Il fiuto infallibile di Hercule Poirot


Silvia Notarangelo

ROMA – La risoluzione di un caso apparentemente impossibile, la ricerca di un colpevole, il Bene che alla fine prevale sul Male. Sono questi alcuni degli ingredienti che hanno determinato, nel tempo, il successo del genere giallo. Un successo di cui parte del merito va attribuito anche alla penna della scrittrice inglese Agatha Christie. Osservatrice attenta e scrupolosa, curò sempre i suoi lavori con grande abilità, creando atmosfere suggestive, momenti di suspense, personaggi brillanti, dotati di ingegno straordinario, eppure capaci di far sorridere per le loro tante, piccole, debolezze.
Assassinio sull’Orient Express”, scritto nel 1934, è uno dei suoi romanzi più famosi. Protagonista l’inimitabile detective belga Hercule Poirot, un uomo piccolo di statura, con i baffi, maniaco dell’ordine e dell’igiene ma anche incredibilmente acuto.
È il caso a farlo trovare proprio su quel treno diretto a Calais che, durante la notte, si trasforma nella scena di un delitto efferato. La vittima è Samuel Edward Ratchett, un ricco americano selvaggiamente ucciso da molteplici coltellate. Nonostante, nel silenzio notturno, rumori inconsueti avessero colpito l’attenzione dell’investigatore, nulla lasciava immaginare una simile tragedia. L’inaspettato ritrovamento del cadavere, mette in moto il formidabile intuito di Poirot. Le indagini sono rapide e si concentrano sui passeggeri del treno. Chi può avercela con Ratchett al punto da ucciderlo così ferocemente?
La prima, interessante scoperta riguarda la vittima, non un americano qualunque ma un omicida di professione che risponde al nome di Cassetti. Gli indizi raccolti dal detective, uniti alle testimonianze dei passeggeri, sembrano convergere in un’unica direzione. Dietro all’assassinio si nasconde la vendetta di chi, proprio per mano di Cassetti, aveva perduto, anni prima, qualcosa di molto caro. Un piano crudele e ben architettato, capace di riservare colpi di scena e abili depistaggi, ma che alla fine sarà brillantemente scoperto dall’infallibile Poirot.

Il 25° Salone del Libro è a Torino dal 10 al 14 maggio

Silvia Notarangelo
ROMA– Si apre giovedì 10 maggio la venticinquesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, promosso e coordinato dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura.

Sono circa 1.200 gli espositori presenti, di cui oltre cinquanta al loro debutto assoluto, grazie alla crescita costante di progetti speciali: 23 nuove realtà sono infatti presenti all’Incubatore e 25 in Dimensione Musica.
Tema conduttore è la “Primavera digitale” e quelle mutazioni che il “vivere in rete” ha prodotto nel leggere, nello scrivere e nel comunicare.
Per la prima volta i Paesi ospiti d’onore sono due: la Romania e la Spagna, che si presentano a Torino con una significativa rappresentanza dei propri autori e della propria cultura.
Sono numerose le conferme e le novità del Salone.
Riprende, nel Padiglione 5, il Bookstock Village, il progetto rivolto ai lettori più giovani e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo: come lo scorso anno, il programma è curato dallo scrittore Andrea Bajani, che ha lavorato assieme ai ragazzi degli istituti superiori torinesi e di un liceo di Bucarest per mettere a punto le tematiche. Novità assoluta, il DigiLab dove i ragazzi possono cimentarsi con l’editoria digitale attraverso tablet messi a loro disposizione.
Dimensione Musica è l’area del Padiglione 1 destinata al made in Italy del settore musicale: dai prestigiosi strumenti tradizionali alle pubblicazioni editoriali, dalle tecnologie audio dell’HiFi alle case discografiche, fino alle produzioni più squisitamente artistiche (concerti, festival, manifestazioni). Il Padiglione 2 ospita, invece, Book to the future, uno spazio interamente dedicato alle tecnologie per la fruizione culturale: ereader, tablet, device per la lettura digitale, distributori, portali, librerie online. Da sottolineare, a questo proposito, il debutto di tre grandi player internazionali come Amazon, Nokia e Trekstor.
Dal 10 al 12 maggio torna anche Ibf – International Book Forum, l’area business del Salone designata allo scambio dei diritti editoriali e di trasposizione mediatica dei libri, sostenuta dalla nuova Agenzia per la Promozione all’Estero e l’Internazionalizzazione delle Imprese Italiane e dalla Camera di commercio di Torino.
Si rende omaggio, infine, alla città di Torino con la mostra “La Città Visibile. Torino, 1988-2012”, ideata insieme al Circolo dei lettori e curata da Luca Beatrice con la collaborazione di Roberta Pagani: dai loghi del Salone alla sentenza Thyssen, dall’Mp3 al motore Common rail, dalla torcia olimpica alle Superga tricolori. Oggetti-simbolo della città degli ultimi venticinque anni, esposti e raccontati ognuno da uno scrittore.

