La Lepre Edizioni: “La mantella rossa”, romanzo a quattro mani

Daniela Distefano
CATANIA“Clara non mostrò alcuna reazione. Restò muta, con un’altra espressione indecifrabile sul volto. Ancora una volta gli eventi stavano decidendo per lei. Senza preavviso la vita prendeva un’altra piega, la spingeva verso l’ignoto e il mistero. Pensò che forse era proprio quello il suo destino”.

L’idea di questo romanzo a quattro mani, La mantella rossa (La Lepre Edizioni), è stata suggerita dalle origini dei due autori, Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa. Dai nonni materni sono risaliti alla storia della parte spagnola della loro famiglia che fin dall’alto Medio Evo partecipò attivamente alla Reconquista, il lungo conflitto con gli Arabi concluso con la vittoria cristiana a Granada. Continua

L’ascesa all’Olimpo: in viaggio con Cagliostro sulle tracce della tradizione ermetica

lepre_ascesa all olimpo_chronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – Questo viaggio si comincia dalla fine. Come se dovessimo scalare un monte e partissimo dalla vallata, risalendo mano a mano verso la cima. Del resto si tratta di un’ascesa, L’ascesa all’Olimpo- Cagliostro e la tradizione ermetica nella Massoneria, di Alessandro Boella e Antonella Galli, pubblicato per La Lepre Edizioni.
La fine è quella dei Rosacroce D’Oro. Siamo nel XVIII secolo, il secolo dei Lumi, quando “le teste si riscaldano e i cuori si raffreddano”, i membri dell’Ordine si ritirano lasciando ai posteri il Manifesto dei Superiori Incogniti dell’Ordine ai membri di ogni grado e sistema segreto, Continua

Silvia Pingitore, “Il disordine delle cose” per le generazioni senza santi in paradiso

il disordine delle cose_pingitore_chronicalibriGiulia Siena
PARMA
– Lucia non aveva mai pensato al suo futuro. Lucia si accontentava di vivere giorno per giorno senza domande e senza richieste tra l’ordine della sua scrivania e le quattro mura di un seminterrato nel centro di Roma con sua madre e suo padre. Lei, come molti, non aveva “santi in paradiso” ma, come pochi, non voleva diventare un’artista, una celebrità, un’attrice, nonostante il suo nome, Lucia Fellini, potesse suggerire – ai suoi coetanei – quel tipo di carriera. Lucia non aveva pretese ma, quando all’ultimo anno di liceo venne presentata l’Università La Speranza, capì che la sua strada era imparare a comunicare! Così, fuori dal tempo, dalle mode e dalla realtà Lucia scelse la sua strada. Lucia, nata dalla geniale penna di Silvia Pingitore, però, rimaneva ai margini di quella vita troppo diversa da lei, fatta di arrivisti, segreti e invidie. Dal suo mondo ordinato e quasi intatto, fermo a decenni che non le appartenevano, nel mondo di Lucia entrò il disordine, Il disordine delle cose.

Pubblicato da La Lepre Edizione, il romanzo di Silvia Pingitore dopo averci presentato la protagonista e il suo mondo ci porta in viaggio: dal crollo dell’Università La Speranza alla Finlandia. Sì, la Finlandia, perché Lucia aveva fatto entrare poche cose nuove nella sua solita vita, tra queste c’era il poema epico Kalavala, il libro “sacro” finlandese incentrato sull’amore per la natura. Come una sorta di ossessione questo libro era uscito dalle aule universitarie ed era entrato nella sua quotidianità, era simbolo, segno e sogno di una speranza che in Lucia si stava destando. Allora per gioco e all’improvviso Lucia partì verso questo nuovo mondo senza sapere per quanto tempo e per quale obiettivo sarebbe stata lontana dalla sua solita vita. Il viaggio alla ricerca di santi in paradiso ha inizio.

 

Silvia Pingitore con ironia e disillusione crea un particolarissimo ritratto di giovani dalle belle speranze. Quello che ne esce è una generazione tradita, insicura, talentuosa, rabbiosa e ormai quasi indifferente. Giovani donne e uomini che partono alla ricerca di qualcosa che nella loro terra gli viene negato. Ma cosa? La possibilità di sperare, ancora?

