“Rino Gaetano. Essenzialmente tu” di Matteo Persica, Odoya

Marilena Giulianetti
ROMA – Si dice a volte che il tempo renda giustizia. Deve pensarla così Matteo Persica che, dopo l’affascinante ritratto di Anna Magnanisi cimenta in Rino Gaetano. Essenzialmente tu, anche questo edito dalla casa editrice Odoya e in libreria da pochi giorni.

Matteo Persica contestualizza il periodo storico e sociale in cui si muovono i giovani negli anni ’60 e ’70 (che per la prima volta diventano categoria e si scoprono “generazione”). Ecco, quindi, il racconto della famiglia che dalla Calabria si sposta a Roma, i primi passi del piccolo Rino, la passione per la musica, le amicizie e gli amori, l’approccio al mondo artistico romano, l’inizio di una carriera schiettamente contro. Continua

“Il Dio Selvaggio” di Al Alvarez: il lungo rapporto tra suicidio e letteratura

Giorgia Sbuelz
ROMA – Partendo dalla constatazione che forse metà della letteratura di tutto il mondo parla di morte, il poeta e saggista Al Alvarez affronta il tema nell’ opera Il Dio Selvaggio – Suicidio e letteratura un classico uscito nel 1972, riproposto qui dalla casa editrice Odoya.

Come tiene a precisare l’autore, il suo “non è un lavoro sul suicidio nella letteratura, ma è sul suicidio e la letteratura”. Non analizza in che modo gli autori si siano sbarazzati di un determinato personaggio, bensì  vuole venire a capo delle dinamiche di fascinazione che questo gesto ha suscitato nell’immaginazione creativa di chi l’ha compiuto, o solo tentato. Si parte quindi da una lettura storica, finendo per analizzare il carattere sociale e morale assunto dal suicidio nel corso dei secoli. Continua

Raoul Melotto: “Caravaggio. L’artista in Italia” (Odoya), il pittore che scansava le ombre con la propria luce interiore

caravaggio_odoya_chronicalibriDaniela Distefano
CATANIARaoul Melotto nel saggio critico Caravaggio. L’artista in Italia (Odoya) si propone di offrire al lettore una guida suggestiva per aiutare a ritrovare sé stessi nel mondo figurativo; un percorso nello spazio e nel tempo in cui furono prodotte, e dove si custodiscono ancora oggi, le opere di Caravaggio.
Ma chi fu Michelangelo Merisi nel mondo prima di entrare nella storia? Nacque a Milano il 29 settembre del 1571 da una famiglia di umili origini. Nel capoluogo lombardo, imperava una Scuola o accademia di pittura “alla maniera” di Michelangelo, Raffaello e di Leonardo: sulla scia di tali giganti. Continua

“Istanbul, il ritratto di una città”: la regina delle città vista con gli occhi di un suo innamorato

 

clark_istanbul_chronicalibriDaniela Distefano
CATANIAPeter Clark – autore entusiasta di Istanbul, il ritratto di una città, libro targato Odoya (tradotto da Massimiliano Marconi) – visitò Istanbul per la prima volta nel 1962, poi per trent’anni. Nel ritrarla con i colori della sua memoria, si pone l’obiettivo di celebrare Istanbul come città del mondo, vuole avvicinarsi alla sua storia e al suo spirito. Parliamo di una metropoli che dagli anni ’70 ha vissuto una vera e propria rinascita. Negli ultimi decenni, invece, pare abbia sofferto la piaga del terrorismo: atti compiuti nel nome dell’Islam o degli armeni, dei curdi o della sinistra estremista. Ma cosa pungola il lettore, il turista culturale, che fruisce di un saggio assai meticoloso nel ripassare la storia di un simbolo non solo urbanistico? Qual è il perno della sua ramificazione? Esiste un tracciato stradale che l’ha resa sublime? Continua

“Sahara. Paesaggio dell’immaginario” in cui perdersi.

Sahara. Paesaggio dell'immaginarioGiulio Gasperini
AOSTA – Il libro di Eamonn Gearon, “Sahara. Paesaggio dell’immaginario”, edito dalla casa editrice Odoya (2014), squaderna e sviscera quella grande piega di mondo che è lo sterminato deserto del Sahara. Luogo magico, protagonista indistinto di tante fiabe e racconti da Mille e una notte, non è sempre stato quell’ammasso poetico di sabbia e dune sempre in movimento che ci appare adesso. Conosciuto alle cronache moderne più per essere terra di migrazioni forzose e di morti ignote, ignorate e dimenticate, e pregiudizievolmente per essere luogo di aridità estrema, in realtà il Sahara ha una lunga lunghissima storia di colonizzazioni e di attività umane, animali, vegetali. Come testimonia, ad esempio, il sito di Wadi al-Hitan, considerato Patrimonio mondiali dell’umanità dell’UNESCO, dove sono stati ritrovati centinaia di fossili della protobalena Basilosaurus (c’era allora il mare, in quel luogo?). Il Sahara fu anche terra verde, umida, ricca d’acqua e di vegetazione.
Ma il Sahara fu ricco anche di uomini, più di adesso, sopravvivendo soltanto alcune tribù di Tuareg. Le incisioni rupestri, scoperte da Heinrich Barth a Wadi Telisaghé, sono testimonianza straordinaria, sorprendente: rappresentano la presa di consapevolezza artistica e comunicativa di un’umanità ai suoi albori e ci testimoniano una forma di cultura dei primordi, ma non per questa meno importante né trascurabile. Tra questi graffiti troviamo anche sbalorditivi esempi di “nuotatori”, risalenti a 5000 anni fa, che aprono prospettive inedite e non ancora ben indagate. E, ancora ricco di uomini, il Sahara è anche un rete di città, di insediamenti che l’uomo continua ostinatamente ad abitare, piegandosi alle esigenza della natura e alle sue condizioni. E non sono solo città-oasi, nate grazie alla presenza di un acqua che emerge dalle sabbie, come Tindouf e Ghardaia.
La storia delle esplorazioni del Sahara è un racconto appassionante che affonda le sue origini nella storia dell’antico Egitto, nella lunga lista di faraoni che si susseguirono sul trono di uno dei più grandi imperi della storia antica. Tanti altri popoli, dai Fenici ai Persiani, dai Greci agli Arabi, dai Romani ai Vandali si confrontarono con questa terra devastante e assolata, con queste lunghe prospettive e intensi viaggi, assumendone il potenziale e trasformandola in terra di commerci e di racconti, di leggende e di indagini, di scambi e di narrazioni più o meno veritiere.
E poi ci furono i geografi e cartografi, a cominciare da al-Idrisi, che nel Sahara si divertirono a indagare e compilare; ci furono gli esploratori come Hugh Clapperton, le esploratrici; e poi gli scrittori, come Bruce Chatwin e Paul Bowles. E tanti altri personaggi, noti e meno noti, che hanno trasformato il Sahara in una terra dalle infinite possibilità, dalle prospettive potenti e inedite. Perché, nonostante gli anni passino e il mondo diventi sempre meno ignoto e inesplorato, come scrisse Plinio il Vecchio, “dall’Africa arriva sempre qualcosa di nuovo”.