Carmine Abate: “Il banchetto di nozze e altri sapori”, una terra “rapinosa” che produce sogni e prelibatezze

il-banchetto-di-nozze-e-altri-sapori_abate_chronicalibriDaniela Distefano
CATANIATardilet, krustulet, qenullilet, skallilet sono dolci tradizionali per il Natale, specialità della cucina arberesh; il loro profumo aleggia nell’ultimo libro di Carmine Abate, Il banchetto di nozze e altri sapori (Mondadori), un’autobiografia culinaria per far conoscere un angolo della Calabria che sprigiona “una magarìa rapinosa”. L’Arberìa è l’insieme di cinquanta comunità italo-albanesi presenti nel Sud Italia.

Nato nel 1954, emigrato da giovane ad Amburgo, Carmine Abate oggi vive in Trentino. Continua

SOS regalo di Natale: 10 Libri che dovreste regalare

CHRL_10 Libri da regalare a natale_2015Giulia Siena
PARMA – E’ Natale, o quasi. Nel panico da regalo non accettate i consigli da chiunque, affidatevi a dei veri esperti, affidatevi a ChronicaLibri. Sappiamo, davvero, cosa fa al caso vostro, vi conosciamo e pensiamo anche non bisognerebbe ridursi all’ultimo momento con i regali. Ma vi capiamo, può capitare. Non siamo neanche d’accordo sul fatto che, presi dal panico, cerchiate rifugio in un buon vecchio libro poiché può rappresentare la soluzione a tutte le titubanze da regalo; ma lasciamo correre… i libri hanno bisogno di essere comprati e voi – in questo caso – potreste essere mecenati esemplari. Quindi. Passiamo al dunque: ecco i nostri 10 Libri che dovreste regalare rispondendo all’SOS regalo di Natale. Continua

Un Natale normale di racconti cattivissimi.

Cattivissimo NataleGiulio Gasperini
AOSTA – Il Natale se lo vivono tutti (o quasi) come il giorno più “buono” dell’anno: quello dove si fanno sorrisi, dove si diventa gentili, dove si pensa di poter rimediare ai giorni che son venuti prima e a quelli che poi verranno dopo. A costo di diventare ipocrisia. Quello che non manca in questa raccolta di racconti di Manuela Zucchi, intitolata “Cattivissimo Natale” e edita da L’Iguana Editrice, sono proprio l’ipocrisia, la finzione, la maschera.
Sono racconti, quelli della Zucchi, diretti, senza censure, fulminanti e sorprendenti. Spesso, la Zucchi assume il punto di vista del personaggio, si trasforma in lui e dipana la storia con un io narrante che pare guardare anche con ironia al lettore, pare prendersi un po’ gioco di lui. Sono personaggi forti, quelli che descrive la Zucchi; personaggi ben descritti con poche pennellate ed essenziali pensieri. Sono tutti portatori di storie che possono parere ordinarie ma che in definitiva rappresentano l’ordinarietà che costituisce la quotidianità: e la quotidianità è un patrimonio condiviso da tutti, allo stesso modo.
Al Natale si affidano altri tipi di racconti, di narrazioni. Il pensiero, alla parola Natale, corre subito a testi capitali e immortali, che hanno insegnato (e continuano a insegnare) a generazioni di bambini. E va bene così: il Natale è come una riserva protetta, un luogo di illusioni permesse e di sogni ancora tenuti in piedi. La Zucchi non si preoccupa di tutto questo. O meglio, lo so ma dà valore ad altro, cercando al di là della facciata le motivazioni profonde, le vite vere, trasformano il Natale per quello che in realtà è: un giorno come un altro. Senza smarrire però una certa poesia, la profondità dell’esplorazione di una condizione umana che, di sicuro, non si modifica e non si sconvolge, per un solo giorno di feste e bagordi la cui memoria è oramai persa e svilita.
In realtà, il Natale in questi racconti è quasi puramente decorativo: il riferimento a un regalo distratto, a un trascurato albero decorato, a un frettoloso viavai non meglio definito di persone è un’informazione che finisce per stridere ancora di più con il contenuto del testo e sottolinea la distanza che esiste, così, tra significato vero e significato apparente: tra quello, ovvero, che parrebbe all’inizio, a una prima lettura appena iniziata, a quella che, invero, sarà la svolta, la deriva, la decisione a rivoluzionare ogni vita e ogni strategia.

