Bompiani: “Vent’anni” di Corrado Alvaro

Daniela Distefano
CATANIA“Fu quello un momento in cui sentì come sia poco avere vent’anni, come la forza degli uomini sia ben altro, le passioni profonde e mortali, il dolore altissimo. Vent’anni”.
Corrado Alvaro (San Luca, 1895 – Roma, 1956) è stato scrittore, giornalista e poeta, ma soprattutto un intellettuale la cui forte sensibilità civile, etica e culturale gli ha consentito, già negli anni Trenta, di avvertire e denunciare, attraverso gli scritti letterari, giornalistici e innumerosi saggi, il male che si stava diffondendo in Europa.
Nel romanzo Vent’anni, edito da Bompiani, Corrado Alvaro ci trasporta nel filo spinato della Grande Guerra, raccontando una delicata storia di amicizia, illusione e delusione
“ In guerra si muore. Io vi dico che anche a vivere si muore”– che ci lasciano nell’anima un che di insoluto, un interrogativo, la certezza di non saper decifrarlo.
Come nel coevo Gente in Aspromonte, si compie anche in Vent’anni una scoperta del mondo e del male, e del male nella Storia riflessa negli occhi di Luca Fabio, un soldato giovanissimo e acculturato che giunge alla stazione di Firenze, da un qualche paese “senza storia” del lembo estremo del Meridione agropastorale, per frequentare il corso di allievo ufficiale, nell’ottobre del 1914, quando la guerra è scoppiata, senza coinvolgere ancora l’Italia.
Al racconto sfuggente di Fabio, e a quello del suo amico Attilio, s’intreccia la vicenda di Cosma Lorici, fuggito dal seminario per arruolarsi.
Amaro romanzo di formazione, Vent’anni non è un documento memorialistico e neppure un romanzo sulla Grande Guerra, è piuttosto un sorta di docu-romanzo caratterizzato da una spessa densità poetica che lo rende godibile anche quando affronta la cruda lotta del soldato mandato a morire nel fango e, di certo, solo per la gloria.
“Di quel tempo ricordo soltanto una cosa, che se mi avessero domandato che volessi fare, avrei risposto: di morire per qualche cosa e per qualcuno”.
“..Quello che è scritto nei libri è un modo per camuffare la vita mediocre e accomodante”.
“Ma tu t’immaginavi che il mondo fosse fatto di Angeli?” replicò Attilio Bandi.
“E’ probabile”.

Un libro che illumina tratti del nostro bellicoso istinto. Ci aiuta a riflettere – se non comprendere – la scelta di tanti ragazzi dalle incerte prospettive che si immolano in nome di una causa concertata con il Padrone dell’Inferno.
I terroristi dell’Isis, di Al Quaeda, sono fiori di un giardino marcio e senza speranza. Plagiati, catturati con l’acchiappamosche per un sacrificio che dia una ragione alla loro stessa esistenza.
In uno stile che non cede al moralismo o alla narrazione troppo scarna, Corrado Alvaro ci ha lasciato una traccia di eternità umana: è quando arriviamo a negarla che cominciano i dolori e le esplosioni sociali, la guerra, poi la fine di chi non ha che vent’anni ma se ne sente addosso duecento.

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