“Cedimenti”…realtà o fantascienza?

Silvia Notarangelo
ROMA – Quando la ventisettenne Martina eredita un po’ a sorpresa la villa in Sicilia di quel nonno appena conosciuto, non può certo immaginare a cosa andrà incontro. Ha pochi ricordi di quella grande casa affacciata sul mare e, tra quei pochi, non è compreso lo scheletro di un enorme edificio che va innalzandosi proprio di fronte la casa, un’autentica “porcata edilizia”. Inizia con questa amara scoperta “Cedimenti”, il suggestivo romanzo pubblicato da Edizioni Ambiente e scritto a quattro mani da due autrici che si firmano con lo pseudonimo Francesca Vesco.

Una scoperta inaspettata per Martina quanto tristemente nota alla comunità di Valduci, che convive con la piaga dell’abusivismo e la prepotenza di certi uomini, poco raccomandabili, con i quali “non è prudente mettersi contro”. Il costruttore in questione, responsabile dell’ennesimo ecomostro, ha un nome, Giacomo Iraci, e una reputazione non proprio cristallina. La frase con la quale si congeda da Martina, al termine di un incontro velatamente intimidatorio, sembra una vera e propria minaccia: “Accetti il mio consiglio, lasci questo posto”. Le parole, dure come pietre, scuotono la ragazza. All’improvviso, tutto le appare incredibilmente chiaro: e se il nonno non fosse morto in seguito ad un incidente ma ci fosse dietro la mano di qualcuno? Si spiegherebbe, così, la presenza nella villa di una pistola: forse l’anziano temeva per la sua incolumità. Ma come dimostrarlo? In assenza di prove, nessuno le avrebbe dato retta. Meglio, allora, agire da sola. Ma visto che nulla capita per caso, ecco che Martina si imbatte prima in Paolo, un giovane e affascinante ingegnere, poi in un attivista ambientalista, Giuliano Chimenti. Saranno loro a lasciarsi trascinare dal suo desiderio di giustizia in un gioco pericoloso, la cui posta in palio si farà sempre più alta. Una battaglia di cui diventeranno protagonisti alcuni insospettabili batteri di laboratorio, capaci di corrodere il cemento provocando inspiegabili quanto inarrestabili cedimenti.

Aìsara, la casa editrice che crede nella letteratura

Silvia Notarangelo
ROMA – Nata nel 2006 su iniziativa dell’imprenditore Ignazio Ghiani, la casa editrice Aìsara può contare oggi su una giovane redazione tutta al femminile impegnata nel valorizzare scrittori già noti ma anche nel promuovere autori esordienti.

Qual è la proposta editoriale di Aìsara?
La nostra attenzione è rivolta per lo più alla narrativa. Cerchiamo di proporre autori italiani e stranieri di qualità, alla ricerca del libro che fa la differenza. Nessuna preclusione geografica o di genere ma la ricerca costante del libro che offre il privilegio di una prospettiva diversa sulla realtà che ci circonda, che è capace di resistere al tempo della lettura, che si rilegge volentieri.

