Casi letterari: “Donne che comprano fiori”, donne che comprano e basta

Marilena Giulianetti
ROMA – Ci sono libri che ti entrano dentro. Ti leggono l’anima pagina dopo pagina, quelli che – citando Il giovane Holden“mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
E poi ci sono libri che leggi e ti chiedi perché.
Le vacanze, il gran caldo, l’ombrellone sopra la testa e in sottofondo il rumore del mare… tutto contribuisce alla scelta di narrativa leggera. Questo potrebbe essere almeno una delle spiegazioni al perché di cui sopra. Resta il fatto che per quanto leggera la narrativa dovrebbe essere di qualità e avere comunque sempre un senso. Appare quindi difficile dare una spiegazione a Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort, edito da Feltrinelli e preannunciato nuovo best seller venuto da lontano (neanche tanto, Madrid) pronto ad infiammare i cuori delle lettrici italiane. Continua

Editrice Nord: “La ragazza tedesca” di Armando Lucas Correa

Daniela Distefano
CATANIA“Ci sono momenti in cui è meglio accettare che sia tutto finito, che non ci sia più niente da fare. Cedere e abbandonare ogni speranza, arrendersi.
Ecco come mi sono sentita allora. Non credevo ai miracoli. Tutto ciò era accaduto perché ci eravamo ostinati a voler cambiare un destino già scritto. Non ne avevamo nessun diritto, non potevamo reinventare la storia. Eravamo condannati a essere ingannati sin dalla nascita”.

La ragazza tedesca (Editrice Nord) – romanzo di Armando Lucas Correa, caporedattore di People en Espanol, la rivista di lingua spagnola più venduta in America (nel corso della sua lunga carriera di giornalista, ha ricevuto numerosi premi. Attualmente vive a Manhattan) Continua

Romanzi da leggere: Adelphi, “La casa dei Krull” di George Simenon

Daniela Distefano
CATANIA – Romanzo profetico, scritto a La Rochelle nell’estate del 1938, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, La casa dei Krull (Adelphi, 2017) fu stampato nel febbraio del 1939. E della lungimiranza George Simenon (Liegi, 1903 – Losanna, 1989), il papà del commissario Maigret, si serve per allestire un’opera paragonabile a un dietro le quinte spettrale, inquietante, claustrofobico. Cioè l’atmosfera cupa dell’inizio della guerra contro il Nazismo. Tutto ha inizio in un paesino popolato da francesi, ai margini del quale vive la famiglia tedesca dei Krull. Continua

Salani: “Ti devo un ritorno”, un romanzo sul surf e sull’amicizia in un’isola stregata ‘dall’offerta di Dio’

Daniela Distefano
CATANIA“La prima cosa che impari in mare, quando sei sulla tavola, è che se vuoi cavalcare l’onda non puoi guardare dietro di te. Devi abbandonarti a lei, rimanendo fermo sulle gambe. Jack London scriveva che il surf è uno sport da re e io sulle onde mi sento invincibile. I miei problemi nascono tutti sulla terraferma”.

Pietro, trentadue anni, cuore sbriciolabile, coscienza a mollo, tenacia nello scarico, ha da poco perso il padre, sua colonna portante. Decide di fuggire da tutti e da se stesso e prende al volo l’idea di trasferirsi per qualche tempo nelle Azzorre dove potrà praticare la passione della sua vita, il surf. Continua

“Mailand” di Nicola Pezzoli: Konrad e la trappola narrativa dalla quale si viene sempre catturati

mailand_recensione ChronicalibriGiulia Siena
PARMA – 1987. Corradino, già protagonista di Quattro soli a motore e Chiudi gli occhi e guardaè un giovane studente universitario confuso e confusionario. Ha lasciato Cuviago, la madre apprensiva e la nonna anafettiva per cominciare la sua avventura a Mailand. Mailand, traduzione tedesca di Milano, ovvero la grande città, fonte di vizi, virtù, paure, scoperte e competizioni. Mailand è il banco di prova di Konrad, chiamato così dai suoi compagni di stanza: il piacentino Marco e il siciliano Beniamino. Un trio niente male per divertirsi e giocare a Risiko, per evadere da quegli studi già troppo sbagliati. Gli ingredienti per la favola del fuori sede ci sono tutti per questo terzo capitolo che chiude la trilogia di Corradino e ne fa un unico grande romanzo firmato Nicola Pezzoli. Continua

Eleonora Sottili, con “Se tu fossi neve” va alla ricerca del momento perfetto

se tu fossi nevePARMA “Ok, senti, hai ragione. Non è che proprio ti conosco, ma è comunque moltissimo tempo che penso a te, da quando ti ho visto alla Grand Central Station, ti ricordi? Charlie Todd aveva detto a tutti di bloccarsi per far sembrare che la stazione fosse congelata. Ed ecco, noi due ce ne stavamo lì a pochi passi uno dall’altro e tu eri di schiena e ti stava per cadere il cappello… Ho pensato, appena mi scongelo vado da lei e la conosco, ma poi tu sei sparita, la gente ha cominciato ad applaudire e quando sono arrivato alla biglietteria tu non c’eri già più, e allora ecco ho cominciato a cercarti”. Jason cercava quella ragazza da anni, ben due anni, da quell’improvviso incontro quel giorno nel parco. Continua

“Il Signor Bovary” di Paolo Zardi: quando Bovary non è più Madame.

