Dieci obiezioni ai Comandamenti nella letteratura russa

Dieci obiezioni ai ComandamentiGiulio Gasperini
AOSTA – Le modalità di approccio al prodotto letterario possono essere svariate. Scrittori, specialmente quelli più complessi, hanno subito violazioni critiche di ogni tenore, nel corso del tempo. Igor Sibaldi, nel suo ultimo lavoro edito da Edizioni Spazio Interiore, affronta la letteratura russa da un’angolazione particolare, come suggerisce subito il titolo del volume: Dieci obiezioni ai Comandamenti. Il tentativo è quello di raccontare e motivare la letteratura russa, particolarmente nelle sue voci più rappresentative, conducendo parallelamente una ricerca (e una contestazione) sui dieci comandamenti e sulla loro portata narrativa e normativa. Questo è reso possibile dall’evidenza, ignota ai più, come sottolinea lo stesso Sibaldi nella Prefazione, che le narrazioni della teologia e le narrazioni della fiction trattano degli stessi argomenti, rispondono alle medesime urgenze e, soprattutto, hanno gli intessi intenti normativi della letteratura; particolarmente quella russa.
Si inizia con Tolstòj e il suo La morte di Ivan Il’ič, per il comandamento “non avrai altri dèi di fronte a me”, e si continua in un’incalzante viaggio attraverso altri scritti di Tolstoj, come “Padre Sergij” per il comandamento “non pronunciare il nome di Dio invano”, al romanzo “Oblomov” di Aleksandrovič Gončarov sul “ricordati di santificare le feste”. “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij è evidentemente il testo adatto per poter parlare del comandamento “onora il padre e la madre”, non soltanto per il parricidio che si consuma all’interno della narrazione, mentre per il “non uccidere” Sinibaldi fa una scelta piuttosto ardita, presentando il racconto breve “Chadži-Murat”, di Tolstoj, sicuramente non tra le sue opere più famose né conosciute. Più attesa la scelta di “Anna Karenina” per il “non commettere adulterio”, con la rovina dell’eroina stessa. Il viaggio prosegue attraverso altri grandi testi di una letteratura monumentale e attraverso personaggi dalla portata morale dirompente, come Rodion Romanovič Raskol’nikov, la cui vita sarà tutta segnata dall’iniziale volontà di rubare.
Con uno stile chiaro e un procedere logico incalzante e progressivo, che tiene conto del lettore accompagnandolo attentamente attraverso i vari snodi concettuali, Igor Sibaldi si impegna in un lavoro globalmente impegnativo e complesso, ma con estrema competenza e capacità di analisi dei testi. La letteratura russa non semplicemente racconta, ma indaga e aiuta prepotentemente l’uomo a superare i comandamenti, che sono “i tabù della nostra religiosità”.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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