“Mangia come scrivi”: il 22 gennaio gli scrittori tornano a tavola

mangia-come-scrivi_chronicalibriPARMA – Primo appuntamento dell’anno per Mangia come scrivi, la rassegna letteraria ideata da Gianluigi Negri che mette a tavola gli scrittori.
Venerdì 22 gennaio (ore 21.00) presso l’Antica Tenuta Santa Teresa di Parma, Daniele Biacchessi e Valerio Varesi – che presenterà anche il libro Vinceremo di sicuro (Piemme) di Michele Brambilla – saranno i protagonisti di una presentazione incrociata che andrà a spasso nel passato per guardare al futuro. Continua

Una buona e saporita cucina di Resistenza

La Resistenza in cucinaGiulio Gasperini
AOSTA – Il mercato editoriale italiano è, evidentemente, da alcuni anni ingolfato di ricettari. Tutti si improvvisano (o esagerano) cuochi e propongono ricette spesso senza neanche un elemento comune o un’idea originale. Non è così il ricettario di Roberta Pieraccioli, edito in un’ottima veste grafica da Ouverture Edizioni (2015). La Resistenza in cucina, come recita il sottotitolo, è un insieme di “Ricette del tempo di guerra per resistere al tempo di crisi”, e trova le sue ragioni in un omaggio alla madre dell’autrice.
Sono ricette, quelle di Roberta Pieraccioli, che partono da alcuni comportamenti tipici dei periodi di guerra e di grande crisi: il risparmio, il riutilizzo, l’evitarsi di sprechi, in particolare. Sono tutte ricette, pertanto, che richiamano un periodo storico preciso, che formano un collage anche familiare di ricordi e tradizioni. L’autrice stessa, nella sua introduzione, fornisce la chiave di lettura per poter comprende al meglio questo ricettario che non è soltanto raccolta di ricette, ma anche “ricostruire attraverso la cucina un piccolo spaccato della vita quotidiana di settant’anni fa proponendo un breve percorso storico seguendo i ricettari del tempo di guerra”. C’è anche un po’ di storia, in questo libro (con una ricchissima bibliografia finale), infatti, perché la cucina è una delle manifestazioni, come direbbe Massimo Montanari, di vera cultura e pertanto imprescindibile. Ecco che Pieraccioli scrive di carta annonaria, di mercato nero, di orti di guerra (che così tanto di attualità sono tornati). Perché la cucina si basa sugli ingredienti che le persone hanno a disposizione; nient’altro.
Non ci sono, di proposito, alcuni famosissima piatti tradizionali maremmani, della cosiddetta cucina povera. Ne compaiono, invece, altri, meno noti ma non per questi meno saporiti e appetitosi, in una lunga lista di 50 ricette sfiziosissime. Si inizia coi primi piatti, quasi tutti della nonna Argia, dalla farinata alla zuppa di castagne (abbondanti in Maremma), ai tortelli ripieni di carne avanzata, al brodo di guerra. I secondi spaziano dalla trippa finta alla fiorentina, allo sformato di lesso, alla frittata di ortiche senza uova e con farina di ceci. Un abbondante spazio è destinato alle frittelle dolci e salate, che al tempo non venivano di certo fritte con l’olio (ma con lo strutto).
“La Resistenza in cucina” è un ricettario unico, che accompagna il lettore su un doppio binario, complementare. Da una parte la scoperta di un periodo della nostra storia moderna; dall’altro, la possibilità di reinventarsi in cucina seguendo nuove (ma vecchie) regole e assecondando il momento storico, così simile per certi versi, a quello appena trascorso e ricordato nel testo.

Il rifugio della “Casalinghitudine”.

