I nostri 10 Libri per l’estate 2014 per gli incontentabili: “Migrando”

MigrandoROMA – Sono tanti i nostri libri per questa estate 2014. Abbiamo scelto di farci consigliare 10 libri da 10 nomi dell’editoria, della comunicazione e della scuola, arrivando così, per tutta l’estate, a 100 libri. Non contenti, come al solito, abbiamo voluto aggiungerne dei nostri, scegliendo tra quelli che ci hanno regalato piacevoli momenti in questo anno e che vorremmo ne regalassero anche a voi. Questi ultimi sono diventati… #Sonoioiltuolibroperlestate2014, lo slogan che accompagna le nostre migliori letture. Se volete condividere con noi attraverso i social le letture e i libri che vi accompagnano durante l’estate 2014 non dovete far altro che partecipare a #Eccoilmiolibroxestate. Come? Seguiteci su FB!

 

Tra I nostri 10 Libri per l’estate 2014 c’è sicuramente Migrando, il libro di Giulio Gasperini pubblicato da End Edizioni. In questo libro il viaggio, da semplice e poetico andare per piacere e irrequietezza, si fa migrazione, diventa viaggio di speranza, di salvezza e di emergenza. La mutazione prende vita dall’abilità poetica dello scrittore maremmano che ci trascina tra i migranti che non conoscono le parole e che non hanno voce, tra i disperati che nel viaggio cercano l’asilo, tra coloro che spesso, ai nostri occhi, diventano solamente “il problema”.

Piccole Donne, un classico irrinunciabile ad Alta Leggibilità

piccoledonneGiulia Siena
ROMA 
– Meg, Jo, Beth e Amy, le quattro sorelle March nate dalla gloriosa penna di Louisa May Alcott nel 1868, tornano a rivivere nell’adattamento di Irene D’Intino per biancoenero edizioni. Le Piccole Donne: la speranzosa Meg, la determinata Jo, la generosa Beth e la piccola Amy, insieme alla madre e alla domestica Hannah, si trovano ad affrontare le difficoltà economiche e le preoccupazioni per il padre partito in guerra. Siamo nell’America scossa dalla guerra di Secessione e le Piccole Donne trascorrono le giornate aspettando notizie dal fronte, vivendo la loro quotidianità fatta di faccende domestiche, canti, letture, speranze e sogni, fino a quando alla finestra di fronte alla casa delle ragazze appare un misterioso ed affascinante giovane. Il giovane è Theodore Laurence, per tutti Laurie, il nipote del vecchio e ricco signor Laurence, vicino di casa della famiglia March. A lui, involontariamente e in modo del tutto innocente e spensierato, si avvicina dapprima la ribelle Joe; poi, tutte le ragazze saranno coinvolte da questa amicizia che le solleverà dai problemi quotidiani e dalle preoccupazioni che la povertà, la frustrazione e le debolezze recheranno loro.

 

Piccole Donne sono tornate e questa volta coinvolgono tutti, ma proprio tutti i lettori. Sì, perché con la collana Raccontami – I grandi classici più facili da leggere la biancoenero edizioni si pone l’obiettivo di avvicinare alla grande letteratura tutti i ragazzi, anche quelli che hanno difficoltà di lettura, grazie, anche, all’ausilio dell’audio book letto da Gabriella Bartolini.

“Come fossi solo”: Srebrenica a tre voci, vent’anni dopo

come-fossi-soloGiulia Siena
ROMA
“Quante volte hanno già vissuto questo momento nei loro incubi? Anni trascorsi sotto le granate, consapevoli che prima o poi sarebbe successo. Adesso che i loro peggiori presagi si sono realizzati, adesso che non possono più sperare in un colpo di scena, in una qualsivoglia via d’uscita, sembrano persi, svuotati dalla loro unica ragione d’essere”. Questa è la guerra in Bosnia. Srebrenica, 1995. Qui l’esercito serbo-bosniaco uccise 8372 persone, un massacro ritenuto genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia il 19 aprile 2004. Ma partiamo dall’inizio.

