Il confine tra la città dei vivi e la città dei morti

L'addioGiulio Gasperini
AOSTA – La città dei vivi e la città dei morti esistono sovrapposto e affiancate, con un confine così labile da non conoscere salda definizione. Nella città dei morti un poliziotto, morto alla città dei vivi, scopre che sono milioni le anime dei bambini che, nascoste nei luoghi più disparati, cantano per accompagnare le tante altre anime di bambini che vengono barbaramente strappate alla vita e fatte precipitare tra i defunti. Antonio Moresco, nel suo ultimo romanzo L’addio, edito da Giunti Editore, esplora un genere letterario di frontiera, tra il poliziesco e il fantascientifico, per alcuni aspetti, con alcune nuances splatter: è un racconto complesso e altamente simbolico, che cerca di affrontare alcuni dei problemi più gravi che assillano il nostro mondo e lo rendono un luogo estremamente inquietante.
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Bologna Children’s Book Fair 2016: movimento, colori e nuove parole

FullSizeRender (19)Giulia Siena
BOLOGNA – Ieri abbiamo fatto il carico di colori, immagini e nuove parole. Ieri siamo stati tra gli stand di Bologna Children’s Book Fair per 53esima edizione della manifestazione fieristica dedicata all’editoria per ragazzi. Un appuntamento fisso per noi, certo, ma ogni volta – sempre – qualcosa di speciale. 1200 espositori da oltre 70 paesi: il mondo dei libri per bambini e ragazzi in un unico polo fieristico per quattro giorni. Continua

David Almond: “Klaus e i Ragazzacci” per i NO che abbattono muri

Klaus-e-i-ragazzacci_CHRONICALIBRIGiulia Siena
PARMA – David Almond, autore di questo libro, è nato a Newcastle e da piccolo amava giocare a calcio nei prati; amava le storie, i libri e amava esplorare la città attraversandone le strade e le piazze. Il protagonista di Klaus e i Ragazzacci – il libro proposto nella collana Leggimi! da Sinnos Editrice – ricorda un po’ David Almond. Questa storia, però, non è narrata da Klaus ma da quello che poi diventerà suo amico, un osservatore attento, un ragazzo schivo che ancora non conosce il coraggio della ribellione e la bellezza della libertà. A capeggiare il gruppetto di “ragazzacci” – come amano chiamarsi – c’è il temibile Joe, capelli lunghi e camicie alla moda, poi ci sono Tonto Mckenna, Dan Digby e i gemelli Fred e Frank Spark e, un giorno, arriva anche Klaus. Continua

Le leggende che i bambini sanno già sfatare

Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambiniGiulio Gasperini
AOSTA – I bambini lo sanno. Lo sanno da sempre. Per quante terribili leggende i genitori si possano inventare per scoraggiare i loro entusiasmi, per barricare la loro fantasia, per svilire i loro comportamenti più creativi. Agata Matteucci si è accorta da adulta che tutti cresciamo nella convinzione che certi comportamenti siano forieri di conseguenze tragiche. E poi arriva un bel giorno, da grandi, in cui ci ripensiamo un po’ divertiti un po’ sospettosi, temendo forse ancora di dover subire una conseguenza in ritardo sulla nostra età oramai piuttosto avanzata. Ha deciso, pertanto, Agata Matteucci, di raccogliere in un libro dal titolo persino apocalittico tutte queste minacce, raccontate a fin di bene, magari, ma pur sempre minacce: Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambini, edito da Edizioni NPE, è un’antologia coloratissima e divertente di vignette sapide ed estremamente potenti che ci riporta indietro nel tempo, quando tutti si sono trovati a condividere anche una sola giornata con una di loro. Continua

Due pappagalli spiegano il consumismo ai bambini

I due Pappagalli pigliatuttoGiulio Gasperini
AOSTA – Come si può spiegare il consumismo ai bambini? Come poter far capire ai futuri abitanti di questo pianeta un concetto difficile, che potrebbe influenzare il loro comportamento e il loro impatto sul mondo? Semplicemente con l’utilizzo di due pappagalli, in I due Pappagalli pigliatutto. L’autore di questa storia senza parola, edita da Edizioni Terra Nuova, nella collana Terra Nuova dei Piccoli, è Dipacho, nato nel 1984 a Bogotà e tra i massimi illustratori dell’America Latina.
Uno nero col becco giallo se ne sta sui rami sinistri dell’albero; su quelli destri, intelligentemente speculari, se ne sta uno bianco col becco arancione. Continua

Speciale Halloween: “Case stregate” e le vite degli spettri che le abitano

caseStragate_TopipittoriGiulia Siena
PARMA
– “Una domanda vaga per il mondo, da quando il primo uomo è comparso sulla terra, anzi da quando il primo uomo è andato sottoterra: esistono i fantasmi?” Da questo interrogativo parte Case stregate, il libro scritto da Massimo Scotti, illustrato da Antonio Marinoni e pubblicato da Topipittori che ci porta a spasso nella storia delle case infestate dai fantasmi. I fantasmi – questi sconosciuti! – di cui tutti parlano, qualcuno li ha pure visti, molti ne hanno timore, ma nessuno può provare che esistano veramente. Da Diaponzo, uno dei primi spettri della storia che tormentava i sogni del giovane Filolachete, allo spettro di Garibaldi o a quello di Victor Hugo, passando per i fantasmi che nei secoli abitarono stanze, palazzi e villaggi, case, magazzini e hotel di periferia. Di Case stregate, infatti, ce ne sono state ovunque e di diverso tipo, tutte hanno avuto – e hanno – i loro spiriti presenti che si divertono a spaventare la gente che le abita o le visita.

