Libri in-dimenticabili: Sessanta racconti

Dino Buzzati, viaggio nel surreale malinconico

Giulia Siena
PARMA
– Quando l’immaginazione incontra il talento compositivo nascono grandi narrazioni. Questo è il caso delle opere di Dino Buzzati. Nato il 16 ottobre 1906 nei pressi di Belluno, Dino Buzzati si laurea in Legge e manifesta subito un grande interesse per la poesia, la musica e il disegno che declinerà come romanziere, redattore, scenografo, pittore e librettista. Il suo primo romanzo, Bàrnabo delle montagne è del 1933 seguito, poi, da Il segreto del Bosco Vecchio (1935) e da Il deserto dei Tartari.

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Libri in-dimenticabili: Menzogna e sortilegio

Elsa Morante, scrittura lineare e grandi tematiche

Giulia Siena
PARMA
– Prima che scrittrice, Elsa Morante è una appassionata e attenta lettrice. Le storie avvolgono la fanciullezza di Elsa e i tutti i suoi anni a seguire. Nata nel 1912 a Roma, trascorre l’infanzia nel quartiere popolare di Testaccio, insieme ai genitori e ai tre fratelli. La figura paterna controversa e le radici ebraiche della madre, torneranno come tematiche in diversi suoi libri. Scrive, infatti, romanzi, poesie e favole. Nel 1941 sposa lo scrittore Alberto Moravia e insieme, a causa della guerra, trascorreranno alcuni anni in Ciociaria.

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Libri in-dimenticabili: Marcovaldo

Italo Calvino e la sua grande lezione sull’immaginazione

Come non citare Calvino? Sicuramente non sarà tra i “dimenticati”, ma è sempre bene ricordare quanto di buono possa regalare un libro (o una serie di libri) di un grandissimo autore che ha tanto da insegnare in quanto a fantasia, strutturazione narrativa e punteggiatura.

Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas, nell’isola di Cuba, nel 1923; i suoi genitori, botanici italiani, si trovavano oltreoceano per motivi di lavoro (il padre dirigeva una stazione sperimentale di colture). Trascorre la sua fanciullezza in Italia, a San Remo, dove impara ad amare il paesaggio ligure che farà da sfondo a molte sue opere. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa, insieme a suo fratello, alla guerra partigiana in Liguria. Dopo il conflitto si laurea a Torino e viene assunto dalla casa editrice Einaudi, qui lavora con Cesare Pavese ed Elio Vittorini.

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Libri in-dimenticabili: Le piccole virtù

Natalia Ginzburg, una vita per la scrittura

Natalia Levi, per tutti Ginzburg, nata a Palermo nel luglio del 1916, trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a Torino dove il padre, noto scienziato ebreo, insegna all’università. La passione di Natalia per la scrittura si manifesta presto e nel 1938 pubblica il suo primo racconto; lo stesso anno sposa Leone Ginzburg, professore di letteratura russa, dal quale prenderà il cognome che terrà per tutta la vita. Il clima della città di quegli anni è dinamico e fortemente antifascista: Leone e Natalia prenderanno parte a diverse iniziative editoriali e insieme, con i figli Carlo, Andrea e Alessandra, vivranno per tre anni in un piccolo paesino dell’Abruzzo a causa del confino inflittogli per le loro radici ebraiche.

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Letture vintage: Napoli lontana dal mare

Il mare non bagna Napoli nei cinque racconti di Anna Maria Ortese

Giulia Siena
PARMA
Il mare non bagna Napoli. Una constatazione che ripudia la realtà; un ossimoro geografico-topografico. In questo libro di Anna Maria Ortese (1914-1998) pubblicato nel 1953 (Premio Viareggio), si guarda a Napoli con occhi disincantati e curiosi; per la prima volta, forse, non è il mare a fare da sfondo alla narrazione partenopea, ma tutto il resto. Napoli viene descritta osservando i suoi quartieri, le colline verdi del Vomero e di Capodimonte, la punta scura di Posillipo e, più giù, “le case e i vicoli grigi, i miseri vicoli infetti”.

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La lingua rigogliosa di Verdinois nei suoi profili intellettuali.

Giulio Gasperini
AOSTA – I Profili letterari e ricordi giornalistici di Federigo Verdinois, editi da Felice Le Monner Editore, nel 1949, sono una divertente e divertita galleria di ritratti di eccellenti personalità del mondo letterario e giornalistico dell’Italia del primo Novecento. Ci si possono ritrovare nomi illustri e famosi, presentati in una prospettiva più umana e diretta, rispetto alla mediazione delle loro opere. C’è la storia della cultura italiana, in questo testo così prezioso e particolare: una narrazione appassionante e nutriente. Potentissimi i ritratti di Antonio Ranieri, tutto condotto sul filo di una narrativa poetica, e quello di Matilde Serao, realizzato attraverso l’intelligente espediente del dialogo.

