Giornata Mondiale del Libro: il 23 aprile le Pagine Viaggianti invadono le metropolitane di Roma

ROMA – Il 23 aprile, in occasione della giornata mondiale del Libro, i libri saranno Pagine Viaggianti all’interno delle stazioni Metro di Roma. Il progetto, realizzato dall’Associazione Culturale Libra 2.0, in collaborazione con Atac S.p.A, Biblioteche di Roma, Centro Culturale Gabriella Ferri, Caffè News Magazine e l’Associazione Cartastraccia, darà la possibilità ai fruitori dei mezzi di trasporto di viaggiare insieme ai libri. Per dodici ore, dalle 8.00 alle 20.00 di martedì 23 aprile i cittadini potranno donare e ricevere libri all’interno delle stazioni Metro Santa Maria del Soccorso e Cornelia che per l’occasione diventeranno “stazioni culturali” e bookcrossing, con performance di lettura di autori emergenti: Donatella Mei, Tommaso Putignano Eva Clesis e Rossana Vesnaver.
I mezzi di trasporto, soprattutto la metropolitana, quotidianamente diventa occasione di lettura per migliaia di cittadini romani.
Tutti i libri raccolti, selezionati per categorie, saranno destinati a case famiglia e istituti penitenziari, affinché le Pagine Viaggianti possano allietare altri percorsi; perché, come afferma Milagros del Corral, direttrice in carica all’UNESCO, “Esistono libri su tutti i temi, per ogni pubblico ed ogni momento. Ma dobbiamo fare in modo che i libri siano disponibili per tutti, dappertutto”.
Quale migliore occasione, dunque, per celebrare la giornata mondiale del libro 2013 all’interno delle stazioni metro?
Grazie alla collaborazione di Biblioteche di Roma Capitale e del Centro Culturale Gabriella Ferri i cittadini potranno partecipare all’evento Pagine Viaggianti presso la Biblioteca Vaccheria Nardi (via Grotte di Gregna 37), la Biblioteca Cornelia (via Cornelia 45) e il Centro Culturale Gabriella Ferri (via Galantara 7), ed essere allietati dalle letture di autori ed artisti come: Leyla Khalil, Riccardo Pulcini, Bruno Lijoi, Dona Amati, Celeste Borrelli, Vespina Fortuna, Angela Lantosca, Stefano Mancini, Maria Grazia Nardi e Riccardo Pulcini

 

Fiera del Libro della Romagna: il 13 e 14 aprile Cesena si veste di libri

CESENA – Arriva al Palazzo del Ridotto di Cesena la prima edizione della “Fiera del libro della Romagna”. Sabato 13 e domenica 14 aprile 25 editori provenienti da tutto il territorio nazionale si incontreranno a Cesena per la manifestazione organizzata dalla casa editrice Historica in collaborazione con Scrivendo Volo. Nata dalla volontà di promuovere l’editoria indipendente e la bibliodiversità, la fiera – un evento di cui si sentiva la mancanza in Romagna – sarà un momento per comprare i libri e conoscere gli autori attraverso le circa 40 presentazioni in programma.

 

Sabato 13 aprile la fiera si aprirà con un corteo storico a cura della “Confraternita della Fenice” con partenza alle ore 9 alla Barriera e arrivo alle 10 al Palazzo del Ridotto. Nel pomeriggio un doppio evento per i più piccoli, alle ore 16 Stefano Bordiglioni presenterà i suoi libri (a cura dell’associazione Barbablù) mentre alle ore 17 Raffaella Candoli (Piccolo Mondo Onlus) svolgerà delle letture animate.
Alle ore 15.30 Lanfranco Mariottini parlerà del suo libro sull’Ipnosi regressiva (Macro editore) e alle ore 18 con Lorenza Ghinelli, autrice Newton&Compton del caso letterario “Il divoratore” presenterà il suo ultimo libro, “La colpa”, con Mari Luisa Pieri (a cura di Confesercenti Cesenate).
Domenica 14 aprile alle 11 si terrà la premiazione del concorso letterario della fiera e dell’antologia “Romagna scrive” e alle ore 15 Massimo Pulini presenterà il suo romanzo “Gli inestimabili” (CartaCanta). Alle ore 16.30 Giovanni Guiducci presenterà “Breve storia del Cesena calcio”, mentre alle 17.15 il Premio Bancarella Marcello Simoni parlerà del suo ultimo libro “La biblioteca perduta dell’alchimista”. Alle 18.15 Pier Luigi Bazzocchi e Maicol Mercuriali presenteranno invece “Cesena segreta. Luoghi, personaggi e storie della città”.

