Ediciclo Editore: “Let my people go surfing. La filosofia di un imprenditore ribelle” di Yvon Chouinard, fondatore di PATAGONIA

Daniela Distefano
CATANIA“Sono più di sessant’anni che faccio l’imprenditore. Faccio fatica a dirlo: è come ammettere di essere un alcolizzato o un avvocato. E’ una professione che non ho mai rispettato. Buona parte dell’imprenditoria è ostile alla natura, distrugge le culture autoctone, ruba ai poveri per dare ai ricchi e avvelena la terra con gli scarichi delle fabbriche. Ma l’imprenditoria può anche produrre cibo, curare malattie, controllare la crescita demografica, dare lavoro e in generale arricchire le nostre vite. E può farlo guadagnandoci e senza rinunciare alla propria anima”.

Recita un’antica maledizione cinese: “che tu possa vivere in tempi interessanti”. Ma la storia dell’azienda Patagonia (che ha sede a Ventura, CA). dalla crisi del 1991-92 a oggi, per fortuna, non è stata molto “interessante”. Tutto per merito del suo fondatore e proprietario, Yvon Chouinard. Alla fine degli anni ’50 egli entra nel mondo degli affari progettando, fabbricando e distribuendo attrezzatura da arrampicata su roccia. Nel 1964 produce il suo primo catalogo di vendita per corrispondenza, un foglio ciclostilato in cui si consiglia al cliente di non aspettarsi consegne rapide durante la stagione di arrampicata. Continua

La Patagonia rebelde degli anni Venti.

Patagonia rebeldeGiulio Gasperini
AOSTA – Una storia leggendaria, quella della Patagonia degli anni Venti, popolata di peones, gauchos e sindacalisti anarchici, in una terra lontana dai luoghi del potere, sferzata da un vento e da un freddo impossibili, ma fondamentale per la stabilità e la conservazione politica ed economica. Il giornalista argentino Osvaldo Bayer ha indagato e raccontato le vicende drammatiche che portarono al massacro di circa 1500 tra campesinos e sindacalisti nel 1922 in questo libro da sempre perseguitato e censurato: Patagonia Rebelde, riproposto in Italia dalla casa editrice Elèuthera in una versione ridotta, a causa dell’imponenza della versione originale. Le indagini di Bayer, dipanatesi per lunghi anni, hanno prodotto un’edizione originale in quattro volumi, per un totale di 1600 pagine: impossibile, dunque, da leggere e fruire per un pubblico che non fosse argentino. Continua