 

Case stregate, un capolavoro della narrativa illustrata, è un libro ricco di scene, avvenimenti e storie di paura perfette da raccontare nella sera di Halloween. Le parole e le immagini di questo libro sapranno creare un’atmosfera suggestiva e ricca di pathos che saprà catturare l’attenzione dei giovani lettori.

 

Età di lettura: dai 10 anni

 

 

Lo strabiliante mondo dei “Piccoli viaggiatori a piedi e in treno”.

Piccoli viaggiatori a piedi e in trenoGiulio Gasperini
AOSTA – Qualcuno ha scritto, tempo fa, che il treno è il miglior mezzo per viaggiare. Perché ha i suoi ritmi, fa le sue fermate, crea socialità e annienta le tensioni del percorrere distanze anche lunghe. Di sicuro, il treno ha un fascino tutto particolare, derivato forse anche da quegli antichi romanzi di esplorazioni e misteri, quando ancora gli aerei non esistevano. Terre di Mezzo Editore ha appena pubblicato una guida, scritta da Annalisa Porporato e Franco Voglino, dedicata ai viaggiatori più giovani che vogliano provare quest’antica emozione di un viaggio in treno, con le ultime ferrovie particolari che sono rimaste nel mondo. Ecco l’intento di “Piccoli viaggiatori a piedi e in treno”, che illustra, come da sottotitolo, “30 escursioni brevi per divertirsi con la famiglia”.
Prendendo in esame vari tratti ferroviari, la guida propone delle escursioni perfettamente adatte ai viaggiatori più piccoli e alle loro famiglie. Si comincia con la Ferrovia ligure, da Genova a Ventimiglia, per poi proseguire con altri frammenti di rotaie. Dalla Genova-Casella, che vide la luce nel 1929, alle ferrovie più particolari, come la Funicolare di Mondovì, la Tranvia e la Ferrovia del Frejus, che da Torino si inoltra verso Bardonecchia. Ma sono inserite anche tante Funicolari, di cui l’Italia pullula senza magari che se ne sappia troppo: dalla Funicolare di Mondovì alla Tranvia Sassi-Superga, inaugurata nel 1884, dalla Funicolare di Biella alla Funicolare Como-Brunate, dalla cui stazione finale si può arrivare a piedi al Faro voltiano, che concede una stupefacente vista del Lago Maggiore.
Sono tutti percorsi arditi, che l’uomo ha creato faticando ma non devastando la natura preesistente. Sono sentieri, strade che permettevano di collegare realtà che altrimenti sarebbe rimaste troppo isolate e che adesso ci permettono di contemplare il paesaggio da un angolazione completamente diversa, più declinata nei criteri della calma, dell’attenzione più stimolante, della pazienza che i grandi viaggiatori hanno sempre avuto: e che si comincia a maturare da piccoli. All’opposto delle Alte velocità che sfrecciano e dilaniano il paesaggio, questi treni permettono uno sguardo attento e cullante, un contatto visivo ma anche emozionale con tutto ciò che scorre fuori dal finestrino.
L’attenzione è rivolta ai più piccoli ma anche alle famiglie, perché il viaggio è senza dubbio un’occasione notevole di consolidare rapporti e di curarne altri, che permette a ognuno di cambiare per un po’ le proprie identità per costruirsi migliori in rapporto a sé e in rapporto agli altri.

Le “Gufilastrocche”: storie illustrate di simpatici gufi.