L’evento, patrocinato dal Comune di Cesena, dalla Biblioteca Malatestiana e nato in collaborazione con varie associazioni locali è un’importante occasione per acquistare e leggere libri di qualità che in libreria stentato a trovare spazio, per confrontasi con gli editori e conoscere da vicino gli scrittori.

Bologna Children’s Book Fair, l’appuntamento con l’editoria per ragazzi compie 50 anni

BOLOGNA Bologna Children’s Book Fair, la Fiera del Libro per Ragazzi, in programma a Bologna fino a giovedì 28 marzo, festeggia quest’anno il suo 50 anniversario con tante novità e iniziative. Prima fra tutte il numero degli espositori, 1.200 provenienti da 75 Paesi, poi, con una caratteristica che rende questa manifestazione unica al mondo: la capacità di essere allo stesso tempo un grande mercato di copyright e un attore protagonista della crescita e della promozione culturale.

Era il 4 aprile 1964 quando a Palazzo Re Enzo si inaugurò la prima edizione della FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI e iniziò la bellissima storia di un appuntamento che non ha eguali nel mondo. 44 gli espositori di quella prima edizione che sarebbero diventati 400 nel 1974 e oltre 1.000 dagli  anni ’90. Un trend di crescita nelle presenze entusiasmante che proiettò la fiera sulla scena internazionale trasformando la Fiera di Bologna nell’appuntamento di riferimento mondiale. “Editoria” e “Illustrazione” furono immediatamente i protagonisti di quella bellissima esperienza,  tanto che già nel 1966 la Fiera intuì di avere pieno titolo per istituire un Premio grafico, seguito già  nel 1967 dalla creazione della Mostra Illustratori. Le due iniziative – che attirarono immediatamente a Bologna calibri mondiali quali Bob Noorda, Maurice Sendak, Bruno Munari, Alan Fletcher, Milton  Glaser …. – scatenarono in poco tempo tra gli stand della Fiera un dibattito culturale alto e internazionale, facendo della manifestazione il teatro di incontro per autori, illustratori, studiosi che aspettavano l’appuntamento di primavera per confrontarsi con gli editori e per dar vita a progetti, storie, intrecci che hanno segnato la storia della letteratura e dell’illustrazione per ragazzi. Oggi la FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI si presenta con lo “smalto” dell’esordio, arricchita delle tante iniziative che negli anni sono andate a completare la proposta espositiva e delle novità che costellano lo spazio dei libri per i giovani lettori, dalle ultimissime tendenze del racconto e dell’illustrazione alle sfide dell’editoria digitale, dalla riscoperta di grandi matite del passato all’esplorazione di nuovi confini di espressività.

 

Scarica QUI il Programma della manifestazione.

 

BUK, Festival della Piccola e Media Editoria. A Modena il 23 e 24 marzo

MODENA – Torna BUK, il Festival della Piccola e Media Editoria in programma a Modena il 23 e 24 marzo. Giunto alla sua VI edizione, BUK sarà una intensa due giorni (dalle 9.30 alle 19.30 a ingresso libero) di cultura al Foro Boario organizzata dall’associazione culturale Progettarte, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

“Nonostante la crisi abbia colpito duramente il settore editoriale – dichiarano Francesco  Zarzana e Rossella Diaz, curatori della manifestazione – saranno oltre cento gli editori di tutta Italia che parteciperanno al Festival BUK, poiché rimane per i più, un appuntamento da non perdere e di altissimo spessore letterario”.