Che cosa la contraddistingue nel panorama editoriale italiano?
È molto difficile dire in che cosa ci distinguiamo, però possiamo dichiarare senza paura di essere smentiti la nostra attenzione verso la letteratura romena, che fino ad oggi ci ha regalato delle piacevoli sorprese. Un esempio fra tutti? Il romanzo intitolato “Sono una vecchia comunista”, di Dan Lungu, una divertente rilettura del regime di Ceauşescu (ma probabilmente di tutte le dittature) che ci ha colpito per la sua ironia e sincerità.

Perché la scelta, apparentemente più rischiosa, di puntare su scrittori emergenti?
Crediamo molto negli scrittori emergenti, perché crediamo nella letteratura e la letteratura cresce e si trasforma anche grazie alla novità portata dai nuovi scrittori.

Quali sono, se ci sono, le difficoltà che incontra, oggi, una piccola casa editrice? Il digitale, ad esempio, può essere una risorsa in più o un pericolo da cui difendersi?
La tecnologia è per noi un alleato, non un nemico. Già da un anno, tutti i titoli per i quali abbiamo i diritti elettronici sono pubblicati non solo nel classico formato cartaceo, ma anche in ebook. Il nostro amore per la carta è vivo più che mai e crediamo che il libro tradizionale non tramonterà mai ma fra i nostri obbiettivi c’è sicuramente cercare di capire meglio come utilizzare gli strumenti che il mondo digitale ci offre.

Progetti o iniziative particolari per il 2012?
A maggio la pubblicazione de “Il debutto” di Pablo d’Ors, scrittore spagnolo che amiamo molto, tanto da acquisire i diritti per pubblicare in Italia tutte le sue opere e ovviamente la partecipazione al Salone del Libro di Torino che avrà come paesi ospiti la Romania e la Spagna. Crediamo sarà un’ottima occasione per presentare a chi ancora non ha ancora avuto modo di conoscerli e apprezzarli i romanzi romeni presenti nel nostro catalogo. E nel mese di novembre la pubblicazione di una raccolta di racconti di 12 noiristi italiani liberamente ispirati ai 12 romanzi scritti da André Héléna (autore del secondo dopoguerra oggi considerato fra i più autentici rappresentanti del romanzo noir francese) e pubblicati dalla nostra casa editrice. Di questi 12 racconti, 5 saranno scritti da autori noti, 7 sono messi a concorso: cogliamo l’occasione per segnalare la possibilità per gli aspiranti scrittori di partecipare con un loro racconto.

“La terza crisi”, come sconfiggere la crisi e difendere il futuro di imprese e famiglie

Silvia Notarangelo
ROMA – La parola crisi, in relazione al contesto economico, ha letteralmente invaso tutti i mezzi di comunicazione diventando sintesi di molteplici e inevitabili riflessioni. “La terza crisi” affrontata dal manager Danilo Bonato per Edizioni Ambiente, sembra, invece passare sotto silenzio pur essendo più devastante. Spesso minimizzata, la crisi ecologica presenta, infatti, una drammaticità che rischia di compromettere seriamente il futuro del pianeta.

Se i principali modelli di sviluppo economico, liberismo e statalismo, hanno evidenziato nel tempo le loro criticità, percorrere la strada di una decrescita o affidarsi al solo progresso scientifico potrebbe rivelarsi utopistico e pericoloso. Ecco perché la via d’uscita proposta da Bonato si chiama “progetto di rinascita del paese”. Un progetto che deve porsi, da subito, un obiettivo ambizioso: la ricerca di un equilibrio ecologico da perseguire imponendo dei limiti alle risorse prelevate e rendendo tale prelievo il più possibile rispettoso e compatibile con i cambiamenti che determinerà. Non solo. La rinascita di un Paese passa anche attraverso alcuni strumenti di regolazione esterna che un governo può mettere in atto. Rientrano in questa categoria finanziamenti e sgravi fiscali, contributi per quanti cercano di limitare l’impatto ambientale della propria produzione, ricerca e iniziative per ampliare le conoscenze e formare “capitale umano qualificato per costruire una crescita buona, quella qualitativa”. In quest’ottica, non può essere secondario l’apporto delle aziende e, in particolare, dei dirigenti d’azienda, di coloro che possono e devono farsi promotori di un reale cambiamento. In un piano di rilancio industriale non dovrà mancare un adeguato sviluppo del settore energetico ma anche una particolare attenzione nell’accesso e nell’utilizzo delle risorse naturali. Le possibilità e le metodologie ci sono, la biomimetica, l’analisi del ciclo di vita, un’accorata gestione dei rifiuti sono tutte strategie che già stanno fornendo ottimi risultati. Che cosa occorre ancora? Il coraggio di compiere “scelte virtuose”, magari impopolari ma sicuramente vincenti, come suggerisce Bonato.