978880659406MEDGiulio Gasperini
AOSTA – In quanti modi si può raccontare la storia di una vita? Tante, quante sono le capacità creative dell’uomo. Il cibo può essere uno dei miglior collante del rosario dei nostri giorni, soprattutto per chi crede nell’ideale della “Casalinghitudine” che par significhi solitudine ma è tutto il contrario. Clara Sereni, donna che politica, e scrittrice, ma prima di tutto donna e madre, ha sempre tessuto la memoria dei suoi giorni con i sapori, gli odori, le consistenze di tutto quello che bolliva nelle pentole delle sue cucine, tutte quelle in cui si è trovata a esser sacerdotessa di riti umani e sociali propiziatori al benessere e all’armonia.
Il libro “Casalinghitudine”, edito per Einaudi oramai molti anni or sono (1987), è un piccolo tesoro di scienza letteraria e culinaria. Diviso in capitoli tematici, e non temporali (come “La coscienza di Zeno”), comincia con gli Stuzzichini e finisce con Dolcezze e Conservare, in un andamento lirico ininterrotto e costante. La Sereni rivive le tappe più significative della sua vita in sottrazione, senza troppo svelare né troppo presupporre, ma inseguendo odori, sapori, cibi come fossero correlativi oggettivi. Ed ecco che alla memoria le riaffiora un momento di intimo piacere, e subito ritrova il piatto che in quell’occasione era stato cucinato. E per nulla gelosa della sua intimità ce ne regala la ricetta, il dosaggio, la formula magica che ci possa permettere di riproporlo, di ripresentarlo ai nostri personali convitati.
Il cibo aiuta la collettività, il cibo nobilita la solitudine di chi si trova a dover pensare a sé e a un’inquantificata alterità. Ma la cucina non è solo linguaggio domestico, maniera di comprensione senza bisogno di parole spesso fraintese e comunque colonizzatrici; la cucina è anche interazione, maturazione in età e comportamenti, occasione di deporre le armi e abbattere le frontiere che ci separano gli uni gli altri. Il menù della Sereni è ricco, così come ricca è la sua vita, la sua esistenza a contatto con gli altri, per la cura degli altri. Ammette anche le sue sconfitte, la Sereni. Apprezza i miglioramenti, li ricerca con estrema cura e perizia. Ma sa che ogni tentativo è prezioso, che ogni fallimento è rivelatore, che ogni sconfitta è una nuova partenza. Soprattutto in un campo, come quello culinario, in cui si procede per azzardi, per tentativi, confidando spesso nell’istinto, nel gusto personale, sistematicamente ignorando le ricette canoniche, grammaticalizzate e contrabbandando nuovi stimoli e percezioni.
La cucina è tutto. È concretezza e passione: l’avventura della Sereni ce lo dimostra concretamente, con un attenzione estrema e devota al dettaglio, alla precisazione mai inutile né superflua. La cucina è una rotta da seguire, un atto dovuto all’eleganza della nostra vita, alla ricchezza di un pensiero, alla grazia che dovremmo avere il tempo si scovare nell’implacabile trascorrere del nostro tempo, nella routine che altrimenti ci stritolerebbe. Ogni gesto, in cucina, è un rito; ogni ricetta è un’antica formula che se non accompagna alla felicità ce ne porta sicuramente un po’ più vicini.

