Il manicomio di Villa Azzurra e la violenza sull’infanzia

Giulio Gasperini
AOSTA – Le Edizioni Gruppo Abele si distinguono per la loro attenzione chirurgica al sociale e alle sue problematiche: attraverso documenti, che sono cocenti testimonianze, le Edizioni permettono di sondare le questioni più scottanti e finanche fondanti e offrono ricerche accurate e documentate per non dover commettere errori di giudizio. Con la pubblicazione de Il manicomio dei bambini si confermano in questa coraggiosa linea di documentazione, contribuendo a creare una collettiva coscienza sociale. L’autore, Alberto Gaino, apre di nuovo i cancelli di Villa Azzurra, situata a Torino, tra Grugliasco e Collegno, al termine di Viale Lombroso, che per anni, tantissimi, troppi, è stata il “manicomio dei bambini”, anche se in alto, sulla sua facciata, continua a troneggiare la definizione di “Sezione medico-pedagogica”.
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Un complotto attraverso le epoche

Il complotto delle statue di ceraGiulio Gasperini
AOSTA – Riccardo Borgogno edifica un’architettura narrativa estremamente intensa e coraggiosa per raccontare Il complotto delle statue di cera, edito da Eris Edizioni con le illustrazioni di Silvia Rocchi. È una storia che si dipana audacemente attraverso tanti epoche, a partire dalla fine del 900, quando Arduino signore d’Ivrea sfidò il Papato e gli imperatore tedeschi per diventare re d’Italia, fino al 2008, quando la finanza globale diventa il nuovo terreno di scontro e di acquisizione di potere, tutto all’insegna di una sapienza alchemica che continua, nonostante il trascorre del tempo, a nutrire la fantasia degli uomini e la loro curiosità per l’impossibile che possa diventare reale. Continua

Portici di Carta 2015: Torino libreria a cielo aperto

Portici di carta_2015_chrLTORINO – Nona edizione per Portici di Carta, uno degli appuntamenti irrinunciabili della Torino d’inizio autunno. Per un intero week-end – sabato 10 e domenica 11 ottobre – i portici di via Roma, piazza San Carlo e piazza Carlo Felice si trasformano in una libreria lunga oltre due chilometri con più di cento librai, bouquinistes e piccoli editori. Presentazioni, reading, spettacoli, passeggiate alla scoperta dei luoghi letterari di Torino per un’edizione dedicata alla scrittura e al genio di Sebastiano Vassalli. Continua

Marcovalerio, la scommessa sulla produzione specialistica

Marco Valerio Giulio Gasperini
TORINO – Quindici anni di attività per la Marcovalerio Edizioni. Una casa editrice che ha puntato sulla saggistica altamente specializzata per la sua missione di cultura. Risponde alle domande di ChronicaLibri Marco Civra.

Come nasce l’avventura di Marcovalerio Edizioni?
La casa editrice fu fondata nel 2000. Proprio in questi giorni stiamo preparando il grande evento per celebrare i 15 anni di attività del marchio, che si svolgerà nella nuova sede, a Cercenasco, in provincia di Torino, il 1° agosto prossimo. Continua

Con l’editore tra gli editori: una visita indipendente al Salone del Libro

Viviana Rosi di End EdizioniLuca Vaudagnotto
TORINO – “Sono venticinque anni che vengo al Salone, ci sono sempre venuta; è un’esperienza imprescindibile, fonte di riflessioni, non sempre positive però”. L’auto si mette in moto e partiamo: iniziamo così il nostro viaggio alla volta del Salone del Libro di Torino 2015 chiacchierando con Viviana Rosi di End Edizioni, che ci dà un passaggio e uno sguardo attento sulla manifestazione. “È un evento particolare – continua l’editrice – Ti permette di percepire dove sta andando l’editoria ed è una bella vetrina per i nuovi editori; spesso però si incontra anche chi approccia il libro solo in quell’occasione, anche per tutto il contorno che c’è, o che frequenta solo gli stand delle grandi case editrici”. Ed è proprio questo che ci interessa e ci preme raccontare. Una volta dentro gli immensi spazi del Lingotto, andiamo a caccia di editori indipendenti e delle loro esperienze: insomma, vogliamo capire “il Salone dei piccoli”. Continua

