"Garam Masala": quando cucinando si raccontan le favole.

Giulio Gasperini

ROMA – “Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina”. Banana Yoshimoto principiò così il suo primo romanzo, il suo capolavoro, Kitchen: uno degli incipit più sfolgoranti della letteratura di tutti i tempi. Ma anche una suprema verità: perché, in genere, non c’è luogo, in una casa, più accogliente della cucina. O, almeno, non c’era. Perché era il luogo del calore umano, delle padelle che sfrigolavano, delle bottiglie di vino che si stappavano, delle confessioni che si confessavano; quando magari i ritmi di vita eran più lenti, certo; quando si aveva tempo di fermarsi e di non costringersi a una corsa perenne.
In alcune società del mondo continua, la cucina, a rivestire questo ruolo di centro umano, di connettore di umanità.
E questo romanzo, pubblicato da una casa editrice milanese che ha fatto dell’Asia, delle sue storie e dei suoi scrittori (e scrittrici) la sua coraggiosa vocazione editoriale, la ObarraO edizioni, ne è un esempio. “Garam Masala” è una miscela indiana di spezie: perché questo romanzo, di Bulbul Sharma (2011), è, in realtà, una sorta di Decameron indiano, un rosario di novelle, di fiabe, inserite in una più ampia cornice. Alcune donne si ritrovano per cucinare in occasione di un funerale e, a turno, raccontano delle storie che le riguardano, o che riguardano persone a loro vicine, loro conoscenti.
Sono tutte storie che riguardano le donne e il cibo, le donne e le loro magie culinarie, le donne e le loro sapienza dosatrici d’ingredienti. Perché niente è speziato come la vita, tanto che in un racconto la protagonista ne prepara ben dei varianti, una per ogni tipo, perché ognuno ha i suoi gusti, ha le sue peculiarità da difendere. L’India è speziata, è sapida e saporita, è un magico e colorato calderone: se ne ritrovano tante, di Indie, in questo romanzo, ognuna declinata seguendo il percorso privato e personale di una donna, che sia la madre che vede tornare, dopo anni d’assenza, il figlio emigrato negli Stati Uniti per vivere più dignitosamente, sia quella che, consapevolmente, uccide col cibo il proprio marito, colpevole d’esser stato succube della madre. E mentre i preparativi per il pranzo del funerale vanno avanti, scanditi dalle varie azioni che si devono eseguire per pulire il riso, lavare e tagliere le verdure, le storie si dipanano, sollecitate dalla curiosità femminile, e rese più dolci e fragranti dalla confidenza che il rimestare ai fornelli magicamente sa concretare in ogni occasione.Tutte le vicende, insomma, son rese sapide dalle spezie, dal cibo, che dà vita e gioia; ma che, con le sue seduzioni e le sue esuberanze, può anche arrivare a uccidere.

I 10 Libri delle Donne

ROMA – Vi abbiamo accompagnato fino al Giorno della Donna consigliandovi i 10 titoli di libri che nella trama, nei personaggi e nelle situazioni hanno messo al centro l’essere umano da cui nasce la vita. 
Leggeteli per regalarvi le emozioni di grandi storie, donateli perché le buone letture vanno sempre condivise, consigliateli per riflettere insieme su tante nuove tematiche.
Questi i 10 Libri delle Donne:

1. Piccole donne, L. May Alcott
2. Per Lei, E. Lust
3. L’importanza di non capire tutto, G. Paley
4. L’abito di piume, B. Yoshimoto
5. Donne che amano troppo, R. Norwood
6. Antigua, vita mia, M. Serrano
7. Il meglio della vita, R. Jaffe
8. Tre donne forti, M. Ndiaye
9. Riprendetevi la faccia, B. Alberti
10. Quaderno proibito, A. de Céspedes

E per i prossimi 10 Libri quale tematica suggerite? 

Arianna Chieli e nadiolinda unite per "Obiettivo: maschio!", il primo manuale per cacciatrici metropolitane

Giulia Siena
ROMA “L’uomo è come il seno: va curato e sostenuto; altrimenti… crolla”, questa è la regola numero uno dell’indispensabile decalogo della cacciatrice metropolitana. “Obiettivo: maschio!”, pubblicato da B. C. Dalai editore, è il manuale scritto a quattro mani da Arianna Chieli e nadiolinda, le quali, per l’occasione, hanno indossato i panni ultrafashion di love coach. Il loro allenamento, fatto di regole, consigli, ordini, dritte di stile e osservazioni relazionali condurrà tutte le single sulla via dell’accoppiamento amoroso. Infatti, per innamorarsi bastano pochi secondi, otto secondo la scienza e bisogna sfruttarli alla perfezione per sedurre l’uomo individuato nella giungla metropolitana.
Ed è proprio qui, nella città moderna, che si muovono le 25 categorie di uomini: l’intellettuale represso e il single macrobiotico, il mammone negazionista e l’amico delle donne, poi il feticista, il maschio di cantiere, l’uomo di potere e tanti altri fino a quello più comune nella giungla, l’etero-perplesso. Attreverso questa divisione in categoria le donne sapranno individuare il loro tipo e comportarsi di conseguenza: come curare il proprio look per colpire l’uomo desiderato, quale icona di stile seguire, i libri da leggere, quali film vedere e cosa evitare.


“A voi, cacciatrici metropolitane.
Sexy, tenaci, orgogliose femmine urbane.
Affamate di carni, vogliose di pelle, in cerca di amore.
In amore, prima dei sentimenti, occorre avere stile.”


“Obiettivo: maschio! Il primo manuale per cacciatrici metropolitane” , Arianna Chieli e nadiolinda, Milano, B. C. Dalai Editore, 175 pp, 16 euro.

"Le donne l’han sempre saputo" e se lo dice Liga…

Marianna Abbate
ROMA – Siete pronti per un “Viaggio in musica tra le imperfezioni del genere femminile”? E’ proprio quello che ci propone Rosalba Corti con “Le donne l’han sempre saputo” edito da Pendragon. Cassiera part-time in un ipermercato, la scrittrice ci offre una visione genuina e ironica dell’universo femminile.
Ogni capitolo del suo libro si ispira ad una canzone, scelta con attenzione ed umiltà: Rosalba si dichiara non all’altezza de “La Cura” di Battiato, preferendo commentare canzoni meno sofisticate. E se a volte si sente un po’ “Acida” si fa aiutare dai Prozac+, perchè spesso ci vuole “Calma e Sangue Freddo”per non soccombere. E se tutti quei sederi perfetti al mare le causano un po’ di depressione, si consola pensando a chi al mare non c’è potuto proprio arrivare.
C’è buon senso nel libro della Corti. C’è l’esperienza di una donna matura, consapevole delle fatiche da affrontare. E se “al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti” non si lamenta, cosciente del fatto che la colpa è di quella viziosa colazione fatta al bar un po’ troppo spesso.
Un libro leggero, piacevole, che ci aiuta a riflettere sulla quotidianità. Che ci fa apprezzare quel caffè preso al banco, quel giacchetto preso in saldo e quella borsa di pelle vintage. Che ci fa riscoprire canzoni ormai dimenticate. E che ci fa guardare con occhi nuovi le cassiere del supermercato.