I tanti gusti (e sapori) del leggere…

libri-slow-foodGiulio Gasperini
AOSTA – Sul cibo si scrivono sempre opere deliziose e gustose. E l’accoppiata cibo-letteratura ha sempre avuto dei rapporti stretti. Lo testimonia anche l’iniziativa dell’associazione Slow Food, che ha deciso di presentare una serie di brevi racconti di “cucina letteraria” in una “piccola biblioteca”, curata da Giovanni Nucci, che vede interventi, tra gli altri, di Simonetta Agnello Hornby, Nicola Lagioia, Massimo Carlotto, Moni Ovadia e Matteo Codignola. In ogni volume, oltre alla storia, sono “raccontate” una serie di ricette deliziose, da riproporre e assaporare in continuazione.
La “Metamorfosi” di Kafka è lo spunto da cui parte l’avventura raccontata da Moni Ovadia, che ci accompagna così in un dolcissimo viaggio tra i prodotti tipici dell’arte dolciaria ebraica. La storia è nota: un uomo si sveglia e non è più un uomo, ma qualche altra cosa; in “Il glicomane” l’uomo in questione si ritrova trasformato in un dolce; ma non perché abbia preso l’aspetto di un budino o di una ciambella; ha semplicemente troppo zucchero nel sangue per essere un uomo: dovrebbe essere già in coma, ma lui continua a vivere. La sua smodata passione per i dolci lo ha cambiato costituzionalmente: non c’è nessuna soluzione, perché il suo cambiamento è un “evento mistico”: la passione per i dolci ha “provocato un cortocircuito nelle relazioni biopsichiche” dell’organismo. Uno dei suoi dolci preferiti, una sorta di madeleine proustina, che lo riporta all’infanzia e lo fa cullare nei ricordi è la khalvà, il sui ingrediente principale è una pasta oleosa di sesamo detta tkhina, lavorata poi con zucchero, miele e aromatizzata alla vaniglia.
Massimo Carlotto racconta invece, in “L’arrosto argentino”, il rito sontuoso dell’asado: inseguendo la storia di Zorro, il protagonista del breve ma sapido racconto incontra a Buenos Aires un uomo di origine veneta, che di Zorro era stato assistente nel suo circo. Con questo sconosciuto, Vinicio Ortolan, si instaura un rapporto difficile e complesso, giocato su reticenze, omertà e rumorosi silenzi, gravidi di parole. Ogni incontro, ogni dialogo, è scandito dal rito del cibo: non solo della sua degustazione, della piacevolezza del gusto che esplode in bocca, ma anche della sua preparazione, dei sensi che lentamente sono accesi e funzionali, dell’arte nel saper dosare, poggiare, lasciare in cottura, girare e profumare. Il consumo dell’asado argentino ha una sua teoria, complessa ed elaborata, colma di una sua dignità estrema: il buon asado può essere jugoso, a punto, bien cocido, crocante. E l’asador è il sacerdote che supervisiona la perfetta e compiuta realizzazione dell’incantesimo. A fianco dell’asado, ci sono le salse, che spesso anticipano la cottura. E tutte le verdure che contornano e sublimano il gusto. L’asado è “un rito, una liturgia dedicata all’amicizia”: “Sono trascorsi molti anni e non ho mai smesso di arrostire, mescolando culture diverse, per celebrare il rito della conversada amistad”. Anche se l’asador, nel suo ruolo sacerdotale, è solitario e scostante, dedito alla carne e alla sua cottura; non sono ammesse deroghe né concessioni: “A volte accendo il fuoco solo per me stesso. El gran solitario può sognare. O semplicemente ricordare”.