Salone Internazionale del Libro di Torino 2015: si parte giovedì

Salone Internazionale del Libro di Torino15TORINO – Da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2105 arriva la ventottesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. La manifestazione, in programma a Lingotto Fiere di via Nizza 280, sarà inaugurata alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e avrà come tema conduttore le Meraviglie d’Italia. L’anno dell’Expo, destinato a richiamare nel Bel Paese milioni di visitatori, offre l’occasione di ripensare al rapporto con l’immenso patrimonio ereditato. Un tesoro artistico, architettonico, letterario, musicale, linguistico, paesaggistico, che ha finito per comporre il carattere, l’identità, lo stile italiano, apprezzato e imitato in tutto il mondo. Continua

Una fetta di quartiere in piena estate.

Come un pandoro a FerragostoLuca Vaudagnotto
AOSTA – Varchiamo il cancello del parco e subito veniamo accolti dalla sua ombra rasserenante, l’unica che sa dare pace nelle infernali giornate estive di Torino. Non è un parco famoso, è uno di quei giardini serrati tra i condomini, resistiti per caso alla cementificazione. Facciamo pochi passi e sentiamo delle voci; allunghiamo lo sguardo e vediamo giubbini grigio-blu adagiati su panchine disposte in cerchio, cappelli che si muovono, alcuni bastoni appoggiati qua e là, maniche di camicie arrotolate che seguono il gesticolare. Ci avviciniamo e ascoltiamo una delle tante, curiose e uniche storie di quartiere. Leggere Come un pandoro a Ferragosto, scritto da Roberto Marzano per Rogas Edizioni, significa fare un’esperienza di questo tipo; ed è l’autore stesso a suggerirci questa interpretazione, con la sua presenza forte e appassionata, a volte fin troppo coinvolta, di narratore più che onnisciente, compartecipe. Continua

C’è tempo fino al 31 gennaio per il concorso letterario InediTo, Premio Colline di Torino

InediTObTORINO – L’Associazione culturale Il Camaleonte di Chieri (TO) presenta la XIV edizione di InediTO – Premio Colline di Torino, il concorso letterario nazionale inserito nell’ambito della manifestazione Il Maggio dei libri promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il concorso si pone l’obiettivo di scoprire e promuovere nuovi autori attraverso sezioni dedicate alla narrativa, alla poesia, al teatro, al cinema e alla musica, grazie a un ricco montepremi, dando la possibilità ai vincitori delle sezioni Narrativa-Romanzo e Poesia di pubblicare l’opera attraverso il coinvolgimento di editori qualificati. Inoltre vengono conferite delle menzioni per ogni sezione e i premi speciali “Strade di Colori e Sapori” in collaborazione con la Provincia di Torino, diventata Città Metropolitana di Torino e con i Comuni delle Colline di Torino, e “InediTO Young” in collaborazione con Aurora Penne.

 