“Bel Ami”, un personaggio che attraversa le epoche

Silvia Notarangelo
ROMA – Ci sono personaggi che attraverso le storie di cui sono protagonisti sanno catturare e mantenere inalterato nel tempo l’interesse dei lettori, suscitando, in un modo o in un altro, curiosità. È questo il caso di Georges Duroy, il “Bel Ami” del celebre romanzo di Guy de Maupassant, da cui è stato tratto l’ennesimo film che uscirà a breve nelle sale cinematografiche. Il libro, pubblicato nel 1885, presenta situazioni e temi che sono ancora oggi di grande attualità, lasciando trapelare una visione alquanto pessimistica della vita.

Georges Duroy vive, infatti, nel vuoto morale più assoluto cercando di sfruttare a suo favore i vizi della società per raggiungere ricchezza e successo. La sua ascesa sociale ha inizio grazie ad un incontro casuale, a place de l’Opéra, dove, tra la folla, riconosce un vecchio amico, il commilitone Forestier, ormai noto collaboratore del giornale “La Vie française”. È lui ad indicargli la strada “giusta”, a spronarlo ad intraprendere la carriera giornalistica dove “tutto dipende dalla disinvoltura”. Saper scrivere o meno sembra un dettaglio del tutto irrilevante. Georges, seppur con qualche dubbio, decide di accettare il consiglio dell’amico e comincia a frequentarne la casa riuscendo, in breve tempo, a conoscere il direttore del giornale e a farsi affidare una prima serie di articoli. E’ solo l’inizio. La sua nuova vita lo esalta riservandogli non poche soddisfazioni, complice anche un forte ascendente sulle donne che, di lì a poco, diventerà la sua arma vincente. Saranno proprio loro infatti, le donne, le artefici più o meno consapevoli, della sua fortuna. Se a Clotilde de Marelle, la prima indimenticabile amante, va riconosciuto il merito di aver introdotto il “suo” Bel Ami alle gioie della vita mondana, è il matrimonio con Madeleine, la vedova di Forestier, a consacrarne la posizione rendendolo uno dei giornalisti politici più affermati del momento. E allora perché non puntare ancora più in alto e mirare ad un posto in Parlamento? Attraverso un’abile manovra finanziaria e sostenuto dall’aiuto dell’ennesima amante, la moglie del direttore del giornale, Georges accresce ulteriormente il suo successo personale. Il Parlamento sembra ormai vicino, ma la sua fame di potere è insaziabile. Per sentirsi come “un re acclamato dai propri sudditi”, non c’è che un modo: un nuovo matrimonio con l’ambitissima ereditiera Suzanne.

Novità TEA: “Pesca con la mosca”

Silvia Notarangelo
ROMA – L’ex magistrato, Gianni Simoni, non tradisce le aspettative nel suo nuovo giallo dal titolo “Pesca con la mosca”, pubblicato da TEA. Una storia appassionante, una vicenda intricata in cui le indagini, proprio quando sembrano vicine ad una svolta, sono invece prontamente smentite da repentini colpi di scena.