Se Banana Yoshimoto venisse a cena…

124-In-cucina-con-Banana-YoshimotoGiulio Gasperini
AOSTA – Banana Yoshimoto è un nome oramai noto della letteratura mondiale. Il suo valore letterario è soggetto alle più disparate interpretazioni e critiche, ma i suoi romanzi sono tra i più letti e apprezzati, soprattutto un’Italia, paese dal quale la scrittrice ha sempre detto di essere stata più volte ispirata. Sono molti gli aspetti alla luce dei quali la Yoshimoto è stata vivisezionata ed esaminata: anche quello della cucina, come nel caso del saggio di Barbara Buganza, edito da Il Leone Verde edizioni nel 2003 nella collana “Leggere è un gusto!”, intitolato proprio “In cucina con Banana Yoshimoto. L’amore, l’amicizia, la morte, la solitudine nel cibo”. E proprio il sottotitolo sottolinea il grande valore e l’importanza che il cibo, ma anche i luoghi dove si consuma, sono degli aspetti fondanti dell’opera della scrittrice giapponese.
A cominciare dal suo primo racconto lungo, “Kitchen”; l’incipit è, infatti, uno dei più celebri della letteratura contemporanea: “Non c’è posto al mondo che ami più della cucina”. Non offre fraintendimenti, questa frase; non concede possibilità d’errore. La cucina è il centro delle case dei romanzi di Banana. Può essere frequentata, disabitata, fredda o calda, maltrattata o rispettata quasi sacralmente, ma è sempre uno dei luoghi di maggiore energia e introspezione. L’ambiente della cucina è pacato, tranquillo, persino ovattato. Spesso è il logo dove si sviscerano le esperienze del dolore e del disagio, ma anche dove si celebrano gli incontri, si suggellano le amicizie e dove si sublimano (o scordano) le angosce. È il luogo delle confessioni e delle confidenze, delle scoperte e delle illuminazioni. E spesso nelle cucine della Yoshimoto ribollono cibi e pietanze che spandono il loro odore e contribuiscono all’epifania dei sensi e della vita. Soprattutto i primi libri (perché poi, proseguendo la sua esperienza narrativa, cambierà un po’ il loro utilizzo narrativo) sono ricchi e densi di piatti e di portate, chiamate coi loro nomi, e anche delle descrizioni delle loro preparazioni culinarie. Spesso, infatti, i personaggi vengono descritti dalla Yoshimoto mentre stanno lavando o tagliuzzando verdure, o cuocendo pesce: si mangia di tutto, nei libri della Yoshimoto, dalla minestra di riso con le uova al tofu in brodo con miso, dai ramen con verdure alla tenpura, dai tortelli cinesi al riso al curry, dai nigiri sushi ai takoyaki (ovvero i bocconcini di polpo), dal wasabizuke con uova di aringa agli okonomiyaki, ovvero una pasta simile alla pizza guarnita di quel che si vuole. Barbara Buganza, accompagnandoci nell’analisi di alcuni testi in particolare (“Kitchen” e “Honeymoon” in primis) ci accompagna anche alla scoperta di questi piatti della cucina tipica giapponese, dando dei preziosi suggerimenti su come cuocerli e offrirli ai commensali. Se mai Banana Yoshimoto venisse a cena…

Cucinare con Sonia senza portare il portatile in cucina…

ROMA – Nuove ricette, ancora più facili, ancora più buone. Dopo il successo de “Le mie migliori ricette”, Sonia Peronaci, la fantastica cuoca di Giallo Zafferano, pubblica altri 100 imperdibili piatti per rallegrare lo spirito e la tavola degli italiani.
Giallo Zafferano è il sito di cucina più cliccato del web (500.000 visitatori unici al giorno), oltre che il fenomeno più fresco e croccante dell’invasione dei libri relativi al cibo. Sonia Peronaci ha dimostrato che il passaggio da internet alla libreria non solo è possibile, ma può rivelarsi un successo!
Lo scorso Natale è stato fra i ricettari più venduti, contendendosi la vetta della classifica con giganti quali la Clerici e la Parodi.
La ragione del suo successo sta nell’eccezionale rapporto di fedeltà con i suoi utenti, principalmente donne, che hanno scoperto che dietro il grembiule da cuoca c’è un’amica brava e sincera.
Ogni ricetta è infatti impreziosita da considerazioni e aneddoti personali di Sonia che rendono ancora più piacevole l’atto del cucinare.

Inoltre sulla pagina Facebook di Sonia e di Giallozafferano è possibile condividere immagini e ricette delle proprie creazioni. Se siete appassionate di cucina potete addirittura aprire un blog e condividere quotidianamente la vostra esperienza.