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India d’avventura che affascina e incanta

Amica GangaGiulio Gasperini
AOSTA – La collana “Dentro l’avventura” diretta da Ambrogio Fogar per Rizzoli Junior aveva una caratteristica, sottolineata anche in quarta di copertina: “Questa collana nasce esperta, perché esperti sono i suoi autori. Chi scrive un libro di ‘Dentro l’avventura’ ha una caratteristica comune con gli altri autori della collana: è stato protagonista, almeno in parte, di quanto racconta”. Paola Fallaci è stata veramente in India, in particolare nella città di Benares – oggi chiamata Varanasi – per cogliere veramente la magia di quel luogo, così tanto di moda negli anni Settanta del secolo scorso.
E ha cercato di raccontarla ai lettori più giovani in questa avventura intitolata Amica Ganga (1980), in cui un ragazzino italiano, Antonio, che segue la madre in India alla ricerca del fratello maggiore scomparso, si trova al centro di un’avventura inconsapevole, durante la quale, accompagnato passo passo da una splendida ragazza che si fa chiamare Ganga, incontrerà e scoprirà tanti luoghi e tante fascinazioni di questa città santa, costruita rivolta ad est, sulla linea divina del fiume Gange. Continua

“La sepolta viva”: storia della Cenerentola della letteratura italiana

La sepolta vivaLuca Vaudagnotto
AOSTA – Ci sono molte ragioni per leggere La sepolta viva, di Francesco Mastriani, edito con coraggio da Rogas Edizioni: si tratta, infatti, della ripubblicazione di un romanzo d’intrattenimento datato 1889 e tradotto in linguaggio cinematografico nel 1948 dal regista Guido Brignone.
“Ah! Che bell’italiano!”, è il primo pensiero del lettore, appena terminate due pagine del libro: si rimane increduli e stupiti dalla qualità della lingua impiegata da Mastriani, pur rivolgendosi a un pubblico vasto ed eterogeneo, dalle espressioni ricche e dal lessico a tratti addirittura aulico (l’uso di verbi come “palesarsi”, o di vocaboli come “il sembiante”, “rivendugliolo” o ancora espressioni come “mettere a parte qualcuno”): sembra, talvolta, di scorrere un libretto d’opera; ma a guardar bene, è ancor più sorprendente trovare in queste pagine espressioni che ci appaiono estremamente contemporanee (“il cuore schiantato” o “gettar luce” su un fatto poco chiaro). Continua

Un frammento di Stratone riesumato dal passato

Frammento apocrifo di Stratone di LampsacoGiulio Gasperini
AOSTA – Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, dal 2005, propone al pubblico testi “dimenticati o poco valorizzati” della letteratura, proponendo anche “testi inediti di autori famosi o completamente sconosciuti”. Recentemente è uscita un’edizione di Frammento apocrifo di Stratone di Lampsaco di Giacomo Leopardi, con la prefazione di Giuliano Toraldo di Francia; un’opera considerata minore del grande poeta, ma che invece ci permette di gettare uno sguardo lungo e profondo sulla sua poetica e la sua concezione del mondo.
L’espediente del ritrovamento di un frammento greco dai monaci del monte Athos, attribuito a Stratone da Lampsaco, permette a Leopardi di discettare su idee che gli appartengono ma che sarebbe stato troppo audace spacciare direttamente come sue. Continua

Oroonoko, il nobile schiavo della letteratura inglese

OroonokoGiulio Gasperini
AOSTA – Aphra Behn è una scrittrice che in ben pochi, se non amanti e cultori della letteratura inglese, conosceranno. Assente dalle librerie dei più, anche perché i suoi libri difficilmente reperibili. Fino ad oggi, quando la coraggiosa casa editrice Rogas Edizioni, nata “come ‘sorella minore’ (ma solo per età…) della libreria Marcovaldo (come recita il sito stesso), ha deciso di ripubblicare, in un’edizione con testo a fronte (tradotto da Adalgisa Marrocco), il suo romanzo più significativo: Oroonoko, nobile schiavo, edito nella prima edizione nel 1688. La collana inaugurata è “Darcy”, dedicata a capolavori della letteratura inglese “(non) dimenticati, fino a ieri introvabili”.
Aphra Behn, definita da Virginia Woolf la prima scrittrice inglese professionista (perché visse con la sua attività di poeta, scrittrice e drammaturga), ha avuto una vita che potrebbe parere un vero e proprio romanzo, anche per via delle poche notizie certe che se ne hanno. Probabilmente nel 1663, quando lei aveva circa 23 anni, la famiglia si trasferì nella Guyana olandese, dove rimase per circa un anno. Questa esperienza fornì la base e il materiale per il romanzo che l’ha resa celebre ed è considerato il suo capolavoro, “Oroonoko”. Il romanzo, il cui sottotitolo originario recitava “A true history”, racconta la storia di un principe, nipote di un sovrano africano, e Imoinda, stupenda donna figlia di un valoroso condottiero. L’amore dei due giovani viene ostacolato dal nonno dell’impavido principe, che sposa con l’inganno la giovane. A questo punto, i due si ribellano, finendo schiavi e trovando, dopo una serie di sfortunate peripezie, una morte gloriosa.
Il romanzo, che si fonda sull’affermarsi un esotismo che in quegli anni cominciava a prendere forma e sostanza letteraria, pur se breve, è denso di elementi significati, anche legati alla società del tempo, non ultimo lo schiavismo e il significato che aveva per gli europei; atteggiamento legato anche alla religione e alla sua diffusione tra gli “indigeni”, che Aphra Behn descrive con occhio benevolo ma persino un po’ compatente. Sicuramente, splendida è la descrizione di questa terra lontana, il Suriname, di cui la Behn ne aveva saputo cogliere il potenziale, a differenza della Corona inglese, che la cedette all’Olanda. La scrittura della Behn è deliziosa, ben calibrata, essenziale nel dire, senza superfluo. I personaggi, in particolare Oroonoko, dai tratti eroici e fortemente tragici, sono quasi sculture antiche, perfette nella loro statuaria comportamentale e caratteriale, che parlano con un’eloquenza tipica dei grandi condottieri antichi, tutti calati in questo “nuovo mondo” che, in quella lontana fine di ‘600, faceva sognare e fantasticare senza limiti.