Numerosissimi gli eventi collaterali, oltre sessanta incontri, presentazioni, approfondimenti, tavole rotonde, premi letterari, reading, convegni. E qualche novità, come lo spazio BIO – BUK, un salotto culturale dedicato al connubio bio – cultura, le sculture “culturali” di Carlo Baldessari, il convegno “Smart Creativity: essere creativi al tempo del tablet e dello smartphone”, ma anche tante anteprime nazionali, (quale l’ultimo successo editoriale di Luciano Garofano, ex comandante dei RIS di Parma)  ed i Premi Letterari (la seconda edizione del Concorso di Giornalismo Scolastico PRIMA PAGINA, con oltre 100 scuole partecipanti provenienti da tutta Italia).

Per omaggiare Modena Città Europea dello Sport 2013, gli organizzatori hanno intitolato le quattro  Sale Presentazioni ad altrettanti grandi campioni emiliani e modenesi, quali  Alberto Braglia, Ondina Valla, Dorando Pietri e Alfonsina Strada.

Festival della Narrativa Francese, fino al 9 marzo in tutta Italia

ROMA – Quarta edizione per il Festival della Narrativa Francese in programma in 15 città Italiane fino a sabato 9 marzo. Dopo il successo del 2012, l’FFF torna nella Capitale con un ricco calendario di eventi per presentare “dal vivo” la letteratura francese più contemporanea. 16 autori di libri in lingua francese recentemente pubblicati in Italia si avvicendano sui palchi di Italia per confrontarsi e presentarsi.

A Roma, presso il Centre Saint-Louis di Largo Toniolo, il programma è veramente ricco: Caroline Lunoir, Mathias Énard, Fouad Laroui e Philippe Djian. Organizzato dall’Ambasciata di Francia e dall’Institut français Italia, l’edizione 2013 del Festival de la Fiction Française – Festival della narrativa francese si pone l’obiettivo di diffondere nella nostra Penisola la nuova narrativa d’Oltralpe. Un viaggio nelle storie che fanno la nuova storia letteraria della Francia.

 

Questi i prossimi appuntamenti:

Martedì 5 marzo : Caroline Lunoir
Mercoledì 6 marzo : Mathias Énard
Giovedì 7 marzo : Fouad Laroui
Sabato 9 marzo : Philippe Djian

 

La Pagina Che Non C’Era, la scrittura arriva in periferia

POZZUOLI  – Sono state due giornate intense di studio. Due giorni in cui discutere, confrontarsi, leggere e scrivere sono diventate l’attività principale di oltre 350 studenti all’interno della III edizione de La Pagina Che Non C’Era. Il progetto, che solo qualche mese fa è stato premiato come migliore attività nazionale per la promozione alla lettura in ambito scolastico dal Ministero e il Centro per il libro e la lettura, nasce da un’idea di Diana Romagnoli e Maria Laura Vanorio, docenti dell’Istituto Pitagora di Pozzuoli. Nella cittadina campana, infatti, si sono dati appuntamento alcuni degli scrittori più interessanti del panorama editoriale italiano: Maurizio de Giovanni, Paola Soriga, Andrea Tarabbia e Andrea Bajani. Per conoscere meglio La Pagina Che Non C’Era e per tirare le somme di questa edizione appena conclusa, abbiamo intervistato Diana Romagnoli.

 

Come e perché nasce un festival letterario a Pozzuoli?
Nasce come un incontro di docenti in una scuola della periferia di una città di provincia. Il rione Tojano, dove sorge l’istituto Pitagora,  è una piccola Scampia senza gli onori della cronaca di quest’ultima e la scuola è una cattedrale nel deserto. Allora, tre anni fa, abbiamo pensato di portare in questo luogo “tosto” la cultura e gli scrittori, ci piaceva l’idea che anche i nostri ragazzi potessero essere protagonisti e fruitori in prima linea di un mondo culturale che spesso viene tagliato fuori dalla vita di periferia.

 

Che ruolo hanno, allora, i ragazzi nel progetto La Pagina Che Non C’Era?
I ragazzi decidono spontaneamente se partecipare e quale ruolo ricoprire; il nostro progetto, poi, ha tante sfaccettature e permette di impegnarsi in vario modo: c’è il concorso nazionale di scrittura quindi è nato un comitato di accoglienza ospitalità affinché i ragazzi del luogo ospitassero i loro coetanei provenienti da altre parti d’Italia.  Inoltre, gli studenti si danno da fare come guide, nel servizio d’ordine e con la documentazione video. Noi docenti e organizzatori per due giorni ci siamo fidati di loro e loro ci hanno dimostrato responsabilità e partecipazione.

