"L’omosessualità non è ancora metabolizzata dal nostro panorama letterario (e culturale)": ChrL intervista Giorgio Ghibaudo.

Giulio Gasperini
ROMA –
Ghibaudo, torinese d.o.c., ha una scrittura scevra di finzioni inutili, di orpelli grevi. Ha una scrittura pratica e maneggevole, semplice e non artificiosa. Esattamente come è lui; e lo capirete dalle risposte alle mie domande. Con Giorgio abbiamo provato ad armonizzare l’intervista. Lui si è scherzosamente lamentato che le mie domande eran complesse, e che sarebbero servite ore di telefono per rispondere. Io credo che abbia risposto in maniera molto intelligente, non trovate?!?

Scontata e prevedibile, la prima domanda riguarda il materiale autobiografico presente in questo romanzo. Quanto ce n’è? Quanto ce ne sarebbe stato di più?
Se la domanda era (per tua stessa ammissione) prevedibile, mi auguro di sconvolgerti ammettendo che, pur essendo un’opera prima, nella quale ci si aspetterebbero aneddoti raccattati qua e là dal mio passato, in Kiss Face l’unico elemento vagamente autobiografico è la festa di mezza estate alla quale i due protagonisti partecipano.
Poi, se vogliamo andare a fare una ricerca proprio approfondita, potrei aggiungere che poche settimane prima che io mi accingessi a scrivere questo romanzo fui brutalmente mollato da un certo Paolo. Ora, il fatto che il protagonista di Kiss Face si chiami proprio così e che nel corso della narrazione subisca una serie di abbandoni da parte dei suoi compagni… come potrebbe essere interpretato tutto ciò? Come una sorta di catarsi per interposta persona? Come un delirio di onnipotenza? Battute e strizzate d’occhio a parte, ritengo la mia esistenza non così ricca di eventi tali da meritare di essere inseriti in un romanzo. Preferisco lavorare di fantasia, su idee che mi sono venute e che approfondisco in fase di scrittura. La festa di mezza estate che cito più sopra è stata presa da una mia esperienza personale e cambiata al punto tale da non essere più riconoscibile. Avevo bisogno di un contesto che fosse un po’ “magico” per introdurre il personaggio di Flora.


La seconda domanda, anche questa poco emozionante perché inflazionata, riguarda l’importanza dell’omosessualità sulla scrittura. A lungo si è discusso e tutt’ora se ne discetta in maniera quasi ossessiva, oserei direi (ma tutta italiana è la mania delle etichette, esclusivamente per far lavorare tanti critici e professori universitari), sull’esistenza o meno della letteratura di genere e, in questo caso specifico, della letteratura “omosessuale”. Esiste? Non esiste? Sarebbe meglio non esistesse? Oppure è inutile persino porsele, queste domande?
A mio modestissimo parere una “letteratura LGBT” esiste, eccome! Esiste come esistono decine di altre letterature e generi, tutti degni di un proprio spazio. Il problema (soprattutto qui in Italia) è forse l’enfasi con la quale il discorso-omosessualità viene sempre trattato (vedi “stigmatizzato”). È spesso fonte e tema di dibattiti, di scontri in ogni ambito della vita sociale e politica. Tutto ciò, ovviamente, fa sì che un genere letterario (o cinematografico o teatrale che sia) o qualsiasi forma artistica (a tematica LGBT) diventi a sua volta oggetto/bersaglio degli stessi dibattiti. E mi pare che certe domande vengano poste solo ed esclusivamente in riferimento a quel tipo di letteratura. Ritengo comunque utile e doveroso porsi queste domande. È una spia di come l’omosessualità non sia ancora una cosa metabolizzata nel nostro panorama. Quando non sentiremo più la necessità di porci questa domanda (così come quando non ci chiederemo più se un gay possa sposarsi o una lesbica adottare un bambino), significherà che le cose saranno nettamente migliorate, per tutti, anche per gli eterosessuali.


Sicché deduco che per te la letteratura omosessuale, pur esistendo come genere, non possa esser confinata soltanto a lettori omosessuali. Ma perché, probabilmente vincendo un inevitabile e inestirpabile (almeno per adesso) machismo, un etero dovrebbe interessarsi di acquistare libri che parlano di tematiche omosessuali? (Il discorso è solo maschile perché, pur con le dovute eccezioni, le donne paiono più disposte ad accogliere, da lettrici, lo sconfinamento di genere).
Torniamo un attimo al discorso “generi”. Se equipariamo (cosa che mi sembra sana) il “genere LGBT” a tutti gli altri, allora ci troviamo a poter constatare che non a tutte le persone piacciono tutti i generi (cosa a mio parere altrettanto sana). Per esempio a me non piace il genere bellico, come altri potranno dire di non gradire la fantascienza perché si definiscono persone con i piedi piantati a terra o c’è chi non apprezza il fantasy e lo che liquida come “semplice” letteratura per ragazzi. Però nel caso della letteratura LGBT, ci troviamo di fronte a volte a un atteggiamento dai tratti vagamenti omofobi e dunque un eterosessuale maschio troverà un certo fastidio ad approcciarsi a un romanzo con gay come protagonisti (cosa che effettivamente, come suggerivi tu, non infastidisce minimamente le lettrici eterosessuali). È anche interessante constatare come noi della comunità LGBT, invece, non disdegniamo la lettura di romanzi in cui i protagonisti siano eterosessuali e non cerchiamo a tutti i costi la love story gay ogni volta che sfogliamo un libro.