“Buon Natale, Gatto Killer!”, le divertenti avventure di un gatto irriverente

Buon-Natale-Gatto-Killer-chronicalibriGiulia Siena
ROMA“Questo Natale è stato terrificante. Spaventoso. Tremendo. Deprimente. Assolutamente ingiusto. Terribile, terribile, terribile. Ecco com’è stato. E ora ve lo racconto”.
Tuffy, il gatto più irriverente della letteratura per ragazzi, arriva in libreria con una nuova, nuovissima avventura: “Buon Natale, Gatto Killer!”. Questa volta, il protagonista della geniale penna di Anne Fine, combatte la sua personalissima battaglia contro il Natale. Sì, perché il Natale, come sostiene Tuffy, non è proprio una festa per gatti: non ci si può arrampicare sull’albero addobbato, non si può giocare con le decorazioni e con le mille lucine che sono appese troppo in alto e non si può neppure giocare in giardino, c’è la neve! Questo per Tuffy – pigro, brontolone e dissacrante – è un gran problema, deve stare tutto il giorno ad ascoltare la voce da cornacchia della sua padroncina Ellie e assecondarla negli stupidi giochi con i cuginetti Lucilla e Lance. Un vero e proprio incubo… ma conosciamo Tuffy e sappiamo che ne combinerà una delle sue. Nonostante le minacce del signor Diamo-La-Colpa-Al-Gatto-Per-Qualsiasi-Cosa (il padre di Ellie) Tuffy riesce sempre a combinare qualche danno, che si tratti della sua coda che spazza via i biglietti dai regali o dal ragnetto che fa volare inavvertitamente in bocca a Lance, con Tuffy tutto può succedere, fino a quando finirà in garage.
Accattivante, divertente, ironico, “Buon Natale, Gatto Killer!” è un libro imperdibile. La storia, raccontata in modo incalzante e impeccabile da Anne Fine, è magistralmente illustrata da Andrea Musso. Le immagini, infatti, sottolineano il carattere irriverente e simpatico di Tuffy, rimarcando i tratti salienti di un libro che merita di esser letto. Non solo dai più piccoli.

 

I 10 libri del Natale da Giulio.

Giulio Gasperini
AOSTA – Il Natale è la festa per eccellenza: la ricorrenza dell’anno più temuta e attesa, più celebrata e odiata. Ma non è mai ignorata. Non è possibile farlo. Tutto il mondo, da ogni suo angolo, in ogni sua declinazione, ci ricorda che è Natale. E che siamo costretti a viverlo.
Per quest’anno, un po’ di libri vintage (“Il panettone non bastò” di Dino Buzzati e “Un sogno di Natale e come si avverò” di Louisa Mary Alcott), qualche tocco di alta letteratura (“Sogno di Natale e altri racconti” di Luigi Pirandello e “Ricordo di Natale” di Truman Capote), un affondo nell’arte (“Nascere. Il Natale nell’arte” di Andrea Dall’Asta), incursioni in paesi lontani (“L’oratorio di Natale” di Göran Tunström e “Tutta colpa dell’angelo” di Christopher Moore), un velo di mistero (“Il caso del dolce di Natale” di Agatha Christie e “Babbo Natale giustiziato” di Claude Lévi-Strausse) e, soprattutto, il libro di Natale più bello che sia mai stato scritto da mano umana (“Canto di Natale” di Charles Dickens).
Sereno Natale a tutti voi, amici lettori e amiche lettrici!

 

“Lettere di Natale alla madre” e l’appuntamento delle sei.

Giulio Gasperini
ROMA –
Per venticinque anni, dal 1900 al 1925, “fedele di anno in anno”, Rainer Maria Rilke e la madre, Sophia “Phia” Rilke, ebbero un appuntamento: non importa dove fisicamente si trovassero, alle sei di sera della vigilia di Natale si incontravano nel pensiero. E il figlio, così peregrino ma sempre affettuoso, ogni anno rammentava alla madre il loro appuntamento, in lettere di straordinaria delicatezza e premura. Passigli Editori, storica casa editrice fiorentina, nel 1996 pubblicò queste “Lettere di Natale alla madre”, che testimoniano e documentano la visione profondamente cristiana che il poeta de “I sonetti a Orfeo” e delle “Elegie duinesi” nutriva e condivideva con la madre.
Indipendentemente da dove si trovasse, anche in luoghi nei quali sentiva “maturare la arance”, Rilke sa che il Natale non è il trionfo del consumismo, tanto che spesso si lamenta e si scusa con la madre di non poterle inviare bei regali, ricercati ed eleganti, ma costretto spesso a inviare soltanto i suoi pensieri e la sua grafia. Rilke sa che il Natale è una festa “carica di prodigio e carica di mistero”; in ogni Natale – lui stesso ammette – tutto si faceva “per un attimo indescrivibilmente chiaro e prodigiosamente animato”, in un’ansia e in un bisogno di raccoglimento che lo eleva al di sopra della contingenza e gli consente di stabilire con la madre stessa una “comunicazione interiore”, una vera e propria corrispondenza-d’amorosi-sensi per dare significanza e compimento alla festa stessa del Natale, che altrimenti festa non potrebbe definirsi.
Anche attraverso gli anni duri, sofferenti, della prima guerra mondiale, durante i quali il mondo si macchiò di “complicatissima colpevolezza”, il Natale rimane sempre “la festa dell’innocenza”. È soprattutto il giorno che, in tempi di delirio collettivo, di pazzia senza senso apparente né facile possibilità di redenzione, “merita di essere il giorno più fiducioso dell’anno”, il giorno nel quale l’uomo possa riappropriarsi della consapevolezza del proprio limite (e, dunque, della salvezza), accorgendosi che “per quanto avanti possa spingersi, non giungerà mai al confine di Dio ma alla sua stessa fine”. Sicché ecco che la necessità urgente diventa quella di tornare bambini, esattamente come il piccolo Gesù che, nascendo, ha portato lo stupore e la meraviglia nel mondo, quel rispetto per ogni forma del creato e per ogni essere umano. I migliori ricordi del Natale sono, infatti, quelli del Rilke bambino, del futuro poeta che scopre le luci, i doni, la festa e le decorazioni; e che ha al suo fianco gli affetti più forti, che non possono essere altri che quelli familiari. Sicché il Natale probabilmente è soltanto questo, a prescindere dall’altrove che abitiamo: è sapere che “non è triste essere soli quando sono aperte le strade per ogni amore”.

