Il confine tra la città dei vivi e la città dei morti

L'addioGiulio Gasperini
AOSTA – La città dei vivi e la città dei morti esistono sovrapposto e affiancate, con un confine così labile da non conoscere salda definizione. Nella città dei morti un poliziotto, morto alla città dei vivi, scopre che sono milioni le anime dei bambini che, nascoste nei luoghi più disparati, cantano per accompagnare le tante altre anime di bambini che vengono barbaramente strappate alla vita e fatte precipitare tra i defunti. Antonio Moresco, nel suo ultimo romanzo L’addio, edito da Giunti Editore, esplora un genere letterario di frontiera, tra il poliziesco e il fantascientifico, per alcuni aspetti, con alcune nuances splatter: è un racconto complesso e altamente simbolico, che cerca di affrontare alcuni dei problemi più gravi che assillano il nostro mondo e lo rendono un luogo estremamente inquietante.
Le anime dei bambini portano nel loro aspetto tutte le violenze e i supplizi patiti e subiti da parte di schiere interminabili di uomini e donne; i quali, a loro volta, sono spesso convinti di star eseguendo il meglio per i bambini, di starsi comportando nel migliore dei modi possibili, in previsione di una “salvezza” dei bambini stessi. In realtà, le violenze sono inimmaginabili, il sangue che scorre è come un fiume in piena, le immagini di morti feroci sono anche soltanto abbozzata de Moresco con pochi tratti ma mantengono viva tutta la loro portata emotiva e destabilizzante, in un racconto che fa vergognare di essere semplicemente umani.
Perché, in realtà, anche grazie a uno stile secco ed essenziale, a un andamento ferocemente paratattico e a un’immersione nel punto di vista del poliziotto, che racconta tutto in prima persona calandoci prepotentemente in quest’oceano esecuzioni che paiono non aver mai fine, perché infinito è il desiderio di violenza che brucia l’umanità e che devasta il mondo. L’umanità di Moresco è grottesca e tremendamente truce, squallida in ogni sua declinazione e in ogni suo comportamento, in ogni sua scelta e in ogni sua giustificazione. L’azione del poliziotto non è senza ragioni, chiaramente: prima di premere il grilletto chiede sempre ragione di tutto, domanda il perché di ogni azione. Ma le risposte che riceve sono paradossali, incomprensibili al suo ragionamento, e lo lasciano sempre insoddisfatto, in un atteggiamento di continua ricerca che costituisce il secondo aspetto della sua vita, assieme a quello della vendetta fisica.
È un romanzo che potrebbe essere definito straniante, questo di Moresco. Volutamente. Un racconto che ci scaglia lontano da ogni sovrastruttura che potremmo avere e ci fa approdare in un mondo genuinamente feroce, ostile, violento. Esattamente come quello abitato quotidianamente: un mondo dove la città dei vivi e la città dei morti continuano a non avere un saldo confine.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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