Il_signor_bovary_ZardiGiorgia Sbuelz
ROMA – In un’Italia all’inseguimento della chimera del benessere, ecco spuntare l’uomo che sembra avercela fatta: ottimo impiego, bifamiliare nella prima periferia con tanto di barbecue e due posti auto, una moglie solida e ineccepibile che ha conosciuto a venticinque anni, una figlia e un pargolo in arrivo… cosa chiedere di più? Forse una crepa nel noioso intonaco bianco della propria vita stabile come una cattedrale? Forse un fulmine a ciel sereno, una variabile tanto trasgressiva, quanto banale, come un’amante? Ebbene sì.

E pensare che non l’aveva nemmeno cercata. Lui non era come i suoi colleghi che si iscrivevano appositamente ai social network in cerca di anestetizzanti evasioni pilotate a non contaminare i sentimenti e il matrimonio, lui si era ritrovato quella donna fra capo e collo, quasi senza possibilità di scelta.

Accade così, assecondando un’umana debolezza, che l’intera impalcatura delle certezze costruite cominci a vacillare, ed il sogno di una vita invidiabile possa frantumarsi per ogni mossa mal calcolata, proprio come in un duello: una partita a scacchi contro se stessi, contro i propri limiti, dove un errore di tattica è un affondo al proprio ego, sempre più inesistente, sospeso tra i piaceri della carne con l’illusione di risollevarsi dal piattume di una vita preconfezionata, ma che prima o poi, il Signor Bovary lo intuisce già, si finirà per rimpiangere.

Il Signor Bovary di Paolo Zardi è soprattutto un uomo, comune nel suo essere medio-borghese, comune nei suoi processi mentali, ingenuo e subdolo contemporaneamente, miseramente compatibile, come la sua drammatica – eppur tanto comune – amante: non bella, non ricca, non fortunata… tutti i cliché della mediocrità vengono sondati, con un linguaggio secco e causticamente ironico che trascina nel vortice di una storia che sembrerebbe ovvia, nella parabola erotica interpretata dai due amanti, i quali, nel rispetto del loro standard, non mancheranno nemmeno di interrogarsi sul senso dell’amore e della famiglia, ma solo dopo aver dato sfogo alle rispettive perverse fantasie consumandole allo sfinimento nelle stanze dei motel scelti di volta in volta.

Un repentino colpo di scena si abbatte come una scure sulle sorti del protagonista, la musica cambia, e ci si ritrova spediti dritti dritti nell’occhio di quel ciclone avvistato fin dal principio.
Riaffiorano i ricordi, ai quali l’uomo si aggancia come ad un’ancora, così da restituirsi un’identità smarrita nella marea dei turbinosi avvenimenti: “ L’odore del brodo all’asilo, la gonna grigia della sua maestra, la cucina spoglia del suo migliore amico, la sigla del dolce Remì, piccolo come sei, le foto di Carmen Russo su un vecchio numero di Panorama… Un sacchetto di foglie gialle che aveva raccolto per sua madre”. Un guizzo ancora e, balenante, la presa di coscienza: “Gli venne in mente anche il barometro a casa dei suoi nonni. Aveva la stessa forma di quello appeso accanto alla porta della cucina di casa Bovary. Madame Bovary era lui”.

Ottantamila battute in una manciata di capitoli, scanditi da una voce narrante la cui natura si svelerà solo nel finale, per questa avvincente storia di Intermezzi Editore, disponibile in formato eBook. Ottantamila battute che schizzano via spedite come un treno; un racconto lungo che è lo spazio adeguato per sfoderare le doti narrative di Paolo Zardi, capace come pochi di impigliare il lettore alle parole e alle considerazioni, riversate così in un formato ideale per un viaggio in apnea che ti cattura dalla prima riga e ti molla solo all’ultima parola dell’ultimo capitolo.

