Alfabeto di Quarantena

Alfabeto di quarantena: F – fase

Giulia Siena
PARMA
– E’ passato quasi un mese dall’ultima lettera di questo Alfabeto di quarantena cominciato a fine marzo. Mi sono chiesta più volte se fosse un “progetto” concluso con la riapertura dei cancelli, con il “via libera” alle nostre vite. Essendo uno scrivere totalmente libero e scevro da progettazione e organizzazione, ho lasciato che l’interrogativo rimanesse sospeso senza trovare soluzione. L’occasione è arrivata da una chiacchierata con Michela, la mia vignettista incontrata per pura fortuna (questa fortuna si chiama Michela B. che ci ha messo in contatto). Così, quella che era ancora una sensazione di concludere l’alfabeto, è diventata una nuova lettera. Sapevo, infatti, che avevo ancora qualcosa da dire: perché questo spazio è stato un respiro in un momento di apnea, è stato un esercizio pubblico di introspezione privata. E non poteva finire così. Ho il vizio di portare a termine – quasi – tutto. Quindi proviamo a continuare.


Il mio è un Alfabeto di quarantena
F – Fase

Ci siamo abituati a scandire questo tempo dividendolo in fasi: marzo, non è stato il mese che conoscevamo, ma la fase 1. Ora siamo alla fase 3 (?), per me semplicemente la fase della fretta. Già, fretta. Dopo il 4 maggio, ma soprattutto dopo il 18, ci siamo sentiti in dovere (per necessità o scelta) di ripartire, come ci intimavano le pubblicità, le bollette, le scadenze, presi tra l’euforia del cambiamento e la voglia di metterci alla prova con le nuove misure di sicurezze. Quasi entusiasti abbiamo scelto le mascherine più idonee e modaiole, le abbiamo indossate fieri di non far appannare gli occhiali per poi pentirci un minuto dopo – nella nebbia del nostro respiro – di aver esultato troppo presto. Ci siamo riversati in strada in questa primavera già calda e carica di fiori e odori, con la fretta – giustificatissima – di rivederci, muoverci, ripartire. In strada ci siamo arrivati con il sorriso per aver ritrovato la libertà, l’aria mite, lo splendore dei palazzi nella luce migliore; poi ci siamo guardati tra noi. Abbiamo osservato – con il timore degli adolescenti più timidi – gli occhi degli altri, di quelli che ci venivano incontro, per trovare un barlume di umanità dietro quei volti ingabbiati. E dietro quei sistemi di protezione potremmo avere qualsiasi espressione, celare qualsiasi problema, ma siamo tutti simili: quasi sconfitti nella nostra semplicità e così vulnerabili. Accanto all’esigenza della normalità che non è quella “normale” alla quale avevamo dato questo nome, è salita l’insofferenza di non riconoscerci, il fastidio per non poterci sorridere, la consapevolezza di dover avere pazienza. Accanto alla riprese c’è il difficile esercizio di coltivare l’attesa.

Lettura
“La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli esseri umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana”.
Rosella Postorino “Le assaggiatrici”


Canzone
Don’t believe what you hear
Don’t believe what you see
If you just close your eyes
You can feel the enemy
U2 Acrobat


Vignetta di Michela Candi – riproduzione riservata

Informazioni su Giulia Siena

Direttore. Per gli amici: il direttore di ChrL. Pugliese del nord, si trasferisce a Roma per seguire i libri e qui rimane occupandosi di organizzazione di eventi e giornalismo declinato in modo culturale e in salsa enogastronomica. Fugge, poi, nella Food Valley dove continua a rincorrere le sue passioni. Per ChrL legge tutto ma, come qualcuno disse: "alle volte soffre un po' di razzismo culturale" perché ama in modo spasmodico il Neorealismo italiano e i libri per ragazzi. Nel 2005 fonda la rubrica di Letteratura di Chronica.it , una "vetrina critica" per la piccola e media editoria. Dopo questa esperienza e il buon successo ottenuto, il 10 novembre 2010 nasce ChronicaLibri, un giornale vero e proprio tutto dedicato ai libri e alle letterature, con occhio particolare all'editoria indipendente. Uno spazio libero da vincoli modaioli, politici e pubblicitari. www.giuliasiena.com
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