UNA FIABA PER ASROO, arriva il concorso letterario che fa del bene. Tema “IL DONO”

PARMA – Donare v. tr. e intr. [lat. dōnare, der. di donum «dono»] (io dóno, ecc.). – 1. tr. a.
Dare ad altri liberamente e senza compenso cosa utile o gradita.

Un racconto può portare lontano; un racconto che sia una fiaba e abbia come il tema il dono è già un piccolo regalo che ogni aspirante scrittore può fare a sé stesso e agli altri. Una fiaba, infatti, può fare miracoli: donare speranza, sorriso e spensieratezza, tutti doni di cui ogni bambino ha bisogno per crescere e credere. E le fiabe possono fare del bene poiché “la fiaba – come disse Gianni Rodari – è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”.

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AttraversaMenti: ancora alcuni giorni per partecipare al concorso letterario del Presidio del Libro

FOGGIA – Il Presidio del libro di San Giovanni Rotondo, l’Associazione Provo.cult e il laboratorio urbano Artefacendo indicono un concorso letterario dal titolo AttraversaMenti.

Il tema intende esplorare il concetto nel suo significato più ampio: dalla quotidianità che ci vede affrontare situazioni sempre diverse, alla capacità di lasciarsi contaminare e di cogliere nel cambiamento il senso profondo dell’esistenza, fino al ruolo che un libro e la lettura possono svolgere nell’indirizzare le scelte di vita. Continua

Premio La Quara 2018, premiazione in piazza il 25 agosto

BORGOTARO – Fasi finali per la quinta edizione del Premio La Quara che sabato 25 agosto, nell’omonima piazza al centro della cittadina della Val Taro, decreterà il vincitore del concorso letterario. I partecipanti si sono cimentati in racconti che, come tema, avevano quello del “Portone”: “La porta di casa, un uscio sempre aperto per offrire accoglienza, oppure un muro di separazione dal resto del mondo, – ha spiegato il presidente di giuria, Antonio Ferrario magari una porta chiusa per nascondere drammi familiari, sofferenze che non si vogliono condividere. il “portone” può essere anche quello del cuore, della “filoxenia” greca, che significa appunto ospitalità”.
Dalle ore 18 una cerimonia-spettacolo sempre molto partecipata in cui le storie prendono vita grazie alla voce della brava Giulia Canali, attrice della compagnia Zona Franca di Franca Tragni e alla conduzione della giornalista Francesca Strozzi. Continua

Parapiglia, “Storie per gioco”: Anna Vivarelli racconta dove tutto ebbe inizio

Giulia Siena
PARMA – Le storie servono a farci trovare il filo dell’oggi; se nel presente esiste qualcosa – di bello o di brutto che sia – è perché da qualche parte, in qualche luogo e per qualche motivo, ebbe inizio. Tutto inizia, e tutto finisce. Anche i giochi hanno una storia, un motivo per diventare diletto e sopravvivere ai bisogni o alle mode. Anna Vivarelli in Storie per gioco, illustrato da Andrea Rivola e pubblicato da Parapiglia Edizioni, dà vita a dieci racconti attorno ad altrettanti giochi spesso dimenticati. Continua

Via del Vento, “Il tiranno”: Heinrich Mann osservatore del suo tempo

Giulia Siena
PARMAIl tiranno, il volume che raccoglie due racconti inediti di Heinrich Mann – fratello del più celebre Thomas – si apre e si chiude con due scene fortemente evocative, dove i gesti accompagnano la parola e ne fanno azione, movimento, commedia. Il teatro, infatti, entra nelle parole dell’autore tedesco e la pagina si fa “luogo letterario in cui è possibile condurre un’affilata critica sociale” come spiega la curatrice del volume, Claudia Ciardi. Il tiranno, il racconto da cui prende il nome questo volume, pubblicato per la prima volta nel 1908 come novella dà subito l’idea della prosa di Mann, mentre la Scena è un abbozzo di commedia del 1924; insieme danno vita a Il tiranno, libro pubblicato da qualche settimana in Italia dalle sempre sorprendenti Edizioni Via del Vento. Continua