“La giostra del piacere” e il gioco delle vite. Un grande romanzo

La-giostra-del-piacere-recensione_chrLGiulia Siena
ROMA
“Più si frequentava place d’Arezzo, più ci si convinceva di aver a che fare con un mistero. Il nome stesso della piazza aveva dell’incredibile, perché era dedicata al monaco benedettino Guido d’Arezzo, inventore del sistema di notazione musicale che aveva messo fine alla confusione della trasmissione orale, ‘Chi esegue senza capire è un animale’ diceva. In musica, Guido d’Arezzo è stato un uccisore di pappagalli”. Come uno strano scherzo del destino, pappagalli e cocorite sono arrivate fino al centro di Bruxelles, trasformando questa piazza dedicata al monaco musicista nel loro nuovo habitat. Tra le fronde degli alberi i pappagalli – protagonisti e spettatori inconsapevoli di un gioco di sguardi – parlano nella propria lingua, mentre nelle stanze dei palazzi che si affacciano su quel maestoso nido belga, si consumano vite, passioni, lotte e amori. Infatti, i misteriosi pappagalli giunti fino a li grazie a un console brasiliano, non sono i soli privilegiati abitanti di questo prestigioso angolo di città, con loro, a parlare un’altra lingua e con diverse movenze e provenienze, ci sono gli abitanti di Place d’Arezzo. Gli abitanti, facoltosi, annoiati, istrionici, problematici ed enigmatici borghesi, vengono interrotti, sorpresi, spaventati e attratti da una lettera gialla, un biglietto che ricevono molti di loro. “Questo biglietto solo per dirti che ti amo. Firmato: tu sai chi”. Comincia così  La giostra del piacere (Edizioni e/o), il nuovo, grande lavoro narrativo di Eric – Emmanuel Schmitt. Da questo messaggio d’amore si scatena una storia in cui vivono tante storie: c’è Baptiste Monier, famoso scrittore di best seller – quasi alter ego dell’autore – sua moglie Joséphine e la loro nuova amica Isabelle; c’è la controversa Faustina; il potente Zachary Bidermann e sua moglie Rose; il banchiere de Couvigny; i giovani Albane e Quentin; il gallerista snob Wim; la fioraia Xavière che tradisce suo marito  con la docile  Séverin; ci sono i tormentati e curiosi Tom e Nathan, entrambi attratti dal giardiniere Hippolyte, padre di Isis e innamorato di Patricia.

In questa giostra di personaggi, il piacere è un sentimento estremo, cercato, rifiutato, mal gestito perché ogni storia, ogni legame tra i personaggi  ha dietro più storie, più sentimenti, più vicende. E in questa fitto ricamo di psicologie, azioni e reazioni, il piacere è solo uno dei sentimenti. Mano mano che il libro va avanti, che i personaggi si lasciano conoscere, emergono nuove sensazioni, nuovi stati d’animo; emerge, così, la magistralità di Schmitt nel delineare sensibiltà e stati d’animo. Emerge, così, che dietro a personaggi forti, scaltri, potenti e allo stesso tempo indecisi, c’è una felice ingenuità che in disparte, silenziosamente, tesse una trama avvincente fino all’ultimo pagina. Ed è qui che torna lo scrittore di “Oscar e la dama in rosa” (2002); qui riaffiora la grande capacità narrativa di Eric-Emmanuel Schmitt, lo scrittore che mette i propri personaggi sulla giostra del piacere, ma lascia alla semplicità muovere il complicato movimento. La giostra del piacere – come tutta la produzione narrativa e drammaturgica dello scrittore belga – descrive e analizza i comportamenti umani, indaga nel vissuto e nella psicologia dei personaggi e va a scandagliare ruoli, comportamenti, reazioni e attrazioni di questo popolosissimo “catalogo umano”.

 

“Quella notte c’erano tanti umani quanti volatili. L’atmosfera sembrava esplosiva. Si sentiva nell’aria che sarebbe successo qualcosa”.

 

Ro. Ro. Ro, i grandi romanzi in formato newspaper

roth_chrLROMA – All’ultimo Salone del Libro di Torino se ne sono viste delle belle. E non in senso ironico. Tra le tante presentazioni di collane, libri, progetti e iniziative c’era l’inaugurazione ufficiale di Ro. Ro. Ro. Brevi e semplici sillabe che racchiudono la storia dei romanzi tascabili oggi riproposti da una giovane casa editrice fiorentina. Riallacciandosi alla secolare storia della Rowohlt Verlag, le Edizioni Clichy portano in libreria dei grandi romanzi a piccolo prezzo e in un formato alquanto originale. Come successe nel 1950 per i Rowohlt-Rotations-Roman – da cui il nome Ro. Ro. Ro. – i “romanzi newspaper” di Clichy sono semplici giornali stampati in rotativa sulla comune carta del quotidiano che permettono a chiunque e in modo “veloce” di avvicinarsi  ai grandi classici della letteratura.
Quando vennero inventate dall’editore tedesco Heinrich Maria Ledig  nell’immediato dopoguerra, l’intento era quello di rispondere alle necessità di un Paese ancora annichilito dalle devastazioni anche culturali della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, l’immediatezza del formato, l’economicità (venivano distribuiti al prezzo di 1 marco) e il supporto cartaceo alquanto anonimo permettevano la facile circolazione dei testi.