 

 

“E voi che la guerra l’avevate vista solo in televisione, voi ancora non lo sapevate che di guerra ce ne sarebbe stata un’altra, e che vi avrebbe tolto non il pane ma la dignità. 
Era la guerra fra poveri, era per voi tutti.
Tutti quelli senza i santi in paradiso. 
Proprio come Lucia, che aspettava quell’uomo seduta su una panchina”.

“Rosso velabro”: la crisi che non è mai diversa.

Rosso velabroGiulio Gasperini
AOSTA – La parola “crisi” è forse quella che più di altre ha condizionato gli Anni Dieci del nuovo millennio. È uno spettro feroce, una parola che non fa quasi più paura (piuttosto, rassegnazione) ma che allunga ombre inquietanti. Perché le crisi ci sono sempre, sempre si materializzano e sempre ci troviamo ad affrontarle, in ogni ambito. Luigi De Pascalis ci presenta un historical-thriller che definire così è pero riduttivo: perché, in realtà, “Rosso Velabro”, edito da La Lepre Edizioni (2010), ci cala in una crisi che ha molti punti di contatto con quella attuale.
Una crisi, infatti, che riguarda identità, valori, sostanza. Una crisi che coinvolge ogni aspetto della vita pubblica e sociale ma anche di quella personale e privata: sospetti, intrighi, menzogne, tradimenti e disfatte. Gli ingredienti sono quelli di un appassionante romanzo da divorare come un bicchier d’acqua: un ritmo frizzante e sostenuto, una passione terminologica da attento studioso, una sapiente costruzione di intreccio e fabula, un appassionante gioco di spostamento di prospettiva e di punti di vista, che tempestano il flusso narrativo e lo frammentano, senza però mai perderlo né inficiarlo. Il tutto in una narrazione spesso pesante e difficoltosa, ma di fondo ben calibrata e finalizzata all’obiettivo, al fine ultimo.
È il 363 d. C. L’Impero romano sta implodendo. È cambiato, l’Impero. Ne è cambiata la società, ne sono cambiati i confini, ne sono cambiati gli abitanti. È cambiato anche il potere che dovrebbe continuare a governarlo e a reggerlo. Ma la teorizzazione è ben più lontana della realtà: le beghe imperiali, i contrasti tra “dirigenti”, le macchinazioni tra chi vuole più potere, l’affermarsi di nuove religioni e nuove società scuotono un’architettura oramai secca, arida, priva di vita che possa rigenerarla e farla tornare a fiorire. In questo ambiente di nuovi riti, di nuove facce, di nuove attese e pretese, la Storia agisce anche su un piano più privato e personale: durante una notte di spettacoli viene brutalmente uccisa Domizia, la moglie del Prefetto dell’Urbe. L’indagine viene affidata all’edile, Caio Celso, che comincerà a indagare con perizia in un fiume in piena, in un ribollire di insoddisfazioni e rabbie, di magie e di perplessità. Omertà, ostilità, magie e maledizioni in un quartiere che diventa palcoscenico dell’umanità interamente intesa: cambiano i fattori ma i responsi sono (quasi) sempre gli stessi: la Storia personale, privata, in contrasto con la Storia universale, come altre volte in letteratura, pare vogliano dirci che i cambiamenti spaventano sempre, ancora di più quando non si sanno affrontare né gestire.

10 Libri per la tua estate CHRL scelti da Eleonora Tiliacos

10 libri chrlROMA – La passione per i libri è una sorta di spazio felice nel quale si entra e ci si sente i benvenuti. In questo spazio non conosci nessuno, ma tutti quelli che sono li, come te, lo sono perché hanno una passione coinvolgente per l’oggetto libro e tutto quello che contiene. Sorridi, chiacchieri e ti senti parte di qualcosa, grazie alla curiosità e quella “insana” passione che con il tempo è diventato un faticosissimo e splendido lavoro. I sorrisi e le chiacchiere sono familiari e spontanee; anche se la persona che hai di fronte è li da pochi minuti ormai è parte di una trama. Quello spazio è il mondo editoriale – le dinamiche economiche, di classifiche e di vendite in questo spazio iniziale ancora non voglio farle entrare – che si colora ogni giorno della passione delle persone che lo fanno. Eleonora Tiliacos, la protagonista dei 10 Libri per la tua estate CHRL di oggi è una di quelle. Il suo sorriso e la sua passione irradiano quello spazio, abbattono le barriere e creano coinvolgimento: da qui il nostro incontro e da qui la voglia di conoscere i suoi suggerimenti di lettura. Oggi i 10 Libri per la tua estate CHRL sono scelti da Eleonora Tiliacos.