 

Dopo quasi vent’anni dalle atrocità avvenute, un giovane scrittore aretino, Marco Magini, decide di tornare ai fatti di Srebrenica e usarli, ricordarli, impastarli nella trama di un romanzo, per entrare, così, nel panorama letterario italiano con un libro di grande impatto. “Come fossi solo”, pubblicato da Giunti – finalista al Premio Calvino 2013 e con buone chance per lo Strega 2014 – è una storia che ripercorre la storia. Tre voci: quella di Drik, casco blu olandese, rappresentante del contingente Onu colpevole di non aver impedito la strage che cerca ogni giorno un motivo per riscattare la sua sensazione di impotenza; quella di Dražen, il soldato “mezzosangue” che non voleva essere un soldato, nato in questa stessa terra, nella parte a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina da genitori croati. E, infine, quella di Romeo Gonzales, magistrato spagnolo di lungo corso che vede questa convocazione da parte del tribunale internazionale per giudicare Dražen come l’occasione per ampliare il suo prestigio personale. Tre voci coinvolte, diverse e distinte che portano avanti il proprio punto di vista per costruire la Storia.

Ognuno di loro è un piccolo tassello nella grande vicenda che prende forma, spettatori inconsapevoli di come le dinamiche della guerra siano ogni volta simili e ogni volta spietatamente sorprendenti. I protagonisti sono attori e marionette, colpevoli e vittime di crimini e ingiustizie, sono coloro che provocano dolore e che ricevono dolore. Sono al fronte. Sono in una guerra. Fino a quando la morte non metterà fine alla guerra.

 

 

Marco Magini era un ragazzo durante la guerra in Jugoslavia. Sapeva di quella guerra come ne sapevamo noi italiani in quel periodo – forse un po’ meno: notizie allarmanti, confuse. Dopo vent’anni Magini ha voluto approfondire quel periodo storico e ripercorrere con una scrittura lineare e asciutta – forse alle volte dando per scontato un po’ troppe cose – il genocidio di Srebrenica. Ma “Come fossi solo” non è un libro storico – devi già conoscere i fatti storici per leggere con consapevolezza il libro – è un romanzo in cui viene data voce ai personaggi e alle loro emozioni; alle difficoltà, le paure, le ansie e le oppressioni di chi sta dalla parte del più forte temendo, comunque, gli eventi.

 

 

10 Libri Più Libri Più Liberi 2013, la fiera dei grandi numeri

Più Libri Più Liberi 2013_chronicalibriROMA – Grandi numeri quest’anno a Più Libri Più Liberi: 370 espositori, 310 eventi in programma, 900 ospiti e 54.000 presenze in quattro giorni. Un successo, quello della Fiera della piccola e media editoria 2013, dettato da scelte coraggiose degli editori, dell’alta qualità dei libri prodotti, dall’estrema attenzione alle tematiche da trattare, dal lavoro di editing e dalla cura per i dettagli. Ingredienti, questi, che hanno decretato successo di pubblico e di critica.

Noi di ChronicaLibri tra le tante proposte portate in fiera abbiamo scelto i nostri 10 Libri Più Libri Più Liberi 2013.

 

1. “Le cose cambiano” di Dan Savage e Terry Miller, ISBN Edizioni
2. “L’estate di Sgt. Pepper. Come i Beatles e George Martin crearono Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” di George Martin, La Lepre Edizioni
3. “E’ così bella cosa il ridere” di Giuseppe Verdi, L’Orma Editore
4. “Un tipo a posto” di Miriam Toews, Marcos y Marcos
5. “L’arte di piangere in coro” di Erling Jepsen, Voland
6. “La giostra del piacere” di Eric-Emmanuel Schmitt, Edizioni e/o
7. “Curarsi con i libri” di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio
8. “Mimose a dicembre” di Maria Rosaria Valentini, Keller Editore
9. “L’eco delle città vuote” di Madeleine Thien, 66thand2nd 
10. “Difendere la Terra di Mezzo. Scritti su J.R.R Tolkien” di Wu Ming 4 Federico Guglielmi, Odoya

Biancoenero Edizioni: arrivano i primi eBook ad Alta Leggibilità

Biancoenero_fontROMA – Il panorama dei supporti per la dislessia si arricchisce di un nuovo strumento: arrivano in Italia i primi eBook ad Alta Leggibilità, libri digitali con specifiche caratteristiche che aiutano la lettura di chi ha difficoltà. Gli eBook ad Alta Leggibilità sono i grandi classici della letteratura internazionale, gli stessi pubblicati nella collana Raccontami di Biancoenero, la casa editrice romana che dal 2005 si occupa del progetto Alta Leggibilità per avvicinare ai libri tutti i ragazzi, anche quelli che hanno difficoltà di lettura. In particolare ha elaborato dei criteri sintattici e tipografici che usa ormai da anni nelle sue collane (Raccontami e ZOOM, romanzi brevi italiani e stranieri per lettori più piccoli), infine li ha ripensati per l’ecosistema digitale.