 

“Ecocucina. Azzerare gli sprechi, risparmiare ed essere felici”

Alessia Sità

ROMA – In tempo di crisi ogni spreco inutile potrebbe avere delle ripercussioni sulla nostra vita e abbiamo, perciò, il dovere di evitarlo. A questo proposito abbiamo scovato un libro molto utile: “Ecocucina” di Lisa Casali, edito da Gribaudo. Questo testo è prodigo di consigli intelligenti e tanti piccoli trucchi da imparare per risparmiare in cucina ed essere felici.
Lo sapevate che utilizzando le parti dei cibi che siamo abituati a scartare è possibile risparmiare anche il 20% sulla spesa?
Il comune modo di cucinare genera una grande quantità di scarti: foglie e gambi, ad esempio, non solo sono molto saporiti, ma anche ricchi di nutrienti.
Grazie a questo libro scoprirete come ottenere il massimo, in termini di gusto e di risparmio, da scarti e avanzi. Imparerete a utilizzare metodi di cottura che vi faranno risparmiare tempo ed energia. Stupirete i vostri ospiti gourmet e farete, allo stesso tempo, un regalo a voi stessi e all’ambiente.
Dopo aver letto questo libro:
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cambierà radicalmente la vostra percezione di cosa è rifiuto e cosa non lo è;
. preparerete piatti sorprendenti a un costo così basso che stenterete a crederlo;
. vi abituerete a mangiare anche quello che non avete mai osato assaggiare;
. scoprirete come risparmiare fino al 20% sulla spesa di frutta e verdura;
. raddoppierete la resa dei prodotti che acquistate e imparerete a consumare meno acqua ed energia in cucina;
. mangerete in modo più sano e consapevole.

 

Sapete fare il gelato? Una ricetta bonus in un racconto tutto da scoprire.

ROMA – Una grande amicizia, un grande sogno, una grande impresa. è questo il senso di Grom. Storia di un’amicizia, qualche gelato e molti fiori, il racconto di una delle più incredibili storie italiane degli ultimi anni. è l’avventura di due ragazzi, un manager e un enologo, che inseguendo un sogno allo stesso tempo semplice e rivoluzionario – fare il gelato più buono del mondo – partono da un negozietto di 25 metri quadrati a Torino e, in pochissimi anni, selezionando le migliori materie prime nei cinque continenti, rinunciando a utilizzare additivi e coltivando la frutta biologica nell’azienda agricola Mura Mura, creano un gelato di altissima qualità che li impone come marchio di eccellenza sulla scena del food internazionale. Un’avventura raccontata in prima persona, con una scrittura giovane e ironica, come giovani e spiritosi sono Federico (Grom) e Guido (Martinetti), i due protagonisti. Una storia sorprendente e affascinante, come la strada che da quel primo negozietto di Torino li ha portati fino a Malibu, New York, Osaka, Parigi e Tokyo. Fresca e gustosa, come i sapori di un gelato unico e indimenticabile.

Federico Grom e Guido Martinetti, 39 e 37 anni, sono nati e hanno studiato a Torino. Manager il primo, enologo il secondo, hanno dato vita nel 2003 a Grom – il gelato come una volta. Sono un po’ matti e, a parte questo libro e qualche ricetta, non hanno mai scritto nulla… ma fanno un ottimo gelato! (Grom. Storia di un’amicizia, qualche gelato e…, Bompiani, 2012, €17.50)

 

Santificare le feste… con gusto!

Agnese Cerroni
ROMA – Un giro del mondo a tavola, un tuffo nei menù e nelle tradizioni gastronomiche della cristianità. Pietro Semino in Santifica le feste … a tavola!Menù e tradizioni da tutto il mondo (Ancona Editore) ci guida fra le tavole imbandite delle varie chiese e confessioni (a occidente e a oriente di Roma), illustrandone con competenza la simbologia, le radici storiche, gli usi e costumi, e dando pratiche ricette da eseguire passo passo.

Partendo dalla festa della Resurrezione fino al Natale e passando per Capodanno e Epifania . Si gustano i tipici menù della tradizione Ortodossa, Copta o di quella Caldea. Ricette di livello medio, eseguibili con facilità grazie anche al reperimento degli ingredienti o ai consigli sui succedanei equivalenti. In fondo al testo un glossario in ordine alfabetico descrive i cibi più esotici e poco conosciuti.