"Al limite della notte": siete proprio sicuri che la Bellezza salverà il mondo?

Giulio Gasperini
ROMA –
È proprio certo che la Bellezza, quella con la “B” maiuscola, quella che non lascia spazio a dubbi e fraintendimenti, salverà il mondo? Che ci farà varcare i confini di quella notte sul cui limite sempre tentenniamo e perdiamo l’equilibrio? Peter Harris è un gallerista, che porta avanti il suo lavoro coraggiosamente, in tempi di recessione e crisi economica: chi meglio di lui potrebbe esser certo che il Bello, anzi: la Bellezza, può – senz’ombra di dubbio – innalzare l’animo umano sopra la barbarie dei tempi moderni?
Michael Cunningham esplora, in “Al limite della notte” (pubblicato da Bompiani nella collana Narratori stranieri), le anse mentali d’un esponente (in estinzione) d’un terziario che, dopo aver garantito soldi e potere, si ritrae di fronte alla crisi economica mondiale. Quasi ammirevole quest’adesione impietosa al contesto sociale ed economico, che evidenzia ancora di più la crudele e spietata analisi alla quale il personaggio, un po’ involontariamente (e sadicamente) si sottopone, con una sicurezza quasi granitica nella sua capacità, alla fine, di saper risolvere il sé stesso perplesso e dolorante.

Il mestiere di gallerista è, per Cunningham, uno status (come non ricordare, inoltre, Charlotte York, una delle quattro “stelle guerriere” di Sex and the City, che, per l’appunto, svolgeva codesta professione?) della scintillante ma passata New York City. Adesso, negli Anni Zero, è uno dei pretesti per accelerare narrativamente la crisi del protagonista, e sviluppare la conturbante e rapsodica messa a fuoco dei suoi interiori disastri. Peter conosce la Bellezza, sa quantificarla e mercificarla, la sa vendere e appendere; la sa anche rinnegare (per la dittatura del dollaro). Però, quando si trova di fronte alla perfetta bellezza classica (da scultura marmorea) del complicato fratello della moglie, smarrisce ogni sua difesa, abbandona ogni veglia e asseconda la sua crisi, rispondendo con sempre più partecipazione al presunto richiamo della Bellezza. Ma la Bellezza si rivelerà per quella che è veramente: un’entità che gioca sporco e non ti concede mai l’occasione per riscattarti.
Michael Cunningham ci ha abituato, ahimè, a ben altri capolavori. Ma anche in questo romanzo sentiamo la presenza dei suoi percorsi mentali, delle sua architetture narrative che così affascinano, per la loro arditezza e il loro rumoroso respiro. Per tutto il romanzo ricerchiamo, nell’accelerazione d’un’apnea, una risposta alla domanda. Alla fine, siamo solo certi che
la Bellezza tradisce; e che, ancor peggio, indisturbata ricatta.

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