 

Gli eBook ad Alta Leggibilità

– “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne, letto da Paolo Sassanelli

– “Canto di Natale” di Charles Dickens, letto da Giulio Scarpati

– “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, letto da Pierfrancesco Poggi
– “Lo strano caso del Dott. Jeckyll e del Sig. Hyde” di Robert Louis Stevenson, letto da Giulio Scarpati
– “Capitani coraggiosi” di Rudyard Kipling, letto da Pierfrancesco Poggi

 

Caratteristiche tecniche eBook biancoenero

L’eBook biancoenero è in Epub3, l’ultima implementazione dello standard più diffuso per la creazione di ebook. Usa la tecnologia Read aloud, ovvero sincronizza voce e testo paragrafo per paragrafo. Contiene un Dizionario digitale che definisce le parole difficili, permettendo l’arricchimento lessicale. Una barra marcariga aiuta il passaggio da una riga all’altra.  Inoltre, grazie anche al Fixed layout che mantiene fisso l’impaginato, l’eBook biancoenero conserva le caratteristiche dell’Alta Leggibilità già usate nei suoi testi di narrativa: Il fondo pagina è color crema e non bianco, per stancare meno la vista; righe spezzate e non giustificate che aiutano il ritmo della lettura paragrafi e capitoli brevi una font specifica (la font biancoenero®), disegnata appositamente per chi ha difficoltà di lettura. La font biancoenero® è stata scelta da Anastasis, la sofware house più nota in Italia per lo sviluppo di software innovativi per la disabilità e lo svantaggio. Ma la font è anche messa a disposizione gratuitamente per chi ne fa un uso non commerciale: ad oggi, sono più di 1500 gli enti, le istituzioni, i privati e le scuole che ne anno fatto richiesta.

 

Dove leggere gli eBook biancoenero

Gli eBook biancoenero sono disponibili per IBooks per iPhone o iPad e per Readium per Chrome Browser (su dispositivi Desktop).
Entro pochi mesi molti altri produttori adegueranno i loro dispositivi allo standard ePub3.

 

I 10 Libri per combattere la noia

leggere_10 libri per combattere la noiaROMA – La tanto chiacchierata e temuta crisi economica ci ha logorato: più tasse, meno distrazioni, più preoccupazioni. Il pessimismo dilagante spesso ci contamina e l’arrivo dell’inverno non può far altro che aumentare la nostra insofferenza verso tutto e tutti. E’ a questo punto che la noia fa capolino nelle serate piovose, nei pomeriggi cupi e nei week end uggiosi. Allora bisogna trovare un modo per combattere, bisogna cercare uno spiraglio di sole da fare entrare nelle nostre giornate: questo può essere un libro. Un buon libro, ovvero 10 Libri per combattere la noia.

 

 

1. “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, Einaudi

2. “I sette pazzi” di Roberto Arlt, Sur

3. “Retablo” di Vincenzo Consolo, Sellerio

4. “Amori ridicoli” di Milan Kundera, Adelphi

5. “L’inizio e la fine” di Irène Némirovsky, Via del Vento

6. “A cuore aperto” di Elie Wiesel, Bompiani

7. “La donna di scorta” di Diego De Silva, Einaudi

8. “Finché c’è prosecco c’è speranza” di Fulvio Ervas, Marcos Y Marcos

9. “Middlesex” di Jeffrey Eugenides, Feltrinelli

10. “Con gli occhi chiusi” di Federigo Tozzi, Bur

Letterature 2013: il Festival di Massenzio cambia raccontando il mondo che cambia