 

La prima parte della III edizione de La Pagina Che Non C’Era ha appena chiuso i battenti, quali sono i risultati di quest’anno?
Sicuramente è un po’ presto per tirare le somme ma si può certamente affermare che è stata un’avventura coinvolgente, per gli studenti, per i docenti e per gli autori intervenuti. Soprattutto per questi ultimi è bello vedere come nel gioco letterario – un esercizio in cui i ragazzi devono scegliere un libro e riproporre, tenendo conto dello stile dell’autore, un nuovo finale, un nuovo incipit o solamente un nuovo capitolo del romanzo –  i ragazzi siano determinati e presi dalle trame della storia e dall’allegria della competizione. Nei due giorni di studio possiamo dire di aver coinvolto circa 350 studenti in seminari, corsi di scrittura e tavole rotonde per la didattica dei docenti.

 

E gli scrittori cosa pensano quando con questo progetto tornano tra i banchi di scuola?
In questi tre anni si sono avvicendati diversi scrittori e ognuno di loro ha dato molto a La Pagina Che Non C’Era e si è arricchito dal contatto con i ragazzi. Loro, questi ultimi, hanno capito attraverso i libri e il confronto con gli autori che le emozioni si possono descrivere in maniera profonda. Hanno capito che per stato d’animo si intende molto di più di una risata fragorosa o del pianto. Quest’anno, grazie alle parole di Maurizio de Giovanni, Paola Soriga, Andrea Tarabbia e Andrea Bajani hanno scoperto che anche il dolore più profondo si può descrivere.

 

Si può pensare a La Pagina Che Non C’Era in versione itinerante?
Abbiamo provato questa formula il primo anno, volendo diffondere nelle scuole della Campania il nostro progetto anche per sopperire alla chiusura nel 2010 di Galassia Gunterberg. Ora, invece di portare il nostro progetto in giro per la regione, vorremmo che Pozzuoli e il rione Tojano diventassero un polo, un luogo geografico nel quale raccogliere e far crescere la cultura. Vorremmo, in questo modo, che anche in Italia i ragazzi diventassero protagonisti di grande evento letterario.

Libri Come, IV edizione per la Festa del Libro e della Lettura a Roma dal 14 al 17 marzo

ROMA – E’ in programma dal 14 al 17 marzo 2013 presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma la IV edizione di Libri come, Festa del Libro e della Lettura. “Come l’Europa” sarà il tema di quest’anno della manifestazione promossa e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma; un viaggio alla scoperta del nostro continente, attraverso il filtro delle parole, delle analisi e delle riflessioni degli scrittori: tra politica ed economia, cultura e società, crisi e futuro.

 

Appuntamento ormai abituale del panorama letterario nazionale, quest’anno Libri come ha idealmente abbracciato l’intera stagione invernale, grazie a una intensa serie di anteprime che ha visto come protagonisti Serge Latouche, Javier Marías, Sylvie Goulard, Mario Monti e Wilbur Smith e che si concluderà – sempre all’Auditorium – giovedì 6 marzo alle 10.30 con Giuliano Amato (Lezioni dalla crisi) e domenica 10 marzo alle 19 con David Grossman (Come un romanzo racconta il dolore).

Dal 14 marzo, si svolgerà la Festa vera e propria, che quest’anno si focalizzerà fin dal titolo sull’Europa, sui suoi malumori, sulle sue prospettive. A una folta pattuglia di autori internazionali (Javier Cercas, Petros Markaris, Fernando Savater, Catherine Dunne, Angelica Klüssendorf, Uwe Timm, Frank Westerman, Miljenko Jergović, Dragan Velikić, Matti Rönkä) sarà chiesto di ragionare su sfide e problematiche che avvolgono il presente e il futuro del continente, in un ciclo di incontri che comprenderanno anche due maratone collettive (la prima affidata agli scrittori, la seconda a un gruppo di sociologi, economisti e accademici).