Santificare le feste… con gusto!

Agnese Cerroni
ROMA – Un giro del mondo a tavola, un tuffo nei menù e nelle tradizioni gastronomiche della cristianità. Pietro Semino in Santifica le feste … a tavola!Menù e tradizioni da tutto il mondo (Ancona Editore) ci guida fra le tavole imbandite delle varie chiese e confessioni (a occidente e a oriente di Roma), illustrandone con competenza la simbologia, le radici storiche, gli usi e costumi, e dando pratiche ricette da eseguire passo passo.

Partendo dalla festa della Resurrezione fino al Natale e passando per Capodanno e Epifania . Si gustano i tipici menù della tradizione Ortodossa, Copta o di quella Caldea. Ricette di livello medio, eseguibili con facilità grazie anche al reperimento degli ingredienti o ai consigli sui succedanei equivalenti. In fondo al testo un glossario in ordine alfabetico descrive i cibi più esotici e poco conosciuti.

10 Libri per Natale: per me i libri son desideri

libri da regalare a natale_chronicalibriGiulia Siena
ROMA – 10 Libri da regalare, regalarsi, comprare, sfogliare e leggere. I 10 Libri per Natale che io ho vi suggerisco sono volumi da portare con sé, consultare, aprirne le pagine per sentirsi al sicuro o evadere del tutto. I miei 10 Libri per Natale potrebbero essere anche ottimi compagni per il prossimo 2012.

1. Il panettone non bastò. Scritti, racconti e fiabe natalizie di Dino Buzzati

2. Giallo Natale. Venti grandi autori celebrano le Feste curato da Nicoletta Grill

3. Prima della fine di Ernesto Sabato

4. Cacao di Jeorge Amado

5. Scritto sul corpo di Jeanette Winterson

6. Sbarcare il lunario di Paul Auster

7. La pianista di Elfriede Jelinek

8. Elogio del pomodoro di Pietro Citati

9. Grandi Champagne 2012. Guida alle migliori bollicine francesi in Italia curata da Lupetti, Angelini, Boccoli, Scorsone, Vani e Tagliaferri

10. L’Assaggenda 2012 curata da Colaiossi e Staiano

10 Libri per Natale

libri  da regalare a natale_chronicalibriROMA – Arrivano i primi 10 Libri per Natale! Oggi, il primo a mettere sotto l’albero i suoi 10 Libri, è Giulio Gasperini. Il nostro redattore, lettore insaziabile e viaggiatore instancabile, ci suggerisce quali volumi regalare e regalarsi per questo Natale 2011.

1) Lettere dall’Africa, di Karen Blixen, perché mai canto d’amore per un continente lontano fu tanto profondo e commovente.

2) Mai sentita così bene, di Rossana Campo, perché è raro divertirsi con intelligenza e, ancora di più, farlo con le parole.

3) Kitchen, di Banana Yoshimoto, perché ciascuno di noi è sempre alla ricerca del suo più perfetto angolo di mondo.

4) Un cappello pieno di ciliege, di Oriana Fallaci, perché le radici son importanti e la storia ch’è trascorsa ci fa esser quel che siamo.

5) Rosso di sera, di Brunella Gasperini, perché esistono, nonostante tutto, le adolescenze e i loro amori che sanno parlare di poesia.

6) Sonetti dell’amore oscuro, di Federico García Lorca, perché l’amore è tale anche quando parrebbe proibito.

7) Poesie, di Vivian Lamarque, perché le sillabe son divertenti; e, ancor di più, le loro combinazioni.

8 ) Poesie, di Dario Bellezza, perché il dramma e la fragilità dell’uomo son la migliore materia poetica.

9) Artemisia, di Anna Banti, perché sulla tela i colori prendon forma e consistenza umane.

10) La Terra Santa, di Alda Merini, perché tutti siamo folli e tutti abbiam bisogno d’esser liberati.