letterature 2013ROMA – Per gli amanti della lettura e della letteratura è ormai un appuntamento fisso. Stiamo parlando di Letterature, Festival Internazionale di Roma giunto quest’anno alla XII edizione. Ideato e diretto da Maria Ida Gaeta e realizzato dall’Assessorato alle Politiche Culturali e dal Centro Storico di Roma Capitale, il Festival si svolgerà nella suggestiva Basilica di Massenzio da martedì 11 giugno a mercoledì 3 luglio. Nel corso delle 10 serate (ogni serata avrà due parti e due punti di vista: il dire e il fare, il narrare e il vivere) la relazione tra letteratura e vita – da sempre il tema del Festival – sarà proposta in maniera differente: il pubblico sarà invitato a una riflessione che trarrà spunti da esempi di vita concreti oltre che dall’ascolto di storie letterarie. Nell’anno del cinquantesimo anniversario dell’indimenticabile discorso “I have a dream” di Martin Luther King al Lincoln Memorial di Washington, il Festival di Massenzio ne raccoglie l’ispirazione. E’ stato chiesto agli scrittori di raccontare un sogno di umanità e di civiltà; per questo la lettura dei testi inediti degli scrittori invitati nelle 10 serate sarà preceduta dal racconto di storie italiane, esperienze, consolidate o di start up, soprattutto di giovani perché i giovani vivono un tempo in cui il sogno e la sua realizzazione non sono troppo distanti e la memoria e la vita sono più vicine. 

Ferdinando Scianna, Edward St Aubyn, Vinicio Capossela, Jennifer Egan, Scott Hutchins, Emanuele Trevi, Edwidge Danticat, Serena Dandini, Concita De Gregorio, Taiye Selasi, Maram Al-Masri, Farian Sabahi, Simonetta Agnello Hornby, Clara Usón, Chiara Gamberale, Eraldo Affinati, Fulvio Ervas, Alicia Giménez Bartlett, Andrea Bajani, Ko Un, Marek Halter, Bunker Roy, Zadie Smith, Roberto Saviano. Musica live,  immagini video e fotografiche accompagneranno, come sempre, il racconto delle esperienze e la lettura dei testi inediti degli autori.

 

Tra le novità di questa edizione, purtroppo per noi orfana di quella Poesia che aveva infiammato il pubblico di Massenzio, anche l’incontro tra Arte e Letteratura. La Casa delle Letterature, infatti, nell’ambito del ciclo Doppio Passo propone una rassegna che si intende dedicare alle grandi stamperie storiche romane e alle loro creazioni, sottolineando, in particolare, l’intensa e proficua collaborazione dei maestri stampatori con artisti e scrittori. Le stamperie romane sono state e tuttora continuano a essere punti di incontro dove, in un crogiolo di idee, avviene la vera fusione tra arte e letteratura. Si inizia dai Bulla, con una mostra che propone una selezione di opere di grandi maestri dell’arte contemporanea della scuola romana affiancati da prestigiose firme della letteratura durante un periodo che va dalla fine degli anni ’70 ai primi anni ’90.

 

Tra le altre novità anche alcuni “consigli” riservati al pubblico di Massenzio, che potrà usufruire dei servizi offerti da due start up ospitate presso l’acceleratore LUISS ENLABS “la fabbrica delle start up”: Le Cicogne e Pubster. Le Cicogne, società nata per far  incontrare domanda e offerta di baby-sitting, baby-tutoring e baby-taxi offrirà tariffe agevolate per il Festival ai genitori che potranno trovare la “Cicogna” più adatta alle proprie esigenze nella sezione del sito dedicata. Pubster offrirà, insieme al biglietto di ingresso a ogni serata, un coupon a tutti gli spettatori che, dopo aver  scaricato l’apposita app sul proprio cellulare, potranno bere un analcolico o mangiare uno snack gratis scegliendo tra un ampio elenco di bar e locali nelle vicinanze del Foro Romano.

 

Queste le case editrici italiane che pubblicano gli autori ospiti di questa edizione: Bruno Mondadori – Casa  della poesia – Contrasto – Einaudi – Einaudi Stile Libero – Fazi – Fandango – Feltrinelli – Il Saggiatore – Marcos y Marcos – Minimum Fax – Mondadori – Neri Pozza – Newton Compton – Nottetempo – Piemme – Ponte alle Grazie – Rizzoli – Sellerio.