GufilastroccheGiulio Gasperini
AOSTA – I gufi rendono la notte meno buia. Sono sentinelle vigili, attente. Simpatici alla vista, perché ricordano signori anziani, saggi, pazienti. Un po’ mediati dai cartoni animati, un po’ nobilitati persino dalla mitologia greca, che voleva la civetta l’animale totemico di Atena, dea della sapienza e dell’intelligenza.
Marco Zanchi, avvocato di Venezia, ha raccolto tanti simpatici gufi in un libro che si intitola “Gufilastrocche”, edito dalla veneziana La Toletta Edizioni. Una serie di ritratti, tutti in rime divertite, di gufi che popolano le notti dei bambini: una galleria spassosa e allegra, dove si incontrano tanti animali particolari ma comunque teneri. Un magico viaggio in un paese delle fiabe che ci insegna ad amare la natura in ogni sua forma e declinazione. Ad affiancare i versi, i disegni di un piccolo gruppo di disegnatori, capitanati da Alessandro Coppola. Marco Gavagnin, Valentina Merzi, Carla Erizzo, Sabina Meschisi, Ramona Bruno, Claudia Lombardo e Gabriele Riva, oltre ad Alessandro Coppola, popolano con le immagini e i colori le pagine di questo campionario fantastico, di questo esercito pacifico e scanzonato: si comincia dagli “Strambigufi”, si continua con la “Gufamiglia”, poi ci si internazionalizza con “Gufincittà”, poi ci si diverte con i “Gufinmaschera”, poi si impara coi “Gufimestieri”, poi si sogna coi “Gufianatale”, poi ci si emoziona coi “Dolcigufi” per concludere con i “Gufisport”.
Tanti compagni per grandi e piccini, per popolare di bei sogni le loro notti, per far diventare i gufi i loro compagni di attesa, di sogno e di riposo. Alle parole, dolci suoni, si affiancano i disegni, l’arte di dipingere una realtà di ritmi e pause, di note e vocalità delicate. Illustrazioni che plasmano vita, che fanno sorgere dalle pagine questi animaletti spesso bistrattati ma che si rivelano compagni ideali per una lettura di spensierata serietà.

Letteratura per ragazzi: il “Cantastorie” e “Genoveffa di Brabante” tra le novità Gallucci

gallucciROMA – Saranno in libreria tra qualche giorno e già si preannunciano come alcune tra le più interessanti novità della letteratura per ragazzi. Stiamo parlando di Cantastorie e Genoveffa di Brabante, i due libri targati Gallucci pronti per gli scaffali delle librerie e case d’Italia. Cantastorie, di Emanuele Luzzati racconta la vita avventurosa di Iranì regina delle fate: della sua rinunzia a ogni privilegio per sposare Re Solimano e della loro felicità per la nascita dei due gemelli. Canta di come le sorelle tradite cercarono di farle del male, dell’incantesimo che la trasformò in serpente e delle gesta eroiche del suo sposo per liberarla.

 

 

Genoveffa di Brabante, di Lord Cheminot e Ornella Volta con i disegni di Corallina De Maria è una favola adulta di amore e tradimenti, di intrighi e riscatto. Genoveffa di Brabante è la leggendaria eroina che ha ispirato drammi, opere musicali e film. Qui nella versione musicata da Erik Satie e interpretata magistralmente da Paolo Poli nel ruolo del narratore.

La “Scimmia nera” che ci cammina a fianco.

c72ec395d849d8524376309d23d50974Giulio Gasperini
AOSTA – La violenza è dovunque. A ogni angolo, in ogni strada, dentro ogni appartamento; peggio ancora: in ognuno di noi. “Scimmia nera” di Zachar Prilepin, edito da Voland nel 2013 nella collana Sírin, ci fa sprofondare in questa banalità tanto sconcertante: non c’è luogo al mondo dove la violenza, in una qualche forma, non si palesi, dove non domini furiosa.
Partendo da una già strana inchiesta sulla violenza dei bambini, e documentando alcuni esperimenti di analisi e studio comportamentale di alcuni minori tenuti sotto vetro in un laboratorio occultato chissà dove, il protagonista della storia ci fa strada in una complessa vicenda di incontri e tangenze, tutte caratterizzate da una vena, più o meno densa, di violenza e sopraffazione, di angoscia e squilibri emotivi. A cominciare dalla sua relazione sessuale con una minorenne, per finire al cruento rapporto con la moglie e a una brutalizzazione estrema di ogni gesto della quotidianità più naturale e banale.
Il tentativo di capire come mai si studino i comportamenti di bambini all’apparenza normalissimi ma reputati capaci di estremi gesti di violenza, arrivando fino all’omicidio, crea nel protagonista un’ansia di documentazione, che lo induce a interrogare chiunque ritenga in possesso di informazioni o di particolari punti di vista. La sua è una ricerca perduta, un’immersione in una ferocia potente e totalizzante, un percorso che pare non avere nessuna soluzione: c’è solo il costante e irrecuperabile sentore di una dissoluzione, di una putrefazione anche umana. Perché la violenza trova sempre la strada per concretarsi, al di là di ogni difesa si possa pensare di innalzare, al di là di ogni intervento si possa realizzare (paradigmatica, in questo senso, la narrazione dell’assalto alla città da parte di fantastici eserciti di bambini senza paura). Ma la violenza spaventa ancora di più, perché tutti ne possono rimanere coinvolti; o, ancor di più, tutti ne potrebbero essere capaci. Come se a ciascuno di noi camminasse una scimmia nera a fianco; una sorta di ombra, presenza demoniaca, concretazione materiale del nostro lato più oscuro e più refrattario al controllo (razionale o meno, non spetta dirlo).
Il viaggio di Prilepin è quasi visionario, una corsa a occhi chiusi, un delirante rosario di azioni feroci e furiose; ma il tutto sublimato intensamente e drammaticamente (nel senso di potenza rappresentativa) da un afflato poetico ricco, che sublima e porta a perfezione ogni quadro, ogni narrazione, ogni episodio; anche i più confusi e mortificanti.