“L’estate di Camerina”: una sconvolgente normalità


Silvia Notarangelo

ROMA – Mancanza di certezze, personaggi tormentati o trepidanti, storie destinate a non avere un epilogo. Sono questi i tratti principali de “L’estate di Camerina”, suggestiva raccolta di racconti di Mauro Tomassoli (Avagliano Editore).
Partendo da situazioni quotidiane, talvolta persino banali, l’autore, con una narrazione incalzante e mai scontata, ci trasporta su un terreno insidioso e inafferrabile, quello delle emozioni. La gioia per un’amicizia ritrovata, il timore di un gesto violento, l’inquietudine e la curiosità suscitate da tutto ciò che non si conosce. Ci sono emozioni che sfuggono spesso al controllo soprattutto quando, nella vita, irrompe l’imprevedibile, quel qualcosa di inatteso capace di sconvolgere ogni piano. Uno spavento notturno, coincidenze e presentimenti inspiegabili, una meta che sembra a portata di mano, eppure continua a essere irraggiungibile.
Tutte le situazioni descritte nei nove racconti lasciano presagire una svolta. Ed è proprio di fronte a questa possibilità che le reazioni umane si rivelano estremamente eterogenee. A volte prevale la razionalità, altre l’istinto di sopravvivenza, altre ancora il desiderio di riconciliarsi con il passato o di condividere un segreto.
Si cerca di usare la testa, ma spesso si finisce per fare i conti con pulsioni e istinti incontrollabili che riescono, a poco a poco, a insinuarsi nella mente, facendo vacillare anche le più ferree convinzioni. Capita, così, che alcuni si lascino trasportare, attratti dall’idea di rendersi protagonisti, di misurarsi con una sfida impossibile, altri invece preferiscano abbandonarsi al corso degli eventi, rassegnandosi a un ruolo di spettatori.
E poi c’è la paura, quell’emozione che può confondere e rendere impotenti tanto da prospettare una sola via d’uscita: “invertire la marcia e scappare”.

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