Nell’ambito di Libri come si ragionerà anche sull’Italia, in alcuni appuntamenti caratterizzati dalla presenza di giornalisti (Pierluigi Battista, Filippo Ceccarelli) ed esponenti della società civile (Susanna Camusso, Stefano Rodotà). Inoltre, uno spazio molto ampio sarà concesso ai protagonisti della narrativa e della saggistica, spesso coinvolti attraverso lo stimolante percorso del dialogo. L’elenco degli ospiti è molto lungo: comprende scrittori (Simonetta Agnello Hornby, Niccolò Ammaniti, Andrea Bajani, Aldo Busi, Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni, Paolo Di Paolo, Richard Ford, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Romana Petri, Alessandro Piperno, Zeruya Shalev, Walter Siti), giornalisti (Concita De Gregorio, Paolo Mauri, Andrea Vianello), filosofi (Giorgio Agamben, Massimo Cacciari, Umberto Galimberti), economisti (Tito Boeri, Guy Standing), psicanalisti (Massimo Recalcati), registi (Ermanno Olmi), docenti universitari (Giovanna Cosenza). Nel programma non mancheranno appuntamenti di natura “spettacolare” (dal concerto di Laurie Anderson, alla lezione d’arte del regista Peter Greenaway, fino ai reading di Nanni Moretti e Fabrizio Gifuni) oltre ad approfondimenti sul mondo dell’editoria (dalle tavole rotonde Come il libro. Sfide e proposte e Come ho scritto il mio primo libro all’incontro con Roberto Calasso sulla storia di Adelphi), naturali per una manifestazione che storicamente nasce con l’obiettivo di non fermarsi al cosa (i libri), ma di esplorare anche il come (come vengono scritti, stampati, distribuiti). La Festa si chiuderà, la sera di domenica 17, con un evento speciale: una conversazione con lo scrittore anglo-indiano Salman Rushdie, che dialogherà con un ospite a sorpresa.

Particolarmente ricco nell’edizione 2013 è anche il programma del Garage di Libri come, l’officina che come da tradizione ospita laboratori interattivi, reading, tavole rotonde (sull’Europa e sulla violenza sulle donne), presentazioni di libri. Tra le decine di ospiti che transiteranno dalle tre sale del Garage, spesso impegnati in diversi eventi, ci saranno scrittori (Ritanna Armeni, Mauro Covacich, Diego De Silva, Marco Lodoli, Dacia Maraini, Melania Mazzucco, oltre ad Anna Premoli, protagonista di una delle prime storie di successo del self publishing in Italia), poeti (Valerio Magrelli), giornalisti (Armando Massarenti, Antonio Monda, Gianni Mura, Stefania Ulivi), politici (Giuliano Amato, Stefano Fassina, Antonio Tajani), magistrati (Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione), personalità del mondo della musica (Ennio Morricone, Fiorella Mannoia) e del cinema (Margherita Buy).

 

Ulteriore conferma dell’edizione 2013 della Festa è il programma rivolto agli studenti. Quest’anno, un doppio progetto coinvolgerà i ragazzi delle scuole medie e delle superiori, con lezioni sull’evoluzione del linguaggio e sul giornalismo (tra gli insegnanti, protagonisti dell’informazione in Italia come Enrico Mentana, Fiorenza Sarzanini e Riccardo Staglianò).

Premio Italo Calvino, il 19 aprile i vincitori

TORINO – L’attesa cerimonia di premiazione della XXVI edizione del Premio Italo Calvino avrà luogo a Torino il 19 aprile 2013. Alla presenza degli editor delle più importanti case editrici italiane e di una nutrita schiera di giornalisti e operatori culturali, verrà rivelato il nome del vincitore selezionato tra gli oltre 570 manoscritti inediti in concorso.

