L’ambiente salvato dai più piccoli

I Gugulù, nuova collana di Gribaudo

Giulia Siena
PARMA
– Parlare di ambiente e non diventare leziosi; appassionare, invece, alla storia, creando personaggi che diventino eroi grazie alla propria determinazione e ironia. Questo è lo scopo di Feltrinelli Gribaudo con Gugulù, una nuova collana firmata da Isabella Salmoirago e Marco Rosso (già vincitori del Premio Andersen 1993) con Laeli Erre. Protagonisti delle storie che confluiscono in questa collana sono Luk e Tuk, animaletti colorati armati di stoviglie e buone intenzioni. Insieme cercheranno di ripulire Gugùlia, il nuovo mondo fatto di plastica che ha soppiantato il Mondochefù.

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Feltrinelli: un viaggio alla scoperta del Medioriente

“La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier

Daniela Distefano
CATANIA
“Solo un grande libro può farvi venire voglia di andare fino a Prilep, in Macedonia, un buco polveroso dove non si ferma quasi nessun turista, perso tra alture brulle e minareti, con un fiumiciattolo torbido, bancarelle di peperoni e rivendite di burek. Ebbene, dopo aver letto questo libro, rischierete di andarci apposta per verificare se ci sono ancora quelle facciate dai “balconi panciuti rosi dal verderame” di cui parla
Nicolas Bouvier. E magari ci andrete d’agosto, come è capitato a me, con un caldo bestiale, a cercare quelle “lunghe gallerie di legno” dove, appunto in agosto, si mette a seccare “uno dei migliori tabacchi del mondo”, sperando di incontrare i “turchi installati in città dai tempi di Solimano”, che “vivono tra di loro, si aggrappano alla loro moschea o ai loro campi sognando solo Smirne o Istanbul”. Paolo Rumiz

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Youtube: Tra carta e pellicola, venite con noi per scoprire”La paura non può dormire”

Giulia Siena
PARMA
Herta Muller nasce nel 1953 in un villaggio di lingua tedesca al confine tra Serbia, Romania e Ungheria. Esordisce nel 1982, ma è il 1987 quando è costretta a emigrare a Berlino, dove tuttora vive. Il mondo la conosce – più approfonditamente – dal 2009 quando vince il Premio Nobel per la Letteratura.
La paura non può dormire. Riflessioni sulla violenza del secolo scorso (Feltrinelli) è il libro con il quale diamo avvio al sodalizio tra letteratura e cinema nella nostra rubrica Tra carta e pellicola, nata dalla collaborazione di Giulia Siena e Cristiano Bacchieri per il nostro canale Youtube.

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Feltrinelli: “Un mondo a tre zeri” di Muhammad Yunus

Daniela Distefano
CATANIA
“Ho dedicato la maggior parte della mia vita a lavorare per i più poveri, in particolare le donne, cercando di eliminare gli ostacoli che si trovano di fronte quando tentano di migliorare la propria condizione. La Banca Grameen – mediante lo strumento noto come microcredito, che ho avviato nel mio paese natale, il Bangladesh, nel 1976 – mette capitali a disposizione degli abitanti poveri dei villaggi, specialmente delle donne. Finora il microcredito ha liberato le capacità imprenditoriali di oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo e le ha aiutate a spezzare le catene di povertà e sfruttamento che le imprigionavano”.
Muhammad Yunus è un nome divenuto iconico nel campo dell’economia, specialmente per le sue innovazioni “prodigiose” con le quali ha combattuto e combatte tuttora la piaga della povertà nel mondo.

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Josè Saramago: “Diario dell’anno del Nobel”, con traduzione di Rita Desti

Daniela Distefano
CATANIA
“Io non scrivo libri per raccontare delle storie, soltanto. In fondo, probabilmente non sono un romanziere. Sono un saggista, sono uno che scrive saggi in cui ci sono personaggi. Credo sia proprio così: ognuno dei miei romanzi è il luogo di una riflessione su un determinato aspetto della vita che mi preoccupa. Invento storie per esprimere preoccupazioni, interrogativi…”.