 

 

Cari amici di ChronicaLibri, ecco una lista tirata giù di getto, passibile di infiniti cambiamenti, costellata di miliardi di omissioni… Per oggi è questa, domani chissà! Grazie per il coinvolgimento nella vostra iniziativa e complimenti per il vostro bel lavoro 🙂

 

1. “Karoo” di Steve Tesich, Adelphi
L’epos di uno sceneggiatore di Hollywood, umanissimo antieroe che spende un’intera vita per appropriarsi del sentimento. Straordinario, imprevedibile, indimenticabile.

2. “Lucia a Londra” di Edward Frederic Benson, Fazi Editore
Le avventure di una vanesia zarina di provincia nell’Inghilterra anni Venti. Divertente, brillante, irresistibile.

3. “Gli occhi dell’amore” di Margery Sharp, Astoria
Una favola moderna sull’amore ai tempi dell’imperfezione. Non c’è nessun Darcy, ma fa molto pensare a Jane Austen. Ironico, spietatamente sincero, eppure consolatorio.

4. “Zia Mame” di Patrick Dennis, Adelphi
L’apoteosi del femminile non banale. Fantasioso, scintillante, splendidamente lieve.
5. “Povera piccina” di Patrick Dennis, Adelphi
Fenomenologia della gattamorta. Esilarante, assurdo, caleidoscopico.

6. “La pazzia di Dio” di Luigi De Pascalis, La Lepre Edizioni
Il romanzo di un giovane italiano nel primo ventennio del Novecento. Classico, potente, memorabile.

7. “L’estate incantata” di Ray Bradbury, Mondadori
Una meraviglia da rileggere ogni volta che si può. Poetico, metafisico, universale.

8. “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, Einaudi
Il reale e l’immaginario si spartiscoon equamente un capolavoro assoluto. Fondamentale, teatrale, travolgente.

9. “Stoner” di John E. Williams, Fazi Editore
L’eroismo della normalità. Toccante, autentico, appassionante.

10. “Viaggi e scritti letterari” di Cesare Brandi, Bompiani
Lo sguardo sul mondo e sull’arte di uno degli uomini di cultura più brillanti del Novecento. Memoria, conoscenza, bellezza.

 
eleonora tiliacosEleonora Tiliacos è nata nel 1964 a Roma, dove vive e lavora. Dal 2012 collabora con La Lepre Edizioni, in qualità di editor e addetta stampa. Oltre che pubblicista e redattrice editoriale, è stata archivista, artigiana, segretaria di redazione, ricercatrice iconografica. È sposata dal 2008 con il chitarrista classico Pierluigi Potalivo. Ha collaborato tra l’altro con Gambero Rosso, Editoriale Domus, Il Clandestino di Vauro e Vincino, Procom Communication Group, Ulisse magazine, Ilaria Cooperazione, Bang Art. Ama principalmente i libri, la musica, i gatti e la pace, in tutte le loro possibili manifestazioni.

“Lilus Kikus” e la magia di chi è diverso

lilus kikusGiulia Siena
ROMA
“Mentre passeggia Lilus sogna, cullata dal suo modo di camminare che ricorda il dondolio di una barca… sogna di avere un castello. La Castellana lontana”. Lilus Kikus è una bambina leggera; il suo andar ricorda quello di una farfalla giocosa, il suo andare non ha una destinazione precisa perché Lilus segue quello che i suoi occhi vedono e rincorre quello che la sua curiosità suggerisce. Lilus non è come gli altri bambini, lei è diversa: non gioca nella sua camera senza tende e piena di luce, gioca agli angoli delle strade, sul ciglio del marciapiede oppure in riva al mare; lei crede alle streghe, ha amiche libere, sbarazzine e ancora più strane, parla con i grandi e passa il suo tempo libero seduta sulle scale. Lilus può sembrare un po’ stramba, ma ha una magia che solo i protagonisti delle grandi favole hanno.