 

Un po’ di info
Orario
Le serate hanno inizio alle ore 21.00
Il botteghino apre alle 19.00
I cancelli aprono alle 20.30

Come arrivare
Autobus: 60, 75, 84, 85, 87, 117, 175, 186, 271, 571, 810
Metro: Linea B, fermata Colosseo

Modalità di accesso
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
L’accesso avviene solo se muniti di un coupon omaggio da ritirare al botteghino in Via dei Fori Imperiali.
All’ingresso è possibile ritirare esclusivamente il coupon relativo alla serata stessa e fino 2 biglietti per persona.
Non è possibile prenotare on-line o per telefono.
Per i portatori di handicap sono garantite facilitazioni di accesso e un’area riservata.
Capienza 2000 posti

Ro. Ro. Ro, i grandi romanzi in formato newspaper

roth_chrLROMA – All’ultimo Salone del Libro di Torino se ne sono viste delle belle. E non in senso ironico. Tra le tante presentazioni di collane, libri, progetti e iniziative c’era l’inaugurazione ufficiale di Ro. Ro. Ro. Brevi e semplici sillabe che racchiudono la storia dei romanzi tascabili oggi riproposti da una giovane casa editrice fiorentina. Riallacciandosi alla secolare storia della Rowohlt Verlag, le Edizioni Clichy portano in libreria dei grandi romanzi a piccolo prezzo e in un formato alquanto originale. Come successe nel 1950 per i Rowohlt-Rotations-Roman – da cui il nome Ro. Ro. Ro. – i “romanzi newspaper” di Clichy sono semplici giornali stampati in rotativa sulla comune carta del quotidiano che permettono a chiunque e in modo “veloce” di avvicinarsi  ai grandi classici della letteratura.
Quando vennero inventate dall’editore tedesco Heinrich Maria Ledig  nell’immediato dopoguerra, l’intento era quello di rispondere alle necessità di un Paese ancora annichilito dalle devastazioni anche culturali della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, l’immediatezza del formato, l’economicità (venivano distribuiti al prezzo di 1 marco) e il supporto cartaceo alquanto anonimo permettevano la facile circolazione dei testi.

Oggi, dopo oltre sessant’anni da quella geniale idea, la casa editrice Clichy richiama anche nella grafica e nella carta lo spirito d’amore per il libro e per le storie che aveva animato Ledig nel Novecento proponendo 4 grandi titoli: “Le notti bianche” di Fedor Dostoevskij, “Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde” di Robert Louis Stevenson, “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad e “La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth.  Libri tutti da leggere. E newspaper da collezionare.

VerbErrando: OuLiPo

ROMA – Sono con amici a parlare di scrittori e libri di oggi. Io sorseggio il terzo o quarto calice di bianco; si parla dell’endemica incapacità di narrare qualcosa di rilevante, nella forma o nel contenuto. Tutti d’accordo, colpevoli (perché tutti, ovviamente, facenti parte della categoria incriminata) e tutti quasi ubriachi. Poi si comincia a discutere sulla forma, su come si costruiscono i libri oggi. La forma del libro, la sua architettura, gli espedienti ricercati per far sì che i libri abbiano un appeal. Si rintraccia in questa ricerca l’esigenza di sopperire alle mancanze, appunto, di contenuti andando a lavorare sul contenitore. Si dice che il risultato di questa manovra è quasi sempre incomprensibile e che questo non accadeva nel passato, un tempo, un mirabile tempo, in cui, invece, essendoci sostanza non c’era bisogno di esercizi di stile. Per avallare questa teoria è stato preso come esempio di semplicità Italo Calvino.
Sorrido, continuo a bere il vino. Non è così, affatto. Ma scelgo di tacere, perché mi è stato appena servito su un piatto d’argento il tema di Verberrando di questa settimana.