Josè Saramago oltre a scrivere romanzi registrava meticolosamente fatti, eventi, pensieri, impressioni in quaderni nei quali si immergeva nel mare delle questioni letterarie, politiche e del quotidiano.Cinque erano i quaderni pubblicati. Finalmente nel 2018 fa ha visto la luce anche il sesto. 

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Feltrinelli: “La felicità del cactus” di Sarah Haywood. Traduzione di Chiara Mancini

Daniela Distefano
CATANIA “Non sono una donna rancorosa. Quando litigo con qualcuno, poi non ci rimugino troppo e non contesto le ragioni altrui. In una discussione, non sento l’esigenza di avere a tutti i costi l’ultima parola, ma come sempre, quando si parla di regole, esistono delle eccezioni. Per esempio, non riesco proprio a rimanere impassibile se qualcuno si approfitta di un’altra persona e questo vale ovviamente anche quando la persona in questione sono io. In questi casi faccio tutto ciò che è in mio potere per far prevalere la giustizia. Ecco perché i fatti accaduti in questo mese non mi hanno lasciato altra scelta se non un’azione rapida e decisiva”.

Susan Green – protagonista de La felicità del cactus – vive a Londra ha un lavoro e un compagno fisso, anche se è allergica a ogni sentimentalismo o romanticheria. Improvvisamente, si rovescia per lei la vita quotidiana. Le muore la madre ed è costretta a fare i conti con una maternità involontaria. Lei, femminista di ferro, cocciuta e prevedibile dovrà vedersela pure col fratello Edward per l’eredità. I mesi trascorrono con alti e bassi, e Susan li affronta con un programma meticoloso di sopravvivenza a tutti i costi. Continua

Casi letterari: “Donne che comprano fiori”, donne che comprano e basta

Marilena Giulianetti
ROMA – Ci sono libri che ti entrano dentro. Ti leggono l’anima pagina dopo pagina, quelli che – citando Il giovane Holden“mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
E poi ci sono libri che leggi e ti chiedi perché.
Le vacanze, il gran caldo, l’ombrellone sopra la testa e in sottofondo il rumore del mare… tutto contribuisce alla scelta di narrativa leggera. Questo potrebbe essere almeno una delle spiegazioni al perché di cui sopra. Resta il fatto che per quanto leggera la narrativa dovrebbe essere di qualità e avere comunque sempre un senso. Appare quindi difficile dare una spiegazione a Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort, edito da Feltrinelli e preannunciato nuovo best seller venuto da lontano (neanche tanto, Madrid) pronto ad infiammare i cuori delle lettrici italiane. Continua

Parte il Premio Bancarella, ecco i 6 libri vincitori del Premio Selezione 2014

Bancarella_2014PONTREMOLI – Si è inaugurata presentando i 6 libri vincitori del Premio Selezione 2014 la sessantaduesima edizione del Premio Bancarella che si svolgerà a Pontremoli il 19 e 20 luglio sotto la direzione organizzativa di Giuseppe Benelli, Presidente della Fondazione Città del Libro.

I librai, interpreti del gusto dei lettori, tra il 4 marzo 2013 e il 28 febbraio 2014 hanno individuato, per il successo di pubblico conseguito, i volumi candidati che si disputeranno la finale del Premio Bancarella il prossimo luglio. Ecco la selezione:

 

VOLEVO SOLO AVERTI ACCANTO di Roland Balson,  (Garzanti)
ALL’OMBRA DELL’IMPERO di Alberto Custerlina (Baldini & Castoldi)
BRACCIALETTI ROSSI di Albert Espinosa (Salani)
PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli)
IL SUO PEGGIOR NEMICO di Veit Heinchen (Edizioni E/O)
L’AMORE È TUTTO di Michela Marzano (Utet)

