Auguri Roma!

ROMA – Oggi, in occasione del Natale di Roma vi segnaliamo alcuni libri – romanzi e guide alternative – dedicati alla Città Eterna. Tra questi vi presentiamo “100 ottime ragioni per non amare Roma. E almeno due per adorarla alla fobia”, il libro di Luca Leone pubblicato da Infinito Edizioni.
Caserme e merchandising ecclesiastico; gatti e casinò; manifestazioni e omofobia; rugby e sampietrini; homeless e murales; esodi di massa e immondizia…
Roma non è solo la città raccontata e decantata dalle guide turistiche di tutto il mondo che ne esaltano gli aspetti da cartolina. Oltre alle file alla  Bocca della Verità per le foto di rito con la mano sul Mascherone, alle tette sempre marmoree di Paolina Borghese e al tradizionale lancio delle monetine nella Fontana di Trevi, l’Urbe è altro.

Con il taglio giornalistico sociale, e al contempo con ironia e leggerezza, (anche grazie alle gag di Ci’, Cesira e pise’), questo libro racconta in italiano e a tratti in romanesco i contrasti forti della Città Eterna per chi ci vive quotidianamente: una madre matrigna da cui fuggire per 100 e più ottime ragioni. Ma che per almeno due motivi si fa adorare più che mai…
Questa solo un’anticipazione:
Esodi di massa festivi
– Ah Ci’, ‘ndo annamo? Che famo? Che dici? Che penzi? ‘Ndo potemo anna’?
Che volemo fa? Che te va? ‘Ndo se va? A Cì, famo quarcosa che sto’ a sclera’!…
– …
– Eh Ci’?…
Quella di cui parliamo è una tragedia.
L’apocalisse.
Le sette piaghe d’Egitto. Con una preferenza per le cavallette.
D’altronde, sono gusti.
È venerdì pomeriggio. Una stagione qualunque, ma preferibilmente da
aprile a ottobre.
Il tempo è bello. Fa caldo. A Roma fa sempre caldo.
Il venerdì sera è una tragedia.
Mica vorrai restare a casa?
Si esce.
O magari si parte.
In Italia ci sarà la crisi degli alloggi, ma se qualcuno requisisse un po’ di seconde, terze e quarte case ne avremmo fin troppe a disposizione e ci potremmo ospitare anche i marziani.
E il romano, nel fine settimana, se non inquina rigorosamente in macchina l’aria della sua città, che fa?
Va a inquinare altrove.
I luoghi deputati allo scorrazzamento del romano sono molti, ma preferibilmente la costa tirrenica, tra Civitavecchia a nord e Lavinio a sud; la montagna, nel quieto Abruzzo; i laghi, ovvero Martignano, Bracciano o Albano e Nemi. Qui, poi, c’è la porchetta. E il romano, amici miei, magna.
Ammazza si magna!
Se in codesti luoghi il romano ha dimora, parte, rimane parzialmente stanziale, magna come un orso dopo il letargo e la domenica sera si rimette in coda, come ha fatto all’andata, per rientrare – insieme ad altre decine di migliaia di energumeni suoi pari – nell’odorosa Urbe, dove continuerà a sporcare esattamente come ha fatto nel fine settimana. Le vecchie, sane, rassicuranti abitudini.
Se invece il romano non ha il “pregio” d’essere stanziale, si trasforma in migrante. Ogni giorno del fine settimana, dunque, egli e gli altri del branco si spostano percorrendo anche molti ma molti chilometri per esperire eccezionali incarichi, di difficoltà estrema, tra i quali: mangiare la pizza; divorare carne arrosto; gustare pesce; prendere un gelato; ordinare caffè; passeggiare mano nella mano; litigare e mandarsi a cagare in pubblico; farsi scippare oppure compiere a propria volta, come forma di vigliacco “autofinanziamento”,
codesto estremo atto di maschio coraggio, magari ai danni di forzute e pericolose novantenni; fumare o farsi le canne; guardare i negozi; fare lo struscio in piazza; sedere su una panchina; rialzarsi dalla panchina: scriverci sopra col pennarello indelebile cazzate di mocciana ispirazione; gettare cicche di sigarette e fazzolettini fuori dal cestino, che è lì a un metro ma pare debba essere conservato vergine; accoppiarsi in macchina (ma col preservativo portato da Roma: del profilattico “burino” meglio non fidarsi, si sa…) o escogitare la variante dell’andare a mignotte (in effetti, secondo Radio Putantour le schiave nigeriane scarseggiano in città e non a tutti possono piacere le europee orientali, che invece tra le mura amiche hanno attecchito 96 100 ottime ragioni per non amare Roma bene). Tutte cose che, evidentemente, il romano non può esperire nell’Urbe, dove non esistono pizzerie e ristoranti, non vi sono notoriamente strade o piazze in cui passeggiare, mancano panchine, sono del tutto assenti negozi e prostitute, è vietatissimo e punito con pene corporali insozzare le strade o accoppiarsi laddove hanno dato estrema prova di valore generazioni e generazioni di suonatori d’arpa lor simili.
Simpatico è che coloro che, impunemente, vivono nello spazio compreso tra l’inizio e la fine di detta transumanza ogni fine settimana debbano respirarsi le gassose feci delle vetture di cotanti partenti eroi del famo quarcosa pise’, sinnò m’annoio e sclero!, chiedendosi senza mai avere risposta: perché?
Forse per solidarietà coi petrolieri?

Ecco i libri che CHRONICALIBRI vi suggerisce per andare alla scoperta della Capitale:


“Fare l’amore a Roma. Passeggiate nella stiria sociale della Città Eterna” di Barbara Fabiani, Infinito edizioni
“Roma acqua e sapone” di Annarita Sacco, Intra Moenia edizioni
“Roma senza fissa dimora” di Gabriele Del Grande, Infinito edizioni
“A testa alta. Passeggiate romane. I percorsi della memoria” di Cesare Mangianti, MMC Edizioni
“Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Roma” di Claudio Rendina, Newton Compton
“Vicoli di paradiso” di Stefano Dionisi, Infinito edizioni

“La non guida di Roma” di Giuseppe Maranelli, Deinotera editrice

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