Protagonista, ancora una volta, la squadra mobile di Brescia con il commissario Miceli, “la discrezione fatta persona”, e i suoi fedelissimi collaboratori. All’appello non può, ovviamente, mancare il giudice Carlo Petri che, nonostante una pensione anticipata, continua a restare un insostituibile punto di riferimento.
Ed è proprio lui, un pomeriggio d’estate, l’artefice di una “pesca” che, certo, non può dirsi miracolosa. Il cadavere di una bellissima ragazza riaffiora dalle acque tranquille di un ruscello dove Petri si è recato con la speranza di portare a casa qualche trota di montagna. Inevitabile l’intervento del giudice che, dopo aver condotto a riva il corpo, si precipita a chiedere aiuto.
È la punta di un iceberg, la miccia che innesca una serie di omicidi in cui sono misteriosamente coinvolti tre sacerdoti ed un medico. Ma se per Don Carrino, la prima vittima, si giunge abbastanza rapidamente ad un’ipotesi che sembra plausibile, non altrettanto può dirsi per le altre tre.
Le indagini brancolano a lungo nel buio, le ricerche e i primi riscontri non danno i risultati sperati, la reticenza o la paura prevalgono. L’interrogativo su cui si concentra il lavoro della squadra è essenzialmente uno, scoprire che cosa lega le quattro vittime ed individuare chi può avercela con loro, al punto da trasformarsi in uno spietato assassino. Per la morte di Don Carrino i sospetti ricadono subito sul fidanzato della ragazza, Enrico Beni, un giovane bravo e onesto che il dolore e la rabbia potrebbero aver reso un terribile omicida. La pista, però, viene in parte abbandonata, complice il fatto che il Beni si trova già in carcere quando vengono compiuti gli altri delitti. A questo punto non resta che ripartire da zero, indagare sul passato delle vittime, capire chi può aver acquistato quella 6,35 dalla quale sono partiti i quattro proiettili letali. La verità è più vicina e, forse, anche più scontata di quanto si creda. E saranno nuovamente le intuizioni di due donne, l’ispettrice Grazia Bruni e Anna, la moglie di Petri, a dare un contributo decisivo per la soluzione del caso.

Scacco alla Torre


Silvia Notarangelo

ROMA – Era da tempo che Marco Malvaldi coltivava questo pensiero. Sfatare l’idea che a Pisa ci sia da ammirare soltanto la bellissima Torre e rendere giustizia di altri angoli della città che meriterebbero altrettanta considerazione. Nasce così “Scacco alla Torre” (Felici Editore), non una vera e propria guida, piuttosto una raccolta di descrizioni, impressioni e aneddoti, redatta da un pisano doc.
Si parte dai lungarni, in assoluto il “luogo più caotico della città”, dove è consigliabile non avventurarsi se si ha voglia di una tranquilla passeggiata in bicicletta. Complici il traffico e alcune inspiegabili scelte di viabilità, i lungarni sono infatti off limits per i ciclisti e rischiosi, probabilmente, anche per i pedoni. Meglio, allora, attendere giugno e posizionarsi sul più sicuro Ponte di Mezzo per assistere alla rievocazione di un gioco medievale o lasciarsi trasportare dall’adrenalina del Palio di San Ranieri.
Qualora il vostro obiettivo non sia esclusivamente la famigerata Torre, ecco che cosa potreste visitare senza correre il rischio di restare delusi: la Chiesa della Spina, uno degli esempi di architettura gotica più belli d’Europa, l’Orto Botanico voluto nel 1543 da Cosimo de’Medici, Piazza dei Cavalieri dove ha sede Palazzo della Carovana, “il palazzo più elaborato della città”. Dopo tanto girovagare vi è venuta fame? Nessun problema, Pisa è città universitaria e questo si traduce in un’altissima concentrazione di locali, bar e ristoranti adatti a tutte le tasche.
Se poi non sapete proprio resistere al fascino di Piazza dei Miracoli, tenete a mente almeno un paio di cose. Primo, dotarsi di una guida. Secondo, non disdegnare una visita notturna. Perché se è vero che di giorno sono i turisti ad imperversare, con il naso all’insù o catturati dalle immancabili bancarelle, di notte la piazza torna ad essere dei pisani. E nessuno meglio di loro vi saprà raccontare tutto quello che i comuni manuali non dicono. Solo un pisano vi potrà indicare dove sono le dita del diavolo, dove spunta tra gli altorilievi la testa brillante di una lucertola o dove si nasconde, nella cornice dei Santi, qualche incredibile intruso.