Oggi, dopo oltre sessant’anni da quella geniale idea, la casa editrice Clichy richiama anche nella grafica e nella carta lo spirito d’amore per il libro e per le storie che aveva animato Ledig nel Novecento proponendo 4 grandi titoli: “Le notti bianche” di Fedor Dostoevskij, “Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde” di Robert Louis Stevenson, “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad e “La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth.  Libri tutti da leggere. E newspaper da collezionare.

“Attimi paralleli”, la vita e la storia che non ti aspetti

attimi paralleli_recensione_chronicalibriGiulia Siena
ROMA 
“Ho sempre pensato a lei come ad una pesca, un frutto delicato, facilmente attaccabile in superficie, ma con dentro un nocciolo duro capace di resistere ad ogni avversità. Alex, al contrario, mi era sempre apparso come una noce, con un guscio duro e apparentemente impenetrabile, che se solo intaccato rivelava un’anima morbida e fragile”. La vita è fatta di coincidenze. Per una coincidenza Alex e Loreley si incontrano. Siamo a Roma, in una stazione in cui i binari collegano le vite di molti pendolari. Alex e Loreley sono tra questi. Una sera, come succede spesso, Alex fa tardi in tribunale e deve accontentarsi di prendere il convoglio delle nove. Nel vagone, però, la stanchezza lascia il posto alla sorpresa perché davanti ai suoi occhi si materializza la bellezza. Su quel treno per Ostia lo sguardo di Alex incontra due occhi “custodi di un fascino irresistibile”.
Comincia così “Attimi paralleli. Un libro a due voci”, il romanzo di Antonio Di Giovanni e Carmela Ferrara pubblicato dalle Edizioni Psiconline. In libreria da poco meno di un mese, “Attimi paralleli” è la storia di due esistenze che si incontrano e si raccontano ognuno con la propria voce lungo il percorso che li porta alla consapevolezza di amare.

Loreley è un medico che non si risparmia mai. Ogni giorno in corsia dona tutta se stessa; per il resto ha quasi dimenticato di essere donna.  Gli sguardi che attira, la radiosità che emana e la bellezza che si porta addosso sono stati per Loreley solo elementi di sofferenza. Gli uomini attingevano il buono e davano in cambio poco o niente. Ora è stanca. Non vuole più nessuno e non cerca più niente. Ma allora perché subire in questo modo il fascino di quell’uomo sul treno? Perché pensare che l’avvocato dal fascino pretenzioso potesse essere diverso? Perché rimanere così attratta da uno spavaldo dagli occhi di ghiaccio? Loreley se lo chiede anche dopo, anche quando Alex, l’uomo del treno delle nove, non si è presentato all’appuntamento del giorno seguente. Doveva aspettarselo, doveva già sapere che dopo il loro incontro fortuito, la bella chiacchierata sul treno e l’attrazione iniziale, lei sarebbe diventata solo un’altra donna da inserire nella lista di un Don Giovanni qualunque. Ma Alex, così coinvolto da quella bellezza sconosciuta, non tenne fede al suo impegno, non andò all’appuntamento con Loreley. Alex era stato bloccato da un incidente. Una macchina, quella stessa sera, gli portò via le certezze e fece vacillare ogni sua forza. Ci volle qualche settimana per ricominciare a vivere. Nel frattempo, però, Alex non aveva mai smesso di pensare a Loreley. Ma come poteva continuare a piacere a una donna? Come poteva accogliere una nuova passione nel suo abbraccio così lacerato dai bisturi? Il destino, però, li fa incontrare ancora e questa volta confondendo entrambi. Alex dopo l’incidente è un uomo cambiato e Loreley non ha più difesa di fronte a quegli occhi così belli e così veri. Si incontrano, si esplorano, fuggono, si ritrovano, si ascoltano, imparano a conoscersi, ad aspettarsi e a viversi. Il loro è un rapporto fatto di passione e paure, un continuo avvicinarsi e perdersi che porta a un amore completo. Un amore, quello tra i due protagonisti, che sarà messo a dura prova dalle situazioni, un amore che non conosce ritrosie e che si lascia cullare dal destino. Il destino, però, gioca brutti scherzi e Loreley e Alex sono pronti a mettersi in gioco anche grazie all’aiuto di Andrea.

 

Un racconto incalzante, una tecnica narrativa originale (il libro è diviso in 36 capitoli e lo stesso capitolo viene scritto da due punti di vista differenti) che trascina il lettore nella storia e lo coinvolge fino all’ultima pagina. Il finale, infatti, è qualcosa che non ti aspetti. Un libro scritto per commuovere.

 

VEDI QUI la video intervista di ChrL e ITVRome ai due autori.