La Giuria, composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero e Evelina Santangelo, dovrà scegliere tra una decina di testi finalisti, pronti ad entrare nel circuito della “narrativa che conta”. Soprattutto negli ultimi anni, infatti, i libri usciti dal Premio Italo Calvino si stanno affermando con un crescente successo di critica e di pubblico. Tra i tanti esempi possiamo citare Le Sorelle Soffici di Pierpaolo Vettori con Elliot Editore (finalista XXIV edizione); La vita accanto di Mariapia Veladiano, pubblicato da Einaudi e arrivato poi secondo allo Strega; o il piccolo caso letterario di L’eredità dei corpi di Marco Porru, Nutrimenti Editrice (XXIV) dopo pochi mesi già alla terza ristampa grazie al passaparola dei lettori e dei blog. Ma anche, tra gli autori ormai affermati, Marcello Fois, oggi in libreria con Il tempo di mezzo o il nome “storico” di Susanna Tamaro (sempre scoperta dal Premio). E poi tanti altri, come Flavio Soriga, Francesco Piccolo e Fulvio Ervas, autore del best seller Se ti abbraccio non aver paura uscito con Marcos y Marcos.

Grande attesa, in questo momento, per il libro del vincitore dell’anno scorso, il poliziotto-scrittore Riccardo Gazzaniga, a breve in uscita con A viso coperto per Einaudi Stilelibero.

Solo nel 2012 (record assoluto), sono stati pubblicati, con grandi editori o con piccoli marchi di qualità, ben 11 libri proposti dal Premio: Letizia Pezzali, L’età lirica ed. Baldini Castoldi Dalai (XXIV), Anna Melis, Da qui a cent’anni ed. Sperling & Kupfer/Frassinelli (XXIV), Eduardo Savarese, Non passare per il sangue ed. Edizioni e/o (XXIII), Giacomo Verri, Partigiano Inverno ed. Nutrimenti Editrice (XXIV), Giovanni Greco, Malacrianza ed. Nutrimenti Editrice (XXIV), Massimo Miro, La faglia ed. Il Maestrale (XXIV), Alessandro Cinquegrani, Cacciatori di frodo ed. Miraggi Edizioni (XXIII), Giovanni Di Giamberardino, La marcatura della regina ed. Edizioni Socrates (XXII), Fabio Napoli, Dimmi che c’entra l’uovo ed. Del Vecchio Editore (XXII),

 

Il Premio Calvino, o “PIC” – sigla nata sul web e ormai ufficialmente riportata dalla Treccani – fu fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, come omaggio allo scrittore italiano che, più di ogni altro, fu impegnato nella scoperta di nuovi talenti letterari. Tra i fondatori celebri, Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Lalla Romano, Cesare Segre…

Il PIC si propone di svolgere un ruolo di ponte tra l’universo degli scrittori inediti e il mondo dell’editoria, del pubblico e della critica. Per questo il Premio non ha voluto definire una propria linea critica né privilegiare determinati generi letterari. L’interesse è per le opere prime inedite di narrativa capaci di rappresentare tendenze nuove e stili originali.

La cerimonia di Premiazione è l’occasione in cui editori, editor e operatori culturali possono entrare in contatto con i finalisti e dare l’avvio a quei rapporti che potranno portare alla pubblicazione. Non manca, nella storia del Premio, un aneddoto originale: alla I edizione esso non venne assegnato, poiché nessuno dei finalisti fu ritenuto all’altezza del riconoscimento. Si trattò di un piccolo gossip letterario che ebbe però un’ampia eco mediatica e che ancora oggi dà l’idea non solo della serietà e della severità del Premio, ma anche della durezza della competizione.

Boosta racconta i suoi libri preferiti. E li trasforma in musica su Sky Arte HD

Boosta racconta i suoi libri preferiti e li mette in musica per Sky Arte HD

MILANO – Che suono hanno i libri? Quale potrebbe essere la colonna sonora per le pagine di Süskind, Roth, Ammaniti, Eco, Nietzsche? Ce  lo racconta, con parole e musica, Davide Dileo, per tutti Boosta,  tastierista e co-fondatore dei Subsonica, protagonista di BOO(K)STA, uno spazio in cui letteratura e musica si contaminano e si parlano, una produzione esclusiva Sky Arte HD in onda dal 30 gennaio ogni mercoledì, giovedì e venerdì alle ore 21 sul canale 150. Continua

