per rompergli le ossa.
A ragionarci bene, solo gli sfigati si rivolgono alla mamma. Perciò continuava a subire in silenzio, convinto che fosse lo scotto da pagare per entrare nel pianeta degli adulti.
Salì sull’autobus diretto a scuola immaginando in che modo quei ragazzi l’avrebbero fatto pisciare sotto.
Bombe d’acqua? Docce gelate? Altre feroci intimidazioni? Niente di nuovo.
Quella mattina però successe altro. Un’assemblea straordinaria era stata indetta nell’istituto. Il preside e gli insegnanti avevano chiamato a raccolta gli studenti per informarli sui provvedimenti presi contro il fenomeno del bullismo di cui avevano avuto segnalazione. Ribadendo l’importanza del dialogo e del coraggio della denuncia, il preside passò il microfono alla signora Paola, assistente sociale: “Sono qui perché è capitato anche a me, perciò ho intrapreso la mia professione, come reazione ai soprusi. Ricordo che tacevo per timore di sentirmi ancora più inadatta, o come direbbero loro, più sfigata: per il mio aspetto acerbo, per i miei abiti, addirittura per il panino allo stracchino che portavo a merenda. Posso dirvi che i segnali di chi subisce sono inconfondibili: voti a scuola che precipitano, chiusura sociale… depressione. Se sta capitando anche a voi, uscite allo scoperto, parlatene, non abbiate paura. Non siete degli sfigati, siete delle vittime che possono riscattarsi. Scommettiamo che insieme ci riusciamo?”
In fondo all’aula magna Edoardo, piccolo piccolo fra gli spilungoni, aveva ascoltato sua madre chiudere l’assemblea. Sorrise perché adesso sapeva cosa fare: questa volta la scommessa l’avrebbe vinta lui.

© Racconto di Giorgia Sbuelz per “VOLEVAMO SOLO RIDERE”, iniziativa di ChronicaLibri.
Tutti i diritti riservati.
© Foto di Vivian Maier

“La migliore approssimazione al paradiso”, Andrea Siviero tra i narratori di Volevamo solo ridere

“La migliore approssimazione al paradiso”
ANDREA SIVIERO – Mentre percorri la banchina del binario sette, pensi alla faccia di tua madre quando saprà che anche questa mattina sei entrato in ritardo a scuola. La decima volta in due mesi.
Anche questa volta non avrai il coraggio di dirle che i tuoi compagni ti hanno visto arrivare a scuola in orario. Non dirai a tua madre che ti hanno visto tutti quando Monti e Iorio ti hanno spinto in un angolo e ti hanno costretto a seguirli con il solito ricatto. Quando Monti e Iorio ti hanno rinchiuso in uno dei bagni più isolati del piano seminterrato non hai neppure protestato. Questa volta non hai provato a liberarti dalla prigione prendendo a pugni e graffiando la porta come la settimana scorsa, quando ti hanno chiuso in un armadio dell’aula di Arte deserta. Questa volta ti sei rassegnato, hai aspettato con l’orecchio appoggiato alla porta e hai risparmiato le energie. Continua

“Chi era il più forte”, Rubens Lanzillotti per i Racconti d’Estate Volevamo solo ridere, iniziativa di ChronicaLibri

“Chi era il più forte”
RUBENS LANZILLOTTI – Alle medie funzionava così.
Avevo una paura matta di andare in giro per i corridoi, perciò mi misi a fare il bullo pure io.
“Finalmente hai capito chi comanda” mi fece Andrea.
Ora il punto era che lui non sapeva nulla.
Un giorno Francesco mi puntò il butterfly contro. Parlo di quel coltello che si apre in due parti e che fa uscire la lama di scatto. Voleva il mio lettore cd nuovo ed io proprio non volevo darglielo. Andrea era in classe. Come al solito se la prendeva con Fabio. Io avevo deciso di andare al bagno con i Linkin Park nelle cuffie. Il mio primo lettore cd blu era diventato un’estensione del mio corpo. Mi faceva sentire al sicuro.
Schiaffi da parte di mia madre, schiaffi da parte di mio padre e in quel momento schiaffi anche da parte di Francesco che se ne stava lì con il butterfly in mano e non scherzava mica. Continua

Partecipa e pubblica il tuo racconto. Ad agosto ChronicaLibri ospita RACCONTI D’ESTATE, “Volevamo solo ridere”. Anche una sezione a tema libero

PARMA – Per l’estate 2017 ChronicaLibri apre la sua programmazione settimanale a racconti di autori e appassionati. Nel mese di agosto, infatti, troveranno spazio nelle pagine di ChronicaLibri, il web magazine di Libri e Letterature, racconti inediti che seguiranno due filoni: prepotenza, esclusione, bullismo e cyberbullismo oppure a tema libero.

I RACCONTI D’ESTATE “Volevamo solo ridere” storie di prepotenza, esclusione, bullismo e cyberbullismo vuole essere l’occasione per far incontrare autori e lettori in uno spazio virtuale da sempre attento alle esigenze di chi scrive e di chi legge in un periodo dell’anno, l’estate, che offre nuovi stimoli e momenti di riflessione, confronto e relax.
Una delle tematiche scelte, quella del bullismo, richiama all’attualità e alla necessità di porre l’attenzione sugli impulsi umani e sui cambiamenti sociali in atto. Continua

Sinnos: “Adesso scappa”, storia di una sfigata

ADESSO-SCAPPAGiulia Siena
PARMA“Ho saputo incassare, non sono morta. E’ possibile pure cambiare il sorriso, mostrare un dente rotto e sorridere lo stesso”. Il sorriso è quello di Maddalena, una sfigata che in qualche modo riesce a combattere il bullismo che la vede vittima insieme al suo amico Giorgio; ma partiamo dall’inizio. Maddalena è un’adolescente napoletana protagonista di Adesso scappa, la graphic novel nata dalla penna di Patrizia Rinaldi e dal tratto di Marta Baroni.

Maddalena è magra, capelli sottili dal colore scialbo, una macchinetta per i denti, idee confuse, una insufficienza in latino e il terrore di Zago e del suo clan. Chi è Zago? Nonostante il nome Zago è una ragazza aggressiva, prepotente e maleducata. Zago è quella che nella scuola – e soprattutto nella classe di Maddalena – infonde il terrore; lei e le sue amichette sono dei veri e propri boss: decidono cosa è roba loro e da chi devi stare lontano. Zago pensa che anche Alessandro sia roba sua. Proprio Alessandro, l’unico che insieme a lei a Giorgio ha l’insufficienza a latino e l’unico che fa battere il cuore a Maddalena. Ma Alessandro non è roba sua, Alessandro è preda di Zago, non può mica guardare una sfigata come lei. E se ora la sfigata tirasse fuori il coraggio e cominciasse a correre?

 

Adesso scappa, pubblicata da Sinnos nella collana leggimi! Graphic (pensata anche per chi ha problemi di dislessia o difficoltà di lettura) è una graphic novel che tratta il problema del bullismo al femminile e lo fa in maniera completa, guardando al meccanismo che il bullismo innesca: la paura. La paura di non riuscire ad affrontare i bulli – maschi o femmine che siano – la paura di essere inadeguati, fragili e soli, perché di fronte alla prepotenza si vorrebbe solo sparire.

 

“Inghiottici, muro, penso come una preghiera, ma il muro non ci inghiotte. Roberta, Maurizia, Giovanna e Zago, il capo, sanno che non possiamo andare via. Il muro non solo non ci inghiotte, ma diventa complice del nemico. Le gambe mi dicono: adesso scappa, adesso scappa, adesso scappa, ma è inutile”.