In questi anni hanno aderito alla pubblicazione, tra gli altri, gli editori Ladolfi, Raffaelli, Felici Editore, La Vita Felice e Anordest, mentre sono stati interessati, tra gli altri, Sperling & Kupfer, Sellerio, Bompiani, Einaudi, Mondadori e Minimum Fax. Attraverso la pubblicazione con Anordest del romanzo I cavalli delle giostre vincitore della Sezione Narrativa 2013, Antonio Gentile, membro della nostra giuria, si è aggiudicato il prestigioso Premio Carver 2014 che premia i libri migliori senza guardare il nome dell’autore o il marchio editoriale. Un riconoscimento che conferma InediTO quale concorso talent scout e traghettatore verso il mondo dell’editoria. Il prestigio di InediTO, diventato un punto di riferimento in Italia tra i concorsi nazionali per opere inedite, è cresciuto di anno in anno, testimoniato dal numero sempre crescente di iscritti da tutta Italia e dall’estero (Usa, Europa, Australia, Asia), dalla qualità delle opere premiate, dal riscontro dei media e dalle personalità che hanno ricoperto il ruolo di presidenti (Egi Volterrani, Sergio Zoppi) e di membri della giuria (Umberto Piersanti, Gian Paolo Caprettini, Luca Bianchini, Paola Mastrocola, Younis Tawfik, Gian Luca Favetto, Giovanna Ioli, Giovanni Tesio, Mario Baudino, Massimo Scaglione, Piero Ferrero, Andrea Bajani). Dall’edizione 2014 il nuovo presidente è diventato il poeta Davide Rondoni.
Il Premio ha ottenuto in queste edizioni il contributo e l’alto patrocinato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; il contributo e il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e dei Comuni delle Colline di Torino coinvolti nell’iniziativa (Chieri, Poirino, Santena, Pecetto T.se, Baldissero T.se, Andezeno, Cambiano, Riva p. Chieri, Moncucco T.se e Moriondo T.se); il sostegno della Fondazione CRT e della Camera di Commercio di Torino; il contributo di Legacoop Piemonte; nonché la partnership con la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura di Torino, il Circolo dei Lettori di Torino, il Centro di Poesia Contemporanea di Bologna, il M.E.I. (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza. La proclamazione dei vincitori avviene tutti gli anni a maggio nella veste prestigiosa del Salone Internazionale del Libro di Torino mentre la premiazione si è svolta attraverso la rassegna di reading dedicata ai vincitori in alcuni comuni aderenti all’iniziativa con il coinvolgimento di ospiti di fama nazionale (tra i quali hanno partecipato nelle scorse edizioni alla rassegna di reading organizzata nei comuni aderenti Franco Branciaroli, Eugenio Finardi, Alessandro Haber, Laura Curino, Francesco Baccini, Arturo Brachetti, Rita Marcotulli, Giorgio Conte, David Riondino, Sara D’Amario).

 

Scade il 31 gennaio – La quota di partecipazione è di 30 euro.

 

“Love song” e la fenomenologia del nuovo matrimonio.

Love songGiulio Gasperini
AOSTA – La storia di Federico Novaro è nota, approdata persino sul più grande palcoscenico della televisione italiana, quello di SanRemo. In molti si ricordano quei due uomini che raccontavano in silenzio, con modestia e persino con timidezza, attraverso raffinati cartelli, la storia del loro incontro, del loro innamoramento, della decisione di sposarsi. “Love song”, edito da ISBN Edizioni (2014), proprio come recita il sottotitolo, è la “storia di un matrimonio”, quello di Federico e di Stefano, celebrato a New York perché qua, in Italia, non è possibile. Come non è possibile nessun’altra forma legale di unione per due persone che siano dello stesso sesso. Federico Novaro sceglie di raccontare la storia sua e di Stefano preoccupandosi anche di discutere e di esaminare il concetto di “matrimonio”: istituzione che, oramai, è cambiata, al cambiare della società, perché dalla società stessa è stata definita e non può esentarsi dal cambiare lei stessa.
L’analisi di questa particolare istituzione va di pari passo, nel percorso di Novaro, con l’analisi di altri aspetti che completano e caratterizzano la società italiana attuale: dall’omofobia alla necessità di avere dei figli (negata agli omosessuali), alla presunta “normalità” che non esiste, ma che è semplice costrutto sociale. Il ragionamento di Novaro procede per domande, provocatoriamente rivolte ai lettori; questioni aperte e significative, che spesso vengono intenzionalmente sabotate dalla maggioranza dei “pensanti” e degli “opinionisti”. Il racconto della sua storia privata, della sua personale esperienza di marito anomalo, è incastonata in un’ottica ben più vasta: Federico e Stefano si scoprono presto coppia pubblica, il loro un gesto che si guadagna l’importanza della ribalta e diventa prezioso per chi si trova in quella medesima situazione; ma non solo. È un gesto che spezza l’omertà e riporta il discorso all’interno di binari dolorosi per tutti, per varie ragioni: per chi viene scoperto nell’oggettivo errore di una strenua difesa anacronistica (potente perché “legale”) e per chi, invece, deve ancora lottare contro codesta difesa e non ha dalla sua armi legislative.
Quella di Federico è finanche la confessione di chi, in nome di un’ostilità anti-borghese (vista come maggiore impedimento e strutturazione sociale giudicante di certe alterità), rifiutava il matrimonio proprio come concetto e poi invece si arrende all’idea che, tutto sommato, la libertà sta proprio nell’aver a disposizione certi strumenti e nel decidere se utilizzarli o meno. Perché il punto centrale sta proprio qui: non si discute tanto se il matrimonio possa essere utile, necessario, una scelta intelligente o una boutade; si discute sulla mancata possibilità per certe persone, nel nostro paese, di accedere a dei diritti che invece appartengono soltanto ad altri (che spesso li trascurano o li maltrattano): “Non c’è alcun dubbio che il matrimonio mantenga dei caratteri sessisti ed eterosessisti, e che il sostenerlo sia una battaglia dai tratti conservativi, ma ecco: prima facciamo che possiamo fare tutt’e due la stessa cosa, poi, magari, cominciamo a demolirla”. E i diritti, secondo un criterio che potrebbe essere persino giuridico, o sono di tutti o non sono di nessuno.

