Erickson: “La cosa più grandiosa”, quando costruire aiuta a crescere

Giulia Siena
PARMA – Una bambina e un cane: insieme giocano, mangiano e si riposano. Insieme, e la bambina ne è convinta, costruiranno la cosa più grandiosa. Non importa che oggetto sarà; il progetto è chiaro: la bambina e il suo assistente a quattro zampe daranno vita a una di quelle cose talmente grandiose che ci sarà bisogno di armeggiare, martellare, misurare e levigare! Eppure, ai primi tentativi, l’ammasso di ferro e legno che ne viene fuori non da l’idea di una cosa così straordinaria… no, proprio no. Ed è la bambina che, guardando la sua opera, ammette le proprie perplessità. Ma un paio di viti incastrate male e il cigolio di quel tentativo non la distolgono, certo, dal riprovare ancora. Allora, riprende gli attrezzi e smonta, osserva, cambia, spiana e avvita. La bambina, protagonista de La cosa più grandiosa, frutto della penna dell’autrice canadese Ashley Spires, è la dimostrazione che ogni obiettivo, con perseveranza e dedizione, può essere raggiunto. Continua

“I compagni del fuoco”: generazioni ai ferri corti

Compagni del fuocoMichael Dialley
AOSTA – Come reagiscono gli adulti, oggi, ai comportamenti e alle azioni delle nuove generazioni? Le risposte possono essere tante e svariate, alcune persino difficilmente indagabili. Nel romanzo “I compagni del fuoco”, edito da Laurana editore (2013), Ernesto Aloia vuole consegnarci la sua risposta, ponendosi l’obiettivo di raccontare la reazione di Valerio allo strano, e preoccupante, comportamento del figlio Seba.
L’indagine porta, però, a un inesorabile sgretolamento delle convinzioni e dei pilastri su cui il protagonista ha vissuto fino a quel momento, in ambito lavorativo, familiare e anche intimo.
È proprio questo il centro assoluto del romanzo: viene data importanza e visibilità al comportamento di Seba e al contesto nel quale vive Valerio, ma è la reazione di quest’ultimo a essere scandagliata e analizzata realmente, con grande attenzione e interesse.
“Compagni di fuoco” è un romanzo che da un lato contribuisce a dare risposte a interrogativi reali, ma può anche sconvolgere il lettore, mettendolo di fronte a una realtà che si tende a ignorare se non addirittura a fuggire. Proprio questo è in sostanza l’errore compiuto da Valerio nel suo percorso di vita: aveva e si era creato delle convinzioni, dei pensieri che poi nella realtà e soprattutto nel contesto dei primi anni del Terzo Millennio si sono rivelati sbagliati, antichi, vani.
Senza dubbio la generazione degli anni Sessanta e Settanta (per citare quella degli attuali genitori di adolescenti) ha una mentalità ben diversa, ma questo non significa certamente che tutti si sconvolgono di fronte a quella dei ragazzi del nostro nuovo millennio: credere nei propri valori e nelle proprie convinzioni è fondamentale, ma è necessario anche aprire la propria mente, abbattere le barriere, “uscire dagli schemi” per poter comprendere, e magari conciliare, il nuovo pensiero, la nuova società, le nuove idee.