Sarei curioso di sapere, però, proprio in concreto, quali sono i motivi per i quali, a tuo parere, un lettore eterosessuale dovrebbe interessarsi a leggere un libro dalle tematiche omo?
Se parlassimo di “generi in generale” si potrebbe dire che più si allarga il raggio delle proprie letture (e i temi trattati in esse) più aumentano le prospettive mentali personali, le proprie conoscenze e i propri interessi. Purtroppo questo tipo di letteratura di cui stiamo parlando è osteggiato da un muro culturale molto forte. Per un eterosessuale è imbarazzante la lettura di un libro a tematica LGBT perché gli verrebbe da porsi la seguente domanda: “Ma se io sono veramente etero, per quale motivo sto provando questa strana curiosità su argomenti così lontani da me? Cosa mi sta succedendo? Non è che anche io, forse…?” Sarebbe per lui una bella prova di coraggio, più che una semplice lettura! Nella realtà, invece, un eterosessuale che si interessasse a un romanzo a tematica LGBT darebbe intanto un esempio di come si possa spaziare con la letteratura in più universi narrativi e sarebbe un modo, per lui, per capire quanti di quegli stereotipi da barzelletta da caserma che circolano su di noi, non trovino fortunatamente alcun riscontro nella vita di tutti i giorni. Sarebbe un modo per capire e conoscere un mondo diverso dal proprio ma che ha la stessa dignità e diritto di esistere.


All’estero, per ampliare la discussione, la letteratura omosessuale è considerata uno dei capisaldi della crescita culturale. Basti pensare a Edmund White e David Leavitt negli States, o a Forster e Wilde in Inghilterra. In Italia i nomi di Tondelli, di Patroni Griffi, persino di Penna e Pasolini ancora si sussurrano, senza contare la freddezza con cui si glissa sull’omosessualità di tanti altri (Palazzeschi tra tutti); figurarsi poi se se ne discute nelle aule scolastiche! Quali sono, a tuo avviso, i ritardi che comporterà questo nostro blocco culturale?
Mi permetto di aggiungere, per quanto riguarda la letteratura statunitense, il nome di Armistead Maupin che è uno dei miei scrittori preferiti. Invece, per rispondere alla tua domanda, posso dire che i ritardi causati da questo “clima” sono quelli che possono esserci quando esiste una forma di censura più o meno voluta/velata. Ovvero apertura mentale alle differenze pari a zero, arretratezza culturale, altra omofobia (interiorizzata e non). Come se ne sentissimo poi il bisogno…


Il tuo romanzo è un coloratissimo mondo in cui si agitano personaggi diversi, tutti apportatori, a loro modo, di un brivido, una spinta emotiva, abitanti di un microcosmo che par diventare la migliore declinazione d’esistenza. Un po’, bisogna dirlo, come avviene in ogni film di Ferzan Ozpetek (come, ad esempio, nelle scene dei pranzi domenicali in terrazza al Testaccio, in Le fate ignoranti). Ecco, quanto i suoi film, da Saturno contro a Mine vaganti, hanno condizionato l’immagine che il pubblico (principalmente negli ultimi anni) ha degli omosessuali e quanto, invece, hanno condizionato la tua narrazione?
Ozpetek è un regista che mi piace moltissimo e di cui ho apprezzato quasi tutti i film (Un giorno perfetto, proprio no!) sia “a tema” che non “a tema” (Cuore sacro sublime!). Ama, e si vede, il cinema italiano del passato. È un autore coraggioso che “osa” sia da un punto di vista degli argomenti trattati che della messa in scena (in Italia ce ne sono pochi, ma va?!). È in grado di offrire una panoramica precisa su ciò che può essere la comunità LGBT nel nostro paese. Descrive le dinamiche e le tipologie senza finire negli stereotipi più triti. È sicuramente una benedizione nel nostro cinema in quanto ci ha finalmente liberati da tante idee preconcette che gli eterosessuali potevano avere di noi. Per quanto riguarda il mio libro posso dire che anche qui, come nei film che hai citato, c’è un’idea di appartenenza a un gruppo (nel caso di Kiss Face quello composto dal transgender Flora e dai suoi amici) che ti accoglie, ti tutela, ti coccola, ti protegge e ti prepara a “tutto quello che c’è fuori”. Ma non trascurerei l’influenza del già da me citato Armistead Maupin che, da quasi quarant’anni, nei suoi celebri Tales of the City descrive la vita dei suoi personaggi che popolano la comunità LGBT di San Francisco. Se già in questo mio primo libro l’idea della comunità è presente, nel prossimo, una sorta di “spin off” di Kiss Face, sarà ancora più forte e riunirà intorno a sé tantissimi personaggi.



Un piccolo vezzo di noi di ChrL, una domanda che rivolgiamo a tutti gli scrittori (proprio perché scrittori siete!): quali sono le tue tre parole preferite, e perché?
Ukulele, lo strumento musicale suonato dalla Monroe in A qualcuno piace caldo, una delle mie commedie preferite. Nota: non sono in grado di suonarlo.
Rabastè, verbo in dialetto piemontese che significa trascinare, strisciare… e che ha un che di onomatopeico che mi attira;
Entourage che riesce a darmi l’idea di gruppo, di comunità, di movimento, di varietà, di scambio.
Ora che ci penso, non ho mai usato queste parole nei miei scritti. Corro subito a provvedere…

Son sinceramente curioso di sapere quale frase comporrai che contenga tutt’e tre codeste parole…

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