“Gli indifferenti”, Moravia


Silvia Notarangelo
ROMA – E’ una critica violenta e senza sconti quella che Alberto Moravia riserva alla classe borghese nel suo romanzo d’esordio, “Gli Indifferenti”.
Mariagrazia, Carla, Michele e Leo, i protagonisti, sono espressione di una borghesia sottomessa, priva di qualsiasi attitudine morale e persa in una squallida apatia.
La storia si sviluppa in soli due giorni, in un’atmosfera resa insopportabile proprio dai contrasti tra i quattro. Mariagrazia Ardengo è una madre vedova, sull’orlo del dissesto finanziario, impaurita dal tempo che passa ma soprattutto gelosa di un amante, Leo, avido e sicuro di sé, intenzionato a impossessarsi dell’ultima proprietà della famiglia Ardengo, la villa.
Carla e Michele sono i due figli di Mariagrazia. La prima vorrebbe evadere da una realtà che sente soffocarla ma non trova la forza per farlo. Così, si rassegna, senza alcun entusiasmo, ad accettare il corteggiamento di Leo fino a decidere di sposarlo.
Michele è l’unico che, apparentemente, cerca di affermare la propria personalità, nell’illusione di riscattarsi. Ma l’indifferenza, questa condizione di torpore morale che accomuna tutti i personaggi, non risparmia neanche lui. “Vado ad uccidere un uomo”, si ripete avvicinandosi alla casa di Leo. Eppure, la sua andatura è lenta, tranquilla, non c’è furia né sdegno. Anche gli sforzi per ricordare i motivi che lo stanno inducendo ad un gesto tanto estremo sono velleitari. Già prima di entrare, infatti, prova “gioia e sollievo”, al pensiero che Leo possa non essere in casa. È solo un presagio di ciò che succederà di lì a poco. Dalla rivoltella di Michele non partirà alcun colpo, perché l’arma non è mai stata caricata. La resa del giovane è compiuta. Anche lui, come i suoi familiari, soccombe, vittima di una malattia che impedisce qualunque impulso di ribellione, che frena ogni tentativo di cambiamento, che rende incapaci di agire.

Ricordi situati in “via Case di Dozza”

Silvia Notarangelo
ROMA – Emozioni, ricordi, speranze. Gli appunti di Romea Sportelli Mirri, classe 1915, racchiusi nei suoi quaderni, sono stati raccolti in “via Case di Dozza”, un volume pubblicato dall’Editrice La Mandragora e capace di riservare una semplicità tutta da scoprire.

Via Case di Dozza è la strada dove Romea abita da ragazza, una via “più unica che rara”, una via dove tutti si conoscono, in cui la condivisione non è solo un buon proposito ma la realtà di tutti i giorni. Terza di sei figli, Romea non si sente “né carne né pesce”, ha una mamma, Ermelinda, che adora e un babbo, Antonio, innamorato forse più dei suoi canarini che dei suoi stessi figli.
Personaggi ed episodi di vita si susseguono tra le pagine dei ricordi. Un posto particolare spetta alla signorina Baldinotti, maestra di quella scuola elementare tanto rimpianta perché abbandonata troppo presto, ma c’è spazio anche per gli incantevoli carri del Carnevale, per i riti del giorno dei morti, per una rissa improvvisa in cui la protagonista, suo malgrado, si ritrova coinvolta.
Romea si affaccia prestissimo nel mondo del lavoro, prestando servizio presso botteghe e famiglie agiate, con esiti, purtroppo, non sempre piacevoli né gratificanti. Ha appena diciassette anni quando il tempo e le esperienze vissute la portano a definirsi “attenta, furba e scantata”.
Nella sua esistenza non mancheranno vicende tristi e lutti difficili da superare, ma anche un amore vero per il suo “Biondo” e un profondo affetto per le sue tre figlie.