 

Scritto nel 1954, “Lilus Kikus” è il racconto della scrittrice e giornalista messicana Elena Poniatowska. Pubblicato in Italia nella collana Ta Wil de La Lepre Edizioni, il libro è una scatola magica nella quale si entra e si viene rapiti. Lilus è come cosparsa di polvere prodigiosa che la rende unica e accattivante, che rende il suo camminare altalenante una culla per il lettore che guarda al mondo attraverso lo sguardo mutante di questa bambina. Lilus è vita, quella vita che da grandi dimentichiamo di guardare; Lilus è innocenza, vivacità e moto perpetuo; Lilus è quella curiosità vorace che ancora oggi riesce a cambiare il mondo.

“Roghi fatui”: la più grande invenzione della storia.

Roghi fatuiGiulio Gasperini
AOSTA – Probabilmente è stata la più grande invenzione dell’umanità: un’invenzione che ha rivoluzionato il mondo in tanti modi, aprendo prospettive e percorsi inarrestabili. La stampa ha cambiato il mondo della cultura, e la cultura ha cambiato la storia dell’uomo: un’evidenza che non è mai troppo sottolineata né considerata, quando si discute di cultura, di costi e tagli. Ma quale prezzo abbiamo pagato per la libertà di stampa? Questa è la domanda dalla quale parte l’indagine romanzesca di Adriano Petta, che in “Roghi fatui. Oscurantismo e crimini dai Catari a Giordano Bruno” edito da La Lepre Edizioni nel 2011 nella collana “Visioni”, dispiega un’appassionante vicenda, ai limiti del giallo e della spy story, tutt’intorno all’universo del libro e della stampa.
Quella di Petta è una narrazione basata su un’indagine storica accuratissima, secondo le parole stesse dell’autore: “Per scrivere questo libro ho scavato nella cenere dei roghi delle biblioteche e di tutti i martiri della ragione e della scienza”. Nelle intenzioni dell’autore “Roghi fatui” è una sorta di conclusione ideale del precedente romanzo, “La via del sole”, e porta a compimento un cammino di conoscenza e di indagine delle ragioni culturali e sociali di cambiamenti epocali: quelli scientifici e culturali.
La storia affonda le sue radici in epoche remotissima a conferma di come il cambiamento sia sempre in moto, sempre in azione: “Nella Grecia antica cominciava il cammino della conoscenza”, a partire dai calcoli di Eratostene sulla circonferenza della Terra all’ipotesi di Aristarco di Samo che la Terra non stesse ferma ma si muovesse intorno al Sole. E poi la storia continua, si dipana in una trama oscura, fatta di episodi snelli e ben descritti, attraverso lo sviluppo e il fiorire della cultura ellenistica, nell’Alto medioevo, nella persecuzione dei Catari, il filosofo Bacone e altri illustri esponenti dell’età moderna, fino ad arrivare a Galileo Galilei, il padre della scienza moderna, ingiustamente umiliato per posizioni che nulla avevano in contrasto con la religione.
Nel corso della storia si tramandano segreti appassionanti, potenzialmente destabilizzanti la tranquilla placidità di un mondo dove la religione detta le paure e mantiene il controllo di un’umanità da imbavagliare. Donne e uomini, tutti sono protagonisti di una rivincita: la stampa terrorizza l’istituzione e alimenta le speranze degli intellettuali, fiduciosi (al di là dell’illusorietà) di liberare la cultura e di poter gridare al mondo verità ritenute pericolose per la religione.
Struggenti e paradigmatiche di questo scontro eterno sono le pagine dedicate al colloquio tra Giordano Bruno, da tempo imprigionato a Castel Sant’Angelo, e il cardinale Roberto Bellarmino, uno dei principali responsabili della sua morte a Campo de’ Fiori. Lo scontro tra i due, serrato e appassionato, mette in campo due diverse e divergenti visioni del mondo, che fin da subito si caratterizzano come inconciliabile e non mediabili, in nome di interessi discordanti.

 

ChronicaLibri ha intervistato l’autore, Adriano Petta: http://www.youtube.com/watch?v=clLJW7Q1Ba8