151 film che hanno animato il mondo, un viaggio tra pellicole e disegno digitale

“Io avrei avuto bisogno di un libro come questo quando studiavo, ma non esisteva, così ho deciso di scriverlo io”. Comincia con questa ammissione di intenti Un secolo in movimento. 151 film che hanno animato il mondo, il volume del content creator Enrico Gamba (conosciuto su tutti i social come 151eg) e pubblicato qualche settimana fa da Rizzoli illustrati.
Quello che si apre subito dopo la prefazione, è un elenco ragionato di 151 film di animazione che hanno attraversato il Novecento e segnato gli anni Duemila. Nella ricca lista pensata e stilata da 151eg, Youtuber che da anni si occupa di cinema, animazione e doppiaggio, si alternano film famosi e opere di autori più ricercati, escludendo cortometraggi, serie TV e rip-off: il tutto con un linguaggio semplice e immediato. L’intero lavoro, infatti, è stato realizzato per innestare la curiosità del lettore (appassionati del genere o veri e propri neofiti), regalare piccoli approfondimenti a chi già “mastica” la materia, ripercorrere scene cult e offrire un viaggio genuino e completo tra gli innumerevoli volti dell’animazione.
Tra queste pagine troverete curiosità e aneddoti su alcune delle pellicole più belle e chiacchierate dei grandi autori del passato. Partiamo da Walt Disney – del quale vengono prese in esame alcune pellicole – e scoprirete che, nonostante l’apparenza, Walt “amava diverse storie e libri per l’infanzia, che a volte erano opere che aveva letto da bambino, altre volte racconti o opere teatrali più recenti”. E’ proprio così che, nel 1961, nasce “La carica dei 101”, tratto dal romanzo I cento e un dalmata di Dodie Smith (1956). Quest’opera, dai toni spesso drammatici e dai forti principi, porta con sé una grossa novità: è il primo film nel quale si utilizza la xerografia, la tecnica di disegno e coloritura meccanica. Poi ci sono tante altre storie, successi e la Disney dopo Walt, dopo la “rinascita” e dopo la concorrenza.
Tra queste pagine troverete curiosità e aneddoti su alcune delle pellicole più belle e chiacchierate dei grandi autori del passato. Partiamo da Walt Disney – del quale vengono prese in esame alcune pellicole – e scoprirete che, nonostante l’apparenza, Walt “amava diverse storie e libri per l’infanzia, che a volte erano opere che aveva letto da bambino, altre volte racconti o opere teatrali più recenti”. E’ proprio così che, nel 1961, nasce “La carica dei 101”, tratto dal romanzo I cento e un dalmata di Dodie Smith (1956). Quest’opera, dai toni spesso drammatici e dai forti principi, porta con sé una grossa novità: è il primo film nel quale si utilizza la xerografia, la tecnica di disegno e coloritura meccanica. Poi ci sono tante altre storie, successi e la Disney dopo Walt, dopo la “rinascita” e dopo la concorrenza.
Se da una parte c’è il “sogno americano”, dall’altro c’è sicuramente l’impero asiatico. “Quando si studia la storia del cinema d’animazione, il Giappone è considerato un capitolo a parte” – chiarisce subito 151eg – infatti l’intento è mettere a conoscenza tutti che “i giapponesi hanno sempre fatto animazione. Già prima della nascita del cinema, esisteva una cultura visiva fondata sul disegno semplificato, sulla narrazione per immagini, su forme di racconto che ricordano da vicino il nostro concetto moderno di fumetto o animazione”. Si arriva così a scoprire il primo anime moderno, ovvero “La leggenda del serpente bianco” oppure ci si lascia affascinare da “Akira”, un film del 1988 che ha cambiato il volto dell’animazione giapponese. Scorrendo tra i vari titoli, si approda all’innovazione portata dallo Studio Ghibli (quello di Hayao Miyazaki) nel cuore degli anni Ottanta quando, accanto alle grandi aziende che operavano come fabbriche, esistevano collettivi di artisti che cercavano un’alternativa. In questo contesto Studio Ghibli voleva fare cinema rappresentando l’autorialità giapponese e traendo linfa dal cinema d’autore europeo senza scendere a compromessi. Sono frutto di questo percorso “Goshu, il violoncellista” (1982), “Pom Poko” (1994) e “I racconti di Terramare” (2006).




Anche in Italia si fa animazione. Giungiamo, quindi, alla storia dell’animazione italiana che “è fatta – spiega Enrico Gamba – di tentativi coraggiosi e ostacoli imponenti”. Qui, infatti, “non si è mai sviluppata una vera e propria industria dell’animazione paragonabile a quella americana”, ma non sono mai mancate esplorazioni creative, a partire da “La rosa di Bagdad” (1949) per passare a “La gabbianella e il gatto” (1998) e arrivare a “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” (2019), film – quest’ultimo – dallo stile personale, riconoscibile e affascinante a cui non ha fatto seguito il successo sperato.
Poi c’è la Francia, l’Unione Sovietica, Sony Pictures Animation, Blue Sky Studios, la nuova era firmata Pixar e la lunga storia d’amore tra animazione e musica.
Un secolo in movimento si chiude con una selezione di film indipendenti, ovvero opere di quegli artisti che non hanno lavorato per grandi studi ma, con pochi mezzi e tanta ostinazione, hanno realizzato – tra vecchio e nuovo millennio – chicche che sarebbe un peccato non farvi conoscere.