“Il maestro dentro”: la scuola anche in carcere, nonostante tutto.

Il maestro dentroGiulio Gasperini
AOSTA – Ci sono mestieri che sono piuttosto vocazioni. E ci sono mestieri che non si è mai pensato di poter fare, ma che poi diventano il migliore dei possibili orizzonti. Questo secondo caso è un po’ quello capitato a Mario Tagliani, ritrovatosi a fare l’insegnante un po’ per caso e finito, ancora più per caso, a fare il maestro nel Ferrante Aporti, il carcere minorile di Torino. Trent’anni di insegnamento in una situazione non convenzionale sono raccontati in “Il maestro dentro”, appena uscito per Add Editore. Un diario, ma ancora di più un lungo memoriale di incontri, scoperte, disagi, dolori, attese e sorprese che non sarebbero potuti accadere in nessun’altra parte se non là, all’interno di quel carcere.
Ma nelle pagine di Tagliani si ripercorre velocemente anche la storia degli ultimi trent’anni di Italia, in una prospettiva sociologica particolare e interessante: i cambiamenti della società italica visti attraverso i cambiamenti del carcere. Perché è innegabile che il rapporto sia stretto, e che si alimenti a vicenda. Si comincia coi primi anni, quelli nei quali le celle straripavano di ragazzini meridionali: napoletani, calabresi, siciliani. Finiti al Nord per colpa di una migrazione interna, mai adattatisi alle regole e al modo di vivere così distante dal loro. Ma poi l’Italia cambia: orizzonte di migrazioni internazionali. Prima gli albanesi, poi cittadini del Nord Africa che decidono di attraversare lo stretto braccio di mare per una terra che sembrava il paradiso ma che, in realtà, molto spesso fu gabbia e prigione. E così anche le classi del Ferrante cambiano: serve una nuova scuola, servono lezioni che insegnino spesso i rudimenti dell’italiano, servono confronti che aprano a una prospettiva interculturale, innalzando i livelli di difficoltà e incomprensioni ma anche potenziando le scoperte inattese. Ma cambiano anche i secondini, le guardie, i direttori. E cambia anche il Ferrante stesso: sparisce il campetto di erba vera e ne compare uno di erba sintetica, sparisce l’entrata maestosa del palazzo storico e ne compare una grande come la porta di uno sgabuzzino.
La scuola può essere declinata secondo modalità diversissime. Si può fare scuola esulando da libri e tabelline, da compiti e cartine mute. Si può fare scuola educando al confronto, nutrendo idee, proponendo impulsi e scatenando reazioni. Si può fare scuola anche solo organizzando partite di calcio, dipingendo, raccontando, smettendo di guardare fuori da una finestra sbarrata per posare gli occhi sui compagni e cominciare a interagire nelle tante spigolosità di carattere e pensieri. Non sempre la scuola riesce nel suo intento, ma non per questo si può rinunciare, si deve disertare un ruolo che, quando amato e portato avanti con passione, diventa un gioco. Ancora di più in un carcere, che dovrebbe essere un luogo di riabilitazione, “un luogo di sosta, di passaggio per chi ha sbagliato, luogo ideato per permettere di ripensare all’errore commesso: si deve allora superare la colpa per arrivare alla responsabilità”. La stessa responsabilità che dovrebbe aver lo Stato nel permettere che un carcere del genere possa effettivamente affermarsi.