VerbErrando: Le eredità transgenerazionali

Veruska Armonioso
ROMA 
– Venerdì a pranzo ero con un’amica d’infanzia, una di quelle che conoscono tutto il necessario di te: come sei venuta al mondo, da dove vieni, chi volevi essere da grande; una di quelle persone che possiedono le tue origini. Insomma, siamo andate a pranzo insieme dopo un po’ che non ci vedevamo e, come al solito, è bastato poco per riprenderci. Qualche nome per posizionare il treno sulle rotaie giuste e poi via, a parlare. Lei, mamma di due bambine, dalla morte del padre è stretta nella morsa infernale del passaggio di testimone: l’acquisizione in eredità paterna del ruolo di capofamiglia e la restituzione alla madre (rimasta, senza suo marito accanto, senza strumenti e incoraggiamento per essere genitrice) di quello di figlia. Uno scambio ambiguo e controverso che mi ha fatto subito venire alla mente Anne Ancelin Schützenberger e il suo libro “La sindrome degli antenati”.

Avevo letto questo libro dopo qualche mese dalla morte di mia madre. In quel periodo mi sentivo come dispersa nel mezzo dell’oceano, senza futuro e senza passato; ero fermamente convinta di aver perso bussola e i riferimenti necessari per andare avanti e che, quindi, non avrei toccato terra mai più: destinata alle sabbie mobili senza affondare mai del tutto. Poi, aprii la prima pagina di questo libro e iniziò la mia catarsi:
“La vita di ciascuno di noi è un romanzo. Voi, me, noi tutti viviamo prigionieri di un’invisibile ragnatela di cui siamo anche uno degli artefici. Se imparassimo dal nostro terzo orecchio e del nostro terzo occhio ad afferrare, a comprendere meglio, ad ascoltare e a vedere queste ripetizioni e coincidenze, l’esistenza di ciascuno di noi diventerebbe più chiara, più sensibile a ciò che siamo e a ciò che dovremmo essere.”

Le ripetizioni a cui si riferiva erano ripetizioni famigliari, lacci tra noi e quello che c’è stato prima, che spesso ignoriamo a livello conscio e che, invece, creano dal profondo le fondamenta della nostra esistenza. Quante volte ci hanno detto che il modo di amare di una madre ha decretato quello di amare di un figlio? E ancora più scientificamente: quanti di voi hanno preso il colore dei capelli dal bisnonno?
Filosofeggiando e poetizzando sui principi di genetica di Mendel, possiamo facilmente pensare che, se una bisnonna può trasmetterci il gene dei capelli rossi, può altresì trasmetterci quello della docilità. E’ lì, proprio in quella fessura, che accade la ripetizione famigliare, il reiterarsi, cioè, non solo di modelli comportamentali tra una generazione e l’altra, ma addirittura di accadimenti, anniversari, incidenti, sorprendentemente sinistri, come nel caso di una donna che si ammala di cancro esattamente alla stessa età in cui si è ammalata sua madre, oppure di un uomo che ha un incidente automobilistico il giorno di Natale, esattamente come successe a suo nonno, che non conobbe mai e che perse in quell’occasione la vita.
“Siamo, in un certo senso, meno liberi di quanto crediamo”, ostaggi di legami con i nostri antenati che si possono “vedere, sentire o intuire, almeno in parte, ma di cui, generalmente, non si parla: vengono vissuti nell’indicibile, nell’impensabile, nel non – detto o in segreto”.
Esiste una letteratura di casi studiati vastissima, ma ciò che più mi interessava trasferire alla mia amica era legato allo scambio malato dei ruoli tra genitore e figlio, la genitorializzazione, che accade, quasi sempre, quando c’è un caso di debito di lealtà invisibile.
La famiglia, in quanto unità sociale, si fonda sulla lealtà dei membri che la compongono. “Da qui il concetto di giustizia e di giustizia famigliare. Quando non viene fatta giustizia, la situazione si traduce in ingiustizia, in malafede, nello sfruttamento dei membri della famiglia gli uni nei confronti degli altri, talvolta attraverso la fuga, la rivalsa o la vendetta, altre volte attraverso la malattia o l’incidente ripetitivo.” Diversamente accade quando c’è l’affetto, la considerazione reciproca e i conti famigliari vengono aggiornati. Si può parlare di un bilancio dei conti famigliari e del grande libro dei conti famiglia, dove si vede se si è debitori o creditori, se di hanno debiti, impegni o meriti. “In mancanza di questo bilancio, di generazione in generazione, ci possono essere una serie di problemi”.

