Settanta volte sette onde

Giulio Gasperini
ROMA –
Come si declina l’assenza della passione d’amore? Come si concreta un’ars amandi che fu? Come si oggettiva un antico possesso erotico? Come un letto che “campa di ruggine”; come un’assenza di stagioni; come luce disabitata negli occhi d’un’innamorata; “una penna di rapace / che ora nell’agenda divide il quattro / dal cinque luglio”; come foglie che si ammucchiano “nel cavo della sera”.

Potente è la poesia che Giuliana Rigamonti squaderna in questa silloge: “La settima onda” (ES Edizioni, 2003). Potente ma lieve, pura ma furiosa come un’improvvisa tempesta di neve: furente di tutto quell’erotismo che così prodigiosamente le sue sillabe, le sue parole sanno esprimere, sanno declinare.
Perché l’assenza di passione implica che una passione anteriore sia esistita, una passione che deflagrò mentre “l’auto corre fra campi di lavanda” della Camargue francese, o mentre sorprendiamo noi stessi nel ricordo di quando si contavano “i rimbalzi di ciottoli sull’acqua”. È una passione che si allea la natura intera (“Gonfie, le vigne a mezza costa / srotolano frenesie di vendemmie”; “Ti traduco il bosco che precipita / nel lago”); è una passione che si esagerava eterna, nelle solite promesse degli amanti (“Moriremo così, dici, / mano nella mano”); una passione che era incomunicabilità o forse solo gelosa brama di possesso (“Nessuno che colga / i segni incisi sulla pietra”).
Non è facile poetare l’erotismo: il rischio di diventar volgari, grossolani è facile e concreto. E una poesia sguaiata non è certo una poesia erotica. Sarà per questo che le donne son più abili, a scriverla. Rimane comunque la soddisfazione di leggere questo rosario di poesie, questi germogli che la Rigamonti – una delle migliori voci poetiche contemporanee e, per questo, ampiamente sconosciuta – inanella armoniosamente, che fa gemmare amabilmente. È come seguire, in una contabilità evangelica, settanta volte sette onde di erotismo, sbocciato nel quotidiano. Perché l’eros è cosa seria; quasi santa. Ma anche così normale; quasi casalinga.

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