 

Nei prossimi mesi il Bancarella sarà impegnato in una serie di eventi in cui presenterà romanzi ed autori. La prima tappa sarà a Ravenna giovedì 29 maggio dove gli autori incontreranno gli studenti delle scuole superiori della città. Venerdì 6 giugno si sposterà a Cesena dove, nel corso della serata, verranno consegnati agli Autori il “Premio Vincitore Selezione Bancarella 2014”. Lunedì 16 giugno, in serata, il Bancarella sarà protagonista a Sesto San Giovanni, per concludere il ciclo di presentazioni, a fine giugno a Carrara.

 

Premio Strega 2013, chiedimi dove erano i libri.

strega1Giulia Siena
ROMA
  “Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro”. Spiazza una risposta così; spiazza perché siamo abituati a cercare del buono e del romantico in ogni cosa, soprattutto quando si parla di libri. Ma Walter Siti non è così e non lo è stato neanche durante la serata letteraria più mediatica dell’anno. Non lo è stato neanche quando, dopo essere stato proclamato il vincitore della 67esima edizione del Premio Strega con 160 preferenze su 412 votanti, ha aperto la sua bottiglia di Strega e ha sorseggiato un po’ di liquore per la gioia dei fotografi; mentre la platea era ancora troppo concentrata sul buffet. Di libri, poi, durante la serata non se ne son visti… la vera grande pecca di un Premio letterario.

 

“Resistere non serve a niente” (Rizzoli), il libro vincitore, è la storia di Tommaso, un ragazzo che non ha mai risolto il suo rapporto con l’infanzia, forse anche per questo ama giocare con i numeri e con la finanza. Per lui il possesso è una forma di piacere, l’unico valore in cui credere e la ragione per la quale il bene e il male si confondono. Un’attualità, quella che descrive lo scrittore modenese, che entra quasi con prepotenza al Premio Strega facendosi ascoltare perché Siti è l’autore che riesce ad “ammaestrare e far capire cose che giacciono nell’inconscio personale e collettivo”. E mentre Siti aveva il sostegno – anche solo morale – di Emanuele Trevi che dopo essere stato nella giuria del Premio per quasi venti anni lo scorso marzo si è ritirato dichiarando che avrebbe sostenuto comunque Siti, oggi Alessandro Perissinotto – il secondo classificato strega4(78 voti) di questa edizione 2013 – si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Per l’autore de “Le colpe dei padri” (Piemme) l’atteggiamento di Trevi è stato poco corretto, perché in qualche modo ha influenzato gli Amici della Domenica prima che questi arrivassero a leggere tutti i libri. Ma le polemiche, caro Perissinotto, fanno parte di questo Premio tanto amato, tanto chiacchierato e tanto criticato; le supposizioni, poi, sono lo sfondo su cui si muove, da oltre mezzo secolo, lo Strega. Ma le dichiarazioni odierne dell’autore de “Le colpe dei padri” non scalfiscono, comunque, l’immagine che ieri ci aveva dato di sé. Perissinotto ieri sera ci aveva conquistati – oltre che per l’intenso romanzo e la sua lettera ai lettori – anche per la sua affabilità. “Le colpe dei padri” è la storia di Guido Marchisio, uomo di successo e fascino. Ma una data, il 26 ottobre 2011, segna il cambiamento, il declino dentro e fuori la sua vita. Da semplice curiosità, l’esistenza di un sosia o di un doppio dimenticato, da questo momento diventano per Marchisio una vera e propria ossessione. Perissinotto fonde così in modo magistrale i sentimenti personali e i conflitti sociali, portando alla luce, strega3costantemente, il suo legame con la memoria e il suo nostalgico guardare alla ribellione. Al terzo posto (77 voti) della classifica del Premio Strega 2013 si piazza Paolo Di Paolo con “Mandami tanta vita” (Feltrinelli). La storia ideata da Di Paolo è ambientata negli anni Venti quando, durante i giorni del carnevale, Moraldo e Piero scambiano per sbaglio le valigie. Inizia così una storia di amicizia e di attese, illusioni, sogni e rivoluzioni che si dipanano in un Novecento che sempre affascina. E’ firmato Longanesi, invece, il quarto posto di questa cinquina: “Figli dello stesso padre” di Romana Petri (73 voti). Il romanzo è incentrato sulla vita di due fratelli, Germano ed Emilio, due protagonisti così diversi e così pieni di rancore. Figli dello stesso padre, Emilio e strega2Germano, hanno una rabbia e un amore frustrato verso il padre Giovanni, artefice del loro dolore passato e dei problemi presenti. Con 26 voti “Nessuno sa di noi” (Giunti) di Simona Sparaco arriva al quinto posto. Il duro e commovente romanzo dell’autrice romana racconta l’amara gioia della maternità: Luce e Pietro, a qualche settimana dalla nascita del loro bambino, vengono messi al cospetto di una scelta difficile, disumana. Cinque libri, cinque storie da cui lasciarsi coinvolgere, romanzi che meritano di essere letti – come gli altri selezionati e non più in gara – a prescindere dalla fascetta che indossano.