Anne Ancelin Schützenberger ci dice che il più grande debito della lealtà famigliare è quello che ogni bambino contrae nei confronti dei genitore, per amore, affetto, cure, fatica e attenzioni che riceve dalla nascita, fin quando non diventa adulto.
Per virtù o causa di questo ‘debito’, a un certo punto della vita del figlio avviene il rovesciamento dei valori, ossia della situazione in cui i figli diventano i genitori dei propri genitori; questo può accadere indipendentemente dall’età del figlio: “vi è un certo numero di famiglie, soprattutto quelle modeste o rurali, dove la figlia maggiore ricopre il ruolo di madre e dove la madre, stremata dalla fatica per i parti troppo numerosi, realmente malata o ritenendosi malata, si fa sorreggere, aiutare e sostenere da sua figlia, la quale non si sposerà mai.”
E così, una figlia che a vent’anni, dopo la morte del padre, si ritrova a fronteggiare il peso emotivo di una famiglia sostituendosi alla madre, diventerà madre della sua stessa genitrice fino alla fine dei suoi giorni, a meno ché non decida di interrompere questa distorsione malsana delle relazioni, imparando a conoscere il proprio ‘libro dei meriti e dei debiti’, “…attraverso un’analisi dell’informazione retrospettiva, vale a dire della memoria dei vivi sui morti: ciò che le persone viventi sanno delle loro famiglie e ciò che le agisce, anche se esse non sanno coscientemente ciò che sanno, tra il detto e il non detto, tra il conscio e l’inconscio – ciò che è stato trasmesso dal punto di vista della famiglia.”

Sarà a quel punto che si salderà davvero il proprio debito, ossia attraverso il passaggio transgenerazionale, rendendo quel che abbiamo ricevuto dai nostri genitori ai nostri figli.
Questo non ci impedirà, quando i nostri genitori saranno vecchi, di avere nei loro confronti delle attenzioni e dei debiti, tra cui quello di aiutarli a vivere i loro ultimi anni e di accompagnarli nel passaggio dalla vita alla morte”, ma ci permetterà di mantenere il possesso della nostra identità e della possibilità di scegliere per noi stessi, senza subire sensi di colpa o frustrazioni da negazione dell’io ed essere pilotati dei bisogni e dalle esistenze dei nostri antenati.
Un punto di partenza, senza dubbio, questo libro, ecco cosa è stato per me. Non una cura, non una soluzione, ma uno spostamento. In me ha spostato una convinzione, quella che non sarebbe cambiato niente, che “tanto le cose stanno così, è il mio destino, e non c’è niente che si possa fare”. E invece no. Si rompono le catene, senza rinnegare, senza rifiutare, senza ignorare, semplicemente lavorando sulle altre possibilità che non vediamo ma di cui possiamo disporre. Alcuni strumenti ci vengono dati in dotazione dalla natura o da Dio, per chi è credente. Altri dobbiamo andarli a cercare. E’ quella la difficoltà, andare a cercare qualcosa che non sai ti possa servire; quindi scoprire che ti serve quello strumento diventa fondamentale. Ecco perché questo articolo. Perché, magari, anche voi siete come me e la mia amica, ancorati saldamente a un blocchetto di cemento a presa rapida, pensando che non ci sia uscita e che la vita sia segnata dal subire quel destino.
E invece no, non è così che stanno le cose. E non dico che oggi sono dove sono grazie a “La sindrome degli antenati”, ma che leggerlo mi ha aiutata a capire che mi servivano quegli strumenti, che io, cresciuta con un senso del dovere schiacciante, nel costante bilanciamento tra la ricerca della perfezione e la delusione delle aspettative altrui, io e solo io dovevo intervenire, subito. Che non mi potevo sostituire a nessuno, che la mia identità doveva essere inviolabile, che ero venuta al mondo per essere libera e che avrei dovuto scegliere da me il mio destino. Intervenendo, subito, su di esso.
Che il nostro albero genealogico racconti le nostre origini; che noi raccontiamo il nostro futuro.