Volevamo solo ridere: “Ogni mattina”, racconto di una vita parziale

“Ogni mattina”
GIULIA SIENA – 5.30.
Ogni mattina.
Ogni mattina alla stessa ora, 5.30, l’ora di quando apro gli occhi e sono già umidi. Poi i rivoli caldi bagnano le gote, si aggiungono i singhiozzi e mia madre, che è corsa di sopra per mettermi fretta – devo essere veloce – fa un gesto stizzito, antico, dimenticato, nostalgico. Ora mi guarda come si guarda una bambina affranta, sull’orlo delle lacrime, anche lei.
5,55.
Ora, come ogni mattina, devo correre giù per la strada lasciandomi alle spalle l’odore tostato della moca, attraversare quella piazza che è stata a guardare i miei anni di assenza, ripararmi sotto la pensilina e aspettare. Pochi minuti. Salire, obliterare, chiudere gli occhi e non pensare. Scendere, aspettare, risalire e nascondersi dietro il brusio di quei pendolari assidui. Il mare a sinistra, la luce vera, forte e abbagliante di quando vieni al mondo in faccia, dall’altra parte.
Ogni mattina. Continua

“Lettere azzurre”, il racconto di Antonella Bergamasco per la sezione a tema libero di Volevamo solo ridere

“Lettere azzurre”
ANTONELLA BERGAMASCO – Quel Lido le era sempre andato stretto. Da quando frequentava il primo anno del liceo Pietro Orseolo aveva perso i soliti amici. Suo padre l’aveva iscritta in un istituto dell’isola quando lei avrebbe voluto frequentare il liceo di Venezia. Tornando da scuola percorreva sempre a piedi lo stradone grigio di via Sandro Gallo. L’autunno era davvero una stagione incolore e inodore per lei. Alzando gli occhi al cielo provava un senso di oppressione. “Perché i suoi fratelli avevano potuto frequentare le scuole di Venezia e lei no? Forse perché era femmina e doveva rimanere vicina a casa?”
L’inverno era grigio e brumoso. Continua

Il buio che è dentro; Federica Magri per Volevamo solo ridere

“Il buco nero”
FEDERICA MAGRI – Nel silenzio notturno della mia stanza mi ritrovo seduta sul letto, qualche foglio bianco qua e là e una penna in mano. È una penna nera, come questa notte che non passa mai. Nera come questa notte che ascolta i miei pensieri e che sembra essere pronta ad accogliere le mie confessioni, le mie parole, le mie paure. Nera come il sangue arrabbiato che mi scorre nelle vene, a volte lento, altre veloce. E vorrei poter scrivere, qui, ora, adesso, tutto quello che quel maledetto sangue nasconde e porta con sé, tutto quello che porta in giro per il corpo e lo mescola ai globuli e piastrine.
Vorrei poter scrivere, velocemente, che tutto quello che c’è dentro di me è nero, è solo sangue nero, un misto di petrolio, chimica e poco altro. Continua

“Un lavoro nuovo di zecca”: Cristiano Bacchieri per Volevamo solo ridere, Racconti d’Estate

“Un lavoro nuovo di zecca”
CRISTIANO BACCHIERI – Ripensando alla mia fugace carriera di bambino, mi tornano alla mente pochi episodi salienti, ma molte sensazioni. Ricordo chiaramente che il desiderio più grande e ricorrente era uno solo: essere “grande”. Perché gli adulti si divertivano molto di più: potevano andare dove volevano, dire ciò che volevano e mangiare gli spinaci solo se volevano. Che conquista!
Il modo migliore per sublimare quell’ardente desiderio, io e i miei due cuginetti lo trovavamo giocando “ai mestieri”. Mia cugina, che ha la mia stessa età, solitamente gestiva un bar o un ufficio postale (o, spesso, entrambi). Mio cugino, di un anno più piccolo, era generalmente percepito come presenza non gradita. Infatti non ricordo nemmeno che mestiere facesse. Qualcosa di manuale, comunque. Continua

“Perché sei venuta a prendermi, mamma”; interrogativi, bullismo e disagio nel racconto di Elena Lattes

“Perché sei venuta a prendermi, mamma”
ELENA LATTES – “Ciao tesoro!”
Mongo aveva un’espressione cupa e, invece di correrle incontro con entusiasmo, come faceva quasi sempre, arrivò con lentezza e quasi controvoglia.
“Perché sei venuta a prendermi?”
“Amore, ti vengo sempre a prendere il lunedì, non te lo ricordi? Com’è andata la scuola oggi?”
Mongo non rispose e, dopo aver deglutito, ripeté la domanda: “Perché mi sei venuta a prendere, mamma?”
Anna si fermò, si abbassò e lo guardò intensamente: “Cosa vuoi dire?”
“Voglio dire… perché sei venuta in Africa e hai scelto proprio me?” Continua