Algra Editore: “Il gatto Figaro” di Grazia Calanna

Daniela Distefano
CATANIA
Il gatto Figaro di Grazia Calanna (con le illustrazioni di Giovanna Marchese e l’ideazione grafica Nino Federico) è un micione speciale, ha il dono di una voce portentosa e per questo è oggetto di invidie. La sua storia – pubblicata da Algra Editore – si dipana tra il Parco dell’Etna e Catania, dove suderà per contrastare la gelosia di Nerone, un gatto insicuro di se stesso e pertanto intento all’eliminazione del rivale.


L’avventura, il gioco, la fantasia sono le armi con le quali Figaro svicolerà dal maligno, portando nel sacco della vita le vivande degli affetti puri e delle idee più longeve: “pensai alle parole di Aristotele: “L’amicizia è una comunione, e il sentimento che si ha per sé stessi si ha anche per l’amico”.
Figaro imparerà a soppesare i miagolii, riservando solo al canto le altitudini delle parole: “Pensaci, tu non ci resti malissimo quando parli e nessuno ti ascolta? Io sì! Desideriamo tutti essere ascoltati ma prima dobbiamo imparare ad ascoltare, ricordarci di ascoltare, solo così potremmo comprenderci veramente”.

Costruito come una fiaba classica, questo gingillo narrativo nasconde, sotto i colori e gli spruzzi di gaia lettura per i più piccoli, un tesoro di parole e luoghi tratti dalla realtà. E’ corredato inoltre di una serie di note esaustive che abbinano il godimento favolistico all’apprendimento più specifico. Le illustrazioni di Giovanna Marchese sono un accompagnamento perfetto: con garbo rapprensentano gli eventi e sottolineano le azioni audaci di un gatto libero di scegliere la propria beltà interiore. Come a dire, imparare le nozioni è importante, ma lo è ancora di più saper assimilarle nel cuore del cammino verso la vera vita, sperando di trovare sempre nell’anima la riserva di fiducia che ogni essere vivente custodisce dentro di sé:

“Credimi, quella notte non avevo paura. La benda che mi avevano messo
sugli occhi simpaticamente era scivolata e, così, potevo gustarmi il mio
amato paesaggio che, illuminato dalla luce rischiarante della luna piena,
sembrava d’argento.
Arrivati, tutt’intorno ecco ad attenderci una colata preistorica e un bosco
di betulle etnee. Mentre m’incamminavano verso la grotta fantasticavo,
mentre scendevo la lunga gradinata scavata nella pietra lavica sognavo di
stare sognando che tanto al risveglio tutto si sarebbe sistemato…”.

Grazia Calanna, giornalista, dal 2001 collabora con il quotidiano “LA SICILIA” per il quale cura la rubrica di poesia “Ridenti e Fuggitivi”. Dal 2007 dirige il periodico culturale “l’EstroVerso”. Ha collaborato con la rivista “ELLE”, per la quale ha curato uno speciale-poesia intitolato “Nel verso giusto”. Tra le pubblicazioni: “Crono Silente” (poesia, 2011); “William Shakespeare, Sonetti 1 – 48” con AA.VV. (traduzioni in italiano, 2013); “La neve altrove” di Giovanna Iorio (traduzioni in francese, 2017); “Poeti in Classe – 25 poesie per l’infanzia e non solo” con AA.VV. (poesia, 2017); “Zafferana Etnea. Suggestioni letterarie alle pendici dell’Etna”, in “Borghi di
Sicilia” con AA.VV. (saggistica, 2018), a cura di Fabrizio Ferreri con Emilio Messina. Per le edizioni Algra, con Orazio Caruso, dirige la collana “Quadernetto di Poesia contemporanea”. Dal maggio 2013, collabora con il Festival “Nei Luoghi della Bellezza”, diretto, a Noto, da Luisa Mazza. È responsabile dell’Ufficio Stampa del MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia). Giovanna Marchese, illustratrice, insegnante di scuola primaria presso il Circolo Didattico “Giuseppe Fava” di Mascalucia. Contralto dell’ex coro mascaluciese “Vincenzo Bellini”.

“Sono felicissimo. Finalmente, dopo tante e durissime selezioni, sono
stato scelto per la produzione dell’opera lirica Il Barbiere di Siviglia con
le musiche di Gioachino Rossini, un’opera buffa in due atti che sarà
rappresentata al Teatro Massimo Bellini di Catania.
“È incredibile. Quando si dice che il destino ci mette lo zampino”, ha commentato la mia mamma tutta fusa e felice.
Perché? Semplice! Perché dovrò interpretare un personaggio che si chiama come me: Figaro!”

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