Il giardino: luogo di fiori, scrittori e filosofie

Filosofia in giardinoGiulio Gasperini
AOSTA – Jane Austen, Colette, Nikos Kazantzakis, Emily Dickinson e Voltaire: cos’hanno in comune tra loro oltre a essere stati alcuni tra gli scrittori più rappresentativi di diverse culture? La passione per il giardino, come magistralmente narra Damon Young in Filosofia in giardino, edito in Italia da Iacobelli Editore. Con una prosa estremamente brillante e così fluida da parere una narrazione, lo studioso Young ci tratteggia il ritratto di undici scrittori e scrittrici che hanno trovato nel giardino il loro luogo d’elezione, secondo varie declinazioni di esistenza.
Marcel Proust, ad esempio, scrisse alcune delle sue opere, chiuso in una triste e asfittica stanza, circondato da tre bonsai giapponesi, che probabilmente provocarono in lui l’accendersi del meccanismo di recupero del passato nei piccoli dettagli: perché i bonsai sono proprio questo, alberi piccoli dai piccolissimi dettagli. Sconosciuto forse potrebbe essere anche la passione di Leonard Woolf per il suo giardino, ma la coltivazione del verde, per il marito di Virginia, fu una delle consolazioni più irrinunciabili della sua vita, tanto da inserirla prepotentemente nelle sue tantissime lettere e nei suoi scritti, inclusa la sua autobiografia, The Journey not the Arrival matters: “Il giardino era la sua lotta personale con un cosmo conflittuale ma amato”, sottolinea Young nel suo saggio. L’ottimismo nei confronti della natura e della sua irrinunciabile passione muoveva il filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau, per il quale particolarmente la botanica, e quindi il riconoscimento di ogni singola pianta e fiore, “era un metodo di percezione, riconoscimento e recupero di ciò che valutava di più: la natura”. George Orwell, invece, cercò di ricavare un giardino nella rocciosa e inospitale terra dell’isola di Jura, nelle Ebridi scozzesi. Una terra scomoda e impervia, nella quale, con un atteggiamento caparbio e determinato, che rasentava l’aspirazione monacale, Orwell, incurante dei suoi gravi problemi di salute che il clima feroce del luogo non faceva che acutizzare, provò in ogni modo a far fiorire un giardino.
Accompagnato dalle illustrazioni di Mariella Biglino, il saggio accompagna il lettore, con un procedere incalzante ed estremamente logico, in un mondo che di solito non viene frequentato, ovvero la scoperta di tutto quello che sta alla base dei grandi romanzi e dei superbi scritti che ancora oggi continuano ad affascinare. Ma gli scrittori sono comunque persone, coi loro difetti e le loro manie, i loro riti scaramantici e i complessi sistemi di pensiero a cui rimasero fedeli a volte fino a morirne. Alcune volte può far impressione e destabilizzare il vederli calati in un contesto completamente quotidiano e pratico. Ma di certo immaginare uno scrittore che dà forma ai suoi pensieri nel fitto di un giardino o in mezzo a un chiasso di colori in esplosione è una visione che riconcilia e che motiva più profondamente lo stesso mestiere del pensiero e dunque della scrittura.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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