“Le Belle Addormentate”, i borghi di un’Italia dimenticata

Le Belle AddormentateGiulio Gasperini
AOSTA – Leggendo Le Belle Addormentate (Betelgeuse Editore) del giornalista Antonio Mocciola si diventa tristemente consapevoli (se mai ce ne fosse bisogno) che la nostra penisola è stata, da sempre, vittima di supplizi e sofferenze. Dal terremoto della Marsica, che nel 1915 causò 30.000 vittime, a quello dell’Irpinia (1980), che di vittime ne fece 3.000, fino a quello del Friuli, nel 1976, con 1000 vittime. Ma non solo rivolte di terra: anche alluvioni, bombardamenti, fucilazioni e stragi di sterminatori indifferenti, come quella di Ca’ Scapini, in provincia di Parma.
L’Italia afflitta è densamente popolata di luoghi abbandonati, di borghi e paesi svuotatisi per varie ragioni, più o meno dolorose. Paesi che oramai languono attraverso ore e ore da affrontare. Alcuni tentano di risollevare la testa, come nel caso di Pentedattilo, in Calabria, di altri ancora, più o meno ufficialmente, se n’è decretata la fine e un’incuria imperdonabile. Il viaggio di Antonio Mocciola, accompagnato da intense foto, si snoda dalla Valle d’Aosta alle valli più profonde della Sicilia, toccando tute le regioni della nostra Italia smemorata e indifferente. E, nonostante questo, i luoghi riportati alla luce da Mocciola sono soltanto una minima parte di tutti quelli che languono, persi magari in un bosco o frananti lentamente su terreni ai quali stanno caparbiamente aggrappati.
Tutti i borghi, però, tutti i paesini, sono testimonianza prepotente di una storia che non può lasciare indifferenti e che non dovrebbe essere dimenticata. Magari vittime di violenze umane o di banale incuria per cui non esiste giustificazione, diventano manifesti di valori universali e monito a un’attenta e profonda riflessione; anche per quello che riguarda gli interventi di recupero e la riutilizzazione di questo infinito patrimonio umano e paesaggistico. Il confine tra moderno e modernariato scivola sottile tra queste case diroccate, tra questi ponti crollati, tra tutte le stanze che hanno visto dentro di loro abitare delle storie, dei volti, delle personalità, delle aspirazioni.
Antonio Mocciola, in questo viaggio appassionante ed terribilmente emozionante, si avvicina a questi luoghi, questi borghi svuotati ma pulsanti con un occhio e una scrittura poetica, in alcuni tratti manierata, ma sempre attinente e speciale. È un “turista” attento e rispettoso, che sa gettare uno sguardo profondo sulla realtà, su quei muri diroccati e quelle finestre cieche. Sa, qualità ancora più apprezzabile, utilizzare le parole giuste e compiute, quelle piene e sapide di significato. Come a dire che è la poesia, oramai, l’unica scrittura che permette di ridare valore e consistenza morale a questi borghi altrimenti perduti e abbandonati.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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