Accadeva 101 anni fa: “Radioso Maggio”, i giorni di primavera che portarono a una guerra a partita doppia

radioso-maggio_il-mulino_chronicalibriDaniela Distefano
CATANIA Radioso Maggio. Come l’Italia entrò in guerra (il Mulino) è un libro di Antonio Varsori, ordinario di Storia delle relazioni internazionali e direttore del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova.
Tema su cui si focalizza l’attenzione dell’autore è l’arco di tempo che intercorse tra una posizione e l’altra del nostro Paese nello scacchiere internazionale alle prime avvisaglie di uno scontro totale. Il Primo.

L’Italia, unita geograficamente, meno civilmente e politicamente, nel 1914 era una Nazione neutrale. Tutto cambiò l’anno successivo quando il ventisei aprile firmò segretamente il Patto di Londra per poter così conseguire vantaggi territoriali. Ma come reagirono gli italiani a questo colpo di partita doppia? Nel “radioso maggio” del 1915 il piccolo grumo degli interventisti, con l’ausilio anche della violenza, sminuzzò l’opposizione neutralista: la guerra era in arrivo.
Questo saggio ripercorre – con fonti meticolosamente accurate – gli eventi che dal 26 aprile al 24 maggio marcarono l’ingresso del Paese nella Grande Guerra. Antonio Salandra e Sidney Sonnino, assieme a un Vittorio Emanuele in ruolo secondario, furono gli artefici di questa soluzione, almeno a prima vista.
Fin dai mesi successivi allo scoppio delle ostilità in Europa, dopo la scomparsa di Antonino di San Giuliano e la sua sostituzione con Sonnino, quest’ultimo e il presidente del Consiglio si mostrarono convinti che l’Italia dovesse entrare in guerra e che il nemico sarebbe stato l’Impero asburgico, entrambi erano convinti che solo così si poteva dare al Belpaese il suo ruolo di “grande potenza” ottenendo il Sud Tirolo, l’Istria e la Dalmazia.
In altri termini, un successo in politica estera avrebbe favorito, dopo oltre un decennio di “dittatura giolittiana” un ricambio alla guida dell’Italia a favore della destra liberale e
avrebbe condotto alla sconfitta dello statista piemontese. Giolitti aveva, infatti, puntato sul cavallo della neutralità e fu narcotizzato dalla sconfitta della sua linea politica.
Quanto al re, se da un lato fu mero “notaio” dall’altro era attento a difendere la Monarchia lasciando a Salandra e a Sonnino la responsabilità di condurre l’Italia verso il
bellum mondiale, una guerra atroce per perdite umane, dilapidazione di cervelli, immiserimento di popolazione, affondo civilistico.

Fu come perdere nell’oceano la propria identità millenaria, solo croste di sopravvivenza, pioggia di orrori, mitragliatrice di sventure. E poi la Morte con falce e sogghigno. Prima della Seconda guerra mondiale ci fu il primo tentativo di detronizzare l’umanità. Prima di Hitler e Mussolini, il mondo aveva già conosciuto un “maggio radioso” deciso da pochi e con conseguenze patite da tutti.

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