 

Il Ninfeo di Villa Giulia, la magnifica creazione voluta da Papa Giulio II e ormai simbolo del Premio ideato da Maria e Goffredo Bellonci, si è andato così svuotando. Dopo gli applausi, i sorrisi e le telecamere, ora si spengono i riflettori. Speriamo che non si spengano lasciando i libri nell’ombra.

“Un mondo a parte”, quando il lager si chiama gulag.

Marianna Abbate
ROMA – Ho pensato a Gustaw Herling questa mattina a Napoli. Un autore che mi è particolarmente caro, dal momento che viene dalla mia amata Kielce, la città d’origine di mia madre. L’ho pensato a Napoli, perché dopo il dramma della sua vita è venuto proprio a Napoli, dove ha sposato la figlia di Benedetto Croce e ha avuto una figlia, vivendo i suoi anni felici circondato dagli intellettuali napoletani.

Ho avuto l’occasione di conoscere sua figlia in un incontro per la dedica della scuola polacca di Roma alla memoria del padre, e con mio immenso sgomento scoprii che non parlava il polacco.

Ma in questa mattina di sole, il mio ricordo va a quelle pagine che lessi con sgomento e disagio, anni fa. Una lettura obbligatoria, durante i miei studi di polacco- pubblicata in Italia da Feltrinelli, per la prima volta nel 1958, con il titolo “Un mondo a parte“, anche se la traduzione letterale dovrebbe essere: un altro mondo, o un mondo diverso.

Non sto qui ad enumerarvi i singoli fatti che non mi lasciarono dormire per lungo periodo. Vorrei soltanto condividere quel disagio appunto, quella tristezza che ho provato nel comprendere come i sentimenti umani siano fragilissimi e soggetti all’estinzione.

L’autore ammette di non aver descritto realmente tutti i fatti di cui è stato testimone, ma di aver mantenuto il rispetto per il verosimile. A mio avviso, aver romanzato alcuni elementi nel suo racconto, gli ha permesso di esorcizzare immagini che lo avrebbero comunque perseguitato fino alla morte.

Atti disumani, come la violenza di gruppo, compiuta su una donna con il tacito assenso dell’amante, che non voleva mostrarsi debole davanti al gruppo, erano all’ordine del giorno. E, ora, con il senno di poi – non mi stupisce che Herling non abbia voluto insegnare alla figlia il polacco, la lingua che lo ricollegava al dolore – a quella patria perduta per sempre, a quelle ferite putride dell’anima che quel mondo a parte ha lasciato in crudele eredità.

Leggete, fate leggere e raccontate; è l’unica arma che abbiamo contro il mondo che ama dimenticare.