 
La letteratura potenziale- OuLiPo
“Secondo i calcoli di H. Gerstenkorn, sviluppati da H. Alfven, i continenti terrestri non sarebbero che frammenti della Luna caduti sul nostro pianeta. La Luna in origine sarebbe stata anch’essa un pianeta attorno al Sole, fino al momento in cui la vicinanza dalla Terra non la fece deragliare dalla sua orbita. Catturata dalla gravitazione terrestre, la Luna s’accostò sempre di più, stringendo la sua orbita attorno a noi. A un certo momento la reciproca attrazione prese a deformare la superficie dei due corpi celesti, sollevando onde altissime da cui si staccavano frammenti che vorticando nello spazio tra Terra e Luna, soprattutto frammenti di materia lunare che finivano per cadere sulla Terra. In seguito, per influsso delle nostre maree, la Luna fu spinta a riallontanarsi, fino a raggiungere la sua orbita attuale. Ma una parte della massa lunare, forse la metà, era rimasta sulla Terra, formando i continenti.”
C’era un gruppo di pazzi che nel 1960, a Parigi, hanno deciso di fare i sovversivi. Se la letteratura, aveva sempre seguito canoni e forme convenzionali e comuni a tutti, era ora di cambiare. Lo scopo era quello di costituire nuove strutture e schemi attraverso costrizioni (contrainte) da far usare a proprio piacimento agli scrittori, al fine di potenziare il loro impulso di ispirazione e visionarietà. Vincoli e restrizioni per liberare. Per risvegliare, come diceva Calvino, “i demoni poetici più inaspettati e più segreti”. Dei folli, insomma.
Questo Laboratorio di Letteratura Potenziale (Ou Li Po, Ouvroir de Littérature Potentielle), però, non detiene il primato di follia. Quello ce l’ha il Collegio di Patafisica di Alfred Jarry di cui la OuLiPo diventa costola; una scienza delle soluzioni immaginarie di cui il Faustroll è il manifesto… a dire il vero, parlando di scienza del paradosso e della matematizzazione impossibile, già il pastore-matematico-letterato Lewis Carroll aveva fatto il suo prima di Jarry, ma è meglio non entrare in questa selva oscura e non rischiare di perdere la ragione.
Torniamo alla letteratura potenziale del Laboratorio OuLiPo. Era una letteratura che non esisteva, “da scoprire all’interno di opere già scritte o da inventare attraverso l’uso di nuove procedure linguistiche, attraverso il rispetto di regole, vincoli, costrizioni, come ad esempio scrivere un testo senza mai usare una determinata lettera”. Sotto questa scia sono nati capolavori come “Esercizi di stile” di Queneau, “La vita istruzioni per l’uso” di Perec e “Il castello dei destini incrociati” di Calvino, ed è proprio da lui, Calvino “il semplice”, che voglio partire. Nel 1972, dopo essersi trasferito con la famiglia in Francia, entra a far parte del Laboratorio e scrive il libro oulipiano e patafisico per eccellenza.
Ne “Il castello dei destini incrociati” quasi ad ogni pagina, la narrazione è accompagnata da riproduzioni di carte dei Tarocchi, le cui diverse combinazioni danno vita a diversi racconti. La combinatoria porta sempre in sé l’ambizione folle e megalomane (e inesorabilmente fallimentare) di non omettere nulla, inserire, all’interno delle pagine, tutta, tutta la realtà nelle sue possibili declinazioni. La letteratura potenziale potrebbe andare avanti all’infinito, per poi scontrarsi con un limite, che non è dell’opera, ma nostro. Siamo noi a non avere a disposizione abbastanza tempo per
esaurire tutte le combinazioni possibili di una sequenza di immagini o di segni. E una delle conseguenze di questa constatazione viene ben formulata proprio da Perec, in un breve testo a commento del libro calviniano: “non ci saranno mai lettori a sufficienza per l’infinità di possibili racconti riflessi dagli specchi di questo Castello dei destini incrociati”. La letteratura potenziale è anche l’apertura all’infinito dei lettori possibili: i sentieri si biforcano di continuo, ogni storia può ramificarsi in infinite altre, ogni lettore potrà farsi largo a suo modo nell’oscura selva narrativa.
Perec, nel suo “La vita istruzioni per l’uso” (la cui traduzione in italiano è stata curata da Calvino in persona) immagina di togliere una parete dall’edifico e di osservare tutte le stanze e tutte le persone e le vite che le occupano. L’idea di osservare il palazzo dallo spaccato, come se fosse osservato da un architetto, gli viene da un disegno di Saul Steinberg, contenuto nella raccolta The Art of Living, che mostra appunto quello che succede nelle varie stanze di un palazzo al quale è stata tolta una parete esterna. Concentra “nel tempo di un istante (verso le otto di sera del 23 giugno 1975) e nello spazio perfettamente circoscritto di un caseggiato parigino, una pluralità favolosa di storie, di personaggi, di epoche, di mondi” (Hans Hartje, Bernard Magné et Jacques Neefs, Préface a Georges Perec) esplorando, in ogni capitolo, una stanza e muovendosi lungo l’area dell’edificio come su una scacchiera, con il passo obliquo della “mossa del cavallo”, secondo un itinerario tracciato in modo da non tornare mai due volte sulla stessa casella-stanza. Così nasce una macchina generatrice di storie: le vicende degli abitanti delle cento “caselle” si incrociano e si completano reciprocamente. Tutte le regole di costruzione delle sue strutture narrative, solo in parte svelate, sono annotate nei suoi cahiers de charges, amorevolmente ricostruiti da alcuni pazienti studiosi dopo la sua morte. Perec non esplorerà tutti e cento i locali del palazzo: ne salta uno, lasciando nella trama del romanzo un buco, un vuoto (voluto, cercato, impossibile da evitare, incolmabile e già indagato nel suo “Disparition” del 1968 , in cui la vita, mutilata di una componente essenziale, è rappresentata metaforicamente da una lunga narrazione scritta senza mai impiegare la vocale “e”). Il pezzo mancante è lo spazio che, all’interno del meccanismo letterario, permette agli ingranaggi di “fare gioco” e di mantenere il dinamismo dell’architettura complessiva. Per la stessa motivazione anche gli “Esercizi di stile” di Queneau erano novantanove e non cento. Come ci spiega Umberto Eco, traduttore di questo scrigno di preziosi “Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche, i diversi generi letterari (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese), giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche. […] Questi sono gli esercizi di stile di Queneau, che per anni mi hanno tentato come traduttore, perché erano ritenuti intraducibili, legati come sono al “genio” specifico della lingua francese. E infine la decisione: non si trattava di tradurre, ma di capire le regole di gioco che Queneau si era poste, e quindi giocare la stessa partita con un’altra lingua, azzardando qualche mossa in più, dato che lui aveva aperto la strada e non restava che continuare e andare oltre, nello stesso spirito.”
Strade aperte da altri, inviti ad andare avanti, a perdersi un po’, a percorrerla quella selva oscura.
Insomma, non è falso dire che la bellezza di un libro che farà letteratura si percepisca già dalla prima pagina, solo che non sempre quello che si legge è comprensibile. Il vizio dell’ingranaggio sta in noi, che riteniamo bello quello che ci arriva subito, ciò che è facile. I codici sono scrigni dentro i quali sono nascosti tesori. Le metafore i percorsi, i sensi il premio. La costruzione articolata e audace deve seguire una strategia e delle regole, non necessariamente messe a disposizione del lettore dall’autore. L’importante, per noi amanti del leggere, non deve rintracciare la costruzione del percorso, ma avere una strada da percorrere. Così come Lynch ci accompagna in quei corridoi senza luce incontro all’incognita, così la letteratura dovrebbe trasportarci “altrove”. Ma senza fiducia non puoi amare, conoscere, andare. Fidarsi del libro che si è scelto, affidarsi allo scrittore. Sincerandosi dell’esistenza di un valore prima di arrendersi a lui, fin dalla prima pagina.
Secondo me.

Un San Valentino tra poesia e antiche abitudini…

Giulio Gasperini

ROMA – Quest’anno, per San Valentino, darò spazio alla poesia e alla scrittura vera, quella pura, quella che rimaneva su carta, quando le emozioni si concretavano in parole e le parole prendevano forma e sostanza (tanto da parer più vere e meno cestinabili d’un sms o d’un messaggio sulla bacheca di feisbuc) con la linea dell’inchiostro. Che belle le lettere! Che nostalgia! Ma c’è spazio anche per l’amore giovane, per quello adolescente, per l’amore da ridere, per l’amore difficile, per quello biblico, per l’amore oramai remoto. È sempre intenso il tempo dell’amore!

1. Abelardo ed Eloisa, Storia delle mie disgrazie, Garzanti
2. Il Cantico dei Cantici, Adelphi
3. Patrizia Valduga, Libro delle laudi, Einaudi
4. George Sand & Alfred de Musset, Lettere d’amore, Archinto
5. Luigi R. Carrino, Acqua storta, Meridiano Zero
6. Wislawa Szymborska, Taccuino d’amore, Libri Scheiwiller
7. Brunella Gasperini, Rosso di sera, Baldini Castoldi & Dalai
8. Canti d’amore dell’antico Egitto, Salerno Editrice
9. Rossana Campo, Mentre la mia bella dorme, Feltrinelli
10. Per sempre tuo. Le più belle lettere d’amore di tutti i tempi, Mondadori